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Erotika
Scout e desideri proibiti · Cap. 2
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Capitolo 2 di 2 26 min di lettura

Iniziazione al clan

dopo un mare di delusioni, tristezza e disagio, finalmente trovo il mio posto.

Asiadu01
1 anno fa · 554 letture · 3

Dove volevi essere, vero?»

Non risposi.

Non ne avevo bisogno.

Ero lì.

Pronta.

Spalancata a loro, nel corpo e nella mente.

Maria si abbassò e mi baciò.

Un bacio lento, profondo, che mi fece dimenticare l’aria.

Le sue mani afferrarono i miei seni, me li strinse con passione, li baciò, li adorò.

«Guarda come tremi… sei bellissima così.»

Giulia, dietro, iniziò a premere qualcosa contro di me.

Un altro giocattolo.

Più grande, più pieno.

Vibrava, ma lentamente.

E la sensazione era quasi proibita, così profonda, così diversa.

Mi morsi il labbro per non gridare.

Maria mi teneva ferma.

Giulia mi apriva.

E io mi sentivo attraversata.

Il mio respiro si fece irregolare, le gambe si chiudevano da sole per la tensione, ma loro me le riaprivano piano, con mani dolci e sicure.

«Lasciati andare, Clara. Lascia che veniamo con te…»

Il piacere montava come un’onda nera, piena, pronta a sommergermi.

Giulia mi stava muovendo dentro e fuori con precisione ipnotica, mentre Maria mi baciava il collo, il petto, il ventre, senza tregua.

Le loro voci si mescolavano.

I loro corpi mi stringevano.

E io… io non ero più una.

Ero loro.

Il piacere mi esplose dentro con la forza di qualcosa che avevo represso per anni.

Mi piegò tutta.

Mi fece gemere a voce alta.

Mi fece piangere.

Di liberazione.

Di gioia.

Di identità.

E mentre tremavo, tra due corpi femminili che mi avevano accolta senza condizioni, Maria mi sussurrò all’orecchio:

«Adesso sei rinata.»

Il mio corpo era ancora teso, scosso, saturo di piacere… ma dentro sentivo qualcosa di nuovo, un’energia viva, istintiva.

Non ero più la ragazza che si lasciava fare.

Volevo restituire tutto.

Ogni bacio, ogni tocco.

Ogni brivido che loro mi avevano regalato.

Mi sollevai appena, ancora tra le lenzuola stropicciate e i respiri affannati.

Maria era distesa accanto a me, il petto nudo che saliva e scendeva lentamente, gli occhi socchiusi ma vigili.

Giulia, dietro, si stava sistemando i capelli, spettinati e sensuali, col viso che brillava di un desiderio ancora tutto aperto.

Mi voltai verso Maria, strisciando piano sul sacco a pelo, e le baciai l’interno coscia.

La sentii fremere sotto le mie labbra.

«Adesso tocca a te…» le dissi, bassa.

«Tu che mi hai aperta, adesso lasciati aprire.»

Giulia rise piano, e si spostò accanto a Maria, accarezzandole il seno.

«Voglio vedervi. Ma poi… vengo anch’io.»

Mi abbassai ancora.

Le gambe di Maria si aprirono quasi da sole.

Sapeva cosa stava per succedere.

E lo voleva.

Le leccai piano l’interno della coscia, poi salii.

Ogni centimetro della sua pelle era un sapore nuovo.

Quando arrivai dove era già bagnata, iniziai a baciarla e leccarla con lentezza.

All’inizio solo un tocco. Poi più profondo, più mirato.

La sua mano mi prese i capelli, ma non per fermarmi.

Per tenermi lì.

Per sentirsi tenuta.

«Dio, Clara…»

La sua voce si ruppe.

«Sei bravissima…»

Sorrisi contro la sua pelle.

Continuai, finché la sentii inarcare il bacino, ansimare.

Poi tremare.

E infine venire.

Quando risalii, Giulia era già sopra di me.

«Adesso vengo io dietro di te. E tu davanti a lei.»

Non era più una richiesta.

Era un desiderio reciproco.

Un gioco in cui ci scambiavamo, ci intrecciavamo.

Io mi sdraiai tra le due, Maria dietro, Giulia davanti.

Maria mi accarezzava la schiena, mi baciava le spalle.

Io mi abbassai sul corpo di Giulia, e iniziai a baciarla come avevo fatto con Maria.

Più decisa, più sicura.

Mentre le davo piacere con la bocca, sentivo le mani di Maria sulla mia schiena, poi sulle mie anche, e poi ancora più in basso.

Una pressione morbida ma insistente.

Ci muovevamo in sequenza, ognuna presa, ognuna presa cura.

Un trenino di desiderio e dolcezza, dove nessuna era esclusa.

Giulia gemette forte, la sua voce si spense nel mio nome.

Maria mi sussurrava all’orecchio:

«Ti stiamo amando, Clara. Tutte. E adesso, sei una di noi.»

E io… sì.

Lo ero.

Per la prima volta, davvero

I loro corpi erano ovunque.

Addosso a me, sotto di me, intrecciati.

Le lenzuola ormai scivolate da ogni parte, il sacco a pelo completamente aperto, come se anche lui si fosse arreso alla notte.

