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Erotika
La Suocera Repressa, Invidiosa Delle Figlie · Cap. 2
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Capitolo 2 di 2 34 min di lettura

Una scopata non basta

Carmela prova a riscoprire il piacere con un uomo del passato, ma la serata le lascia più domande che risposte. Intanto Franci e Giulia rischiano di far esplodere un altro segreto proprio nel cuore della notte.

Alessia
6 ore fa · 53 letture · 0

Il mio telefono suona sul tavolo. È Erika. «Amore, scusami,» dice subito, con il rumore di fondo dei macchinari ospedalieri. «Il turno si è prolungato ancora. C'è stato un urto a catena in tangenziale. Non sarò a casa prima delle venti e venti.» «Tranquilla, non scappo. Il pensile è a posto e la torta è ottima.» «Sei la mia salvezza. Passami un attimo mamma.» Le passo il telefono. Carmela se lo porta all'orecchio, ascoltando la voce stanca della figlia maggiore. «Sì,tesoro... non preoccuparti, ti aspettiamo... Sì, Francesco ha sistemato tutto.» Sento la voce metallica di Erika dal ricevitore: «Mamma, meno male che c'è lui. Ti giuro, è d'oro.»

Carmela mi guarda. Un silenzio denso, greve, cade sulle sue labbra. stringen il telefono contro l'orecchio. Abbassa gli occhi sul pavimento e si schiarisce appena la voce, prima di rispondere alla figlia.  «Sì,» risponde infine, con un filo di voce. «È sempre molto disponibile.» Mi fa un sorriso stanco, restituendomi il cellulare.Deve essere davvero a pezzi per la giornata.

Giulia è salita a prepararsi, le porte sbattono al piano di sopra. La cucina è tornata silenziosa. Il telefono di Carmela,appoggiato sul bancone, si illumina. Un breve squillo di notifica. Lei lo prende, legge lo schermo e si morde il labbro. «È Lorenzo,» mi dice, spontaneamente, posando il cellulare a faccia in giù. «Mi ha chiesto se stasera sono libera per quell'aperitivo.» Rido, appoggiandomi allo stipite della porta. «E allora?» «Non lo so, Francesco.» «Carmela, stai facendo sembrare un aperitivo un colloquio di lavoro. Rispondi di sì e vai a divertirti.»

Lei mi guarda. Il petto si alza in un respiro lungo, deciso. Afferra il telefono, sblocca lo schermo e inizia a digitare velocemente. «Forse hai ragione,» mormora, premendo invio. mi rivolge uno sguardo carico di un'elettricità nuova. Continua a fissare il telefono ancora per qualche secondo, poi lo ripone in tasca. «Ecco. Gli ho risposto», annuncia, con un sorriso incerto. «Brava», replico. «Adesso però niente ripensamenti all'ultimo secondo.»

Il rumore della chiave nella toppa annuncia la fine ufficiale del turno massacrante di Erika. Quando la porta si apre, la mia fidanzata entra trascinando i piedi, la divisa in una borsa e il viso pallido di stanchezza.

Le vado incontro nel corridoio, afferrandola per la vita e stampandole un bacio sonoro sulla guancia. «Sei uno straccio,amore,» le dico, prendendole la borsa. «Non me lo dire. Ho i piedi che mi chiedono pietà,» sospira lei, appoggiandosi per un secondo al mio petto. Poi alza lo sguardo verso la cucina e nota il pensile perfettamente allineato. «Oddio, l'hai sistemato davvero. Amore, ma veramente dovrei cominciare a pagarti.» «Troppo tardi,» le rispondo con un sorrisetto.«Tua madre mi ha già assunto a tempo indeterminato con vitto e alloggio.» Carmela, in piedi vicino al tavolo, scoppia a ridere, scuotendo la testa.

Erika le si avvicina per salutarla e si blocca a metà strada, squadrandola da capo a piedi. «Mamma, ma... quanto sei carina oggi!» esclama, con una sorpresa genuina nella voce. Carmela si schermisce, passandosi le mani sui fianchi dei pantaloni.«Ho solo messo due cose pulite, Erika, figurati.» Ma dal soggiorno spunta la testa di Giulia, che non aspettava altro. «No,no, tu non sai la novità,» annuncia la piccola di casa, con un sorriso trionfante. «Mamma ha un corteggiatore.»

