Avvolse il giovane in un bacio cannibalesco e prese in bocca le labbra che leccò, mordette e titillò; infilò la lingua e lo invitò con l’esempio a succhiarla come un piccolo cazzo; catturò tra i denti la sua e la tirò dentro la cavità orale per succhiarla a sua volta; si rese conto che il giovane partner era molto attento a quello che lei faceva per impararlo e metterlo in atto a sua volta; decise che avrebbe portato quel ragazzo per tutte le praterie del piacere e lo avrebbe stordito d’amore.
Aprì la camicia mentre percorreva con le labbra il petto fino ai capezzoli che afferrò tra le labbra e tormentò succhiandoli, baciandoli e mordicchiandoli con libidine e passione; come aveva pensato e desiderato, fu ricambiata immediatamente della stessa moneta e sentì la bocca di lui svariare sulla gola, sul petto e sui seni che percorse voracemente con le labbra finché aggiunse i capezzoli sui quali scatenò la sua lussuria.
Prendendo esempio, Tiago abbassò il corpetto dell’abito, slacciò il reggiseno e mise in luce il seno matronale con tutto il busto e si lanciò in un’appassionata leccata e suzione delle mammelle, soffermandosi a lungo sui capezzoli duri come pietra; tentò di abbassare il vestito oltre la vita; lei lo aiutò spostandosi acrobaticamente sul sedile e in breve si trovò con ventre e figa esposti; prese la testa di lui e la affondò con forza fra le gambe, finché lui capì e le succhiò la figa.
Il giovane la convinse ad uscire dall’auto e l’abbracciò voluttuosamente con tutto il trasporto che in quel momento sentiva; riuscì a trasmetterle, con la sola presa delle spalle, la voglia di possederla e il desiderio di sentirla, per quel poco che potevano, disponibile e pronta anche a scelte definitive; lei sentì l’abbraccio come un gesto protettivo, quasi il mantello che rende invisibile o che trasporta nell’empireo, come da bambina aveva spesso sognato; Tiago le apparve come il principe azzurro capace di tutelarla da ogni male.
Spinse il pube contro l’altro e andò a sentire il vigore della mazza ritta contro la figa e il ventre; Ornella si sorprese un attimo, verificando che lo spessore era quello a cui era abituata, se non maggiore; con quel cazzo prevedeva scopate immense, lui le aveva fatto passare un braccio in vita, portando una mano sulla curva morbida delle natiche, là dove le dolci colline dei glutei cominciavano a levarsi al cielo; l’altra mano la usò per carezzarle il viso, dolcemente, in ogni punto, quasi a prendere coscienza della sua conformazione; la carezza lieve la mandò ai pazzi, specie quando si soffermò sulla bocca e sulle orecchie.
“Tiago, fammi sentire nel corpo la tua virilità; poi ci carezzeremo quanto vogliamo; più di te, desidero sentire il tuo corpo, centimetro per centimetro, e vivere il tuo amore sull’epidermide, nel sesso, in tutti gli anfratti del corpo; ma, nell’immediato, ho bisogno di sentire la tua mazza riempirmi il ventre; anche se devi farmi violenza, prendimi subito, senza neppure spogliarci; poi saremo gli amanti esperti e maturi che vorremo.”
Non ebbe bisogno di rispondere perché forse aveva la stessa emozione; la spinse sul sedile posteriore, vi salì anche lui e si stese sul corpo morbido e languido di lei; le salì addosso, facendo combaciare arto ad arto, corpo a corpo; sentì che quasi coincidevano, nella passione, le mani che si stringevano, i ventri che si strusciavano, i capezzoli che si sfregavano; infilò tra i corpi una mano e le sollevò il vestito fino all’inguine; lo arrotolò sullo stomaco, afferrò uno slip zuppo di umori, infilò il medio e lo infilò in figa.
Ornella non se ne stette immobile a farsi possedere; la sua mano scivolò sulla patta e fece scorrere la cerniera; il sesso era ora a portata di mano, chiuso ancora nel boxer ma vivo e palpitante; lui la aiutò sfilando pantalone e boxer e facendoli scorrere fino ai piedi; lei sentì finalmente la mazza nuda nella mano e la carezzò come per impossessarsene; guidò la punta alla figa, scattò verso l’alto col ventre e si infilò il cazzo fino all’utero, con un gemito lungo di piacere.
