Solo allora mi son resa conto del peccato che avevo commesso. Il rimorso per quello che avevo fatto e provato, mi perseguita ancora ed ora non so come posso guardare mio marito negli occhi: l'ho fatto cornuto!»
Ho sentito un profondo respiro dall’altro lato e poi la voce di don Giulio, mi ha destato dal mio profondo turbamento.
«Cara, quello che hai confessato è molto grave. Per assolverti devo fare una profonda riflessione e penso che ne parlerò con nostro Signore, per trovare una soluzione giusta ai tuoi peccati. Domani sera, quando torni dal lavoro, vieni nel mio ufficio e insieme cercheremo di scoprire la giusta assoluzione. Adesso vai che ho altre confessioni da fare. Recita dieci Avemaria e vai tranquilla ed in pace; vedrai che un rimedio lo troviamo. Che Dio ti benedica.»
Mi son inginocchiata e, dopo aver recitato le preghiere della penitenza, mi sono seduta vicino a mia madre, che mi guardava un po’ incuriosita. Per tutta la durata della messa, ho osservato don Giulio. Un bell'uomo, pacato e serio, molto convincente, specie nella predica, che ci ha fatto riflettere su tante cose. Ero tranquilla sul fatto che la sera dopo avrei trovato la giusta espiazione alla mia mancanza.
La sera dopo, di ritorno dal lavoro, sono andata direttamente dietro la chiesa, dove c’è l’abitazione del prete. Ho bussato e lui mi ha aperto la porta. Mi ha guardato un attimo e io ho puntualizzato chi ero.
«Padre, sono io quella che ha reso "cornuto" il marito.»
Ha sorriso e mi ha fatto accomodare. Siamo entrati un piccolo studio. Mi son seduta e lui si è messo davanti a me, appoggiato alla scrivania, ha messo le mani sul petto, incrociando le dita ed ha preso a parlare solennemente.
«Cara mia, il matrimonio è una cosa sacra, ma è anche qualcosa che tra noi esseri umani ci porta ad aver sempre la benedizione del nostro Signore. Però come esseri umani abbiamo così tante debolezze e il nostro buon Pastore sa che siamo creature imperfette. Ora è molto difficile per me lasciar perdere su questo peccato così grave, perché la tentazione ti ha reso debole e l'assoluzione richiede un'attenta analisi di tutto quello che è avvenuto fra te e quello sconosciuto. Raccontami di nuovo il tuo peccato: ho bisogno di capire ancor meglio per poterti assolvere.»
L’ho guardato fiduciosa e gli ho raccontato del fatto che quando mi mettono le mani sul seno, perdo ogni freno inibitore. In effetti è questo il mio problema.
«Lo sconosciuto se ne è reso conto e così è riuscito a far tutto ciò che voleva con me; ma adesso io sono preoccupata e la mia coscienza non mi lascia in pace. Padre, cosa ne pensa lei?»
Lui mi ha dato una bella occhiata e poi si è spiegato.
«Mia cara, hai un bel paio di tette e con quella camicetta stretta i tuoi capezzoli s'indovinano. Ovvio che suscitano, in chi li guarda, peccaminosi pensieri.»
Mi sono sentita stranita e, nello stesso tempo, lusingata.
«Davvero vi pare che siano belle, Padre? Trovate che ho un bel seno?»
Lui ha annuito ed ha allungato le mani, profondendosi in una carezza che donava conforto a quella mia parte anatomica. L’ho guardato stupita.
«Ma... Padre! Cosa fatte?»
Lui con un tono pacato mi ha espresso il suo pensiero.
«Cara mia, devo capire come reagisci quando il peccato si impossessa di te! É proprio quello che devo ancora capire!»
Ero un po’ eccitata e, nello stesso tempo, curiosa al punto da lasciarlo fare.
«Se è necessario, va bene così: accomodatevi pure e fate tutto ciò che serve per farvi capire.»
