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Erotika
Se lui bacia lui. · Cap. 8
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Capitolo 8 di 12 10 min di lettura

Il treno per Venezia.

Raccolgo ed ingoio fino all’ultima goccia del piacere che lui ha riversato nella sua mano. Poi mi alzo in piedi e le nostre bocche si uniscono in un bacio intenso e carico di promesse.

pennabianca
1 anno fa · 388 letture · 0

Sono le ventitré e trenta di una fredda notte. Sto in piedi lungo il binario numero uno della stazione di Tarvisio. Un freddo pungente mi costringe a rannicchiarmi tutto dentro il collo del mio giaccone. Il fastidioso suono del campanello che annuncia l’arrivo del treno copre parzialmente il rumore dei passi di un altro viaggiatore, che si appresta a salire sul treno con me. Lo guardo mentre sale: alto, spalle larghe, capelli brizzolati, età apparente sui 40. Insieme percorriamo il lungo corridoio, dove ci sono degli scompartimenti. Nei primi quattro ci sono delle persone che dormono, quinto e sesto sono chiusi, e solo l’ultimo risulta aperto e accessibile. Appena entrati ci sediamo entrambi davanti al finestrino. Lui si gira e ripone la piccola valigia sopra l’apposito ripiano, mentre io mi siedo e lo guardo. Per un lungo istante i nostri sguardi si incrociano, ed il silenzio viene rotto dallo sferragliare del treno che riparte. Guardo fuori e cerco di riscaldarmi, rimanendo ancora con il mio giaccone tutto abbottonato, quando improvvisamente la porta dello scompartimento si apre ed una donna grassoccia, nella divisa tutta sgualcita delle ferrovie dello Stato, con i capelli spettinati, il rossetto sbavato, insomma con aria trasandata, ci chiede il biglietto in maniera rude e poco cortese. Entrambi la guardiamo e ci rendiamo conto che ha l’aspetto di una persona che ha dovuto lasciare un piacevole momento per venire a timbrare i nostri biglietti. Espletato il controllo si gira e se ne va lasciandoci soli nello scomparto.

«Che bei tempi, quando passava un controllore, in genere un signore pulito ed elegante con baffetti da sparviero che gentilmente ti chiedeva il biglietto, mentre faceva gli occhi dolci alle signore.»

Commenta l’altro viaggiatore, mentre io, sorridendo, annuisco a conferma di quanto da lui detto.

«Mi chiamo Franco, sono il portiere notturno di un albergo qui a Tarvisio, non lontano dall’uscita dell’autostrada e, da ciò che lei indossa, mi sembra un autista di quelli che portano autobus fino alla frontiera, per poi prendere il treno per tornare a casa».

Lo sguardo stupito: è sorprendente la sua intuizione. Nel pronunciare il suo nome ha teso la mano destra verso di me, presentandosi, per cui è giocoforza, da parte mia, rispondergli:

«Piacere, mi chiamo Mario e, effettivamente, sono un autista di bus e la sua supposizione è perfetta: infatti sto tornando a casa».

Lo guardo in silenzio; è un bell’uomo, mani curate, viso rasato, ha un aspetto pulito di persona perbene.

«Ho una profonda ammirazione per voi autisti, soprattutto perché vi vedo manovrare quei bestioni, con una facilità e serenità davvero impressionante. In fondo i nostri lavori sono correlati: dove finisce il suo, una volta giunto all’hotel, inizia il mio, nel ricevere, ospitare, sfamare e far riposare le persone che lei trasporta. Conosco molti autisti che, spesso, quando sono alla frontiera, si fermano per riposare nel mio albergo e ripartire il giorno dopo; chissà quante avventure strane le saranno capitate e, certamente, alcune anche piccanti».

Gli rivolgo uno sguardo compiaciuto ed ho notato che, mentre parlava, ha tirato i pantaloni sopra la coscia per accavallare la gamba sinistra sopra la destra e, con un lieve gesto, ha sfiorato il pacco apparentemente voluminoso. Ho 39 anni e da 15 anni faccio l’autista di bus turistici e, sinceramente, gradisco il sesso a 360°, senza pormi tanti problemi, e sono contro la violenza, quindi, quando si presenta l’occasione, non mi faccio molti scrupoli a godere con uomini o donne. In questo momento, ho la netta sensazione che la persona davanti a me, stia mandando dei messaggi tesi a farmi capire che, probabilmente, intende avere un contatto più intimo con me. Decido di provocarlo.

