Mi chiamo Claudio, ho quarant'anni, un fisico normale, alto uno e settanta, occhi scuri, capelli neri e corti, aspetto mite e tranquillo. Sono sposato con Manuela, che ha la mia stessa età. Ma non è la classica donna, madre di famiglia, casalinga, con i capelli castani, occhi scuri, fisico snello, anche se con un po' di pancetta, dovuta al parto. Siamo sposati da dieci anni ed io sono stato l'unico uomo nella sua vita. Quando l'ho conosciuta, ho trovato in lei la donna che cercavo: calma, tranquilla e ubbidiente, amante della casa e desiderosa di avere dei figli, un marito, una vita tranquilla, senza tanti grilli per la testa. Proviene da una famiglia molto conservatrice, dove la donna è la regina della casa, pensa ad allevare i figli e ad accudire il marito. La nostra è una vita tranquilla, abbiamo poche amicizie, usciamo raramente; lei, pudica e timida, indossa sempre abiti molto pratici e comodi, niente di sexy, indossa sempre comode scarpe e non ama molto ricevere complimenti o occhiate cariche di desiderio. Oltre tutto, non appartiene a quelle bellezze che, quando incontri per strada, ti volti a guardare oppure si veste in maniera provocante per attirare l'attenzione: niente di tutto ciò, ama molto mantenere sempre un basso profilo. Fra di noi le cose sono quanto di più assoluto e normale si possa trovare nella vita di una coppia. Scopiamo poco e sempre nella maniera canonica, in figa con lei sotto, poi lei sopra e gode; dopo la prendo a pecorina e godo, mai culo, scarsi pompini. Io lavoro da oltre vent'anni come meccanico presso un'officina di riparazioni auto. Siamo solo in due: io e il proprietario, che si chiama Giuseppino, ma tutti i suoi amici lo chiamano Pino. Lui è il classico tipo che sbava ogni volta che vede entrare nell'officina una donna e questo, forse, è dovuto al fatto che, avendo sessantatré anni, vedovo da oltre dieci. Il suo aspetto non è certo quello di un Adone: basso, in sovrappeso, quasi calvo, dai modi un po' rozzi. Si circonda di altri due amici che hanno, grosso modo, la sua stessa età, che, come lui, stanno sempre a sbavare dietro ad ogni donna che passa per strada o che entra in officina. Tutti e quattro li chiamo "i quattro moschettieri," perché stanno spesso insieme, sono amici da sempre, da tanti anni. Tutti e quattro sono nati nello stesso anno, solo in mesi diversi. Benito, è il più anziano perché nato a gennaio, completamente calvo, ex muratore in pensione, perennemente affamato di fica, poi Antonio, che è nato a marzo, dei quattro è l'unico che non si è mai sposato, anche lui molto porco e rozzo, ed infine c'è Flavio, che invece è il più giovane, infatti compirà sessant'anni fra qualche giorno e, di tutti e quattro, è il più magro e forse l'unico un po' meno rozzo. Flavio e Benito, sono gli unici due che hanno ancora le mogli, con le quali non vanno assolutamente d'accordo e che, spesso e volentieri, passano più tempo con noi in officina che a casa, a scambiare chiacchiere o qualche battuta ironica, se per caso capita nei paraggi una donna.
«Guarda quella che troia! Mi farei succhiare il cazzo per ore, oppure gli sfonderei quel gran culo che si ritrova.»
Queste sono, in genere, le battute più pulite che escono dalla loro bocca nei confronti di una donna. Naturalmente anche Pino non è molto leggero quando si tratta di parlare di donne. Spesso i suoi amici chiedono anche il mio parere, anche se io mi tengo un po' in disparte, li ascolto commentare, ma è quasi sempre Pino che li anticipa.
«A quello lascialo perdere: Claudio ha una bella moglie, seria e devota, e queste cose nemmeno se le sogna.»