Lui si è spostato dietro la sedia dove ero seduta. Con entrambe le mani accarezzava il mio seno sodo e già teso. I miei capezzoli si erano subito induriti. Mi sono sentita eccitata. Lui ha infilato le mani dentro la mia camicetta e toccava le mie tette, senza fermarsi, mentre io ho preso a mugolare come una gatta in calore. Con estrema bravura, mi pizzicava i capezzoli con una mano, mentre l'altra era scivolata sotto la gonna, tra le mie cosce, che non riuscivo a chiudere: accettavo passivamente le sue carezze. Ero talmente presa dal piacere che provavo, da non accorgermi che mi aveva fatto sfilare la camicetta, in pratica ero nuda dalla vita in su e le mie tette erano libere ed esposte, mentre sentivo le sue dita che vagavano sopra le mie mutandine. In un attimo di lucidità, gli ho chiesto se era giusto quello che stavamo facendo.
«Ma... Padre: questo non è un altro peccato?»
Lui mi ha sorriso bonariamente.
«Il peccato sarebbe se non accontentassimo il volere di nostro Signore. Dai, lasciati andare. Siamo deboli e lui capisce. Dopo, assolverà tutti e due e avremo capito come va risolto il tuo problema. Dai, lasciati andare.»
Ho fatto un sospiro e mi son arresa. Lui si è messo in fronte a me, aveva un rigonfiamento considerevole sotto i calzoni. Ho allungato le mani e li ho aperti. Subito è balzato fuori un cazzo di dimensioni celestiali, ancor più grosso e lungo di quello del camionista!
«Brava, adesso prendilo in bocca e succhialo per bene!»
Non ho avuto nessuna esitazione. Ho aperto la bocca e l'ho succhiato avidamente. Lui, intanto, si era allungato verso di me e mi masturbava. Ansimavo e godevo con le sue dita nella mia fica, ormai ridotta ad un lago. Mi ha fatto sollevare e appoggiare alla scrivania dietro di lui. Mi ha fatto distendere su di essa con le cosce alzate. Ero alla giusta altezza per esser penetrata. La mia fica era in linea col suo cazzo. Lui ha appoggiato i miei talloni al suo petto ed ha avvicinato il suo arnese; poi, lentamente, lo ha fatto entrare nella mia ostrica bagnata e pronta. È scivolato tutto dentro di me. Mi son sentita aprire e riempire nello stesso tempo. Mi sembrava di esser di nuovo sverginata da quanto mi dilatava le pareti della vagina, che lo ha accolto con tutta la devozione possibile. Ha preso a pomparmi con un ritmo costante e io ho iniziato a godere a ripetizione. L’ho fissato in viso e gli ho gridato il mio piacere.
«Vengo! Mi state facendo godere! VENGO! E' BELLISSIMO!»
Venivo a fiumi. La mia fica gocciolava in continuazione, ero scossa da un piacere mai provato in vita mia. Era ancora più intenso di quello provato con il camionista. Mi ha pompato a lungo e fatto godere molto, ma lui non era ancora venuto. Poi mi ha fatto scendere dalla scrivania. Mi ha fatto girare e chinare, distesa con il petto sul piano di quel mobilio. Ho sentito il suo cazzo sbattere sulle mie chiappe, alla ricerca del buco del culo, ma lo ha infilato nella mia fica. Mi ha afferrato per i fianchi e mi sbatteva con forza. Ero in delirio e l’ho incitato.
«Sì, così! Mi sfondate! Più forte! Lo voglio tutto dentro!»
Li mi sbatteva ed ha preso a dirmi cose incredibili che mi hanno eccitato ancor di più.
«Certo che te lo sbatto tutto dentro. Te la sfondo questa fica così stretta. Sei davvero una bella zoccoletta, tutta da godere!»
Sbrodolavo al sentirmi dare della zoccoletta. Ho avuto un ennesimo orgasmo, poi lui si è sfilato di nuovo, lasciandomi in quella posizione; poi ha appoggiato il suo randello al buco del culo. Ho avuto un attimo di terrore nel sentirgli spingere quel cazzo di notevoli dimensioni dentro il mio quasi vergine culetto.
«Piano, vi prego. Son quasi vergine lì! Vi prego, fate piano!»
Lui mi ha detto di rilassarmi e poi, con lenta determinazione, me lo ha piantato tutto nel culo.
«Sì, lo sento! Oddio, che bello!»
A prenderlo nel sedere, mi ha fatto godere di nuovo ancora una volta.
