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Erotika
Alberto e Mario · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 23 min di lettura

Mario 1

Il padre scopre una sua vena di frocio e si fa inculare da un superiore; poi lo va a trovare a casa sua e comincia la relazione.

geniodirazza
1 anno fa · 331 letture · 0

Di colpo, cambiò posizione e si distese a fianco a me, coi piedi verso la mia testa e la bocca all’altezza del mio membro.

Mi rotolò sopra e, finalmente!, agguantò fra le labbra la mia asta che era diventata dura come il marmo e quasi viola dal gonfiore.

Mi trovai all’altezza della bocca il suo enorme membro e non ebbi esitazioni; lo afferrai tra le labbra e lo mandai con un solo gesto in fondo alla gola; avrei voluto prenderlo in mano, ma Valerio aveva di nuovo intrecciato le sue dita tra le mie e stringeva con forza, trasmettendomi intense emozioni di complicità e di piacere.

Mentre ci succhiavamo a vicenda i membri vogliosi, Valerio fece un altro scarto e mi ritrovai rotolato sul fianco, sempre legato a lui dai membri che si muovevano dentro le bocche.

Non avevo neanche più voglia di pensare e mi lasciavo andare al piacere, facendomi guidare da lui che sicuramente aveva in testa un programma preciso.

Ad un tratto mi mise in mano qualcosa che a stento riconobbi come un vibratore di notevoli dimensioni; contemporaneamente mi resi conto che qualcosa di duro mi premeva sull’ano; capii che stava proponendo di penetrarci reciprocamente con un vibratore, mentre allegramente ci succhiavamo i membri.

Ma la posizione assunta non facilitava l’apertura delle natiche.

Allora presi io l’iniziativa e lo ribaltai per collocarmi sopra di lui, sempre attento a non perdere neppure per un attimo il contatto del suo membro con la mia bocca; mi trovai così su lui con il membro piantato saldamente in gola e l’ano aperto oscenamente davanti ai suoi occhi e alle sue mani; allo stesso tempo, mi facevo strada fra le sue natiche per infilare il vibratore nel suo ventre; mi facilitò, piegando le ginocchia e sollevando il bacino; feci la stessa operazione per favorire i suoi movimenti.

I due membri artificiali cominciarono a penetrare quasi contemporaneamente negli intestini e ciascuno dei due si diede da fare per rendere la penetrazione quanto più lenta e dolce fosse possibile.

Sentivo l’asta del vibratore farsi largo nelle mucose del mio ventre e ingombrarlo progressivamente; Valerio si fermava, di tanto in tanto, arretrava il bastone di qualche centimetro, lo ruotava provocandomi nuove scosse di piacere ed affondava di nuovo, ancora per qualche centimetro.

Presi a fare la stessa cosa con lui.

Quando le due aste furono penetrate fino in fondo sentii un fremito continuo nel mio didietro; notai allora un piccolo pulsante alla base dello strumento e capii che era di quelli che vibrano con la batteria; azionai anche quello che avevo in mano e il suo ano cominciò a vibrare.

Solo mentre i due membri artificiali si agitavano nei nostri corpi, ripresi contatto con la realtà di quello vivo che avevo in bocca e che avevo quasi dimenticato, nell’emozione della novità; cominciai allora a risucchiarlo nella gola come un’idrovora; mi fermavo ogni tanto e mi dedicavo a leccarlo delicatamente con la lingua che gli roteava sulla cappella, mentre l’asta rimaneva impalata in bocca per buona metà.

Lo estrassi un paio di volte e lo afferrai con la mano per titillarlo in una masturbazione volutamente piacevole, senza nessun desiderio di farlo eiaculare; sentii che un analogo trattamento era riservato al mio nella sua bocca.

Dopo un lungo tempo dedicato a questo piacevole diversivo, Valerio di colpo si staccò e spostò anche me; ci adagiammo sul letto e Valerio mi disse che era l’ora di prendere ormai il caffè che era rimasto in salotto.

Senza toglierci il vibratore dal didietro, andammo in salotto e io mi sedetti sul divano; lui, invece, prese una delle tazze dal tavolino ed intinse la cappella nel liquido ormai diventato freddo; senza parlare, orientò il sesso verso di me e mi fece cenno di leccare.