«Sì, di situazioni intriganti ne capitano molte ed alcune anche molto particolari».

Dopo aver pronunciato queste parole, mi alzo in piedi e lentamente mi sfilo il mio giaccone, esibendo così il mio pacco che, nel frattempo, si stava gonfiando, a poca distanza dalla sua faccia. Mi osserva, morde leggermente il labbro inferiore sul lato destro, poi si inumidisce le labbra sempre guardando fisso il mio pacco. Mi giro e mi piego volutamente per mostrare anche il mio fondoschiena; poggio con calma il mio giaccone sul posto accanto al mio.

«Dai, non tenermi sulle spine, racconta: sono curioso di sapere le cose particolari che ti sono capitate».

Lo vedo impaziente ed ora, sempre meno velatamente, passa le sue splendide mani sempre più vicino al suo voluminoso pacco: si sta eccitando.

«Circa un mese fa, stavo trasportando dei turisti inglesi che avrebbero passato una settimana in Toscana, lungo la via del Chianti. Fra di essi avevo notato una coppia di media età: lui alto, non troppo grasso, leggermente stempiato, lei, invece, un po’ più bassa ed anche rotondetta, ma non grassa. Capelli biondi, sicuramente una quarta di seno, e un bel culo che lei evidenziava con indumenti alquanto attillati. La terza sera, eravamo insieme quando sono risalito in camera mia e me li sono ritrovati in ascensore con me.

“Ti piacerebbe passare la serata con noi a fare sesso?”

«Mi hanno chiesto in un italiano, alquanto stentato. Ovviamente ho accettato e, poco dopo, eravamo nella loro camera. Appena entrati la signora, senza perdere tempo, si è inginocchiata fra noi due e, dopo aver aperto le nostre patte, ha estratto i cazzi ed ha iniziato una pompa superba. Nello stesso tempo, sia io che lui ci stavamo spogliando velocemente e, una volta nudi, ci siamo trasferiti tutti e tre sul letto. Dopo aver messo nuda anche lei, lasciandole solo un reggicalze con delle autoreggenti nere, abbiamo preso a toccarla e stuzzicarla per bene. Ad un tratto, ci siamo ritrovati con me che leccavo lei, che succhiava lui, mentre lui lo succhiava a me. Per nulla infastidito, l’ho lasciato fare, fin quando, aiutandosi con la bocca, ha srotolato un preservativo direttamente sul mio cazzo. Completata l’operazione, si è fatto da parte e mi ha invitato a montare la sua donna, pregandomi solo di schizzare il mio piacere sul suo viso. Dopo averla chiavata per quasi mezz’ora ed averle fatto raggiungere tre orgasmi in progressione, ero prossimo al mio piacere. Allora lei si è messa in ginocchio sul letto davanti a me, che mi sono piazzato in piedi. Tolto il preservativo con la mano destra, lui ha iniziato a segarmi velocemente, mentre teneva la sua guancia incollata a quella della moglie. D'improvviso esplode il mio piacere con tre lunghi fiotti di sborra, che sono andati a colpire i loro visi. Due bocche fameliche hanno pulito e raccolto ogni singola goccia del mio piacere, per poi leccarsi a vicenda quello che era finito sui loro visi. L’ultima sera, lui mi ha chiesto se poteva godersi il mio cazzone nel culo, mentre, a sua volta, sfondava quello di sua moglie. Così ci siamo ritrovati a fare un magnifico trenino, fin quando lui ha raggiunto l’orgasmo, svuotandosi nella bocca di lei che poi lo ha baciato condividendo con lui la crema che aveva in bocca. Quando è arrivato il mio turno, entrambi mi hanno letteralmente svuotato i coglioni, aspirandomi fino all’ultima goccia».

Prima di andare avanti…

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