“appoggiati alla roccia Ordak” ed il ragazzo fece come la madre gli stava dicendo. Sì poggiò alla roccia della piccola stanza della caverna. Anche il suo corpo ora stava splendendo, come quello di sua mamma, alla luce danzante del fuoco.
Dysa si avvicinò sorridendo dolcemente a suo figlio
“ora sei un Anerak figlio mio”. Dicendo ciò si mise in ginocchio prendendo con entrambe le mani il pene di Ordak e, dopo un lento su e giù, introdusse il membro nella sua bocca iniziando a succhiarlo. Le mani lasciarono la presa andandosi a posizionare sulle gambe di suo figlio mentre la bocca prendeva sempre più possesso del pene
“ooohhh mammmmaa !!” ansimò forse Ordak mentre sua madre lentamente era intenta a succhiargli il grande membro. Pur largo e lungo, ma Dysa sapeva come comportarsi: con un movimento muscolare della gola , andò sempre più avanti con la testa facendo scomparire il pene di suo figlio per pochi secondi nella sua bocca, per poi farlo riuscire e riprendere fiato
“mmmaaaaa….oooo…Dèiii…aaaaahhhh….”
“ti piace figlio mio?”“oh mamma sì…oh mamma mia certo che mi piace…”
Dysa riprese a succhiare il pene di suo figlio, questa volta con ritmo molto più passionale ed incalzante. La sua testa si muoveva veloce come un leone delle caverne e forte come l’orso. Continuò ancora per un poco dando piacere a suo figlio usando la bocca, quando, staccatasi, si alzò in piedi
“oh mamma continua per favore” disse Ordak ansimando. Dysa lo prese per mano
“sdraiamoci, vieni figlio mio”“mamma mi sdraio io…” e detto ciò si sdraiò a pancia sua. Sua madre comprese. Si avvicinò al figlio che si era sdragliato, andando con la testa verso il pene succhiandoglielo un altro poco alternando anche poderose leccate lungo l’asta e giocando un poco con i testicoli. Dopodichè Dysa lasciò il pene con la bocca e si posizionò a cavalcioni sul figlio, posizionando il suo membro all’entrata della sua caverna materna
“oh figlio…è…dovresti avere tu il bastone” disse ridendo “è…grosso”
Ordak spinse un poco verso l’entrata di sua madre
“mmmhhh figlio…ecco…aaaaaahhh”. Una volta entrato, Dysa iniziò a cavalcare , dapprima piano, poi poco più forte, poi con un grande e crescente vigore suo figlio che intanto le toccava i seni e le afferrava i fianchi. Dysa cavalcava possente Ordak mentre giocava la danza del fuoco su di lei. Il sudore di entrambi ora si mescolava agli unguenti sui loro corpi. Dysa cavalcava, saltava eretta per poi cavalcare solo con il bacino. Urlava di piacere accompagnata dai forti gemiti di Ordak. I corpi di madre e figlio ora erano l’una sopra l’altro: Dysa si accasciava su suo figlio abbracciandolo mentre lo stesso spingeva il pene più che poteva fra i gemiti di piacere di sua madre. Il ragazzo afferrava il sedere sodo di sua madre mentre con il bacino spingeva più che poteva. Nuovamente Dysa ritornò eretta. Ora si muoveva con pià calma gustando tutta la baldanza del pene di suo figlio facendo roteare il bacino sull’intimità di Ordak
“aaaahhh mammaaa così…ooohh mamma sto per…” Dysa allora si tolse da sopra suo figlio
“aspetta figlio, non arrivare ora…”
“aaah mamma…”“calmo…”
“sì mamma…”
Dysa allora fece spostare suo figlio e si mise nella posizione del lupo dando il sedere a suo figlio
“mettilo dietro Ordak”
il ragazzo non se lo fece ripetere due volte. Si posizionò dietro sua madre ed entrò nell’orefizio anale
“aaahh Ordak…Ordak aaaahhh figlio mio !!” urlava Dysa di piacere accompagnando le spinte di suo figlio. Il ragazzo metteva molta passione nelle sue spinte. Aveva preso sua madre per i fianchi e la stava dominando con molta forza. Le afferrò i capelli con tutte e due le mani ed aumentò di gran lena il vigore di quell’accoppiamento
“mamma ci sono mamma…ci sono…”
“aaahh to….togliti Ordak…” il ragazzo uscì dall’intimità anale di sua madre. La stessa si sdraiò sulla pelle d’orso che riscaldava la terra della grotta ed invitò suo figlio a mettere il pene fra i suoi seni. Ordak posizionò il membro fra i seni di sua madre che, stringendoli, intimò al figlio di muoversi come stava facendo prima
“aah che bello !! Maamma sìììì…mamma arrivo…mamma….”
Ordak eiaculò un fiume in piena sul petto e volto di sua madre Dysa
“mammaaaaaa aaahhh mmmmmmmmhhh !!!”
Dysa chiuse gli occhi e sorrise mentre suo figlio le inondava petto e volto. Molte volte il seme uscì dal membro di Ordak, I primi cinque schizzi forono molto forti, poi pian piano i futuri quattro furono meno vigorosi
“mamma…oohh Dèi…”
roteando la lingua sul glande del figlio, Dysa lo asciugò regalandogli ancora qualche bacio e qualche lenta e dolce succhiata.
Ordak dopo si accasciò vicino sua madre che invece si alzò andando a lavarsi il volto con l’acqua che aveva dentro una grande ciotola, per poi sdraiarsi accanto a suo figlio
“ora figlio mio sei un membro a tutti gli effetti del nostro popolo; gli Anerak”
“mamma ne sono felice. Tu…tu mamma hai la forza di una femmina di leone delle caverne, hai la forza di venti lupi mamma” Dysa rise
“è solo amore figlio mio”
“tu pensi mamma che…potremmo ancora passare del tempo come ora?”
“sei benedetto dagli Dèi figlio mio. Non vedo ostacoli ma…tuo padre non dovrà saperlo”
Ordak si girò verso sua madre
“Kaydak continua con la madre” Dysa, sapendo di ciò, sorrise e baciò il petto di suo figlio, mentre con la mano sinistra impugnò nuovamente il pene di Ordak e pian piano quelli che erano baci sul petto, finirono per essere nuovamente lenti e poi forti baci sul pene.
Ordak quel giorno del rito venne più volte.
Dieci ore stettero dentro la grotta, fra l’accoppiarsi ed il riposarsi; mangiare ed accoppiarsi nuovamente.
La luna si alzò nel cielo. La stagione dei fiori e del risveglio degli orsi delle caverne oramai aveva preso il suo forte piede. Il marito di Dysa, padre di Ordak, quel giorno lo passò nel prendere dei cervi, cacciando ed affilando dei pugnali. Alzò gli occhi da sopra la montagna e vide la luna nel cielo. Si sdraiò godendo del suo piccolo bottino di caccia di quel pomeriggio: un coniglio. La valle sotto di lui si stava preparando per la notte accendendo la tribù i fuochi per mantener lontani lupi ed orsi.
Il fuoco si stava spegnendo dopo essere stato acceso diverse volte. La luce stava quasi andando via. Coperti dalla pelle d’orso, Ordak e sua madre dormivano abbracciati, e continuarono a dormire beati e felici quando il fuoco, dopo un poco, si spense.
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: InchiostroEMente
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La Passione per l'erotismo mi ha portato qui e devo dire che ci sto molto bene.
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