La scopò a lungo, così, guardandola in volto mentre le sfondava l’intestino; lei partecipò alla scopata con molta passione, gemette, si lamentò e, alla fine, urlò quando la sborrata fu definitiva; lo invitò a staccarsi, con tutta la cautela necessaria, e si stesero sul letto vicini; si rilassarono completamente; lei dopo un poco ronfava leggermente, stanca dell’intensa scopata; anche lui, più lentamente, cedette al sonno e si appisolò; li fece sobbalzare il telefonino di lei; guardò l’ora; era l’una di notte; la stava chiamando suo marito.
Mentre lei recitava con molta sapienza la parte cinica della mogliettina fedele in attesa del coniuge indaffarato e impegnato lontano da casa, Tiago la provocava i tutti i modi carezzandole culo, figa e tette, masturbandola con sapienza e baciandola libidinosamente su tutto il corpo; tagliò in fretta la comunicazione e si dedicò all’amante; fu in quel momento che lui giocò la carta che aveva forse in serbo da molto tempo.
Le chiese fuori dai denti perché stesse ancora con quella larva umana mentre aveva bisogno di un maschio che la facesse sentire viva, bella e giovane; lei gli obiettò che dipendeva totalmente dai soldi che suo marito sapeva spremere anche dai sassi; se lo lasciava, perdeva qualunque possibilità, anche di aiutare lui che adesso dipendeva quasi totalmente da lei e dai ‘prestiti’ che poteva fargli facendo aggio sul patrimonio di suo marito.
Tiago si limitò ad osservare che se lo costringeva ad andarsene, per esempio rivelando che lo stava cornificando da anni, lui avrebbe potuto ottenere la libertà solo cedendo quanto meno la metà del suo patrimonio; loro, con quei soldi, potevano rivoluzionare la vita e godersi una vecchiaia da ricchi; Ornella, ingenuamente, si convinse che davvero poteva ottenere la metà del patrimonio di Edoardo, se lo avesse costretto a lasciarla sola coi figli; il tarlo cominciò a scavare nella sua testa.
I territori dove più facilmente si poteva trattare l’argomento erano senz’altro le sedi privilegiate di tutti i pettegolezzi della città, il centro estetico che frequentava e il circolo dove incontrava le signore della borghesia ricca; tutte le signore avevano sull’argomento un’opinione, suffragata da esempi clamorosi, di mogli che avevano mandato in rovina mariti e di altre che avevano distrutto patrimoni che avevano deciso di amministrare al posto del marito esautorato.
L’unica che considerava veramente amica, che sapeva della sua tresca con Tiago e che aveva colto esattamente il bersaglio a cui mirava, cercò di metterla in guardia avvertendola che Edoardo era considerato una vera ’bestia nera’ nell’ambiente, dove molti si erano spaccati le corna sfidandolo; ma lei ormai si andava convincendo che il suo sogno di un amore fresco, giovane, nuovo e gratificante poteva passare solo per la sconfitta del marito; si cercò gli avvocati giusti da incaricare.
La rivelazione arrivò ad Edoardo come un’autentica mazzata quando la moglie che lui aveva sempre considerata un po’ leggera ma sostanzialmente corretta e fedele gli dimostrò, con fatti inoppugnabili, che da molti anni lei aveva un altro uomo a cui aveva dato tutta se stessa e col quale intratteneva una relazione che la gratificava moltissimo, facendola sentire di nuovo giovane, bella, amata e pronta a rivivere il sogno d’amore che il tempo aveva offuscato, da quando lo avevano vissuto insieme.
Troppo abituato a decisioni immediate, prese subito i provvedimenti per le contromosse; si rivolse al suo amico avvocato, Giovanni, al quale erano demandate anche molte competenze per la tutela legale dei suoi affari, anche quelli al limite; l’altro provvide innanzitutto a mettere in campo uno staff di legali esperti di diritto di famiglia che avrebbero massacrato i giovani avvocati a cui la moglie aveva dovuto ricorrere per tutelarsi.
Scelsero la linea del temporeggiamento e cominciarono a sollevare migliaia di obiezioni per ritardare l’esecuzione della ripartizione di beni, dopo la separazione; ben presto Ornella e Tiago dovettero fare i conti con un autentico esercito schierato contro di loro che potevano opporre poche e fragili difese; la prima iniziativa fu di ripartire i beni ereditabili tra i tre diretti beneficiari, la moglie e i figli; Ornella si trovò con una azienda, la migliore, e i ragazzi, Giancarlo e Franco, con le rimanenti due.
Poiché al tempo il primo si era appena iscritto ad un Liceo e l’altro frequentava le medie, la cura del loro patrimonio fu legalmente affidata a Giovanni, l’avvocato che ne divenne tutore; Ornella aveva in animo di affidare la direzione della sua parte a Tiago che amava come la luce dei suoi occhi; il timore di uno scandalo troppo grosso la frenò e le suggerì una scelta più cauta e meditata; la direzione fu affidata al più anziano dei funzionari, uno che aveva cominciato con Edoardo e gli era stato vicino in tutti quegli anni.