Erika sgrana gli occhi, voltandosi verso la madre. Il suo viso stanco si illumina in un sorriso enorme, sinceramente felice.«Davvero? Mamma, ma è stupendo!» «Ragazze, vi prego, state esagerando...» tenta di difendersi Carmela, con le guance in fiamme. Ma le figlie non le danno tregua, accerchiandola con battute complici e domande a raffica. «Io ho già detto che approvo,» mi intrometto, appoggiandomi al muro con le braccia incrociate. «E ho anche detto che stasera deve uscire.» L'atmosfera in cucina è calda, densa di un affetto rumoroso. Le ragazze sono felici per lei, e Carmela, pur nell'imbarazzo,si lascia cullare da quell'incoraggiamento inaspettato, incassando il colpo con un sorriso che le ammorbidisce i tratti del viso.

La cena scivola via veloce, molto più leggera e rapida di quella della sera precedente. Tra un boccone e l'altro, Giulia annuncia che sta per uscire con le amiche. Carmela posa la forchetta, tornando per un attimo al suo ruolo istituzionale.«Alle undici e mezza a casa, Giulia.» «Sì, mamma.» «E se cambi programma mi avvisi, chiaro?» «Ho capito, mamma,tranquilla.»

Non appena Giulia sparisce di sopra a prepararsi, Erika mi stringe la mano sotto il tavolo. «Senti, visto che hai già scroccato la cena, ti va di portarmi a fare una passeggiata? Ho bisogno di staccare la testa.» «Agli ordini,» rispondo.Guardo Carmela, aspettandomi magari una battuta sul fatto che la lasciamo sola, ma lei non si oppone minimamente.Anzi, i suoi occhi brillano di un'approvazione quasi impaziente. «Fate bene, uscite un po',» ci incoraggia, iniziando a sparecchiare. Qualche minuto dopo, Giulia sfreccia fuori dalla porta principale. Io ed Erika indugiamo nell'ingresso per infilarci le giacche. Lancio un'occhiata verso la cucina: Carmela è rimasta sola. Non sta lavando i piatti. È ferma davanti al bancone, controlla lo schermo del telefono illuminato e si sistema per l'ennesima volta una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

Proprio mentre sto per aprire la porta, il telefono di Carmela vibra, emettendo un ronzio sordo sul marmo. Lei abbassa lo sguardo, legge qualcosa e un sorriso piccolo, trattenuto, le increspa le labbra. Erika se ne accorge subito. Le si avvicina con fare cospiratorio. «È lui?» Carmela ride, una risata un po' nervosa ma incredibilmente spontanea. «Ma voi due non avete niente di meglio da fare stasera?» «Se vuoi io posso pure restare a fare da accompagnatore,» mi propongo,affacciandomi dalla soglia. «Sai, per assicurarmi che questo Lorenzo faccia il bravo.» «Francesco!» mi rimprovera lei,fulminandomi con lo sguardo ma senza riuscire a smettere di sorridere. «Va bene, va bene, me ne vado. Siete tutti ingrati in questa casa.»

Erika mi prende per mano, trascinandomi verso il pianerottolo. Prima di chiudere la porta, fa capolino un'ultima volta.«Mamma, comportati bene!» «Erika, fuori da casa mia,» ribatte Carmela, puntandole il dito contro. Ridiamo tutti e tre mentre la porta si chiude. È bello vederla così: non ancora del tutto disinibita, ma capace di scherzare su una situazione che fino a due giorni fa l'avrebbe paralizzata.

