Una saga familiare 3
La lunga fase di assestamento delle situazioni familiari, decisamente composite se non complesse, vide scorrere mesi e anni, mentre Giancarlo prendeva coscienza dei doveri che i nuovi ruoli gli imponevano, Franco si adattava facilmente a seguire le indicazioni paterne che suggerivano a lui di laurearsi in legge, affidarsi a Giovanni per avviare la sua attività e specializzarsi nel diritto del lavoro per diventare ufficialmente capo dell’ufficio legale delle fabbriche unificate sotto la direzione di suo fratello.
Ornella continuò a non darsi nessun conto di quello che avveniva nel lavoro; aveva incaricato gli avvocati e a loro demandava il compito di strizzare al massimo suo marito per assicurarsi le ricchezze che aveva costituito; il suo giovane amante Tiago si limitava a sperperare senza criterio i soldi della donna in sale ippiche, macchinette mangiasoldi e, talvolta, bische clandestine; la gestione della fabbrica affidata a lei era assicurata da vecchi funzionari fedeli a suo marito.
Inevitabilmente, le aziende dirette dai figli prosperavano, anche perché il padre, assai attivo in tutto il mondo, li aveva spesso associati a strutture sue e ad altre della compagna Marisol e dei suoi familiari, che gliene avevano lasciato la disponibilità; Giancarlo si trovò presto, poco più che maggiorenne e ancora studente universitario, a viaggiare per tutto il mondo, per seguire da vicino attività di cui diventava abile conduttore, aiutato dal padre che non gli faceva mai mancare il suo appoggio.
L’unico grande rammarico di padre e figli era la distanza che incolmabilmente li separava; molte volte ne parlarono in video chiamata; ma Giancarlo doveva obiettare ogni volta che gli appuntamenti erano incalzanti e inevitabili; l’unica prospettiva, presentagli da Edoardo, era che decidesse una volta di prendersi un periodo di riposo sabbatico, per esempio i tre mesi invernali che in Brasile corrispondevano a quelli della stagione più calda, imparare a lavorare a distanza, col computer, e fermarsi da lui.
Non presero un vero impegno, ma i figli furono d’accordo che, almeno per le feste di Natale, potevano organizzarsi per passare inseme qualche giorno; Franco aveva poco margine, per gli impegni universitari, ma Giancarlo poteva seguire il consiglio paterno e fermarsi anche tre mesi; nell’immediato, però, altri e più gravi problemi angustiarono per un poco tutti quanti; Ornella di colpo si trovò oggetto di strani e pericolosi approcci di personaggi di malaffare.
Saltò fuori, di colpo, che Tiago l’aveva davvero fatta fuori dal vaso; lanciatosi in spericolate e immotivate sventure al tavolo verde, aveva fatto ricorso a strani usurai che, cresciuto il debito a dismisura, imposero quasi alla donna di coprire suoi debiti cedendo l’azienda; in pratica, per colpa dell’amante, lei si trovava nella condizione di restare in miseria, priva dell’azienda che costituiva la sua fonte di guadagno, e costretta ad aprire gli occhi e a cacciare via con rabbia il giovane infedele e parassita.
Quando ne parlò con suo figlio, lui le disse fuori dai denti che non era in grado di aiutarla; le suggerì di rivolgersi all’ex marito; la ex moglie non ebbe la dignità di piegarsi e di chiedere aiuto; suo figlio si mise in contatto; Edoardo, come sempre, trovò il bandolo; propose a suo figlio di usare il fondo di sicurezza che avevano all’estero e di acquistare, con quello, il possedimento di sua madre, che avrebbe con quei soldi risarcito gli usurai; per non lasciarla in miseria, potevano assicurarle un vitalizio dignitoso.
I due fratelli colsero la volontà del padre di non lasciare sola la donna che aveva amato tanto; Giancarlo non fu tenero con lei e le riproverò lo spreco che aveva fatto del ‘sangue’ di suo padre; colse l’occasione per rivelarle che Edoardo aveva un’altra donna, bellissima ricca e potente, e da lei un figlio che loro consideravano fratellino e che volevano al più presto incontrare; a quel punto, quasi risvegliandosi da un incubo, lei gli chiese di affidarle un lavoro nell’azienda, ora riunificata.
