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Erotika
Desiderio animale · Cap. 8
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Capitolo 8 di 12 19 min di lettura

Sono una cagna.

Si è resa cento che ti stavo sverginando e quasi mi obbliga a fare piano! Le devi essere sicuramente simpatica

pennabianca
1 anno fa · 2k letture · 0

Mi chiamo Adele, ho quaranta sono sposata da venti, e sono diventata una vera cagna. Tutto ebbe inizio quando avevo diciotto anni. All’epoca abitavo con i miei genitori nel podere di famiglia, dieci ettari di ottima terra di mezza collina. La nostra casa era un poco fuori mano, lontano dal paese.  Mio padre, e mia madre lavorano la terra, anche se mamma per un certo periodo ha lavorato come operaia presso una ditta di confezioni, ma alla morte della proprietaria a deciso di dedicarsi a me. Come coppia sono stupendi. Mai una lite, mai una volta che perdano la pazienza o si alterino anche con me. Sono quanto di meglio si possa desiderare come genitori. Sempre insieme, sempre presenti nei momenti importanti della mia vita. A quel tempo frequentavo l’ultimo anno di liceo. Di chiacchiere sul sesso se ne facevano tante, le più informate raccontavano di pompini, inculate e scopate con estrema facilità, ma poi quando si chiedeva la fonte di tutto questo sapere, la risposta era semplice: ho spiato i miei, la sera quando scopano. Io non commentavo mai ciò che dicevano. Avevo sperimentato solo qualche palpata con qualche ragazzo ma sempre cose molto fugaci e con molta inesperienza mentre io ne volevo sapere di più, essere informata e possibilmente sperimentare qualche emozione così mi decisi che dovevo saperne di più, spiando pure io i miei. Per mesi tutte sere ho atteso che i miei genitori facessero sesso, ma loro niente. Eppure vedevo mia madre sempre allegra, serena, e papà dolce affettuoso con lei, eppure la sera loro si coricavano presto stanchi e dormivano. Delusa, e sfiduciata, stavo per abbandonare tutto quando il destino mi diede una mano. Era la sera della festa del patrono, poco dopo Pasqua. L’aria si era riscaldata e noi, eravamo scesi in paese. Ci siamo divertiti tantissimo, con canti balli e mangiare. I miei avevano ballato e si erano divertiti con i loro amici tutta la sera, poi dopo i fuochi d’artificio eravamo tornati stanchi a casa che era tardissimo. Quella sera dormivo nella camera adiacente a quella dei miei, per il semplice motivo che mio padre aveva tinteggiato la mia. Stanca sono crollata sul divano letto usato per dormire. Non so bene a che ora mi sono svegliata. Mi sono ritrovata spogliata e messa a letto in mutandine e una larga t-shit che uso per dormire. Insonnolita ho sentito dei rumori provenire dall’altra camera, e ci ho messo un poco per svegliarmi e rendermi conto che dall’altra parte del muro si scopava. In assoluto silenzio mi sono portata vicino alla loro porta, mezza aperta, mi permetteva attraverso lo stipite di avere una perfetta visuale della stanza. Sul letto, disteso supino c’era mio padre. Il suo fisico era stupendo, muscoloso, ma non grasso, gambe robuste e braccia forti, enormi mani, callose, ma capaci di regalarti la più dolce delle carezze. Il cazzo poi, un bel palo lungo e nodoso, con una bella cappella color rosso vivo. Mamma inginocchiata in mezzo alle sue gambe lo leccava e adorava. Lo impugnava con tutte due le mani alla base, e poi infilava almeno la metà in gola. Anche lei nuda era uno spettacolo. Nonostante la vita dura della campagna curavano molto il loro corpo. Le sue splendide mammelle, una quarta piena, che io ammiravo da quando mi si erano gonfiati i seni, arrivavo appena colmare una seconda erano in bella mostra. Lei ogni tanto le usava per stringervi in mezzo il cazzo di papà e lo succhiava con estremo piacere di lui. Mi infilo una mano nelle mutandine e incomincio a toccarmi il bottoncino procurandomi un meraviglioso piacere. Chiudo per un attimo gli occhi assaporando il gusto di toccarmi che quando li riapro non li vedo più sul letto. Papà è chiaramente in ginocchio dall’altro lato del letto, si muove come se stesse scopando mamma che però e distesa, il suo mezzo busto sporge dal letto e appoggiata sui gomiti ha reclinato il capo all’indietro e gode. Quello che non mi convince è la distanza fra loro. Poi le parole di papà complicano ancora di più la cosa.

«….uuuhhmmmm…si...brave le mie cagnette…si leccatevi che io intanto ti scopo …come sei stretta…si…sborro!»

Si muove rapidamente, poi resta immobile. Un guaito mi lascia basita. Mamma si solleva va verso papà.