“Vedrai che è più buono.”

Disse sornione.

Non mi feci pregare e cominciai a succhiare il caffè dal suo sesso; ripeté l’operazione più volte finché la tazzina non fu vuota; intanto, gli facevo la più originale delle fellatio e rimasi attaccato al suo membro anche dopo che l’ultima goccia di caffè mi passò in gola dalla sua cappella.

“Dammi il didietro!”

Disse perentorio alla fine.

Mi girai verso di lui, che mi estrasse delicatamente il vibratore dall’ano; si abbassò poi a leccarmi il buco; non ci fu bisogno di lubrificazione; mi penetrò facilmente e dolcemente, mi fece sdraiare sul tappeto e cominciò a pomparmi dentro con foga.

Ormai tutte le mie fibre erano tese nel piacere che mi veniva da quel membro e me lo gustai con entusiasmo; pompò una decina di volte, poi si fermò e tirò l’asta quasi completamente fuori dall’ano; ma la rimise dentro, con una foga che mi fece sobbalzare.

Continuò a montarmi con forza; poi, all’improvviso, cominciò a fremere in ogni muscolo, si irrigidì e cominciò ad eiacularmi nel retto.

Avvertii una serie di scariche elettriche attraversarmi il ventre mentre lo sperma schizzava dentro a getti violenti.

Si accasciò, alla fine, sulla mia schiena e rimase così, col membro piantato nel mio retto, per alcuni secondi; poi, delicatamente, si ritrasse e si mise a leccarmi il buco dolorante finché raccolse anche l’ultima goccia dello sperma di cui mi aveva inondato.

Mi sedetti sul tappeto e gli presi in bocca il membro, barzotto ma non floscio; lo pulii accuratamente di ogni residuo.

“Adesso tocca a te; come preferisci godere?”

Annunciò alla fine

Non ci avevo affatto pensato, ma poi ritenni che fosse giusto ripagarlo della stesa moneta.

“Nel tuo ano, naturalmente!”

Si appoggiò con le mani al divano, estrasse dal retto il vibratore che aveva continuato a funzionare e mi offrì l’ano letteralmente spalancato.

Accostai la cappella e spinsi dentro; entrai in un sol colpo, ma non diede segni di avvertire l’intrusione; il suo membro, invece, si rizzò di nuovo, di colpo; allungai la mano, glielo presi e cominciai a masturbarlo, mentre mi muovevo delicatamente nel suo retto.

Cercai di durare al massimo, interrompendomi spesso e sfilando il membro per poi ripiantarlo seccamente fino in fondo; allo stesso modo, titillavo l’asta per lunghi tratti e poi mi frenavo per stringergli i testicoli e rinviare l’orgasmo.

Quando mi resi conto che non avrei resistito ancora per molto, lo avvertii.

“Sto per venire.”

E accelerai la spinta sia dell’asta nel retto che della mano che lo masturbava.

Sentii che si irrigidiva e stringeva i muscoli dell’intestino, quando stava sul punto di sborrare; e spinsi con forza, quasi con frenesia.

Esplodemmo insieme, lui per la seconda volta, e il mio sperma gli inondò il ventre, mentre il suo mi inondava la mano che avevo posto a protezione e che poté contenerlo, dato che fu assai meno abbondante.

Ci accasciammo insieme sul divano e, da dietro, gli porsi la mano da leccare, dividendo con lui la crema raccolta; poi mi sfilai lentamente dal suo didietro e mi chinai a leccarlo per raccogliere, come lui aveva fatto, il mio sperma dal suo ano; quando ebbi finito, Valerio si girò e mi leccò diligentemente il membro.

Passammo ancora qualche tempo in salotto, baciandoci e accarezzandoci.

Ma eravamo sazi dell’incontro sessuale e non accennammo altre iniziative.

Prima di lasciarmi andare, Valerio mi avvertì che a giorni ci sarebbe stata una bella occasione, in ufficio, per un’esperienza nuova e interessante.

Non cercai di approfondire, ma, tornando a casa, passai dal laghetto di pesca sportiva e comprai tre trote da portare a casa come trofeo della mia particolare giornata di pesca.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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