Non la cavalcò, lasciò che fosse lei a cercare il contatto, la scopata e la sborrata che era senz’altro l’obiettivo previsto; i corpi cavernosi che si riempivano gonfiarono la mazza che occupava il canale vaginale e stimolava i fasci muscolari che lo proteggevano; lei sentì che la figa stava succhiando, con le contrazioni muscolari, il piacere dal cazzo; girò le gambe intorno alla vita di lui e incrociò i piedi dietro la schiena; sentì che la mazza era tutta dentro e godette senza soste.
L’orgasmo arrivò incontrollato, quasi imprevisto, e li mandò in un paradiso psichedelico; Ornella era sconvolta da come il piacere l’avesse sommersa all’improvviso e si fosse sentita travolta da uno tsunami di libidine; Tiago stava ancora cercando di capire cosa mai gli fosse capitato con una signora che aveva incontrato e riconosciuto solo quella sera; dovette ammettere a se stesso che questa donna lo aveva sconvolto e gli aveva provocato emozioni di cui ancora non valutava la portata.
Quella sera lui la riaccompagnò a casa quasi educatamente, ma al momento di lasciarsi si promisero che non sarebbe stata una botta e via; da quella sera, più volte si trovarono a scopare come scimmie; lui riempì tutte le sue lacune in fatto di sesso e si affidò a lei che, presa dalla frenesia dell’amore adolescenziale recuperato e mettendo a frutto le esperienze col marito non si negò niente e alzò continuamente asticella del tradimento, fino a portarselo nella camera matrimoniale quando il marito era impegnato fuori.
Imparò rapidamente, Ornella, a inventarsi le scuse più astruse per uscire clandestinamente la sera, alcune volte a settimana, per andare a scopare con il suo giovane cicisbeo, con tutto l’entusiasmo che poteva mettere una donna ancora giovane e bella come lei a coltivare il sogno di un amore adolescenziale, nonostante la presenza di due figli di cui occuparsi e di un marito assai esigente ma super impegnato nelle attività lavorative in cui emergeva come un faro per tutti.
L’amante non era nemmeno molto esigente, a parte i prestiti senza ritorno che spesso gli faceva per sostenere il suo piccolo vizio della ludopatia che lo vedeva incollato alle macchinette mangiasoldi dei bar per intere giornate; d’altronde, la ricchezza che il mulo suo marito accumulava con le migliaia di iniziative a cui dava vita, spesso al limite, ed oltre, della legalità; doveva per lo meno servire a garantire a lei la facoltà di mantenere un giovane amante che la faceva sentire viva.
La tresca andò avanti per qualche anno, nel corso dei quali le pretese di Tiago si fecero sempre più pressanti e, con esse, le minacce di andare via e dimenticare la donna di cui si proclamava innamorato; recuperando un poco di lucidità e forse di buonsenso, Ornella più volte fu costretta a negargli i ‘prestiti’ che il giovane reclamava; la rottura venne quasi naturale; di colpo, lui sparì dall’orizzonte della donna che si trovò all’improvviso sola ed infelice.
Sfiorò la depressione e si impose di recuperare una certa lucidità; un amante si ‘rabberciava’ dovunque e comunque; bastava decidere di volerlo; i suggerimenti di qualche perversa amica le indicarono la strada per continuare a tradire suo marito, vittima innocente della sua perfidia, e per cercarsi giovani stalloni disponibili fuori dai limiti delle amicizie comuni, per evitare scandali pericolosi per tutti; divenne presto un’artista delle corna.
Ma il tarlo del ‘grande amore’ infantile non la abbandonò e continuò a sperare in cuor suo che Tiago ripensasse la sua scelta di esilio e tornasse più innamorato che mai; le andò bene, in fondo, a meno di un anno dall’improvvisa sparizione, lui le ricomparve davanti col solito immutabile fascino e le propose di ripristinare i vecchi riti per ritrovare quello che proponeva come un amore immacolato ma che era solo la possibilità di una ‘gallina dalle uova d’oro’ a cui attingere per favorire la sua ludopatia.
Col tempo, però, i suoi interessi si erano spostati dalle macchinette mangiasoldi alle bische clandestine e i debiti a cui fare fronte diventavano ogni volta più onerosi; questo lo obbligava, quasi, a proporsi con l’immagine sempreverde del giovane innamorato disposto a tutto per stare con la donna amata ma soprattutto con la personale fonte di approvvigionamento, a spese del mulo di casa che si affannava ad arricchire sempre più il suo capitale.
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