Lo sentivo avanzare, millimetro per millimetro, a mano a mano che nuovi tessuti dell’intestino venivano obbligati a piegarsi alla violenza del bastone di carne che li penetrava; poi, d’un tratto, fui aggredito da un ciclone di piacere proveniente dal mio stesso sfintere violentato, avvertii contro l’ano i peli del suo inguine e il suo osso pubico andare a cozzare il mio osso sacro.
Capii che, finalmente, mi aveva penetrato tutto e con tutta la potenza del suo membro turgido.
Cominciò a muoverlo nel didietro, prima lentamente per abituare i tessuti, poi con sempre maggiore decisione; in un punto ebbi quasi la sensazione che fosse uscito del tutto e fosse poi rientrato con estrema semplicità; mi sentii felice del piacere che provavo e di quello che davo.
La mano destra di Valerio mi scivolò sotto il corpo, mentre aderiva profondamente alle mie natiche col suo ventre, e si distese fino a raccogliere il sesso che mi batteva sul ventre.
Mentre mi penetrava analmente, non avevo quasi pensato a quanto il mio arnese si fosse indurito e solo ora avvertivo che era diventato una mazza quasi terrificante.
Valerio cominciò a titillarla con sapienza e avviò una masturbazione stratosferica.
“Avvertimi, quando senti che stai per eiaculare.”
Mi disse; e continuò a pompare con energia la sua asta nel mio intestino.
Dopo alcuni minuti di quel massaggio, avvertii una sorta di languore che mi prendeva dalle ginocchia e che si trasformava in violenta pressione dai testicoli all’asta; capii che stavo per godere e lo dissi.
“Vengo… vengo… vengo…”
Valerio accentuò la spinta ed io mi sentii il ventre squassato dai colpi; sembrava mi arrivassero direttamente nello stomaco; ma ormai il mio orgasmo era in arrivo ed io provavo solo l’intensità del piacere di eiaculare.
Sentii il primo spruzzo che mi esplose nella pancia un attimo prima che il mio membro eruttasse una lava violenta di sperma; i getti miei si susseguirono numerosi, ma quelli di Valerio furono ancora più lunghi, numerosi e intensi; quando io avevo ormai finito e il membro mi tornava floscio, lui continuava ad eruttare nel mio retto; o almeno così mi sembrava; ma forse erano le contrazioni del mio ano che si rilassava a mano a mano che il suo membro, indebolito, si afflosciava e tendeva ad uscire, anche per l’aiuto della crema usata per entrare.
Valerio mi tenne bloccato un po’.
”Pulirti sarà leggermente più impegnativo, tra crema e sperma.”
Lo lasciai fare e sentivo che usava più fazzolettini per pulirmi.
Lo fece con estrema cura, prima di farmi rimettere a posto i pantaloni.
Quando ci fummo ripresi, gli feci notare che non era possibile fare sesso in quel posto e in quelle condizioni; era d’accordo ma mi fece osservare che la mia condizione familiare mi rendeva più prigioniero di lui; come diamine facesse a sapere tanto di me, non lo capivo ancora.
Io gli dissi che la domenica mattina, spesso dedicata alla pesca sportiva, poteva essere una buona occasione, ma che era necessario un posto sicuro.
“Casa mia non ti va bene?”
Mi chiese ridendo ed io risposi nell’unico modo possibile.
“Ma vaffà…”
“Già fatto.”
Concluse ridendo.
Così la domenica successiva diventò il primo vero appuntamento.
Ed io non avevo ancora capito come ero arrivato a quella scelta e, soprattutto, questa dove mi avrebbe portato.
La casa di Valerio era un po’ fuori mano, in una zona a me quasi sconosciuta per cui incontrai qualche difficoltà ad individuarla, tra le tante villette singole che popolavano il nuovo quartiere residenziale.
Quando riuscii ad arrivarci, mi si confermò il dubbio che Valerio avesse in azienda un ruolo più importante di quanto ancora ipotizzassi; zona ed edificio erano troppo eleganti per essere di competenza di un semplice impiegato.
Mi accolse sulla porta coperto solo di una leggera vestaglia semitrasparente che lasciava intravedere tutta la sua struttura imponente e, soprattutto, il membro già duro; la posizione isolata e discretamente distante dalla villetta vicina gli consentivano libertà inusuali.
Appena entrati, mi fece accomodare in un vasto salone con divani e tappeti che sembravano essere messi apposta per servire da alcova; versò il caffè appena fatto e si venne a sedere al mio fianco.
Di colpo, mi afferrò per il viso e mi baciò sulla bocca; un bacio lungo, intenso che mi provocò nuove, profonde emozioni; la lingua ruvida e dura mi perlustrò tutta la bocca e si spinse in fondo, verso la gola ed io sentii il membro che mi si gonfiava fino a dolermi; passai le mani sulla sua schiena e poi le trasferii sul petto, spostando le falde della vestaglia per arrivare ai capezzoli duri e scurissimi.
Interrompendo per un attimo il bacio che mi succhiava l’anima dalla bocca, mi cominciò a spogliare; lo faceva con molta perizia, nonostante la bardatura da pesca che avevo indossato per giustificare l’uscita.
A mano a mano che i pezzi cadevano e il corpo si mostrava, mi copriva di baci ogni centimetro della pelle, dal collo alle spalle giù giù fino al petto, dove si dedicò con particolare attenzione ai miei capezzoli; sentivo brividi di piacere elettrico attraversarmi il corpo e andarsi a scaricare giù verso l’asta e l’ano, che cominciava a pulsare e contrarsi desiderando qualcosa che lo riempisse e lo stimolasse.
Quando mi abbassò i pantaloni, la mia verga cominciò a premere con forza sulle mutande e sperai che me la toccasse subito.
Invece, con un sadico gusto lascivo, si dedicò con attenzione alle mie gambe, ai piedi, alle cosce; accarezzò con lentezza, cercando i punti meno esposti e meno frequentati; mi impose con un gesto di starmene fermo e cominciò un percorso di esplorazione, con le mani, con le dita, con la bocca, con la lingua, sui piedi, sulle caviglie, sulle gambe e via via verso lo cosce.
Quello che mi diede i maggiori brividi, fu sentire la sua lingua percorrere l’interno delle mie cosce, intorno agli slip ancora indossati; poi, quasi all’improvviso, la sua mano si insinuò, da sotto, tra le natiche e le sue dita raggiunsero l’ano.
Stavo ancora aspettando che mi accarezzasse il membro, quando invece si infilò con prepotenza nell’ano, insinuando prima due poi tre dita e allargando lo sfintere a mano a mano che il dorso della mano premeva.
Ormai non resistevo e abbassai la mano ad impugnare il membro che mi doleva, stretto com’era; con un gesto quasi brusco, spostò la mia mano e cominciò ad abbassare gli slip; la mazza svettò nell’aria quasi superba e vidi che la guardava quasi con ammirazione.
Ma non accennò a prenderla in bocca come ormai desideravo con tutte le mie forze; spinse via gli slip, lasciò cadere la vestaglia e mi abbracciò appassionatamente.
Sentivo tutto il suo corpo fremere contro il mio, i membri che si sfregavano e si infilavano tra le cosce l’uno dell’altro, le mani che percorrevano la schiena e il sedere, si aggrappavano alle natiche e le allargavano per comprimere poi il bacino contro il bacino; lo scontro degli ossi pubici quasi procurava dolore.
Valerio si staccò dall’abbraccio, mi prese per mano e mi condusse alla camera da letto arredata con gusto dannunziano, in un colore porpora intenso tutto cortine e luci soffuse; mi fece accostare al letto, sulle lenzuola di seta rossa come le pareti, e si sdraiò sopra di me.
Riprese a baciarmi con passione e metodo, percorrendo tutto il mio corpo dalla testa ai piedi; mi teneva le mani intrecciate e quasi mi impediva ogni movimento; ma io me ne stavo beato a godermi la sua lingua che mi titillava le orecchie, la gola, i capezzoli, il ventre, le cosce; saltò volutamente l’asta, girandoci intorno e facendola esplodere in tutto il suo vigore.