Suo marito, però, di fronte al crollo di una vita intera di lavoro, decise di andarsene e sparì da ogni radar; l‘unico con cui mantenne rapporti fu l’avvocato al quale aveva consegnato molte responsabilità e che ormai parlava in nome dell’amico; fu lui a rapportarsi con i ragazzi e ad avvertirli che, volendo, potevano comunicare col padre attraverso di lui; i ragazzi capirono poco, al momento; ma col passare degli anni fecero chiarezza e si rivolsero a Giovanni come se fosse l’alter ego del padre.
Il pool di avvocati messi in campo da Edoardo non ebbe requie e non si diede pace mentre cercava tutti gli spunti per aggredire la moglie perfida, tesa a massacrare il loro cliente con la complicità di un farabutto le cui malefatte furono scavate e portate alla luce perché, per l’appunto, costituivano il fondamento delle pretese della donna alla quale risparmiarono la stessa osservazione quasi radiografica solo perché il marito non intendeva infierire su una povera illusa innamorata di uno scellerato.
Le manovre dei legali, in parte favorite dalle complesse articolazioni della burocrazia e in gran parte volute determinatamene per mandare alle calende greche la soluzione della controversia, fecero scorrere i mesi e gli anni, mentre i ragazzi proseguivano il loro corso di studi; Giancarlo si trovò a festeggiare la maggiore età mentre già si affannava a decidere il corso di studi da scegliere all’Università; per sua fortuna, Giovanni incaricato dal padre di seguirne gli viluppi, era attento a guidare con mano ferma.
A metà del corso di scuola Superiore, gli fece presente che le disposizioni testamentarie lo ponevano quasi obbligatoriamente alla testa del piccolo impero industriale che suo padre aveva costruito per loro; risultava a quel punto importante che cominciasse ad avere col padre un rapporto un poco più diretto, anche per decidere se voleva ereditarne il ruolo e la funzione o se preferiva rinunciare all’eredità e andare in altre direzioni; Giancarlo ritenne che fosse doveroso almeno chiarire col padre alcuni punti.
L’unico strumento di cui disponevano per realizzare il loro desiderio era la videochiamata e da quel giorno divenne prassi quasi quotidiana parlare col padre; i figli ‘scoprirono’ così che non era stato lui a scomparire, ma la made a cacciare lui perché si era persa dietro l’uomo che adesso viveva con lei, decisamente non in sintonia coi figli; Giovanni, in aggiunta, svelò i meccanismi messi in atto per derubarlo di tutto il capitale e gli sforzi fatti per attribuirne due terzi a loro.
Saltò fuori anche che Edoardo si era rifatto una famiglia a Rio de Janeiro, con un’imprenditrice di grande valore, ricca di suo, con la quale aveva messo in piedi una struttura enorme con interessi che svariavano dal commercio del caffè ai cantieri navali, dalle grandi imprese edilizie alla moda; la richiesta dei ragazzi fu di vedere, almeno per skype, la sua donna; ovviamente, sbalordirono davanti alla prorompente bellezza e Giancarlo scherzò anche a fare il ‘piacione’ con la ‘matrigna’.
Dulcis in fundo, presentò ai figli il fratellastro avuto da Marisol, la sua compagna, il piccolo Ramon, color cioccolato perché nato da madre mulatta; il bambino, di sette anni, era molto aggiornato sulla possibile ‘famiglia allargata’ e fu gioioso e felice coi ‘fratelloni italiani’ che sperava di incontrare quanto prima; Edoardo chiese al primogenito di valutare la possibilità di studiare Economia e di avviare, contemporaneamente, un’attività lavorativa che lo mettesse in contatto col mondo a cui era destinato.
Le cose filarono come era nelle previsioni e gli auspici; guidato affettuosamente da Giovanni e dai primi dirigenti delle due strutture, che furono accorpate; associato dal padre a molte iniziative che aveva intrapreso con le sue aziende brasiliane, il ‘ragazzo’ rivelò ben presto talento naturale a dirigere e coordinare, polso nelle decisioni e prontezza di analisi; Giovanni fu costretto a dichiarare all’amico in esilio che quel figlio era degno allievo del padre.
Anzi, per molti aspetti, lo aveva già scavalcato perché la dimestichezza coi nuovi media gli dava notevoli vantaggi; Edoardo fu naturalmente felice di queste convinzioni che fece sue e continuò ad insistere con Giancarlo perché non trascurasse lo studio e imparasse a ripartire il suo tempo tra le varie incombenze; surrettiziamente, gli ricordò che da dicembre a febbraio in Europa si gelava e in Brasile si scoppiava dal caldo; cercasse e trovasse un periodo da trascorrere con lui, anche tutto il trimestre.
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