Maria iniziò a baciarmi il petto, piano, con la lingua che scivolava leggera fino al capezzolo, lo catturava tra le labbra, lo succhiava con una dolce avidità che mi fece chiudere gli occhi e stringere le gambe.
Giulia si occupava dell’altro, alternando carezze con la lingua e mordicchiatine leggere che mi facevano trattenere il fiato.
Ero in mezzo, nuda, nuda dentro e fuori.
Le loro mani ora mi toccavano ovunque.
I fianchi, il ventre, le cosce.
E ogni centimetro del mio corpo rispondeva come non aveva mai fatto prima.
Il piacere cresceva.
Un’onda lenta ma inarrestabile.
E io?
Io non ero più tesa.
Per la prima volta… mi stavo lasciando andare.
Le loro lingue continuavano a giocare con i miei capezzoli, alternandosi senza fretta.
Era come se sapessero esattamente quanto restare, quanto succhiare, quanto mordere appena prima che diventasse troppo.
E ogni volta che mi sentivo esplodere, rallentavano.
Mi tenevano lì, in bilico.
Tra il bisogno e il piacere.
Le loro mani, intanto, non si erano mai fermate.
Maria mi stringeva un fianco, mi accarezzava la pelle sotto il seno, sfiorava l’ombelico con la punta delle dita.
Giulia invece stava scendendo.
La sentivo — anche se non guardavo.
Il calore della sua mano che si faceva più vicino, più deciso.
E poi fu lì.
Sopra le mutandine.
Il palmo aderente, le dita ferme.
Mi toccò senza muoversi, eppure sentii il respiro spezzarsi.
«Sei bagnata…»
La sua voce era un sospiro meravigliato.
«Clara… sei così pronta…»
Maria rise piano, staccandosi dal mio petto.
«Non vedevamo l’ora che mollassi le difese.»
Poi fu lei a infilare la mano dentro, da sotto l’elastico.
Un movimento lento, dolcissimo, che mi fece sobbalzare tutta.
Le sue dita scivolarono su di me come se mi conoscesse da sempre.
Mi sfiorava con cura, con un’attenzione quasi devota.
Tracciava cerchi piccoli, precisi, sul mio piacere.
Giulia si avvicinò al mio viso, mentre Maria mi toccava sotto.
Mi guardò da vicino.
I suoi occhi scuri erano profondi e calmi.
«Vogliamo farti sentire bene.»
«Vogliamo che tu lo sappia… che non c’è nulla di sbagliato qui.»
Poi mi baciò.
Un bacio vero.
Caldo, lento, morbido.
Mi sciolsi tutta.
La baciai indietro con fame, con desiderio, con tutto quello che avevo tenuto sepolto per anni.
E mentre le nostre lingue si intrecciavano, sentii le dita di Maria muoversi più decise.
Sfiorava, accarezzava, poi premeva.
E io… ansimavo piano, stringevo i denti per non gemere troppo forte, ma era impossibile restare in silenzio.
«Lasciati andare…»
La voce era di Maria stavolta.
«Vogliamo vederti venire. Così, tra di noi.»
E non ci volle molto.
Il piacere mi travolse in un’ondata lenta e calda, mi scosse tutta mentre le loro mani mi tenevano, le loro bocche mi cercavano ancora, e il mio corpo si apriva del tutto.
Le cosce tremavano.
Il respiro si spezzò.
E mi venne un singhiozzo strozzato, nel momento esatto in cui l’orgasmo mi attraversava.
Mi sentii viva.
E libera.
E piccola, stretta tra le loro braccia.
E per la prima volta… amata.
Anche solo per quella notte.
Stavo ancora tremando, il respiro irregolare e la pelle calda come se stessi arrossendo dentro, non fuori.
Ero stesa nel sacco, il petto scoperto, le mutandine abbassate di lato, le gambe ancora aperte.
Maria mi accarezzava i capelli, mentre Giulia mi osservava con un ghigno morbido sulle labbra.
Avevo appena finito… e già mi sentivo svuotata, come se qualcosa fosse uscito da me.
Eppure — non era finita.
«Ehi…»
La voce di Maria era bassa, ma decisa.
«Clara. Pensavi fosse tutto qui?»
Mi voltai verso di lei, confusa.
Un sorriso storto le stava curvando le labbra.
«Tesoro, l’iniziazione… dura tutta la notte.»
Giulia ridacchiò.
Si tirò su nel sacco, armeggiò sotto il suo zaino — che teneva sempre vicino, anche in tenda — e dopo pochi secondi ne tirò fuori una bustina di tela chiara.
«Non abbiamo solo mani e bocche,» disse, con una scintilla pericolosa negli occhi.
«Abbiamo anche… strumenti di rilassamento intensivo.»
Aprì la bustina con lentezza, godendosi ogni secondo del mio sguardo spalancato.
Dentro, c’erano dei piccoli oggetti in silicone, lisci, colorati, curvi… alcuni allungati, altri più compatti.
Mi mancò un battito.
«Non aver paura,» disse Maria, prendendone uno in mano.
Era rosa, piccolo, sottile.
«Iniziamo piano. Ti ascoltiamo. Ti guidiamo. Non sei sola, Clara.»
