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Erotika
Una saga familiare · Cap. 2
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Capitolo 2 di 3 15 min di lettura

Una saga familiare 2 Il divorzio d Edoardo che va in Brasile

Ornella si perde nel gorgo fallimentare dell'amore di Tiago, divorzia dal marito e affida il capitale avuto dalla separazione al suo amante che, incapace, lo distrugge; Edoardo se ne va in Brasile, realizza una nuova realtà e una nuova famiglia; mantiene e consolida i rapporti coi figli in Italia.

geniodirazza
1 anno fa · 347 letture · 0

Una saga familiare 2

Ormai incancrenita nella pietosa illusione di coltivare un amore fanciullesco e gratificante, quasi da vergine casta e pura, Ornella riprese ad organizzarsi soprattutto per scopare nel letto matrimoniale, quando il marito era in giro per affannarsi dietro agli impegni e ai guadagni; in una di quelle occasioni, si trovarono, lei e il suo ganzo, sdraiati sul letto, fianco a fianco, con le mani sui sessi, quasi a rendere fisico il piacere di incontrarsi ancora e di possedersi fino a stremare; lei gli chiese se si sentisse ancora sconvolto; lui fu costretto ad ammettere che gli era capitato qualcosa di mai provato, ma che era felice di essere lì, con una donna straordinaria per una scopata che sperava inimitabile e pronto a darle tutto quello di cui era capace.

“Io voglio tutto da te, il lecito e l’illecito, il già visto e quello da scoprire; non sono vergine, da nessuna parte, ma voglio percorrere con te tutti i sentieri dell’amore e del sesso come se per miracolo fossi di nuovo la ragazzina che scopre la realtà dell’amore e del sesso; se ‘rischio’ momenti come questo, ti assicuro che vale sempre la pena … “

“Il problema sarà che io voglio solo ed esattamente quello che tu vuoi chiedermi, anche di giudicare vergini fori abusati da sempre; dimmi cosa vuoi che facciamo e sarò il tuo impeccabile compagno di viaggio.”

“Chiaro che ti voglio in tutti i buchi, anche nel culo, stavolta; ho capito che hai poca esperienza nell’usare il cazzo, comunque hai una signora mazza e dobbiamo solo procurarci del lubrificante, non voglio rischiare una emorragia facendomi lacerare l’ano; il culo te lo darò, appena avremo della vaselina o del buon sapone alternativo; voglio succhiarti l’anima dal cazzo e bere la tua sborra; voglio prenderti fra le tette, su tutto il corpo; voglio sentirmi posseduta e amata, adorata e carezzata; ce la fai a darmi tutto?”

Si spogliarono reciprocamente e lentamente; Ornella era felice di vedere come lui la accarezzava e la leccava, a mano a mano che gli abiti cadevano; sentiva i capezzoli vibrare e irrigidirsi, quando lui li strinse fra le labbra e fra i denti, uno per volta; e si abbandonò al piacere di sentire le dita e la lingua che passavano su tutta la superficie del corpo, dal viso alla gola, dai seni al ventre, a mano a mano che li portava alla luce; quando cadde anche lo slip, aspettò con ansia che toccasse alla figa essere deliziata da mani e lingua.

La spinse carponi sul letto e prese a leccarla da dietro; un poco la disorientava dover guardare il lenzuolo mentre alle sue spalle si scatenava il paradiso terrestre; ma le sensazioni che le dava la figa leccata e penetrata dalla lingua come da un piccolo cazzo ripagavano largamente la postura non straordinaria; quando poi la lingua passò a spatola dal monte di venere all’osso sacro coinvolgendo culo e figa, si abbandonò a fuochi pirotecnici che esistevano solo nei suoi occhi.

Sentì che lui si era sistemato in ginocchio dietro il culo e che il cazzo mirava alla figa; entrò come spada e affondò fino a farle sentire male; accompagnò la penetrazione con un gemito lungo, di estrema goduria; sentì le mani che le artigliavano i lombi e il culo sbatté contro il ventre con uno schiocco tipico; le mani si spostarono e abbrancarono le tette, leggermente appese, per la posizione; capì che l’azione era anche funzionale perché i colpi contro il culo erano duri, lussuriosi; urlava ad ogni botta e godette senza fine.

Non avrebbe voluto più rinviare l’inculata; in quella posizione, con la disponibilità che sentiva di avere, per libidine, per passione, forse per un pizzico d’amore, prendere la mazza nel culo sarebbe stata la conclusione più bella; sborrò ancora tre volte, mentre lui resisteva; era riuscito a controllarsi e le dava tutto l’amore di cui era capace senza le sborrate che lo avrebbero ridotto a uno straccio; per lei era assai più semplice e poteva godere quante volte voleva; si sfilò dalla figa e la spinse supina sul letto; si piegò su di lei e le succhiò vogliosamente i capezzoli; Ornella sentì l’emozione partire dalla figa e attraversare tutto il corpo fino al cervello; gli prese i capelli e spinse la testa verso il basso.

Lui afferrò il clitoride tra le labbra e, subito dopo, tra i denti; lei urlò il piacere degli orgasmi violenti che la succhiata le dava e gli strinse la testa spasmodicamente; lo bloccò e guidò il corpo a ruotare finché ebbe in faccia il cazzo durissimo che si alzava dal ventre come una spada; lui colse l’intenzione del 69 e ribaltò la posizione per avere davanti agli occhi la figa rorida e il culo scultoreo; cominciarono la leccata più saporita e lunga che avrebbero potuto immaginare.

