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Erotika
Caccia Bagnata: Sottomissione di una Detective: · Cap. 1
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Capitolo 1 di 2 26 min di lettura

Scopare la Tossica nel Motel a Ore:

elena la detective indaga su questo serial killer e trova finalmente un punto di svolta.

ile
6 mesi fa · 1.9k letture · 7

La frustrazione mi morde lo stomaco, ma butto giù il liquore infuocato e non mi perdo d'animo. Mi sposto verso i tavolini. Sfrutto questo fottuto vestito. Lascio che un tizio con la camicia sbottonata e l'alito che puzza di gin mi metta una mano ruvida sulla vita. Mi struscio contro il suo bacino, sentendo la sua erezione patetica contro la mia coscia, gli sorrido in modo sporco e gli sussurro all'orecchio la stessa domanda, promettendogli il paradiso se mi aiuta. Lui balbetta, cerca di mettermi la lingua in bocca, ma non sa nulla. È solo un altro ubriaco arrapato. Mi sciolgo dalla sua presa con una risata finta, lasciandolo lì a sbavare.

Nessuno sa niente. O nessuno vuole parlare. La delusione si fa sempre più pressante, mischiata alla nausea per le mani sudate che ho dovuto sopportare. Continuo a bere, un altro shottino per anestetizzare lo schifo, ma la mia vescica protesta.

Mi faccio largo a gomitate fino al fondo del locale, spingendo la pesante porta di ferro tempestata di scritte oscene a pennarello. Il bagno delle donne è un antro illuminato da un neon tremolante. Mi chiudo nell'unica cabina mezza decente, facendo scorrere il chiavistello arrugginito.

Tiro su la gonna di pelle, abbassando con un dito il sottile filo rosso del mio perizoma. Mi accovaccio sopra la tazza scheggiata, attenta a non toccare l'asse. Chiudo gli occhi, lasciandomi andare con un lungo sospiro di sollievo mentre il getto caldo scroscia rumorosamente nell'acqua torbida. È un momento di pausa fisiologica, banale, in cui i muscoli tesi per la recita si rilassano per una frazione di secondo. Il contrasto tra la volgarità del mio abbigliamento, lo squallore del cubicolo e la lucidità della mia mente è estraniante. Mi asciugo con un pezzo di carta ruvida, rimetto a posto il perizoma, abbasso la gonna e tiro lo sciacquone scassato.

Apro la porta della cabina per uscire nell'anticamera dei lavandini, e mi blocco.

Non sono sola. Davanti allo specchio appannato c'è una ragazza.

Il mio istinto di sbirro scatta, ma viene immediatamente zittito da qualcosa di completamente diverso. Resto incantata. È vestita in modo esplicito, proprio come me: indossa un top a rete trasparente che lascia pochissimo all'immaginazione e una minigonna inguinale di jeans strappato, eppure la sua figura emana una bellezza molto equilibrata, con un mix evidente di delicatezza e sensualità che emerge soprattutto dalle proporzioni del corpo e dall’armonia del volto. Il suo viso è fine e leggermente ovale, con lineamenti morbidi ma ben definiti. La pelle appare chiara e liscia, con un aspetto uniforme che riflette bene la luce cruda del neon. Gli zigomi sono delicatamente pronunciati e danno struttura al volto senza renderlo duro, mantenendo un’espressione dolce e incredibilmente femminile.

Mentre si accorge di me, i suoi occhi si sbarrano leggermente. Sono grandi e molto espressivi, con uno sguardo intenso che mi attira come una calamita. Hanno una forma leggermente allungata e sono incorniciati da sopracciglia scure e ben definite, che rafforzano l’intensità dello sguardo, mentre le ciglia accentuano ancora di più la profondità degli occhi. Il naso è piccolo e armonioso.

"Oh... scusami," sussurra. La sua voce è un campanello dolce, puro, che stona totalmente con il top a rete e l'odore del bagno. "Pensavo non ci fosse nessuna."

Le sue labbra, mentre parla, sono piene e ben modellate, con una forma morbida e naturalmente sensuale; il labbro inferiore, leggermente più pieno, crea una curva molto femminile che rende la bocca magnetica. I suoi capelli lunghi, scuri e lisci, cadono lungo le spalle incorniciando il viso e accentuando la delicatezza dei lineamenti, donandole un’aria elegante e seducente nonostante gli abiti da poco prezzo.

"Tranquilla," mormoro, la mia voce un'ottava più bassa, roca. Mi avvicino al lavandino accanto al suo. "C'è spazio."

L'acqua inizia a scorrere sulle mie mani, ma io non guardo il rubinetto. La scruto dal riflesso. Il suo collo è sottile e slanciato, e si collega a spalle strette. La parte superiore del corpo appare molto armoniosa: sotto la rete del top, il seno è proporzionato alla struttura del fisico, con una forma rotonda e naturale che segue la linea del torace senza risultare eccessivo. La vita è stretta e ben definita, un invito a posarci le mani, l’addome piatto e tonico scoperto dal top corto. I fianchi sono morbidi e leggermente arrotondati. Le gambe appaiono lunghe e snelle sui suoi sandali vertiginosi.

È una gazzella finita nella tana dei lupi. O forse sa esattamente cosa sta facendo.

"Un posto un po' duro per una ragazza con i tuoi occhi," le dico, chiudendo l'acqua. Mi asciugo le mani lentamente, senza staccare i miei occhi dai suoi nello specchio. Mi volto verso di lei, appoggiando un fianco al lavandino bagnato. L'attrazione che provo è istantanea, viscerale, ma la poliziotta dentro di me vede un'opportunità. Le ragazze come lei, in posti come questo, di solito sono esche, o conoscono chi gestisce i giri sporchi.

Lei abbassa lo sguardo, un lieve rossore le colora le guance chiare. "Aspetto qualcuno. Ma... è in ritardo."

"Ah sì?" Faccio un passo verso di lei. L'aria tra noi diventa improvvisamente densa. Invado il suo spazio personale, sfruttando i miei centimetri in più sui tacchi. Il mio profumo speziato si mescola al suo, che sa di vaniglia e qualcosa di più acre e sudato. Alzo una mano e, con una sfacciataggine che appartiene alla puttana che sto interpretando, le sposto una ciocca di capelli scuri dietro l'orecchio. Le mie dita sfiorano la pelle calda e morbida del suo collo. Lei sussulta, le labbra si schiudono, e il suo respiro si fa improvvisamente irregolare.

"Forse stai aspettando la persona sbagliata," mormoro, abbassando il viso verso il suo. Sento il calore che emana dal suo corpo attraverso la rete del top. Posso vedere i suoi capezzoli indurirsi. "Sai, io sto cercando un uomo. Uno che compra segreti sulle donne sole. Lo conosci?"

La mia mano scivola dal suo collo alla sua spalla nuda, scendendo con una lentezza esasperante lungo la pelle liscia del braccio, fino ad arrivare alla sua vita stretta. Le afferro il fianco morbido, stringendo appena la carne nuda sopra la minigonna, tirandola impercettibilmente verso di me.

I suoi occhi grandi mi fissano, dilatati, un misto di genuino pudore e un'eccitazione palpabile, bagnata. Il suo corpo snello e proporzionato è teso come la corda di un violino sotto le mie mani.

"Io... io non so..." sussurra, la voce rotta, i suoi occhi che scendono involontariamente sulla scollatura del mio corpetto di pelle.

"Non sai, o non vuoi dirlo a me?" La provoco. Le sfioro l'addome piatto con il pollice, avvicinando il mio bacino al suo. Sento il calore del suo inguine contro le mie cosce fasciate dalla pelle. È così fottutamente perfetta, un angelo travestito da peccatrice, e io ho una voglia disperata di spogliarla e di farla parlare con ogni mezzo necessario. "Se sei una ragazza brava e mi aiuti, prometto che ti farò dimenticare di chiunque tu stia aspettando là fuori.”

Un sorriso morbido, quasi divertito, increspa le sue labbra perfette. Invece di ritrarsi sotto la mia pressione, si appoggia impercettibilmente alla mia mano, la sua pelle liscia che scotta contro le mie dita.

"Segreti su donne sole?" mormora, la voce che vibra di una dolcezza ironica e inaspettata in questo buco infernale. Scuote lentamente la testa, i capelli scuri che le accarezzano le spalle nude. "Mi dispiace, bellezza. Gli unici segreti che conosco sono quelli che si sussurrano a porte chiuse. Di uomini che comprano informazioni non so proprio nulla."

Mi fissa con quegli occhi grandi e scuri, un misto di innocenza e sfacciataggine che mi disorienta. Alza una mano, timida ma decisa, e posa le dita smaltate sul corpetto di pelle nera che mi fascia il seno, tracciando lentamente il bordo della scollatura.

"Però," continua, abbassando lo sguardo sulle mie labbra, "la tua proposta per la notte sembra molto più interessante di qualunque uomo io potessi incontrare qui dentro."

Il mio cuore perde un battito. L'istinto della detective mi urla di lasciar perdere, di tornare là fuori a cercare il mio bersaglio, ma il mio corpo, carico di tensione e di un'adrenalina oscura ereditata da quella stanza di motel, ha disperatamente bisogno di sfogarsi. E lei è la tentazione perfetta, un angelo caduto che mi si offre su un piatto d'argento.

"Mi chiamo Ale," sussurra, facendo un piccolo passo avanti. Ora i nostri bacini si sfiorano, il calore del suo corpo irradia attraverso la rete del top. "E visto che la notte è ancora lunga, e chi stavo aspettando mi ha palesemente dato buca... mi piacerebbe tanto un antipasto. Proprio qui."

La sua audacia, nascosta dietro quel viso da ragazzina perbene e quei tratti così dolci e femminili, accende una fiamma furiosa nel mio basso ventre. Non le rispondo a parole. La afferro per la vita sottile, le mie dita che affondano nella carne morbida e scoperta, e con una spinta decisa ma calcolata la faccio indietreggiare fino a farle scontrare la schiena contro le piastrelle fredde e sbeccate del bagno.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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