Pilar si sentì sempre più coinvolta e presa dal desiderio; cominciò a spogliarlo come scartasse un regalo prezioso, accarezzando, baciando, leccando, succhiando ogni brandello di pelle che la caduta dei vestiti scopriva; lui si sentì quasi in colpa, la fermò e fece la stessa operazione spogliandola lentamente dei vestiti; quando scoprì il seno carnale, pieno, con due aureole delicate ma evidenti e i capezzoli come fragole di bosco non resistette alla tentazione di poppare come un neonato.
La ragazza godette infinitamente e ben presto sentì che il suo povero slip era uno straccetto bagnato, ma la voglia non era soddisfatta, anzi cresceva quanto più lui ansiosamente la succhiava; gli prese la testa, lo accarezzò, lo baciò con mille manovre acrobatiche, lo costrinse a baciarla sulla bocca mentre le mani si impossessavano dei suoi globi maturi; allungò una mano tra loro e prese il cazzo che sembrava palpitare vivo mentre lei lo stringeva; accennò ad una leggera sega e sentì che il corpo vibrava.
Quando Giancarlo la rovesciò supina e le sfilò, insieme, gonna collant e slip, per infilarle un dito in figa a masturbarla, gemette a lungo, come il suono di una sirena, finché esplose in un urlo che si sentì anche lontano; mentre lui insisteva a strapparle piacere dalla figa, lei si trovò a sussurrare ‘ti amo’ ma lui per fortuna non sentì o non diede segno di avere capito; quando il ragazzo scivolò sul suo corpo per raggiungere la figa e leccarla, ebbe due orgasmi violenti in rapida successione.
Istintivamente, decise di ricambiare l’amore; lo costrinse supino col cazzo ritto verso il cielo, si sdraiò al suo fianco e cominciò a leccare dall’ombelico, passandosi il cazzo sul viso, sul collo, sul seno; poi appoggiò la lingua e raccolse le gocce di precum che la mazza emetteva a più non posso, prese in bocca la cappella e la deliziò a lungo leccandola mentre la faceva scorrere contro il palato verso l’ugola; lui si abbandonò al piacere e si trovò in paradiso.
Quando lui si inginocchiò fra le cosce, le divaricò le ginocchia e accostò la cappella alla figa, lo avvertì.
“Bada che non prendo anticoncezionali; non puoi venire dentro.”
Lui non obiettò; si limitò a spingere il cazzo e a godersi la sensazione del corpo che si apriva per fare passare la mazza; Pilar davvero si sentì aprire in due dal cazzo che la penetrava ed ogni piccola avanzata era per lei fonte di piacere enorme e di conseguenti orgasmi più o meno vivaci; quando la cappella urtò dolorosamente la cervice dell’utero, lo frenò e gli chiese di muoversi con più cautela; gli strinse le cosce dietro la schiena ed urlò una sborrata mai conosciuta.
Come si era ripromesso, lui frenò la sua eiaculazione per non venire in figa; si fermò su di lei e cercò di recuperare una respirazione più regolare per raffreddare la passione; lei si sciolse dall’abbraccio con le cosce e lo spinse delicatamente di lato a sé; gli chiese se desiderava godere in bocca; lui le presentò il cazzo e le spinse la testa; fu un pompino stratosferico, in cui si riassumevano tutte le loro voglie antiche e recenti; la sborrata fu un’alluvione che lei raccolse e ingoiò con gioia.
Per un’oretta circa non fecero che scopare in tutti i modi possibili, lei lo fece venire ancora in bocca e tra le tette; quando si fermarono, lei gli chiese cosa avesse pensato e sentito in quella scopata; lui non ebbe esitazione a dire che per la prima volta si era sentito veramente fuso in un unico indissolubile e di avere provato amore.
“Non è stato solo sesso, per te?”
“No; io ho cominciato ad amarti assai prima che tu mi concedessi il corpo; fare sesso è stato coronare un sogno antico; vorrei che davvero tu mi fossi sempre vicina e che avessi sempre bisogno di me.”
“Abbiamo tempo per verificare se è amore o solo chimica sessuale, che ci unisce; io ti ho amato, te l’ho anche detto; se fosse amore vero, ne sarei felice.”