Giulia si avvicinò, sedendosi accanto a me, il sacco ormai aperto e le gambe piegate contro il mio fianco.
Mi guardava con quella dolcezza pericolosa, quella sicurezza che non lasciava scampo.
«Vuoi continuare?»
Domanda semplice.
Ma la mia risposta fu tutta nel corpo: mi sollevai un poco, abbassai da sola del tutto le mutandine, e tornai a stendermi tra di loro.
Maria mi baciò sulla guancia.
«Bravissima. Ora lasciati fare. Fidati di noi.»
Giulia prese il piccolo toy e si inginocchiò tra le mie gambe.
«Ti farò impazzire, Clara. E tu non dovrai fare niente. Solo sentire.»
E così fu.
Le dita di Maria intrecciate alle mie.
La lingua di Giulia, lenta e bassa, sul mio ventre.
E poi, il giocattolo.
Appena appoggiato.
Un piccolo movimento circolare, vibrante, preciso.
Il mio corpo rispose subito.
I fianchi si sollevarono da soli.
Un gemito mi sfuggì dalle labbra, incontrollato.
Il piacere era diverso, più profondo, più mirato.
Mi sembrava di essere un fuoco d’artificio ancora prima di esplodere.
«Guarda come si apre per noi…»
Maria aveva una voce quasi commossa.
E Giulia, tra un colpo e l’altro, disse:
«Ne farò venire più volte stanotte. Promesso.»
Ero nuda.
Sudata.
Sotto di loro.
E non avevo mai desiderato così tanto restare sveglia, tutta la notte.
Maria non distolse mai lo sguardo da me.
Le sue dita erano ancora intrecciate alle mie, ma ora mi accarezzavano piano il dorso della mano.
La vedevo mordicchiarsi il labbro, come se trattenesse qualcosa.
Poi si sollevò leggermente nel sacco, e senza dire nulla, fece scivolare il pile che indossava, rivelando la pelle chiara, morbida, punteggiata da lentiggini sparse.
Non aveva il reggiseno.
Il suo seno abbondante, pieno, vibrò appena quando si liberò degli strati.
Era grande, pesante, con capezzoli scuri e morbidi, tondi e gonfi.
Sembrava scolpito per essere accarezzato, baciato, adorato.
Il mio sguardo si bloccò lì.
Come ipnotizzato.
Avevo la bocca leggermente aperta e il cuore che batteva troppo in fretta.
Maria lo notò.
Si accorse del modo in cui la guardavo.
E sorrise.
«Ti piace quello che vedi, eh?»
Annuii piano, quasi vergognandomi della fame che mi brillava negli occhi.
Avevo il fiato corto, la gola secca.
Non riuscivo a parlare, ma il mio corpo era già proteso verso il suo.
Come se sapesse che aveva bisogno di lei, in quel modo lì.
Di sentirla, di attaccarmi, di perdermi.
Giulia rise piano.
«Guarda come la guarda… Maria, credo che voglia assaggiarti.»
Maria si chinò verso di me, con quel suo seno così vicino alla mia bocca da farmi tremare tutta.
Mi sfiorò la guancia con il capezzolo, piano.
Poi lo avvicinò di più.
Non c’erano parole. Solo il respiro che si faceva più pesante.
«Prendimi. Se è quello che vuoi…»
E io lo feci.
Le labbra si posarono su di lei con un desiderio così profondo che non sembrava neanche mio.
Leccai piano, poi succhiai.
Con dolcezza, ma fame.
Sentivo il capezzolo indurirsi nella mia bocca, e il suo respiro farsi più irregolare.
La sua mano mi accarezzava i capelli.
Mi teneva lì.
E io non volevo andarmene.
Mi stavo nutrendo.
Non solo del suo corpo.
Ma di tutto.
Di una tenerezza che non avevo mai avuto.
Di un’intimità che non pensavo mi fosse permessa.
Maria gemeva piano, ogni tanto.
Giulia, intanto, aveva ripreso a toccarmi con il toy, più lentamente.
Ero intrappolata in un circuito perfetto: il piacere che davo, quello che ricevevo, quello che cresceva in me.
«Continua così…» sussurrò Maria, con la voce calda.
«Bevimi tutta. Come vuoi. Stanotte sei nostra.»
E io lo ero.
E lo volevo.
Più di qualsiasi altra cosa.
Maria era sopra di me adesso, il suo corpo morbido che si appoggiava al mio con tutto il suo calore.
Aveva il seno pesante ancora bagnato della mia bocca, e i suoi capezzoli duri sfioravano la mia pelle come gocce bollenti.
Mi guardava con quella dolcezza che solo chi domina senza bisogno di forza sa avere.
«Ti sei già lasciata andare una volta…» mi sussurrò.
«Ma stanotte vogliamo che tu ci appartenga del tutto.»
Sentii il fruscio del nylon, poi il movimento deciso di Giulia che si posizionava dietro di me.
Le sue mani sfiorarono la mia schiena, poi scesero sui fianchi, sulle cosce, aprendomi piano.
Una carezza che era una guida.
«Adesso ti prendiamo insieme…»
La voce di Giulia era un soffio caldo contro la mia nuca.
«Una davanti, una dietro. E tu in mezzo.
