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Il perizoma rosso abbassato: Dita bagnate e sesso crudo contro il muro · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 16 min di lettura

Pompini bagnati, fumo e figa rasata: Una notte di sesso sporco in mansarda

Con Vittoria fuori città, una finta serata tra amici si trasforma in una convivenza clandestina ad alto tasso di lussuria, dove i paletti morali vengono spazzati via.

SborrateClandestine
4 mesi fa · 911 letture · 1

Lei indossava gli stessi identici stivali neri di Pasquetta. Mentre divoravamo la pizza, notavo con un misto di fastidio e attrazione come si fosse piazzata scomposta sul divano, le gambe incrociate e gli stivali che sfioravano il tessuto chiaro. Ogni tanto mi distraevo: tiravo fuori il telefono per rispondere ai messaggi di Vittoria. “Buonanotte amore, io crollo. Ti amo.” Io le rispondevo con la stessa dolcezza, e ogni volta che alzavo gli occhi, trovavo Flavia che mi fissava divertita, consapevole di ogni singola bugia che stavo digitando.

Finiti i tranci di pizza, ha afferrato la bottiglia di birra e se l'è scolata con un lungo sorso, pulendosi poi la bocca col dorso della mano. Sembrava una fottuta, rozza scaricatrice di porto.

«Togli quegli stivali dal divano,» l'ho sgridata, fingendo un tono severo.

Lei ha fatto spallucce, appoggiandosi allo schienale e allungando le gambe dritte verso di me. «Perché non me li togli tu?»

Una sfida in piena regola, l'inizio perfetto di un preliminare arguto che apre le danze prima degli approcci più diretti. Non me lo sono fatto ripetere. Le ho afferrato la caviglia e ho sfilato il primo stivale, poi il secondo. Subito dopo, le ho tolto i calzini. Sono stato immediatamente travolto dal profumo caldo della sua pelle, un odore intimo, leggermente sudato ma fottutamente sensuale. 

Senza staccare gli occhi dai suoi, le ho sollevato un piede e ho premuto le labbra esattamente al centro della pianta. Un bacio umido, lento. Lei ha trattenuto il fiato. Sono sceso verso le dita, baciandole e leccandole una a una con una devozione che contrastava brutalmente con la volgarità della situazione. Flavia ha iniziato a ridacchiare, un misto di solletico e puro, vibrante eccitamento, dimenandosi leggermente sui cuscini.

«Sei proprio un feticista schifoso,» mi ha sfottuto, la voce che già le tremava.

«Allora bacio qualcos'altro,» le ho ringhiato contro. Ho lasciato andare i suoi piedi e, con uno scatto, le sono saltato addosso. L'ho schiacciata contro i cuscini, affondando il viso nel suo collo. I miei baci sono diventati subito avidi e bagnati, mentre i nostri bacini, ancora coperti dalla mia tuta e dai suoi pantaloni, hanno iniziato a strusciarsi disperatamente.

Era tutto così fottutamente sbagliato. Lo dico ora, a mente fredda: stavamo per scopare sul divano dove io e Vittoria dormivamo abbracciati, lo stesso divano dove facevamo l'amore quando i film ci annoiavano. Eppure... eppure sul momento quella sensazione di profanazione, unita all'essere così rozza, sporca e sfacciata di Flavia, la rendeva eccitante come non mai. L'ipocrisia era la benzina sul fuoco.

In men che non si dica, la mia tuta era finita a terra. Le ho slacciato i pantaloni cargo e glieli ho tirati giù insieme agli slip, liberandola dai vestiti fastidiosi.

volevo godermi ogni singola nota. Ho fatto scivolare due dita direttamente sul suo clitoride, iniziando a stuzzicarla attraverso il bagnato che la ricopriva, mentre mi abbassavo lentamente lungo il suo corpo. Ho lasciato una scia di saliva e baci umidi dal collo fino al petto. Ho sollevato quel minuscolo top e mi sono avventato sui suoi piccoli seni. Li ho leccati, ho preso i capezzoli duri tra i denti, tirandoli e succhiandoli con intensità. Flavia inarcava la schiena, le mani affondate nei miei capelli, gemendo senza più alcun ritegno. 

Sono sceso ancora. La lingua le tracciava il solco dell'addome piatto, fino ad arrivare all'interno coscia. Ho baciato la pelle delicata delle sue gambe, costringendola ad aprirle del tutto. E lì mi sono fermato, a fissare quella figa totale, perfettamente rasata e lucida, che mi aspettava.

