Vai al contenuto
Erotika
L'inculata del Novizio · Cap. 5
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 5 di 5 11 min di lettura

Diventai la puttana dei novizi

Di giorno dovevo svolgere i lavori più umilianti, di notte tutti i miei confratelli infilavano i loro cazzi in me, riempiendomi del loro sperma sia la bocca che il culo...

Giovanna Esse
2 mesi fa · 1.7k letture · 1

Sobbalzai alla vista dei miei compagni radunati in piedi attorno al mio letto. Non mi ero accorto della loro presenza.

«I tuoi confratelli ti stavano aspettando con impazienza fin da quando ho avuto il piacere di farvi visita» commentò Tommaso.

Mi gettai indietro contro la testa del letto, mentre il mio sguardo si agitava da un volto all’altro dei miei fratelli novizi.

Nonostante le ultime parole che mi aveva rivolto padre Anselmo, ero convinto di essermi lasciato alle spalle quell’esperienza. Sembrava, invece, che il mio peccato fosse inciso su tutto il mio corpo, una macchia che non potevo nascondere.

«Credevi mi fossero sfuggite le allusioni del tuo… maestro?» Tommaso diede particolare enfasi a quell’ultima parola.

«N-non è vero.» Mi rendevo conto che quello era un tentativo patetico di negare, ma mi sentivo ormai un topo schiacciato in un angolo.

«Ci sarebbe bastato vedere come oggi sei arrivato dietro a quel prete con fare sottomesso per capire che ti sei fatto mettere sotto.» L’ombra di Davide prese vita con la sua voce profonda.

«Fratelli, vi prego…» iniziai la mia supplica.

«Non chiamarci così» ringhiò quasi Giacomo. «Tu non sei nostro fratello. Tu non sei neppure più un uomo. Hai lasciato che la tua virilità ti fosse strappata via. Non c’è più virtù nella tua anima.»

«Sta’ calmo, Giacomo» intervenne Tommaso. «Il nostro amico può ancora accogliere la virtù.»

«Ehi, lasciatemi. Lasciatemi stare» presi a urlare, mentre i confratelli mi afferravano per le braccia e le gambe, facendomi capovolgere.

Mi strapparono le mutande e, schiacciato contro il materasso, mi ritrovai nudo sotto gli occhi degli altri novizi.

«Il nostro cantore al monastero lo ripete spesso in latino» mormorò Tommaso, portandosi alle mie spalle sul letto. «La vir-tus è la più grande qualità di un vir, l’uomo.»

Tommaso lasciò che la sua virilità apparisse fuori dalle sue mutande e la puntò tra le mie gambe aperte.

«No, fermo, noooooo.»

Tommaso conficcò il suo membro con un unico affondo dentro la mia carne.

«Oh, se l’estasi può essere raggiunta, queste devono essere le sensazioni che si provano» mormorò Tommaso, affondando le sue dita nelle mie chiappe.

Avevo già subito quel trattamento da parte del maestro. Era la stessa cosa, ma non era la stessa cosa.

«Fatelo stare zitto. Finiranno per sentirci» sbottò Giacomo.

«Ci penso io» esclamò Simone. Balzò sul letto e si piazzò di fronte a me.

Nella penombra quasi non vedevo la sua asta eretta, ma ne riconoscevo l’intenso odore di maschio che mi solleticava il naso.

Simone spinse la sua cappella contro le mie labbra, ma mi rifiutai di aprire la bocca.

Tommaso ritirò il suo arnese. Quindi, lo spinse nuovamente dentro di me con la stessa forza. Lanciai un altro grido e Simone ne approfittò per far scivolare la sua asta nella mia bocca.

Mi afferrò la testa fra le mani e prese a muovere il bacino.

Erano novizi come me. Non riuscivo a comprendere dove avessero appreso quella sicurezza nei gesti. Era come se fossero guidati da un istinto a lungo soppresso e che solo in quel momento fuoriusciva.

«Giravi nei corridoi con tanta superbia, convinto di essere il migliore di noi» disse Simone. «E ora guardati: costretto al silenzio dalla mia mazza.»

«Padre Anselmo deve aver deformato il suo corpo, perché sembra che le sue carni abbiano la forma della mia virilità» mormorò Tommaso.

«Forza, muoviti. Anche noi vogliamo il nostro turno» esclamò qualcuno.

Tommaso non si fece attendere oltre. Le sue botte erano sempre più veloci. Più veloci. Veloci.

«Oh, sìììì, ooooh.» Tommaso esplose in un lungo gemito di goduria. Riconobbi il vibrare di un’asta nel mio corpo. Il seme di un altro uomo mi invadeva le interiora.

Forse stimolato da quei suoni eccitati, anche il membro di Simone fremette sulla mia lingua. Le sue dita affondarono nei miei capelli, mentre uno schizzo dopo l’altro mi colmava la bocca.

Il calore e la densità non lasciavano dubbi sul fatto che erano umori maschili, ma il sapore era diverso rispetto a quello a cui mi aveva abituato padre Anselmo.

Mentre Simone sfilava il suo membro esausto, mi resi conto con sollievo di essere nuovamente libero. Ma fu un breve istante. Un nuovo confratello si portò alle mie spalle e un altro di fronte a me.

«L’abate ha sempre avuto una particolare considerazione di te. Diceva sempre che con la tua testa avresti reso grande il nostro monastero» mormorò Davide, facendo scivolare la sua asta dentro e fuori dalla mia bocca. «Adesso che vedo la tua testa al lavoro, capisco cosa intendeva.»

Mentre il suo membro mi riduceva nuovamente al silenzio, sentivo che anche i miei sogni venivano ridotti a brandelli.

Non potei fare a meno di pensare alla mia famiglia e alle aspettative che avevano posto in me. Ormai non potevo nutrire nessuna aspirazione.

Uno dopo l’altro quelli che avevo chiamato amici si svuotavano il loro seme dentro di me, si sfogavano nel mio corpo.

Quando, infine, fui nuovamente solo nel mio letto, mi rannicchiai di lato, portando braccia e ginocchia al petto. Attorno a me i miei confratelli erano piombati in un sonno profondo.

Era la prima volta che mi sentivo così solo, circondato da così tante persone.

Avevo il culo in fiamme e la gola che mi faceva male. Il loro seme strabordava e colava lungo la mia coscia, macchiando le mie lenzuola.

Avrei voluto alzarmi e andare a lavare, ma sentivo ancora le parole di padre Anselmo che mi fischiavano nelle orecchie.

È peccato spargere il seme.

Così rimasi a letto e alla fine il sonno mi prese senza che me ne rendessi conto.

Vorrei poter scrivere che quella fu l’unica volta. Invece, dopo quella notte i miei confratelli non mi diedero tregua.

Mentre di giorno mi ritrovai a dover svolgere i lavori più umilianti, nella notte subivo il più umiliante dei trattamenti da parte loro.

Non potei fare a meno di rivivere quei mesi trascorsi nei boschi con padre Anselmo. Mentre i miei confratelli infilavano la loro erezione uno dopo l’altro dentro di me, mi resi conto che non c’era nessuna differenza rispetto a quello che avevo sperimentato con il mio maestro.

Tuttavia, nella mia disperazione mi sembrava che ormai il mio destino fosse davvero segnato, ma l’Inferno non mi attendeva dopo la morte. Stavo già vivendo all’inferno.

Ma è difficile che una decina di ragazzi arrapati passi inosservata, se scopano ogni sera in un monastero.

Alla fine il priore scoprì cosa stava avvenendo. L’abate andò su tutte le furie. I miei confratelli furono spediti in monasteri in ogni angolo del mondo, il più lontano possibile gli uni dagli altri.

Io fui destinato a un monastero in Slovacchia, ma ormai la mia fede era stata distrutta. Colsi l’occasione per abbandonare il mio percorso.

Non ho mai raccontato a nessuno il perché non riconfermai i miei voti. Era un segreto che mi ero promesso avrei portato nella tomba con me.

Tuttavia, ora che ho superato gli 80 anni, sentivo che dovevo confidarmi con qualcuno. Ora l’ho potuto fare con voi.

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Media 5,0 su 5 · 2 voti
Scritto da
Giovanna Esse

Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]

Altri racconti di Giovanna Esse

Commenti 2

Accedi per scrivere un commento…
  1. Moniq

    Bellissimo :-)

    1. Giovanna Esse

      Grazie mille, lo dirò al signore che mi ha inviato questa storia che è stata molto apprezzata.

Dello stesso autore

Tutti
RaccontoRacconto breve autoconclusivo

Perché mi faccio fare da mio figlio

Oltre le righe e le regole della società. Non sta a me giudicare... ma solo informarvi dei fatti attraverso questa confidenza di una signora.

7 mesi fa 6 min 1 mi piace
Libro Ne vogliono ancora 13 capitoli · in corso

I sogni inconfessabili di mamma T.

Una mamma calda e piena di desideri scopre che il suo ragazzo la desidera arrivando a masturbarsi pensando a lei, il rapporto ora è appeso a un filo tra amore filiale e desiderio carnale. Tutti i personaggi citati in questa relazione sono…

3 giorni fa 62 min 5 mi piace
Racconto Molto eccitante

Il culetto chiuso di mia zia

Questa confidenza, così spontanea ed eccitante mi ha colpita: vi ripropongo i sogni di Massimo diventati realtà... forse?

1 anno fa 9 min 2 mi piace
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista