Si vestiva sempre più provocante, tirò fuori le mutandine più sexy che aveva e ne comprò delle nuove, anche se questo gioco aveva i suoi inconvenienti a casa. Il marito vedendola sempre più sexy la costringeva a continui rapporti, anche la mattina prima del lavoro, spesso prendeva la metropolitana di corsa con lo sperma del marito che le colava dentro i collant. Era un piacevole supplizio, ma intanto con il professore di ginnastica non vedeva nessun progresso.
Faceva un giro più lungo apposta per uscire da scuola e passare davanti alla palestra, lui la aspettava sulla porta ma poi quando la vedeva non riusciva a proferire parola.
L'occasione propizia le capitò durante un consiglio di classe. Di solito si tenevano in sala professori, una stanzetta piuttosto angusta con delle cattedre e delle sedie, ma quel giorno degli operai la stavano imbiancando e la riunione venne spostata nell'aula delle proiezioni, era una stanza grande con i banchi a semicerchio che salivano di diversi gradini. Lei arrivò leggermente in ritardo, il prof di educazione fisica era seduto in alto in un banco da solo, restava sempre in disparte per la timidezza in quelle situazioni. Lei si sedette accanto a lui. Si era messa giarrettiera e calze nere, molto vintage, aveva delle gambe bellissime, difficili da non notare che salivano affusolate a dei fianchi che lasciava senza fiato.
La luce era un poco fioca, le riunione noiosa.
Lei sentiva gli sguardi di lui, ma quando provava ad intercettarli lui si voltava e diventava rosso. Lei si alzò un poco la gonna, fino a far intravvedere il bordo delle calze, vide con la coda dell'occhio che lui non riusciva a distogliere lo sguardo. Poi la preside lo interrogò e lui rispose interdetto alzandosi in piedi come fosse un studente balbettando.
Quando si risedette, la gonna sfiorava le mutandine. Lui diventò paonazzo, e i suoi jeans diventarono sempre più aderenti. Lei prese la mano muscolosa di lui e la mise sul suo ginocchio. Rimase lì a lungo e la sentì sempre più calda e sudata, poi finalmente si mosse verso l'alto. Più saliva e più lei apriva lentamente le cosce, quasi impercettibilmente.
Quando arrivò alla fine delle calze e sentì i polpastrelli caldi di lui sulla pelle liscia delle sue cosce ebbe un fremito.
Ci mise ancora molti interminabili minuti ad arrivare alle mutandine, che ormai erano irrimediabilmente umide.
Ma la riunione volgeva al termine e lui era troppo lento. Lei tolse la mano di lui e mise la sua sulle mutandine e le spostò, mentre l'altra mano si mise ad accarezzare il rigonfiamento dei pantaloni di lui. Il membro di lui era così teso, che sembrava capace di rompere il tessuto del jeans da un momento all'altro. Accarezzava quel tessuto ruvido sapientemente, stringendo la punta con forza. Abbassò la lampo e infilò una mano dentro, riuscì faticosamente a tirare fuori quel membro così duro, era meno largo di quello di suo marito ma lungo e duro. Si bagno un palmo della mano con la saliva e iniziò a massaggiare la punta. Sentiva che lui aveva il respiro sempre più affannato, lo vide in volto paonazzo, capì che non sarebbe durato a lungo come suo marito, con lui a volte le venivano i crampi per quanto ci metteva a venire. Con l'altra mano si accarezzava il clitoride e infilò un dito dentro, fece appena in tempo perché sentì il cazzo di lui esploderle in mano, in in una serie di fiotti densi e abbondanti.
Sì tolse le mutandine e le mise in tasca a lui senza che se ne accorgesse, poi sì abbassò la gonna e raggiunge l'uscita della scuola, la riunione era appena finita un tempismo perfetto.
Andando verso la metropolitana si pentì di avergli lasciato le mutandine, e se suo marito se ne fosse accorto? Forse era meglio se si fermava a comprarne un altro paio, ma forse quella mattina l'aveva spiata ed era peggio. Decise che una volta arrivata a casa sarebbe andata subito in bagno e ne avrebbe indossato un paio. Ma durante il tragitto in metropolitana, le arrivò un messaggio del marito, non del tutto inatteso a dire il vero, spesso le scriveva quando sapeva che stava per tornare. Le comunicava che l'aspettava a casa aveva preparato il pranzo ma e anche il dessert, ovviamente per chiarire di cosa si trattasse correlò l'informazione con una foto del suo membro eretto. Non le facevano molta impressione le foto del cazzo di suo marito, ma quel giorno le riaccesero la voglia che il professore di ginnastica non era stato in grado di portare a termine.
L'eccitazione era molta e arrivata a casa non si preoccupò di mettersi le mutandine e anzi durante il pranzo fece cadere la forchetta e chiese al marito di raccoglierla. Aprì le cosce e mostrò il suo sesso gonfio di voglia in tutto il suo splendore.
Non sapeva come il marito avrebbe reagito a vederla senza mutandine, forse l'avrebbe punita duramente, ma non le importava. Forse aveva anche voglia di essere punita, ma inaspettatamente il marito fece una cosa che faceva raramente, iniziò a leccarle le cosce e il sesso avidamente. Ebbe un orgasmo fortissimo mentre il marito la leccava, e prendendogli il membro in mano pensò a quello del collega, erano così diversi eppure così eccitanti entrambi, lo prese in bocca e poi ci salì sopra. Lo cavalcò a lungo venendo di nuovo, mentre il marito le stringeva i fianchi e giocava con i suoi capezzoli. Ogni tanto chiudeva gli occhi e confondeva i membri, ma quello del marito era così duro e così grosso da riportarla presto alla realtà, voleva sentire il sapore del suo sperma in bocca, non lo aveva mai desiderato tanto.
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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.
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Eccitante leggo gli altri e saprò dirti... a dopo
Ciao carissima dove si trova di te posso fare la conoscenza con te