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Erotika
Il ragazzino che mi ha fatto bagnare · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 24 min di lettura

fammi sentire al centro del mondo prima di scoparmi

finalmente Giulia trova chi la mette al centro del mondo e vuole vedere fin dove può spingerlo.

Alessia
6 mesi fa · 1k letture · 4

Alessandro chiuse gli occhi, un gemito strozzato gli sfuggì dalle labbra. Il suo respiro divenne corto e affannato. Potevo vedere letteralmente le gocce di sudore formarsi sulla sua fronte. Stava impazzendo.

"Apri gli occhi," comandai. "Riprova. Dimostrami che sai usare la bocca per parlare, non solo per sbavare."

Mi guardò, gli occhi lucidi e imploranti. Era vulnerabile, disarmato, schiacciato dalla mia autorità.

"Sei... sei bellissima," sussurrò, la voce roca e tremante. "Io non so come fare con te. Ho il terrore di toccarti perché sei troppo perfetta. E... cazzo, sto impazzendo. Ti prego."

Non c'era spavalderia. Solo l'onestà nuda e disperata di un ragazzino innamorato e terrorizzato. Un brivido caldo mi attraversò il basso ventre.

"Meglio," concessi, la voce più morbida. "L'onestà paga. Questa è la tua prima ricompensa."

Senza preavviso, mi chinai in avanti, le mie mani scivolarono lungo il suo torace, afferrando l'orlo della sua t-shirt. Gliela sfilai dalla testa in un unico movimento fluido. Lui rimase in ginocchio, a torso nudo, la pelle bollente e coperta da un velo di sudore. Respirava a scatti, il petto che si alzava e si abbassava ritmicamente.

"Puoi abbassare le mani. Ma tieni le braccia lungo i fianchi," gli dissi. "Ora tocca a te. Puoi usare un solo dito. Uno. E deve essere il tocco più lento della tua vita."

Lui annuì, terrorizzato all'idea di sbagliare di nuovo. Alzò la mano destra. Il suo indice, tremante, si posò sulla mia clavicola. La sua pelle era bollente. Iniziò a tracciare una linea invisibile, scendendo lentamente verso la scollatura della canottiera. Il contatto era così leggero che sembrava una piuma, ma mi fece rizzare i peli sulle braccia.

Scivolò giù, proprio in mezzo al solco dei miei seni. Il suo respiro si spezzò. Vide i miei capezzoli indurirsi sotto il cotone e il suo istinto prese il sopravvento. Dimenticò le regole. La sua mano si aprì e le sue dita si chiusero spasmodicamente sul bordo della mia canottiera, cercando di tirarla su per scoprire il seno.

"Sbagliato!"

La mia mano afferrò i suoi capelli neri con forza, tirandogli la testa all'indietro e bloccando il suo movimento. Lui sgranò gli occhi, ansimando per la sorpresa e il dolore sottile.

"Hai sgarrato, ragazzino," sibilai, il viso a due centimetri dal suo. "L'avidità si paga."

Mantenendo la presa ferrea sui suoi capelli, lo tirai in avanti e verso il basso. Il suo viso finì esattamente in mezzo alle mie gambe. Prima che potesse anche solo sperare di baciarmi, schiacciai il palmo della mia mano libera direttamente sulla sua bocca, tappandola con forza, e gli premetti il naso contro l'elastico dei miei slip neri.

"Respira," gli ordinai, crudele.

Attraverso le mie dita, sentivo i suoi gemiti ovattati. Era schiacciato contro la mia intimità, inebriato dal mio sapore, sentiva il calore umido della mia fica proprio contro la pelle del viso, ma non poteva leccare, non poteva baciare, non poteva fare nulla se non morire di voglia sotto il palmo della mia mano. I suoi muscoli erano tesi allo spasimo, il bacino che scattava involontariamente in avanti, strofinando l'erezione contro il pavimento in movimenti ciechi e disperati. Lo stavo facendo sudare fino all'ultima goccia di resistenza.

Lo tenni lì finché non sentii il suo corpo cedere, tremante come una foglia, le lacrime agli occhi per la frustrazione pura.

Lo lasciai andare. Lui si tirò indietro, tossendo leggermente, con lo sguardo completamente perso, drogato.

"Dimostrami che hai imparato la lezione," gli dissi, incrociando le braccia sotto il seno. "Baciami il collo. Senza le mani."

Alessandro si trascinò più vicino, ancora in ginocchio. Era esausto, terrorizzato e fottutamente arrapato. Si sporse verso di me, tenendo le braccia incollate ai fianchi. Si avvicinò al mio collo, esitante. Sentii le sue labbra umide posarsi proprio sulla vena che pulsava sotto l'orecchio. Fu un bacio esitante, delicatissimo. Poi, lentamente, aprì la bocca e passò la lingua calda sulla mia pelle, succhiando dolcemente, con una delicatezza che mi fece chiudere gli occhi e sospirare.

"Bravo," ansimai, stringendogli leggermente le spalle con le ginocchia. "Il cucciolo sta imparando a fare le fusa."

Mi staccai da lui di pochi centimetri. Mantenendo il contatto visivo, i miei occhi fissi nei suoi come quelli di un serpente incantatore, incrociai le braccia e afferrai l'orlo della canottiera bianca.

"E questa è la tua ricompensa," sussurrai.

Sollevai la stoffa, sfilandola lentamente. Il cotone scivolò via, liberando il mio seno nudo. I capezzoli scuri e turgidi puntarono dritti verso il suo viso sudato. Alla sola vista, Alessandro smise di respirare, la bocca mezza aperta.

"Non toccare," lo avvertii subito, prima che l'istinto lo tradisse ancora. "Guardali, Alessandro. Guarda cosa ti stai meritando. Se sbagli di nuovo, rimetto la maglietta e tu te ne torni a casa a farti una sega."

Eravamo lì, a un soffio l'uno dall'altra, spogliati delle magliette ma ancora divisi da quell'ultimo velo di cotone e denim. Il mio seno nudo si alzava e si abbassava a un ritmo che cercavo di controllare, mentre gli occhi di Alessandro erano due pozzi scuri, dilatati, completamente ipnotizzati dai miei capezzoli turgidi.

"Non basta guardare, ragazzino," sussurrai, rompendo il silenzio carico di tensione. Incrociai di nuovo le braccia sotto il seno, spingendolo leggermente in su per torturarlo ancora un po'. "In un crescendo che si rispetti, i preliminari arguti non si fanno solo con le mani o con la bocca. Si fanno con la testa. E con le parole. La tua Martina è mezza nuda davanti a te. Giocati bene le tue carte. Cosa le dici?"

Lui deglutì a fatica. Aprì la bocca, ma ne uscì solo un balbettio confuso. Il suo corpo era un fascio di nervi tesi allo spasimo, il petto sudato che si alzava a scatti.

"Io... cazzo, Martina, sei... sei troppa roba," sbottò alla fine, la voce rotta e impacciata, come se stesse leggendo un copione che non capiva. "Voglio... voglio scoparti. Dai, fammelo mettere dentro."

Sospirai, scuotendo la testa con finta delusione. "Pessimo. Davvero pessimo. E patetico."

"Ma... perché? Cosa devo dire?" si lamentò lui, la voce che si incrinava, disperato.

"Perché sembri un babbuino in calore," sibilai, sporgendomi verso di lui. "Nessuna donna si bagna sentendosi trattare come un buco da riempire in fretta. Penalità."

Senza dargli il tempo di replicare, allungai una mano e gli diedi un pizzicotto secco e crudele proprio sul capezzolo. Lui sussultò con un gemito di dolore e sorpresa, inarcando la schiena.

"Mani dietro la testa. Di nuovo," gli ordinai.

Lui obbedì, stringendo i denti, le braccia che tremavano visibilmente. La sua erezione premeva contro la cerniera dei jeans in modo quasi innaturale, una tenda dura che sembrava sul punto di strappare la stoffa.

"Questa è la tua punizione per essere stato un cavernicolo," mormorai. Feci scivolare l'unghia del mio indice lungo il centro del suo petto, scendendo giù per l'addome scolpito, fino a fermarmi proprio sul bottone di metallo dei suoi jeans. Iniziai a tracciare il contorno del suo sesso teso attraverso il tessuto rigido.

Alessandro ansimò, chiudendo gli occhi, la mascella contratta. "Giulia, ti prego... fa male, lo giuro, scoppio."

"Riprova," gli sussurrai a un millimetro dalle labbra, ignorando le sue suppliche. "Dimmi cosa farai al mio corpo. Fammi immaginare ogni singola sensazione."

Lui riaprì gli occhi. Questa volta la maschera da finto duro crollò del tutto. Non c'era malizia nel suo sguardo, solo il panico di un ragazzo che stava per perdere l'occasione della sua vita perché non conosceva le regole del gioco.

"Io... non lo so dire," confessò in un sussurro strozzato, abbassando lo sguardo verso le mie ginocchia. "Non so cosa dirti perché... perché non l'ho mai fatto."

Mi bloccai, l'unghia ferma sulla sua cerniera. "Non hai mai fatto cosa?"

"Niente," ammise, la voce che tremava di vergogna e di bisogno. "Non ho mai spogliato nessuna. Non so come si fa a farti bagnare con le parole. So solo che ti guardo e mi sento morire. Voglio solo... non lo so, voglio sentire se sei morbida come sembri. E voglio fare tutto quello che mi dici tu. Insegnami. Ti prego, insegnami e basta."

Un brivido rovente mi partì dalla nuca e si schiantò dritto in mezzo alle gambe. Cristo. Quella vulnerabilità assoluta. Non aveva frasi a effetto, non aveva tecnica. Era vergine. Un foglio completamente bianco, e mi stava letteralmente supplicando di scriverci sopra quello che volevo. Quell'ammissione di totale inesperienza, unita alla sua erezione che pulsava disperata sotto la mia mano, mi bagnò gli slip neri molto più di qualsiasi discorso da seduttore navigato.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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