Ne parlò al padre che suggerì di farla nominare segretaria personale dal decano dei funzionari, suo personale amico, che avrebbe potuto controllarla e forse avviarla ad una vita nuova e diversa; la natura fiduciaria dell’incarico evitava anche le trafile sindacali; il funzionario accettò di buon grado e si dichiarò disposto immediatamente a prendersi in carico una donna che aveva sempre apprezzato moltissimo, come moglie del suo principale; quasi a compensazione, i ragazzi si organizzarono per il viaggio.
L’approdo a Rio fu quasi trionfale; immediatamente trovarono sintonia con Marisol, di cui apprezzarono la bellezza infinita, la capacità di controllo e l’amore straordinario che la univa al loro padre; in Ramon, poi, trovarono il bambolotto meraviglioso con cui Franco perdeva ore intere a giocare fanciullescamente mentre Giancarlo lo sentiva più figlio che fratellastro; dopo qualche giorno di ‘turismo’, Marisol fece incontrare a Giancarlo Pilar, una diciannovenne figlia di un potentissimo uomo d’affari che lo affascinò.
Mentre palavano in amicizia, si sorprese perché la ragazza gli disse che, uscita da un’esperienza finita male, non aveva nessuna intenzione di perdere ancora la testa per un ragazzo; la provocazione era forte e implicita; istintivamente, la abbracciò e quasi la sommerse nella sua notevole stazza; lei si abbandonò fiduciosa, appoggiando solo la testa sul petto di lui ma lasciandosi andare al grande senso di protezione che l’uomo le dava con la sua infinita tenerezza.
Con lui sentiva di stare veramente bene; capirono che forse potevano veramente crescere insieme; ma avevano bisogno di chiarirsi molte cose che li separavano, di smussare angoli, di darsi da fare per imparare a conoscersi per essere in sintonia; Giancarlo, stordito da tutto quello che gli era capitato in così poco tempo, si rese solo conto che, se non commetteva stupidaggini, poteva forse dare una regolata alla sua vita.
Lasciarono passare alcune settimane, prima di finire a letto; intanto, cominciarono a frequentarsi con grande assiduità, pranzarono e cenarono insieme ogni volta che potevano, quasi rispettosi ciascuno dei problemi dell’altro; più volte Pilar sentì, per bisogno di chiarezza, di dovergli raccontare la storia da cui stava fuggendo e che la spingeva a ricacciare indietro ogni desiderio di lasciarsi andare all’amore; Giancarlo le spiegò nei particolari lo strano rapporto viscerale che lo legava a suo padre.
Poi lei sembrò essere arrivata al punto massimo di resistenza ‘eroica’; subito dopo avere cenato a casa di lui, una sera lo spinse quasi scherzosamente sul letto e piombò su di lui; il ragazzo avrebbe voluto ancora imporsi il contegno dell’amico affettuoso, ma il cazzo lo tradì, si erse all’improvviso e non poté fare a meno di piantarsi fra le cosce di lei da sopra vestito e slip; il bacio stavolta conteneva tutta la passione repressa per quasi un mese, autentico record di qualità e durata.
Di colpo, le riserve mentali di lei svanirono; sdraiata su di lui, immersa nel corpo giovane, muscoloso e morbido, sentì a mano a mano sciogliersi tutte le fibre del corpo, il ventre si adagiò su lui e la figa sentì il cazzo palpitare; lo baciava senza smettere, sentiva di volerlo completamente; glielo sussurrava e Giancarlo si sentì portare in paradiso; non gli era mai capitato di avvertire così intenso un desiderio che partiva da un cuore ed arrivava al suo.
La carezzò con voglia, con desiderio, con passione, con amore; capì che fino a quel momento non aveva mai scopato, insieme, col cazzo e con la testa, col corpo e con il cuore; si abbandonò alla dolcezza di quella strana fusione; infilarono le mani sotto i vestiti e cercarono la pelle, il calore, il sangue, l’amore; lui afferrò le natiche e le stringeva, pastose morbide eppure solide; afferrò i capezzoli e li torturò, sollevò i vestiti e li prese in bocca.
