Vai al contenuto
Erotika
Caccia Bagnata: Sottomissione di una Detective: · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 2 26 min di lettura

Scopare la Tossica nel Motel a Ore:

elena la detective indaga su questo serial killer e trova finalmente un punto di svolta.

ile
6 mesi fa · 1.9k letture · 7

"No... ti prego..." piagnucola, girando la testa di lato, ma io le afferro la mascella con una mano, costringendola a guardarmi. Le mie dita affondano nella sua carne, rudi, prepotenti.

"E tu non hai fatto niente," sussurro, la voce ridotta a un graffio vellutato. Sostituisco la stretta delle dita con la mia bocca, scendendo lungo la linea del suo collo teso. Le mordo la pelle madida di sudore, succhiando con una violenza calcolata che le strappa un gemito strozzato. È un bacio che sa di punizione, ma il suo corpo reagisce con un sussulto involontario.

Sposto la mano libera sul bottone dei suoi jeans sdruciti. Lo slaccio con un gesto secco, abbassando la cerniera. Maya cerca di dimenarsi, le mani che sbattono debolmente contro il mio petto, ma è priva di forze. Faccio scivolare la mano dentro i suoi pantaloni, superando la stoffa logora dell'intimo, e il mio respiro si blocca per un istante.

È bagnata. Fradicia. Tradita dalla droga, dalla paura e da un'eccitazione perversa e sottomessa che non riesce a controllare.

"Guardati," ringhio a un millimetro dalle sue labbra, mentre le mie dita affondano decise nella sua carne umida. "Sei così disperata che ti ecciti mentre ti parlo della donna che amavi. Ti piace essere dominata, vero?"

Maya spalanca gli occhi, piangendo. "Ah! Fottiti... m-mi fai male..."

"Non ho ancora iniziato," le sussurro all'orecchio. Sostituisco il tocco ruvido con uno sfregamento crudele e preciso sul suo clitoride. Maya inarca la schiena come se avesse preso la scossa, afferrandomi la camicia con le dita tremanti. Inizio a muovermi dentro di lei, due dita che scivolano a un ritmo incalzante, spietato. "Ti eccita sapere che mentre io ti scopo in questo buco schifoso, lei è stata stuprata e uccisa, probabilmente urlando il tuo nome!?”

"Basta! Ti prego!" Urla contro la mia bocca, ma i suoi fianchi si muovono da soli, sollevandosi per cercare la mia mano, affamati di quell'attrito, implorando il sollievo che solo io posso darle. La sto distruggendo e la sto portando in paradiso allo stesso tempo.

L'odore del suo sesso satura l'aria, mescolandosi al mio profumo. È inebriante, malato. Sento un calore osceno montarmi nel basso ventre, l'eccitazione del potere assoluto che mi annebbia la vista.

"Chi te l'ha comprata?!" Le mordo il labbro inferiore, tirandolo fino a fargli quasi sanguinare, accelerando il ritmo delle mie dita, portandola sull'orlo del baratro. "A chi cazzo l'hai venduta, Maya?! Dimmelo!"

"Aaah! Non... volevo... avevo bisogno di roba!" geme, la testa gettata all'indietro, i muscoli contratti nello spasmo imminente dell'orgasmo.

Mi fermo. Di colpo. Lascio le dita dentro di lei, immobili, negandole la liberazione.

Maya emette un rantolo disperato, dimenandosi, graffiandomi le braccia. "No! No, ti prego! Continua, ti prego!"

"Il nome. O ti lascio qui a morire di voglia e di astinenza," sibilo, fredda come il ghiaccio, i miei occhi scuri piantati nei suoi dilatati.

"Al Neon Dog!" urla, la voce rotta da un pianto isterico, spezzata a metà tra il terrore e la lussuria negata. "L'intermediario... al Neon Dog! Paga per le donne sole! Volevo solo farmi... mi dispiace! Mi dispiace!"

Ha venduto la sua Clara per una dose.

La rivelazione è un pugno allo stomaco. Il disgusto mi assale con una violenza tale da zittire all'istante ogni brivido di eccitazione. Le tiro via la mano, sfilandola con un gesto brusco, e mi alzo di scatto dal letto, come se avessi toccato qualcosa di infetto.

Maya si rannicchia su se stessa, venendo con spasmi deboli e miserabili, un orgasmo sporco e rubato che la fa piangere disperatamente nel materasso sfondato.

Respiro a fatica, sistemandomi la camicia di seta increspata. Ho oltrepassato ogni fottuto limite. Ho usato il suo corpo, il suo lutto e la sua dipendenza come un fottuto grimaldello. Ho l'indizio, ma l'anima è nera come la pece.

Senza rivolgerle una parola, mi avvicino al lavandino incrostato nell'angolo della stanza. Devo lavarmi le mani. Devo lavarmi via questa merda. Apro l'acqua fredda, il getto che scroscia rumoroso sul fondo di ceramica ingiallita.

Ma l'acqua gelida non basta a spegnere l'incendio che mi divampa nello stomaco. Smetto di strofinarmi i palmi e chiudo il rubinetto con un colpo secco. Nello specchio scheggiato vedo il riflesso di Maya. È rannicchiata sul letto sfatto, le ginocchia al petto, e piange. Piange con grossi singhiozzi disperati, raggomitolata su se stessa come una povera vittima innocente. Come se il mondo intero ce l'avesse con lei, come se non fosse stata lei a vendere la sua amante, una giovane madre di famiglia con una vita davanti, per una bustina di polvere tagliata male.

Un'ondata di rabbia cieca, scura e inebriante mi travolge, offuscandomi la ragione. Guardo l'orologio al polso. Manca ancora un bel po' prima che quel buco del Neon Dog apra i battenti per la feccia della città. Ho tempo.

Mi volto e cammino lentamente verso di lei. I miei tacchi risuonano come sentenze di morte sul linoleum. Maya alza lo sguardo umido e arrossato, tremando visibilmente quando mette a fuoco l'espressione sul mio viso.

"Tu piangi," sibilo, la voce carica di un veleno denso che non sapevo di possedere. "Hai condannato a morte l'unica persona che ti abbia mai guardata con amore, e hai la fottuta faccia tosta di piangere?"

Mi fermo a bordo letto. Con un gesto fluido, meccanico e spietato, mi slaccio la cintura. I miei pantaloni scuri scivolano giù lungo le gambe, seguiti dall'intimo, lasciandomi esposta, dominante e minacciosa davanti al suo viso. Un rapporto sessuale dovrebbe essere come musica, Ma qui non c'è più nulla di musicale. C'è solo una prevaricazione brutale, un atto di puro dominio in cui la giustizia si sporca definitivamente di peccato.

"Guardami," le ordino. Le afferro i capelli alla nuca con una mano, senza delicatezza, tirandola in ginocchio verso di me per costringerla a posare il viso esattamente davanti alla mia intimità. "Vuoi fare la vittima disperata? Vuoi essere trattata come la cagna da strada che sei? Allora fai la cagna fino in fondo."

"Ti prego..." sussurra Maya, il respiro caldo e affannato che si infrange sulla mia pelle nuda, facendomi fremere di un'eccitazione torbida.

"Non hai pregato per Clara," le sputo addosso, la rabbia che mi accende il sangue. Le spingo la testa in avanti, premendo il mio sesso umido e fremente contro le sue labbra socchiuse, dandole abbastanza dettagli per far viaggiare immaginare il suo destino se dovesse osare rifiutarsi. "Pagami per il tuo schifo. Sostituisci la tua dose con me. Usala, quella fottuta bocca."

E lei non si rifiuta. È troppo rotta, troppo assuefatta alla degradazione e alla sottomissione per combattermi. Le labbra di Maya si schiudono, esitanti, poi la sua lingua calda e umida si posa su di me, timida all'inizio, poi sempre più disperata.

Butto la testa all'indietro, un gemito roco e spezzato che mi sfugge dalla gola mentre affondo le dita nei suoi capelli sudati. Il contrasto è devastante: la disprezzo con ogni fibra del mio essere, eppure l'umiliazione che le sto infliggendo mi eccita a un livello primordiale, inaccettabile.

"Così," mormoro, il respiro che si fa sempre più corto mentre lei obbedisce, le lacrime che le bagnano le guance mescolandosi al suo sapore e al mio sudore. "Leccami, tossica. È l'unica cosa che sai fare bene, vero? Servire."

Ogni insulto che le vomito addosso è benzina sul mio stesso fuoco. La guido senza alcuna dolcezza, dettando un ritmo spietato e possessivo, spingendole il viso contro di me ogni volta che rallenta. È una punizione carnale, un rito perverso in cui uso il suo corpo per sfogare la mia impotenza, spingendomi in un'apoteosi oscena dritta verso un orgasmo violento, rabbioso, che mi scuote l'addome e mi svuota i polmoni in un lungo gemito liberatorio che rimbomba nella stanza lurida.

Quando l'onda d'urto del piacere si placa, la lascio andare bruscamente, ritraendomi come se mi fossi appena svegliata da un incubo. Maya si accascia sul materasso, ansimante, umiliata, raggomitolandosi su se stessa.

Mi rivesto in un silenzio glaciale. Mi riallaccio i pantaloni, rimettendomi la mia armatura, fredda e distaccata. Ho finito con lei.

Afferro il cappotto. Devo andare al Neon Dog.

Il Neon Dog è esattamente il tipo di buco infernale che mi aspettavo. L'aria è un muro solido di fumo, sudore stantio e birra rovesciata, tagliata dai bassi assordanti di una musica scadente che fa tremare il pavimento appiccicoso.

Ho aspettato le due di notte per entrarci. E ho dovuto spogliarmi di ogni traccia della detective Elena. Ho indossato un minuscolo abito di pelle nera che mi fascia come una seconda pelle, così corto da scoprire metà delle natiche ogni volta che faccio un passo sui vertiginosi tacchi a spillo. Il décolleté è un invito osceno, spinto in su da un reggiseno a balconcino di pizzo rosso che fa capolino dal tessuto teso. Trucco pesante, rossetto scuro, un'aria da predatrice da marciapiede affamata di guai.

Mi muovo tra i corpi ammassati. È pieno di gente ubriaca, spacciatori di mezza tacca, operai a fine turno. Niente di apparentemente losco a prima vista, solo la solita feccia. Mi appoggio al bancone, inarcando la schiena per mettere in mostra il seno, e catturo lo sguardo del barista, un bestione con la faccia butterata. "Tequila," gli ordino, sfiorandogli le nocche con le mie dita dalle unghie laccate di rosso. "E magari un'informazione. Cerco uno che paga bene per sapere le cose. Mi hanno detto che bazzica qui." Lui mi scruta il petto, si lecca le labbra, ma poi scuote la testa, gli occhi vuoti. "Non so di cosa parli, bambola. Bevi e non fare domande."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista