Mario 2
L’occasione annunciata da Valerio era un convegno internazionale di aggiornamento organizzato dalla Multinazionale di cui faceva parte la nostra azienda ed al quale, dalla nostra sede, erano invitati solo 4 dipendenti; come e perché fossi tra i prescelti, rientrava tra quei misteri della figura professionale di Valerio su cui non ho mai cercato di indagare.
Ma era evidente dai modi, dai toni, dall’autorità che esprimeva, che doveva aver provveduto personalmente a scegliere i ‘premiati’; anche con gli altri due, che peraltro sfiorai solo per caso in tutto il tempo, mi sembrava ci fosse un rapporto assai più che professionale.
D’altronde, la sede prescelta, Palma de Maiorca, faceva pensare a una vacanza - premio, piuttosto che ad un incontro di lavoro.
Per tutto il viaggio e fino all’arrivo mi mossi quasi come un automa, soggiogato dalla disinvoltura che Valerio manifestava in ogni movimento, dalla padronanza delle lingue alla conoscenza dei luoghi, dai rapporti con il personale dell’aeroporto, dell’aereo, dell’albergo, di tutto insomma, alla capacità di controllo di ogni situazione.
Giunti all’albergo, scoprii, e non me ne meravigliai più di tanto, a quel punto, che avevamo due camere comunicanti ciascuna con letto matrimoniale; l’albergo, manco a dirlo, era di primissima categoria.
Espletate le formalità di accredito, mi recai nella mia camera, disfeci il poco bagaglio, poiché la sosta era prevista per solo tre giorni, e mi fiondai nella doccia, per liberarmi delle scorie del viaggio e, in parte almeno, delle sorprese che mi avevano travolto.
Uscendo dal bagno, incontrai Valerio, vestito di tutto punto ed elegantissimo, che mi fece fretta; eravamo attesi nel salone delle feste.
La mia sorpresa cresceva; scoprii immediatamente che il mio compagno era il vero polo di interesse della convention; tutti pendevano dalle sue labbra e a tutti si rivolgeva con disinvoltura nella lingua dell’altro.
Mi sentivo un po’ Alice nel paese delle meraviglie.
Mi perse di vista, per un bel tratto, e dovetti limitarmi a cercare di capire qualcosa nella bailamme di linguaggi di cui coglievo solo qualche piccola frase di uso comune.
Quando cominciarono i lavori, le cose andarono un po’ meglio, per via della traduzione simultanea.
Arrivò velocemente l’ora di pranzo e ci trasferimmo nella sala apposita; Valerio riprese con estrema eleganza il suo ruolo di anfitrione e volteggiò da un tavolo all’altro; in uno dei suoi spostamenti, ebbe solo modo di sussurrarmi che dovevo avere pazienza fino a sera.
Infatti, il pomeriggio fu dedicato ad una visita alla sede locale della Multinazionale e ci fu solo tempo per una rapida doccia e un cambio d’abito; imprudentemente, non avevo portato gran che e fui costretto a mandare i miei abiti in lavanderia.
Rispetto alle abitudini locali, la cena fu sbrigata velocemente; pensai che l’accelerazione fosse stata decisa in considerazione della dura giornata; e non mi meravigliai, quindi, neanche quando scoprii che quasi tutti si ritiravano in camera.
Lungo i corridoi però uno strano viavai di giovani figure, soprattutto femminili, mi diede qualche sospetto; Valerio commentò sarcastico.
“Optional del soggiorno … solo su richiesta! Fatti una rapida doccia e raggiungimi in camera.”
Di fatto, mi affrettai a spogliarmi ed entrare sotto la doccia il tempo di togliermi di dosso stanchezza, polvere e disagio.
Ancora in accappatoio, aprii la porta di comunicazione ed entrai.
Valerio era seduto sul letto e, accanto, aveva due giovani, ventenni più o meno, decisamente ben fatti, o palestrati al punto giusto, e soprattutto assai ben dotati; Valerio li teneva per il membro, uno per mano, e li titillava con dolcezza, quasi senza impegno; disse semplicemente.
“Juan e Antonio; non preoccuparti, risultano tutti e due a mio carico.”
