Intanto, ancora una volta, il giovane contadino si trovava in una situazione di grande confusione. Da una parte era sollevato dal fatto che non aveva fatto nulla di sbagliato a Samuele, ma dall'altra non sapeva cosa pensare sul fatto che quest'ultimo gli avesse detto di essersi innamorato di lui. Sapeva solo che il cugino gli piaceva e che doveva comunque replicare qualcosa per farlo rilassare.
"Sam, tu mi piaci tantissimo. Non so cosa dire su questa cosa dell'innamoramento. Sono stato educato a pensare che giocare col proprio alzabandiera fosse una cosa sbagliata, ma so anche che mi piace farlo. Quindi, se tu... se tu ti sei innamorato di me, beh, sarò una cosa che affronteremo insieme" disse Cesare, non capendo perché con questo ragazzo sentisse cose diverse da quelle provate nei confronti degli altri e perché l'amicizia con Samuele avesse assunto, in così poco tempo, una tale importanza.
"Beh, Cè, io sono pronto ad accettare tutto quello che deciderai tu. Volevo solo che tu sapessi quello che provo. Comunque, adesso, possiamo farci una nuotata o dobbiamo tornare subito indietro?" disse Samuele, che non sapeva più cosa pensare: Cesare gli aveva dato un barlume di speranza e ne era molto felice. Ma era meglio non pensarci adesso.
"Dovremmo iniziare a tornare per fare i lavori serali. Comunque non possiamo mica tornare così!" rispose Cesare, puntando il dito con un sorriso birichino alle loro erezioni: "Ma io l'unico metodo che conosco per farlo tornare giù è quello di giocarci finché non sputa!" "Beh, Cè, vuoi una mano per farlo?" chiese Samuele, sperando di non disgustare il cugino.
Cesare non sapeva proprio cosa replicare. Sapeva solo che dopo quelle parole il respiro gli si era fatto pesante e la gola si era seccata. Alla fine, dopo essersi raschiato la voce, rispose: "Io... io credo che potremmo anche... se tu lo desideri veramente."
"No, la questione è se lo desideri tu, non se lo desidero io. Io non voglio forzarti a fare nulla, Cè, voglio solo fare quello che vuoi tu"ribatté Samuele. Ed era sincero, anche se sperava con tutto il cuore che Cesare accettasse di giocare con lui.
Il giovane contadino serrò gli occhi nello sforzo di capire quali fossero i desideri di Samuele. Ed i propri desideri. Ed alla fine, con una voce abbastanza decisa, rispose: "Certo, dai. Facciamolo!"
Il giovane cittadino si inginocchiò di fronte al cazzo in tiro di Cesare e lo avvolse nel suo pugno, provocando un gemito del ragazzo. Poi iniziò a far lentamente scivolare la pelle del suo prepuzio avanti e indietro sulla sua cappella. Vide una goccia di liquido prespermatico spuntare fuori dal buchetto della cappella di Cesare e, chinandosi in avanti, lo leccò via dalla punta del membro del cugino. "Santo cielo! Non riesco a credere che tu l'abbia leccato, ma è stato così bello!" gemette Cesare che, non avendo mai fatto nulla di neanche lontanamente simile con altre persone, stava scoprendo delle sensazioni che non aveva mai neppure immaginato: "Stavo pensando che magari potrei anch'io giocare col tuo..."
"Possiamo fare tutto quello che vuoi, Cè. Ora però stenditi sull'erba accanto a me, ti farò vedere una cosa" disse Samuele. Cesare si stese sull'erba soffice e suo cugino si sistemò accanto a lui, ma in senso contrario, assumendo la posizione del 69.
"Fai tutto quello che hai voglia di fare, Cè. E va benissimo anche se non farai quello che farò io" aggiunse Samuele prima di ingoiare la mazza di Cesare fino alle palle.