Eravamo nude, tutte e tre.

Pelle contro pelle, seni contro schiene, mani ovunque.

Le dita che graffiavano, che sfioravano, che entravano.

Le bocche umide e calde che si cercavano a turno, scambiandosi baci, gemiti e piccoli morsi.

Il culmine si avvicinava come un temporale d’estate.

E lo sapevamo.

Maria era sotto di me.

Le gambe divaricate, le mani che mi tenevano le anche.

Io mi muovevo piano, le labbra strette, la fronte bagnata di sudore.

Sentivo il suo respiro spezzato salirmi addosso, ogni volta che affondavo contro di lei con le dita, ogni volta che le sfioravo quel punto preciso.

Giulia, intanto, era dietro.

Si era abbassata, inginocchiata, e con una delicatezza diabolica stava facendo la stessa cosa con me.

Un tocco lento, bagnato, una pressione continua che mi faceva stringere i denti.

Tre corpi in sincronia.

Tre respiri che si rincorrevano.

Maria gemeva piano, la voce arrochita.

«Clara… così, sì… non fermarti…»

Giulia mi baciava la schiena, la spina dorsale, i fianchi.

Mi accarezzava con la lingua, mi stringeva con le cosce, e ogni tanto ansimava piano, presa anche lei dal ritmo che ci univa tutte.

Ci muovevamo come un’unica creatura.

Io davo piacere a Maria, Giulia lo dava a me, e la tensione cresceva… cresceva…

Fino a quando non si ruppe.

Maria fu la prima.

Venne con un grido trattenuto tra i denti, le unghie affondate nella mia pelle, il corpo che tremava sotto di me come attraversato da una scossa elettrica.

Io la seguii poco dopo, spinta dalle dita di Giulia che non mollavano, dalla sua bocca calda che mi baciava la base della schiena, dal suono di Maria che si lasciava andare.

L’orgasmo mi colse in pieno.

Mi aprii tutta, gemendo il nome di entrambe, crollando con il petto sul ventre di Maria, mentre la mia mano ancora si muoveva tra le sue gambe, rallentando piano.

Giulia, ormai completamente eccitata, si sdraiò accanto a noi.

Aveva gli occhi lucidi, il viso arrossato.

«Toccatemi voi adesso… vi prego.»

E così facemmo.

Ci girammo, ci stringemmo, la baciammo ovunque.

Leccammo, accarezzammo, esplorammo.

Maria si mise tra le sue gambe, io le baciavo il petto, le succhiavo i capezzoli.

Giulia gemeva, si apriva tutta, ci stringeva a sé.

E quando venne, tremando forte, le sue gambe intorno al collo di Maria, il mio viso stretto tra le sue mani, capimmo che quella notte non l’avremmo mai dimenticata.

Non c’era più vergogna.

Né dubbio.

Né silenzio.

Solo pelle.

Desiderio.

E verità.

Quella notte non si dormì.

Non ci fu tregua, non ci fu pausa.

Solo risate soffocate, sospiri rotti, gemiti repressi tra i sacchi a pelo e la tela della tenda che sembrava ondeggiare al ritmo dei nostri corpi.

Le mani ci si confondevano, i baci diventavano morsi, e ogni ora sembrava l’ultima prima dell’alba.

Ma l’alba non arrivava mai.

Solo il piacere, ancora e ancora, in tutte le forme che riuscivamo a immaginare.

Ogni confine infranto, ogni tabù accarezzato fino a sciogliersi.

Eravamo nude, sudate, esauste.

Ma vive.

Per la prima volta, davvero vive.

Quando il sole filtrò tra i teli e ci accarezzò la pelle ancora nuda, eravamo distrutte.

Sfinite, ma sorridenti.

I capelli in disordine, il corpo segnato da graffi dolci e baci lasciati lì a memoria.

Giulia si stiracchiò con un ghigno soddisfatto.

Maria mi passò una borraccia e mi accarezzò la guancia con la tenerezza di chi sa.

E io… io mi sentivo parte di qualcosa.

Avevo trovato il mio posto.

Non quello imposto, non quello desiderato da altri.

Il mio.

E da lì in poi, ogni uscita fu un piccolo rituale.

Montare la tenda, sorriderci da lontano, fingere normalità durante le attività, scambiarci sguardi che dicevano tutto.

E poi, la notte.

La notte era nostra.

Sempre.

A volte nuove fantasie.

A volte giochi diversi.

Altre volte bastavano carezze e baci infiniti sotto il pile, col fiato corto e i cuori che battevano all’unisono.

Anche quando, col tempo, mi sono fidanzata, questo piccolo segreto non mi ha mai abbandonata.

Era mio.

Nostro.

Una parte silenziosa e bollente di me, chiusa in quelle tende d’inverno, tra i boschi, in riva ai laghi.

In ogni uscita, almeno una notte di intensa passione era solo nostra.

E ogni volta, mentre le guardavo dormire dopo, nude e serene, pensavo:

“Questo… questo è l’unico posto dove sono davvero me stessa.”

E mi addormentavo con il sorriso, sapendo che lì, nessuno mi avrebbe più chiesto di nascondermi.

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Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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Commenti 1

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  1. Astronomo

    semplice, immediato ed incredibilmente sensuale, sei fantastica!!!

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