L'aria serale è frizzante. Io ed Erika camminiamo verso il centro, fermandoci in un piccolo locale per prendere due calici di vino. L'atmosfera tra noi è leggera, rilassata. Questa è la vera forza del nostro rapporto: la spontaneità che vince sulla complessità, la capacità di essere complici senza sforzo. Mentre passeggiamo lungo i portici, Erika mi stringe il braccio. «Spero veramente che si trovi bene stasera,» mormora, con la testa appoggiata alla mia spalla. «Se va tutto bene, mi tocca pure organizzare il matrimonio. Visto che ormai sono il factotum di famiglia, mi faranno fare pure il wedding planner.» Erika ride, dandomi una gomitata leggera. Poi torna seria, fissando le vetrine illuminate. «Scherzi a parte, Franci... mamma si è dedicata a noi per anni. Si è dimenticata di essere una donna. Mi piacerebbe davvero che finalmente pensasse un po' a se stessa.» «Sono d'accordo,» le rispondo, stringendole la mano. E lo sono davvero.

Abbandoniamo l'argomento e ci perdiamo a parlare della mia università, dei suoi turni impossibili e del weekend. Sotto un lampione, la tiro a me per i passanti dei jeans. Le bacio le labbra con calma, sentendo il calore del suo corpo contro il mio, godendomi quel crescendo di attrazione sottile e quotidiana che ci lega. È una vicinanza facile, autentica, che non ha bisogno di grandi dimostrazioni per esistere.

Sono da poco passate le undici quando io ed Erika imbocchiamo nuovamente la via di casa. Mentre ci avviciniamo al portone del palazzo, notiamo un uomo che sta uscendo. Avrà una cinquantina d'anni, i capelli brizzolati ben tagliati, un cappotto di buona fattura. È un uomo normale, curato, dall'aria vagamente impacciata mentre si sistema il bavero. Incrociandoci sul marciapiede, Erika gli rivolge un sorriso educato. «Buonasera.» L'uomo ricambia con un cenno del capo. «Buonasera a voi.» Un'illuminazione mi attraversa la mente. Faccio un passo verso di lui. «Scusi... lei è Lorenzo?»

L'uomo si blocca. Mi guarda sinceramente sorpreso. «Sì. Ci conosciamo?» «No,» gli sorrido, stringendo la mano di Erika,«ma credo di aver sentito parlare di lei.» Erika scoppia a ridere, tirandomi per il braccio. «Franci, sei impossibile!Lascialo stare, scusi tanto.» Lorenzo abbozza un sorriso educato, fa un piccolo inchino di congedo e si allontana nella notte. Nessun dramma, nessuna tensione. Solo un incontro casuale.

Entriamo in casa in punta di piedi. La zona giorno è silenziosa. Ci affacciamo in cucina e troviamo Carmela in piedi vicino al lavandino. L'ambiente è immacolato, quasi asettico. Sul bancone ci sono due calici da vino usati e una bottiglia aperta. Carmela indossa ancora la camicetta del pomeriggio, ma ha tolto gli orecchini e ha raccolto i capelli in una coda bassa e severa, come se volesse cancellare ogni traccia di leggerezza. «Mamma,» esordisce Erika, sfilandosi la giacca,«non ci crederai, ma abbiamo appena incontrato Lorenzo qui fuori!» Carmela alza gli occhi dall'acqua che scorre. «Ah.» «E allora?» la incalza la figlia, appoggiandosi all'isola. «E allora cosa?» «Com'è andata?»

Carmela chiude il rubinetto. Prende uno strofinaccio e si asciuga le mani con movimenti lenti, quasi calcolati. «Abbiamo passato una serata tranquilla. Abbiamo bevuto un po' di vino, parlato dei vecchi tempi.» Sorrido, sentendomi vagamente fiero del mio contributo. «Visto? Io te l'avevo detto che dovevi uscire.» Carmela prova a sorridermi in risposta. Le labbra si curvano, ma i suoi occhi sono spenti, velati da un'ombra fredda. Non è il sorriso radioso e un po' ansioso di questo pomeriggio. È ferma vicino al lavandino. Per un istante ci osserva senza dire nulla. Quando incrocio il suo sguardo, torna a occuparsi dei bicchieri, strofinandone uno che mi sembrava già pulito. Erika prova a farle qualche altra domanda, ma Carmela si trincera dietro risposte evasive. «È una persona gentile,» taglia corto, ripiegando lo strofinaccio. Poi cambia drasticamente argomento. «Volete qualcosa da bere?Una tisana?»

Prima di andare avanti…

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Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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