Ho affondato il viso. Il primo contatto con la lingua l'ha fatta sussultare violentemente. Era caldissima. Ho iniziato a leccarla con movimenti ampi, dal basso verso l'alto, assaporando il suo sapore forte. L'intensità aumentava in modo graduale ma inesorabile. Ho sigillato le labbra attorno al suo clitoride e ho iniziato a succhiare, forte, mentre il mio dito medio scivolava dentro di lei, pompando al ritmo della mia bocca. 

Lei ha perso completamente la testa. I suoi gemiti rimbalzavano contro il tetto spiovente della mansarda, sguaiati, disperati. «Scopami... cazzo, Giorgio, scopami!» ha iniziato a supplicare, tirandomi per le spalle.

Il mio cazzo era duro da far male, pulsava contro il tessuto del divano. Mi sono tirato su, mi sono posizionato tra le sue gambe e lei, senza farsi pregare, me le ha avvolte strette attorno alla vita, incrociando le caviglie dietro la mia schiena.

Sono entrato in un colpo solo. Deciso, passionale, spietato.

La sensazione del suo interno, così stretto, bagnato e contrattile, mi ha fottuto il cervello. Ho iniziato a scoparla con una violenza che la faceva scivolare contro lo schienale del divano a ogni spinta. Le afferravo i fianchi nudi, la tiravo verso di me e affondavo fino all'ultimo millimetro. La stanza era satura del rumore umido dei nostri corpi che sbattevano e dei suoi gemiti sconci, che mi incitavano ad andare sempre più forte fino alla vera apoteosi dei sensi. 

Eravamo in totale balia dell'istinto animale. Il ritmo si è fatto forsennato. Sentivo i suoi muscoli stringersi intorno a me in spasmi irregolari; stava venendo, i suoi occhi rovesciati all'indietro e le unghie conficcate nelle mie spalle. L'intensità del suo orgasmo ha rotto i miei ultimi freni. Con un grugnito roco, l'orgasmo condiviso ci ha travolto. Sono uscito da lei all'ultimo secondo, un attimo prima di esplodere, spargendo il mio climax in fiotti caldi direttamente sul suo ventre piatto e sudato, crollandole poi addosso, svuotato, ansimante e irrimediabilmente sporco.

Sudati, svuotati e al limite del piacere, le crollai letteralmente addosso. Il mio petto ansante schiacciava il suo contro i cuscini del divano, mentre i nostri respiri si mescolavano nell'aria viziata della mansarda. Non ci furono coccole, nessun abbraccio prolungato o carezze romantiche.

Mi staccai da lei, recuperai una mia vecchia maglietta verde che uso per dormire,  che tenevo lì e gliela tirai addosso.

«Tieni, mettiti questa,» le dissi, la voce ancora roca.

Lei se la infilò senza dire una parola. Le stava enorme, l'orlo le arrivava a metà coscia, coprendola ma rendendola se possibile ancora più provocante, visto che sotto era completamente nuda. Io rimasi solo con un paio di pantaloncini di tuta.

Le nostre chiacchierate post-sesso sembravano scambi di battute tra colleghi cinici alla macchinetta del caffè.

«Cazzo, adesso mi farei proprio una bella canna,» mormorai, passandomi una mano tra i capelli scompigliati.

Flavia si sistemò sul divano, incrociando le gambe nude. Un sorriso furbo le illuminò il viso. «Lo sai, vero, che tengo sempre un po' di fumo addosso?»

La guardai come se avessi appena visto un miraggio. «Sei la mia fottuta salvezza.»

Rollammo la canna in fretta e uscimmo in terrazza. Era già passata l'una di notte. L'aria era fresca, c'era un venticello leggero che contrastava con il calore che avevamo ancora addosso. Ci sedemmo uno affianco all'altra su due sedie di plastica.

Mentre fumavamo, parlando di cazzate e scambiandoci aneddoti inutili, la situazione prese una piega del tutto inaspettata. Con una nonchalance disarmante, mentre mi stava raccontando di un casino successo in università, la sua mano scivolò sulla mia coscia. Iniziò a sfiorarmi l'inguine sopra il tessuto dei pantaloncini, accarezzando la mia erezione che, incredibilmente, stava già tornando a farsi sentire.

Io feci un tiro profondo dalla canna, trattenendo il fumo, mentre lei infilò la mano sotto l'elastico, tirandomelo fuori. Iniziò a segarmi lentamente, senza mai interrompere il filo del discorso. Si prese la canna dalle mie dita, fece un tiro, poi si chinò in avanti, raccolse un po' di saliva e ci sputò sopra con una sfacciataggine che mi fece impazzire.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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