Lo feci con molta attenzione; ci rivestimmo e, solo alla fine, mi disse.
“Io mi chiamo Valerio.”
Riuscii solo a rispondere.
“Io, Mario.”
Senza dire altro, uscimmo circospetti, prima io poi lui, dopo esserci accertati che non c’era nessuno in giro.
Non riuscivo ancora a guardare le cose lucidamente, ma la mia parte femminile ormai mi appariva fin troppo evidente e cercai di non chiedermi neppure dove avrebbe potuto condurmi.
L’azienda in cui lavoravo era molto grande; non ci si conosceva tutti, anzi, ci si conosceva in pochi, ed alcune persone non si erano mai incontrate, sul lavoro.
Per questo, pensavo, ma soprattutto, temevo, che non avrei più avuto occasione di incontrare Valerio, a meno di un caso molto fortunato.
Ma, evidentemente, in quel momento, di fortuna, ne ebbi molta … o chissà … molto poca.
La scoperta della mia omosessualità mi aveva lasciato parecchio perplesso, considerata la mia radice culturale; ma, dall’altro lato, l’esplosione improvvisa di piacere mi spingeva non solo ad accettare ma, anzi, a favorire la naturale tendenza.
Per questo, ero lacerato tra il desiderio di rivederlo e il timore di entrare in un circolo da cui non sarei più uscito.
Quindi, lasciai fare al destino, che fu molto benigno.
Mi ritrovai di nuovo nello stesso settore, in un intervallo, e lo vidi arrivare da lontano, apertamente omaggiato dagli altri impiegati; mi scoprii a pensare che doveva avere un ruolo di potere, e speravo di no, o di prestigio, e mi auguravo di si.
Ma il problema non si pose, quando mi fece impercettibilmente segno di seguirlo.
Ci ritrovammo, manco a dirlo, davanti allo stesso ufficio abbandonato e chiuso; aprì con la sua chiave e mi fece entrare.
Abbassò subito i pantaloni e slacciò i miei calandoli sulle scarpe; poi mi abbracciò e mi baciò sulla bocca.
L’emozione fu improvvisa e violentissima, perché distruggeva tutto un mondo di mie convinzioni.
Ma, come era già successo, in un attimo la mia emozione cambiò rotta, quando avvertii il sapore della sua lingua che mi perlustrava letteralmente le papille della bocca, dalla lingua alle guance al palato, fino in fondo alla gola.
Non cercai neanche di resistere; ricambiai con la stessa intensità e mi adattai a ripercorrere i suoi gesti quasi con infantile diligenza; a mano a mano che mi lasciavo andare e partecipavo al gioco di lingua e di sollecitazione, sentivo il calore inondarmi tutti il corpo e quasi convogliarsi sul membro che si rizzava e andava a sbattere contro il suo, che subiva evidentemente lo stesso fascino.
Abbassai una mano ed andai a raccoglierlo nel palmo, recuperando le emozioni di calda dolcezza che quella mazza durissima riusciva a trasmettermi; a sua volta, prese il mio bastone in una mano e cominciò a menarlo in una manipolazione dolcissima, mentre mi frullava la lingua nella bocca.
Ad un tratto si interruppe, si staccò dalla mia bocca e cominciò a premermi sulle spalle invitandomi ad accosciarmi.
“Vuoi?”
Mi chiese quasi con affetto.
Accennai di si con la testa e Valerio mi spinse con più energia ad accosciarmi davanti a lui; il suo membro si ergeva prepotente e bellissimo davanti a me; lo guardai un poco, quasi per impossessarmene già con gli occhi, recuperai i suoi gesti della volta precedente e, con la punta della lingua, lo sfiorai sulla punta; dal membro sembrò staccarsi un fluido elettrico che mi attraversò la bocca, mi colpì lo stomaco e mi scese ai testicoli; aprii un poco le labbra e ne feci entrare in bocca una piccola parte, sufficiente a farmi assaporare la dolcezza della cappella e a spingermi a ruotargli intorno la lingua.
Poi lo estrassi e afferrai i testicoli, li accarezzai morbidamente e li presi in bocca, uno per volta; mi riempivano fino a urtare il palato e io li tenevo così, chiusi nella cavità orale, leccandoli e succhiandoli come una ventosa.
Poi passai all’asta turgida, cominciando dai peli del pube; ci passavo la lingua disegnando una spirale che lentamente percorreva lo scroto per arrivare in punta; poi scivolavo con la lingua da un lato del cilindro di carne e risalivo dall’altra parte; finalmente cominciai a farlo penetrare in bocca, tenendo le labbra leggermente serrate per sentire più direttamente le pulsazioni del sangue che affluiva.
Mi ingombrò la bocca tutta quanta, serrato tra lingua e palato; mentre lui sfregava l’asta sulla morbida carne dell’interno bocca, io ruotavo la lingua intorno e succhiavo continuamente la punta.
Con un gesto deciso, me l’affondò nella gola; per un attimo rimasi quasi soffocato, ma lui cominciò un vai e vieni che allentò la pressione ed accrebbe l’eccitazione.
Pensavo che mi avrebbe montato in bocca ed alla fine mi avrebbe eiaculato direttamente nella gola ed attendevo quasi con ansia il getto del suo sperma sopra le mie tonsille.
Ma Valerio aveva altre idee; di colpo, si ritrasse e uscì; rimasi perplesso, ma lui mi rialzò in piedi e accennò a farmi voltare.
“Te la senti?”
Mi chiese col tono affettuoso di prima.
“Me la sento … ma ho anche tanta pura di farmi male … non l’ho mai fatto e mi pare che sia troppo grosso.”
Sorrise e mi rassicurò.
“Non devi preoccuparti; farò in modo che il dolore sia appena avvertibile … e poi mi pare che i tuoi muscoli si adattino facilmente.“
Mi girai e mi appoggiai alla scrivania di fronte, come lui aveva fatto; sentii le sue mani sulle natiche e i pollici che si accostavano all’ano e lo aprivano, ma delicatamente; poi qualche movimento alle mie spalle e la sua lingua che mi sfiorava l’ano, lo leccava e si inseriva nel buco; morbida e dolce, rivelava poi una consistenza dura e decisa, all’interno; utilizzata sapientemente, si infilava nel foro e lo percorreva.
Le pareti del muscolo, nient’affatto abituate, reagivano accogliendola con dolcezza e avvolgendola.
Dopo poco, sentii che il posto della lingua veniva preso da qualcosa di più duro e consistente.
Capii che era un dito che si faceva strada nel mio corpo ancora inviolato e lo invitava ad aprirsi e a farlo entrare; lo feci e il dito si infilò dentro provocandomi autentiche scosse di piacere; Valerio cominciò a ruotare il dito per dilatare il muscolo; poi entrò con un secondo dito che si fece strada con la stessa sicura dolcezza.
Un poco, però, la penetrazione mi disturbava; non era dolore, solo leggero fastidio; lui se ne accorse, ritirò le dita e sentii qualcosa di vischioso mi scorreva nell’ano; feci il gesto di girarmi, ma Valerio mi fermò.
“E’ una crema lubrificante e leggermente anestetizzante; vedrai che poi tutto sarà semplice … semplice e meraviglioso”
Infatti, subito dopo avvertii che le dita che entravano dovevano essere almeno tre, ma non davano nessun disturbo; Valerio le ruotava e le apriva per accelerare la risposta dell’ano e soprattutto, dello sfintere che continuava a contrarsi.
Quando avvertì che anche l’intera mano, chiusa in punta a becco di cigno, poteva entrare e superare lo sfintere, mi suggerì quasi sottovoce.
“Quando comincia ad entrare, spingi come se dovessi andare di corpo; vedrai che sarà come entrare nel burro …”
Lo stetti a sentire e, quando sentii la cappella forzare l’ano, contrassi i muscoli come per espellere e la cappella passò, in un sol colpo, lo sfintere.
Ma non fu entrare nel burro; la sentii bene, la mazza che mi sfondava il retto; il dolore ci fu, anche se sopportabile; con una mano gli feci cenno di fermarsi; si bloccò ed io rilassai i muscoli violentati fino a che abbracciarono il bastone di carne che li aveva forzati; diede un leggero colpo di reni e l’asta cominciò ad entrarmi dentro.