Effettivamente è vero, dentro la mia testa, spesso e volentieri, cerco di immaginare come sarebbe mia moglie, inginocchiata davanti a lui che gli succhia il cazzo, anche se questa è una cosa presente solo nella mia fantasia. Quei suoi amici fanno parte, assieme a lui, di un circolo di cacciatori, dediti alla caccia del cinghiale. In tutto sono circa una ventina di persone, che hanno un piccolo locale, dove si ritrovano, dove tengono le loro riunioni per decidere le battute di caccia, fare cene o guardare partite di calcio insieme, mangiando e bevendo come maiali. Una volta ci sono stato anch'io, ho aiutato Pino, a portare un divano ancora buono, che il proprietario aveva sostituito con uno nuovo. Il locale non è molto grande, ha un ampio salone con un maxischermo, un bagno e, di lato, c'è un attrezzato angolo cottura. Ovviamente il locale non è molto pulito e, a questo, vi provvede una signora peruviana, che, due volte al mese, in compagnia di Flavio, va a far pulizia di quello che essi chiamano il circolo. Ogni volta che questo avviene, Flavio passa anche da noi in officina e, con Pino, si scambiano battute e allusioni sulla bravura della signora peruviana nello scopare, ovviamente, non solo il pavimento. Una volta l'ho anche vista. È una donna dall'età apparente di una quarantina d'anni, bassa, tonda, grassottella, con dei seni flaccidi, due labbra enormi. Era venuta insieme al marito a far controllare la loro auto che non funzionava bene. Quando ho aperto il cofano per controllare il motore, ho scoperto che il filtro dell'aria non era mai stato cambiato, era praticamente quello originale. È bastato fare un po' di manutenzione, perché la vettura tornasse perfettamente efficiente e così il marito è corso via per andare al lavoro, lasciando la signora lì in officina a pagare il conto. Lei e Pino sono andati nell' ufficio e, dopo un poco, sono passato vicino alla porta; dallo spiraglio, ho visto lui che l'aveva messa pecora e la stava inculando con forza. Ad un tratto, lui si è sfilato, l'ha fatta inginocchiare davanti a sé e gli ha messo il cazzo davanti alla bocca, invitandola a succhiare.
«Dai, troia, succhia! Prendilo tutto in bocca che adesso ti do una buona razione di crema.»
È stato in quell'occasione, che ha visto il cazzo di Pino; sicuramente più lungo del mio, che è a malapena nella media, ma soprattutto, di una notevole circonferenza. Quando ho capito che sarebbero usciti dall'ufficio, sono tornato al mio lavoro e, poco dopo, la signora è uscita seguita da lui che se la rideva soddisfatto, mentre lei aveva il trucco sfatto e macchie bianche sulla maglietta, fra i capelli, probabilmente non era riuscita a contenere la sborrata che lui le aveva riversato in faccia. La sera, disteso nel letto con mia moglie, avevo voglia di far sesso, ma lei era stanca.
«Ti prego, lascia perdere, sono stanca. Oggi ho pulito tutta casa, ho fatto due lavatrici ed ho anche stirato tutti i panni; inoltre, tuo figlio non mi ha dato un attimo di pace. Per favore, lasciami perdere, non ho voglia di far sesso.»
Sono rimasto in silenzio con il mio cazzo duro fra le mani; quando lei si è addormentata, sono andato in bagno e mi sono fatto una sega veloce. Ho chiuso gli occhi e l'ho immaginata in ginocchio davanti a Pino, che si infilava il suo cazzo in bocca, costretta a succhiarlo. È bastata solo questa fantasia, per farmi schizzare rapidamente. A Manuela non piace molto questa pratica, come non piace neanche prenderlo in culo. Ogni volta che ho provato, a penetrarla analmente o farle succhiare il cazzo, si è rivolta a me sempre in maniera sdegnata e infastidita.
«Non se ne parla nemmeno! Se vuoi metterlo fra le chiappe di qualcuna, cercati una puttana, così te lo fai anche succhiare.»
Io invece, spesso e volentieri, la immagino stretta fra altri maschi che le impongono di far qualsiasi cosa. Questa fantasia mi eccita così tanto che sono costretto a masturbarmi furiosamente. In questi giorni sono tutti indaffarati ad organizzare una festa a sorpresa per Flavio. Fra tre giorni sarà il suo compleanno e gli vogliono organizzare una cena presso il circolo, tutta dedicata a lui. Pino è tutto preso da un continuo di telefonate e di contatti con i suoi amici. Poi, improvvisamente, questa mattina, mentre stavamo lavorando assieme al motore di una vettura, lui, improvvisamente, mi ha fatto una domanda.
«Claudio, posso chiederti una cosa? Se non sbaglio tua moglie è molto brava a cucinare. Avevamo la suocera di Benito, che si sarebbe dovuto occupare di tutta la cena, ma è caduta in bagno, si è rotta il femore e, di conseguenza, ci troviamo senza nessuno che sia in grado di cucinare la cena per noi. Pensi che, dietro un lauto compenso, tua moglie sarebbe disponibile a far il sugo per le tagliatelle con la carne di cinghiale ed a preparare un dolce per tutti noi?»
Lo guardo sbalordito; per un attimo cerco una risposta alla sua domanda, mentre, immediatamente, dentro di me, in maniera alquanto insolita e strana, ho una violenta erezione al solo pensiero di mia moglie, intenta a cucinare per loro.
«Con esattezza non saprei risponderti. In passato ha aiutato mia suocera che, come sai, lavorava come cuoca al ristorante, quindi oggi, quando vado a pranzo, le chiedo se è disponibile a cucinare per voi.»
