Mi chiamo Lucio, ho quaranta anni e lavoro in un ufficio di spedizioni, sempre a contatto con il pubblico. Faccio questo lavoro da tanti anni e conosco tanta gente. Sono sposato, ho un figlio grande che studia all’estero, ho un bel rapporto con mia moglie, una donna bella, sempre molto attenta alle mie esigenze, in specie per quelle erotiche. In ufficio siamo in cinque: tre uomini e due donne; ci occupiamo della ricezione dei pacchi, mentre altri provvedono allo smistamento e spedizione. Da un po’ di tempo, viene un tipo nuovo. Lavora in una fabbrica qui vicino e viene a spedire dei materiali stampati. È simpatico, si chiama Antonio, ma tutti lo chiamano Tony; scherza sempre sia con le signore sia con noi. Col tempo, si è venuta a creare una certa confidenza, in particolare con le donne, anche se non va oltre qualche complimento. Dopo tanta pioggia, è esplosa l’estate e chi prima, chi dopo, si son defilati tutti in ferie. Io che dovevo andare a luglio, mi son ritrovato inchiodato in ufficio. Due in ferie, una che ha avuto un incidente con la vettura, così ho mandato mia moglie con i suoceri al mare. Oggi, verso l’ora di pranzo, non vado a casa, come solito. Son solo e dovrei cucinare da me, ma non ho voglia; quindi mi reco alla tavola calda, che si trova qui, nella zona industriale. Entro nel locale, mi metto in fila e, mentre sto aspettando il mio turno, dietro di me una voce mi sussurra.
«Non prendere il polpettone: lo fanno con la carne cotta che avanza.»
Mi giro e lo vedo: è Tony. Ci ridiamo su e, preso da mangiare, ci mettiamo seduti insieme allo stesso tavolo. Parliamo delle solite cose, il tempo, il calcio, lavoro, delle ferie rimandate e delle famiglie che sono al mare, mentre noi dobbiamo sgobbare al lavoro. È sposato, ha un bambino di dodici anni, ma ora è in montagna con la madre ed i nonni: in pratica è solo come me. All’uscita dal locale, mentre sto per salire in auto, lui mi chiede:
«Hai impegni per stasera?»
Io ripenso alle due sere passate in casa, al caldo ed in solitudine, quindi rispondo che son libero.
«Sai, al borgo, su al poggio, c’è la festa di mezza estate. Potremmo andarci insieme, mangiar lì qualcosa e goderci un po’ di fresco.»
Accetto e ci accordiamo di vederci alle venti, all’uscita della tangenziale, dove c’è il parcheggio del super market. Ci scambiamo i numeri del cellulare e poi ognuno torna al suo lavoro. Verso le venti mi suona il telefonino. E' lui, la batteria della sua auto l’ha tradito, mi chiede se posso passare a prenderlo, cosa che faccio e, dopo circa una mezzora, ci troviamo alla festa. Ceniamo mangiando dei piatti tipici locali. Ci sediamo nella sala da ballo, dove un’orchestrina rallegra con del liscio ed un po’ di musica disco.
«Come te la cavi con il ballo?»
Mi chiede. "Non sono un gran ballerino". Lui guarda in giro e punta su due tipe sedute, quasi vicino a noi. Si alza e invita la più giovane a ballare: lei, dapprima rifiuta, ma, vista la sua insistenza, gli dice qualcosa all’orecchio. Lui si gira e mi fa cenno di raggiungerlo: la tipa non balla se anche la sua amica non ha un cavaliere; cosa risolta, perché io la prendo e la porto in pista. Incominciamo a ballare, la mia dama s’incolla al mio fianco, stringendosi con il corpo sull’angolo destro del mio bacino. Credo che ne tragga piacere, in considerazione del fatto che è alta quasi quanto me e sento il suo monte di Venere premere sul mio bacino. Lentamente mi rendo conto che mi sto eccitando e, quando balliamo un tango, lei si strofina sul mio bozzo continuamente. Anche Tony è nelle mie stesse condizioni, lo guardo e, con un sorriso, gli faccio capire che la serata potrebbe finir bene, invece, dopo diversi balli, le due signore ci salutano, dicendo che sono arrivati i rispettivi consorti e devono andar a casa. Restiamo delusi, siam sudati e pure stanchi di ballare.