“Non ti ho sentito e mi vergogno di non essere stato io il primo a dirti il mio amore; ma puoi crederci; ora voglio solo stare bene con te.”
Cominciò da lì la loro ‘avventura amorosa’, che ben preso si trovò ad affrontare ostacoli imprevisti, derivanti soprattutto dai problemi di residenza; appena cominciò ad avvicinarsi il momento in cui Giancarlo doveva tornare in Italia, le sofferenze furono intense per entrambi gli innamorati; lui non voleva a nessun costo rinunciare a Pilar con cui aveva trovato una splendida armonia di interessi, di gusti, di preferenze; lei non avrebbe mai accettato la sua partenza.
Forse l’idea di una convivenza o addirittura del matrimonio poteva essere anche accarezzata, ma si trovarono presto di fronte al fuoco incrociato di Edoardo e di Marisol; lui insisteva che trasferirsi in Brasile non era poi la fine de mondo, come poteva dimostrare con la sua nuova vita; d’altronde, il lavoro a distanza consentiva di starsene ai tropici lavorando ai Poli; il vero problema di lui, lasciare la madre, era quello che non confessava; ma sua madre aveva dimostrato quanto poco meritasse.
Marisol si imbestialì di fronte alle indicazioni assurde del compagno; impedire al figlio di stare vicino ad una madre fragile e bisognosa di cure era da criminali, senza considerare che anche il fratello Franco non era ancora strutturato per reggere il timone del piccolo regno che avevano costruito; d’altro canto, non prendeva in nessun conto le idee di Pilar che forse poteva voler dire la sua su un tema che la toccava molto da vicino.
Quando trovò il coraggio di parlare chiaro con la ragazza, Giancarlo si trovò di fronte ad un rimprovero aspro; lei non era stata neppure informata di quelle intenzioni; ma nessuno aveva neanche ipotizzato che lei fosse tanto innamorata da voler essere lei a trasferirsi in Italia senza nessun impegno di convivenza o di monogamia; suo padre, tra le altre cose, deteneva il pacchetto di maggioranza di una multinazionale che possedeva anche una griffe italiana famosa.
Bastava una telefonata per imporre che a dirigere la sezione italiana dell’azienda andasse sua figlia, che avrebbe avuto il possesso di un palazzo in centro e la direzione di una fabbrica fiorente; se davvero lui voleva seriamente avere una storia con lei, bastava che parlassero con suo padre; lui forse avrebbe voluto degli impegni, ma era meglio parlarne dopo; il punto fondamentale naturalmente era che non dovesse rinunciare per sempre a vedere sua figlia.
Marisol, che era presente al dialogo, ricordò che per lui i tre mesi col padre erano passati in gioia e rapidità; niente impediva di rendere annuale l’appuntamento e dividersi tra i due genitori; scherzò molto anche sul fatto che geni della finanza come loro due escludevano una soluzione così vicina; l‘incontro col patriarca della famiglia, capo indiscusso di un vero esercito di dipendenti, si rivelò più dolce e facile del previsto.
Legato da immenso affetto alla figlia, fece le telefonate giuste e in un paio di giorni i ragazzi erano in grado di partire; sbarcati a Milano, andarono a prendere possesso dell’edificio di proprietà della ‘famiglia’ e vi si sistemarono; cominciò per loro una nuova vita e Giancarlo in breve si trovò a vivere la più bella storia d’amore immaginabile, con la moglie brasiliana bellissima ed un potere sociale ed economico invidiabile da chiunque; lei, anima della vita mondana, organizzò manifestazioni che riecheggiarono in tutta Europa.
L’unico dubbio che ancora disturbava Giancarlo era l’incontro con sua madre, che lo frenò al punto che per qualche mese evitò di incontrarla, se non per qualche veloce saluto da uomo d’affari troppo impegnato per concedersi il lusso di sdolcinatezze familiari; suo fratello lo rimproverò più volte di non riuscire a fare chiarezza in una situazione delicata ma non difficile; la stessa Pilar più volte, specialmente nelle frequenti occasioni di feste importanti, gli chiese di fargli conoscere Ornella.