«…si brave le mie cagne...leccatemi… così…brava anche tu mia cagna preferita…leccami che ti monto…uuuuhhmmmmmm…ooohhh… si!»

Poco dopo vedo mamma muoversi a quattro zampe verso la piccola poltrona che hanno in camera, seguita da mio padre e da Lilly, la nostra cagna! Papà, sempre inginocchiato dietro di lei la prende con impeto, mentre lei con una mano invita l’animale e leccarle il viso, e poi giù lentamente anche le mammelle. Ho la sensazione che la cagna le mordicchi i capezzoli provocandole dei meravigliosi gemiti di piacere mentre papà eccitato la scopa, con colpi che la spingono contro il cuscino della poltrona. Vanno avanti per una ventina di minuti, poi anche lui esplode.

«…si…meravigliosa cagna…ti...monto! …si…sentirai come ti...riempio… ooohhh…si…eccomi…sborro!»

Si sfila e inonda il viso di mamma e dell’animale che la stava leccando, che sentendo il seme spargersi sul viso aumenta le leccate. Contemporaneamente ho un orgasmo. Questo mi fa emettere un gemito strozzato, non sentito dai miei, ma dall’animale si che si volta verso la porta seguito con lo sguardo da papà. Corro silenziosamente a letto e fingo di dormire. Papà fa uscire Lilly, poi raggiunge mamma che ha aperto la mia porta e mi osserva.

«Credi che ci abbia visto?» Gli chiede.

Io restò immobile, e assoluto silenzio. Il cuore mi batte forte come un tamburo, ho paura che lo sentono, poi se ne vanno e io mi addormento. L’indomani mi sveglio tardi. Trovo mamma in cucina che mi sorride come sempre. Mentre bevo il mio latte la guardo senza essere vista. Mi resta difficile rivedere la donna che si faceva leccare dal cane e mio padre che la montava come una cagna. Durante la giornata continuo a riflettere su quello che ho visto, e certamente non lo racconterò alle mie compagne. La sera, noto una cosa che mi era sempre sfuggita, mamma e papà lavano Dik, il fratello di Lilly e maschio della coppia. Papà con la scusa di farlo asciugare bene lo mette a dormire sotto il portico invece del recinto dove dorme Lilly. La cosa in sé per se non ha nulla di strano se non mi fossi ricordata che la sera prima avevano fatto la stessa cosa con la cagna. Hanno in mente qualche altra cosa. Decido di svegliarmi all’incirca alle cinque, orario che si svegliano di solito loro, ma come faccio? Se metto la sveglia la sentono anche loro. Se non la metto non mi sveglio. Mi arrovello il cervello quando ho una pazza idea che potrebbe anche funzionare. Metto la soneria al cellulare, ma lo lascio in modalità vibrazione, così la sentirò solo io, ma se la lascio sul comodino la sentiranno anche loro, se la metto sotto il cuscino non la sento io, allora dove cavolo lo metto? Nelle mutandine, a contatto diretto del mio corpo, e poi stando sotto le coperte io la sento loro no. Quando suona vibra così bene che non avevo pensato che mi avrebbe fatto tremare il bottoncino, dalla mia patatina esce un piacere che per qualche momento mi lascia stordita. Sento che anche dall’altro lato vi sono dei rumori. Mi avvicino alla porta che risulta essere più aperta, e questo mi rende la visuale più ampia. Come avevo immaginato Dik fa parte dei loro giochi. Devo mettermi una mano in bocca per non gridare. Mamma in ginocchio si fa montare dal cane mentre succhia avidamente a papà.

«…Da…bravo Dik...monta questa cagna, riempila che poi le faccio in culo!»

L’animale le sta sopra la schiena e la sbatte paurosamente. I suoi colpi sono talmente veloci che lei gode ripetutamente. Poi improvvisamente, dopo averla montata per un lasso di tempo molto lungo, le dà due spinte tremende e rimane immobile su di lei emettendo un guaito di assoluto piacere vedendo la sua lingua fuori uscire di lato dalla bocca.

«…Si bravo…sfondale la fica fa entrare anche con il nodo…si bravo Dik adesso ci penso io…»

Lui resta immobile su di lei. All’epoca non sapevo che fin tanto che non si sgonfia il nodo, l’animale non si stacca. Passa del tempo relativamente lungo, improvvisamente è uscito seguito da una grande quantità di liquido bianco che a subito cominciato a leccare. Ma papà lo ha fatto distendere di lato a mamma che incominciato a leccare il cazzo che era ancora per metà fuori dalla guaina. Non avevo mai visto il cazzo di un cane, lungo, bello lucido, con venature bianche e rosse, ho desiderato immediatamente essere al posto di mia madre. Papà intanto si è messo dietro di lei, le ha piantato il cazzo dentro quel flusso di umori che sgorgavano copiosi dalla fica di mamma che mi sembrava molto aperta, poi di colpo l’ha infilato nel culo.

Prima di andare avanti…

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