A gesti, lei gli fece capire che dovevano alternarsi nella funzione attiva per non accavallare le emozioni; lei si bloccava e si lasciava strappare l’anima dalla figa; poi gli stringeva la testa, lo frenava e si dedicava all’obelisco che si levava dal ventre; lo leccava, lo succhiava, se lo faceva scivolare fino alla gola e ne gustava tutto l’afrore, l’aroma, il desiderio; avvertiva ogni tanto lo sforzo che lui faceva per frenare una sborrata che poteva essere rinviata ancora solo per poco.

Anche Tiago capiva che era quasi al limite della resistenza; si sganciò da lei e la fece ruotare supina sul letto; le montò addosso e appoggiò il cazzo fra le tette; lei intuì e sollevò le mammelle ai lati per stringere in mezzo il cazzo che sentiva vivo e palpitante; scoparono per qualche tempo fra le tette, poi lui spinse a fondo e la cappella arrivò al mento; lei fu pronta ad aprire le labbra ed accogliere il cazzo; avrebbe voluto che la sborrata avvenisse in bocca; glielo sussurrò e lui le chiese se intendeva concludere lì; gli fece cenno di no, spostò il corpo verso la testa e succhiò il cazzo con estremo impegno; lo guardò mentre la scopava e ne sottolineò le dolcissime smorfie ad ogni brivido di piacere.

Finalmente lei, che aveva trovato il personaggio giusto per i suoi desideri di ritornare adolescente, gli suggerì che era il momento di pensare all’inculata che lui aveva forse sognato da qualche settimana; lo avvertì che lo avrebbe diretto e che sarebbe stata un’occasione epica di cui non si sarebbe dimenticato più; si sistemò carponi sul letto e lo invitò a leccarla tutta; Tiago quasi si perse nel culo meraviglioso che gli si apriva davanti; cominciò dalle carezze.

Dopo averlo manipolato, leccato, mordicchiato, succhiato a lungo su tutta la superficie, cominciò a lambire con la lingua tutta la parte, dal ventre all’osso sacro, sostando spesso sul buco del culo e sulla figa; percorse più volte il perineo ricavandone emozioni violente di lussuria; infilò le dita in culo e, contemporaneamente, in figa per titillare, stimolare e provocare eccitazione; il pollice e l’indice, preposti a strofinare il clitoride, la fecero sborrare più volte; Ornella finalmente era felice.

Approssimandosi il momento dell’inculata, Tiago usò il gel per ungere le dita e infilarne nell’ano prima una poi due poi tre e farle ruotare per ottenere la massima dilatazione e l’ammorbidimento dello sfintere; quando avvertì che il retto rispondeva bene alla sollecitazione, lei gli suggerì di montarla a pecorina, prima in figa e solo successivamente nel culo; tassativamente gli ordinò di non sborrare; gli avrebbe suggerito lei quando, come e dove.

Iniziò per lui un’esperienza straordinaria con una donna le cui pulsioni non avrebbe mai immaginato; lei entrò invece nella dinamica mentale che forse cercava e si collocò come nave scuola a pilotarlo all’inculata; prima gli indicò di scoparla in figa, a pecorina, e di cavalcarla per qualche tempo frenando pulsioni di sborrate; poi gli disse di ungere bene il culo, dentro e fuori, e il cazzo; infine gli ordinò di incularla a fondo ma con garbo.

Tiago osservava la mazza scomparire nelle viscere ed avvertì sul cazzo le pressioni dei muscoli rettali che gli succhiavano l’asta e sembravano impossessarsene; lei ebbe frequenti e dolci orgasmi; quando sentì i coglioni sbattere sulla figa, capì che il cazzo era tutto dentro; gli indicò di scoparla ma di non sborrare perché era solo il primo tempo di un’inculata assai lunga; lei però sborrava e, dopo il terzo orgasmo, ruotò per far cadere ambedue sul letto, sul fianco destro.

Si sistemò a cucchiaio davanti a lui, sollevò la gamba sinistra, si manipolò la figa con la mano destra e gli chiese di montarla così; sconvolto dalla situazione, lui eseguì con foga, con lussuria, con libidine, quasi con violenza; fu una scopata lunga, saporita, lussuriosa; ma ancora gli suggerì che c’erano altre varianti; ruotò i due corpi, senza sfilare il cazzo, e ripeté il movimento sul fianco sinistro; lui continuò a scoparla alla morte.

Quando gli orgasmi soddisfecero la sua voglia, sempre tenendo il cazzo ben piantato nel culo, lo portò supino e si erse sopra di lui, impalata sulla mazza; si scopò a lungo guardando l’asta che entrava ed usciva dal buco del culo slabbrato; si stese schienata sul suo ventre e si fece aiutare a ribaltare la posizione finché fu sotto di lui, con culo e schiena piantato contro il ventre, e lo esortò a scoparla con tutto il corpo, spalle ventre pube e cazzo; lui, deliziato, eseguì con passione.

Alla fine, gli suggerì di sfilare il cazzo dal culo; ce lo avrebbe rimesso, ma da altra prospettiva; si spostò supina sul bordo del letto, piegata in posizione quasi fetale, con le gambe tirate sul seno, abbracciandosi le ginocchia; lo invitò a scendere coi piedi a terra, a metterle dei cuscini sotto le reni e ad incularla così, vis a vis, per potersi guardare mentre la penetrava; se voleva, poteva accarezzarla, strizzarle le tette, perfino baciarla; lui colse l’invito e in breve fu di nuovo dentro di lei.

Prima di andare avanti…

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