Il giovane verginello lanciò un forte gemito a sentire la sua verga avvolta da quella bocca: quello era molto più che un gioco! Se qualcuno li avesse scoperti, don Tommaso li avrebbe dannati all'inferno per l'eternità, ma ora non gliene importava nulla: stava facendo sesso per la prima volta! Quindi allungò una mano per prendere il cazzo di Samuele ed iniziò a masturbarlo, fissando come ipnotizzato il buchetto della cappella di quest'ultimo, che si apriva e si chiudeva al ritmo delle sue sollecitazioni.
Samuele rimase senza fiato quando sentì Cesare giocare col suo cazzo e decise di rischiare, per vedere fino a che punto potesse spingersi: si leccò un dito e lo premette tra le chiappe del cugino; quando trovò il buco, ci infilò dentro metà del dito.
"Unngh!" grugnì Cesare con forza, sentendo qualcosa spingersi dentro il buco del suo sedere, e subito strinse la sua presa sul fallo di Samuele. Con una mano lo scappellò il più possibile senza arrivare a fargli male, con un dito dell'altra iniziò a carezzargli la cappella, per poi riprendere a masturbarlo.
Samuele gemette per quel trattamento e, notando che a Cesare il dito stava piacendo, lo infilò fino alla nocca ed iniziò a scoparlo col dito. Intanto, sentendo l'orgasmo montare, iniziò istintivamente a muovere di scatto le anche verso la bocca di Cesare.
Il giovane contadino sentiva il dito di Samuele andare sempre più in profondità dentro di sé. All'improvviso poi il dito toccò qualcosa dentro Cesare che gli fece girare la testa. Nella sua mano, la fava del cugino fremeva.
Samuele si tolse di bocca il randello di Cesare per dirgli che stava per sborrare, poi riprese a succhiarlo e a scopargli il culo col dito con furia. Pochi secondi dopo sentì quell'esplosione atomica in miniatura nel suo inguine e fece zampillare la sua sborra in grossi schizzi, gemendo forte intorno al cazzo di Cesare.
Quest'ultimo era così ipnotizzato da quello che stava accadendo che non aveva neppure sentito l'avvertimento di Samuele. E così, prima ancora di capire cosa stesse succedendo, si era ritrovato con il membro del cugino che gli schizzava in faccia. Quando sentì quel seme caldo colpirgli il viso, Cesare perse completamente la testa ed iniziò a dire gemendo con voce roca: "Schizzo... schizzo... schizzo!"
Samuele sentì l'avvertimento di Cesare e lo succhiò con più vigore, continuando a infilargli il dito nel buco. Pochi attimi dopo il giovane cittadino su ricompensato dalla sborrata bollente che gli venne schizzata in bocca. Ne bevve ogni singola goccia e coccolò la mazza di Cesare fino a quando non si ammosciò.
"Cè, ti amo, cazzo! Non ho mai... wow!" esclamò Samuele, estrando il dito dal culo del cugino e girandosi in modo da ritrovarsi faccia a faccia con lui... e rimase a bocca aperta!
"Ho la tua roba in faccia" ansimò debolmente Cesare.
"Cazzo, mi spiace se la cosa ti ha shockato. Ho provato ad avvertirti" ribatté Samuele, temendo che il cugino, come capita molto spesso ai maschi dopo aver fatto sesso per la prima volta con un altro maschio, si sentisse in colpa.
"Non c'è problema, non ti ho sentito. Ma mia mamma mi ammazzerà se torno a casa con questa cosa in faccia!"
Nessun senso di colpa, benissimo! Samuele si chinò su Cesare e gli leccò via ogni goccia di sborra che gli copriva la faccia. Poi lo baciò sulle labbra, facendogli sentire il sapore della sua sborra. Cesare si sentiva nervoso mentre le labbra di Samuele si avvicinavano al suo volto, ma allo stesso tempo voleva capire cosa avrebbe provato a baciare il giovane cittadino. Non sapeva perché voleva scoprire questa cosa e, dopo tutto quello che avevano fatto, ormai non gliene importava poi molto. Quindi aprì leggermente le proprie labbra, aspettando con ansia che, per la prima volta nella sua vita, le labbra di un altro ragazzo toccassero le sue. E prima che potesse capire cosa stava succedendo, la lingua di Samuele entrò nella sua bocca. Cesare si sentiva girare la testa.