«Che ne dici, se ce ne andiamo?»
Mi chiede lui. Acconsento. Quando siamo davanti a casa sua, m’invita da lui per una birra. Abita al quarto piano di una moderna palazzina; dal terrazzo si vede la città. La casa è perfettamente a posto, segno che anche lui ci tiene all’ordine.
«Se vuoi, puoi farti una doccia.»
Io lo guardo un po' perplesso, ma sento caldo ed accetto l’offerta. Mi spoglio in camera sua ed entro nel bagno: faccio una doccia rinfrescante. Quando esco, lo trovo davanti a me, nudo, con solo un asciugamano sul fianco, che mi porge il mio.
«Sul terrazzo ci sono due birre ghiacciate: serviti, che arrivo.»
Poco dopo mi raggiunge. Ha l’asciugamano legato al fianco come me, beviamo: la serata è davvero calda.
«Hai un bel fisico» dice sorridendo.
«Da quanti giorni sei senza moglie?»
Ha risposto che erano tre giorni, ma che, questa sera, una scopata se la sarebbe fatta volentieri.
«Peccato che quelle due troie ci abbiano dato buca; e tu?»
«Sono tre sere che son solo, ma sono circa dieci giorni che non scopo. Lei, prima di partire, aveva il ciclo, quindi stasera ci speravo proprio di scaricarmi le palle.»
Lui mi guarda,
«Quando lei ha il ciclo, non fate sesso? Noi, sì. Lei si mette un assorbente interno e poi si fa scopare nel culo.»
Lo guardo, di colpo ci facciamo confidenze sessuali come due vecchi amici.
«Ma tu: non ti masturbi? Come fai a resistere?»
Mi chiede con voce calma. Ho il cazzo duro, forse per le due tipe, o forse per i discorsi; lui è eccitato almeno quanto me, si vede da sotto il panno e, lentamente, lo estrae. Quasi timidamente fa una proposta.
«Che ne dici se ci tiriamo una bella sega, ora qui?»
Incomincia a segarsi lentamente. Lo guardo, non ci trovo nulla di male. Lo imito. Lentamente mostro il mio cazzo. A colpo d’occhio, sono uguali. Lui, ad un tratto, si alza, gira la sedia e si mette al rovescio, di lato a me, ora ognuno di noi è alla destra dell’altro. Poi fa l’ennesima proposta.
«Se io ti segassi, tu lo faresti a me?»
Resto un momento perplesso. Dolcemente porta la sua destra sul mio pene ed io di riflesso lo imito. Incominciamo lentamente a segarci di gusto, lui socchiude gli occhi, porta la testa indietro sulla spalliera della sedia, apre la bocca ma non gli esce alcun suono. Mi rendo conto che sto facendo una sega ad un altro uomo, e la cosa comincia a piacermi. Ci seghiamo lentamente: è piacevole. Chiudo gli occhi, mi rilasso, è bello, sento il piacere salire dentro di me, mi rilasso e mi abbandono al gioco. Improvvisamente la mia mano è tolta dal suo membro e, prima che apra gli occhi, lui si è inginocchiato davanti a me, la sua bocca s’impossessa del mio cazzo e lo succhia. Resto stupito, stordito, non mi aspettavo questo sviluppo, ma sto al gioco. Mi piace, è dolce, e poi ho voglia di godere: questa sera voglio schizzare. Sono frastornato, mi piace, è bravo lo succhia divinamente.
«Andiamo a metterci più comodi.»
Mi prende per mano e andiamo in camera da letto. Mi fa distendere, lui si mette al contrario e ritorna a impossessarsi del mio cazzo, che ora vuol solo godere. Mi succhia, io mi scopro a godere di gusto, lo incito.