La precisazione mi turbò alquanto ma non dissi niente, lasciai cadere l’accappatoio e mi andai a sedere a fianco a Juan, che aveva una mazza meno preoccupante, anche se di dimensioni notevoli; Valerio mi passò quel membro ed io lo presi delicatamente tra le mani.
Per un po’ mandai la mano su e giù facendolo indurire al massimo; poi sollevai Juan per un braccio, me lo posi davanti e gli presi il membro in bocca; ebbe solo un leggero fremito, quando lo spinsi fino alle tonsille.
Cominciai a succhiarlo con ardore e, con la coda dell’occhio, vidi che Valerio faceva altrettanto con Antonio.
“Vuoi solo il membro o ti piacerebbero anche gli ani? Sai, questi sono i nostri giocattoli, stasera, e sta a noi decidere da che parte usarli.”
I ragazzi evidentemente non capivano; e, comunque, non sembravano interessati ai dialoghi.
“Finché c’è il tuo ano, mi dedico solo a lui.”
Risposi.
Valerio si alzò dal suo posto, venne davanti a me, fece spostare Juan di fianco e si abbassò a prendermi l’asta in bocca; contemporaneamente, fece segno ad Antonio, che si piazzò alle sue spalle e, delicatamente ma con un sol colpo, lo penetrò nell’ano.
Cominciammo allora un balletto surreale in cui io sommavo le emozioni della bocca del mio amico che mi succhiava con abilità a quelle della mia bocca, dove Juan manovrava il membro con evidente esperienza; dalle contrazioni della bocca di Valerio potevo percepire anche il piacere che Antonio gli stava dando trapanandogli il didietro.
Andammo avanti per un bel po’; poi Valerio, che si comportava da perfetto regista, impose un cambio; si sedette lui sul letto, fece inginocchiare alla sua sinistra Juan e gli prese il membro in bocca, mi prese per la testa e mi fece abbassare a succhiarlo; lo feci con gioia e mi diedi subito da fare per spingerlo in gola fino a toccare con le labbra i peli del pube; intanto, invitato dal solito Valerio, Antonio si collocava alle mie spalle e mi appoggiava all’ano la sua mazza che avevo già visto come ‘preoccupante’; di sottecchi, vidi Valerio che gli indicava di fare con dolcezza.
Non fu semplice riceverlo nella pancia, ma lui si muoveva con esperienza e delicatezza, Valerio mi pompava l’asta in bocca per stimolarmi ed io era pronto a ricevere nell’intestino anche un palo del telegrafo, a quel punto.
Mi penetrò fino in fondo, finché i suoi testicoli giunsero a contatto con i miei, e cominciò a muoversi con decisione e garbo, sollecitandomi contrazioni e vibrazioni in tutto il ventre; quasi per conseguenza, la mia bocca si faceva più morbida ed acquosa, sul membro di Valerio, e gli strappava contrazioni di piacere che a sua volta trasmetteva all’asta che stava succhiando.
In quel gioco strano passò più tempo di quanto pensassi e cominciai a sentire il peso della giornata; inoltre, avevo una voglia matta di eiaculare ma non riuscivo a decidere come e dove.
Il solito ‘regista’ risolse alla grande la situazione.
“Io ho voglia di eiaculare.”
Disse.
Replicai.
“Anch’io. Ma come facciamo?con loro?”
“Non preoccuparti; sono mercenari, potrebbero tenertelo duro nel ventre anche per giorni, senza eiaculare. Invece, noi due ci meritiamo una grande conclusione.”
Mi fece sdraiare di fianco sul letto e si sdraiò a sua volta, a 69, prendendomi in bocca il membro, mentre io facevo altrettanto col suo; i due ragazzi, su indicazione di Valerio, si sistemarono alle nostre spalle e, quasi contemporaneamente, ci infilarono il membro nell’ano; a me toccò quello di Juan, per fortuna.
Cominciò così l’ultimo ‘trenino’ in cui ci davamo da fare a succhiare il bastone dell’amico con l’intenzione di portarci rapidamente all’orgasmo; quando sentii dalle viscere montami il fremito giusto, accentuai il risucchio sull’asta di Valerio che si tese a sua volta in un ultimo spasmo di piacere.
