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Erotika
L'Istitutrice Magica · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 16 min di lettura

Calze da troietta

La Principessina assaggia il miele del piacere, diventa sfrontata e sfida la Fata, non immagine quale stregoneria potente si può sprigionare dal sesso.

Giovanna Esse
8 mesi fa · 745 letture · 0

L’alito tiepido oltrepassava la lana, inondando la ragazza con un calore del tutto nuovo e inebriante.

Poi l’eccitazione della fanciulla divenne sogno: quando, con movimenti voluttuosi, Flora fece scivolare verso l’alto sia la maglia che la canottiera leggera; il contatto delle sue labbra avvenne direttamente sui piccoli bottoncini rosa, diventanti duri come la madreperla.

La ragazza aveva il ventre infuocato. Il desiderio la rimescolava tutta, non sapeva come, ma voleva da quella donna tutto ciò che l’erotismo poteva offrire.

Nicòle non poteva sapere che, quella danza, era solo l’insieme dei preliminari.

Infatti qualche minuto dopo Flora chiuse la porta a doppia mandata e le prese una mano … scalze, come ninfe dei boschi, salirono al piano superiore dove c’era la camera da letto.

Flora la fece distendere, delicatamente, e poi si accovacciò sulla giovane, mettendosi a quattro zampe, mentre i seni sconfinati, precipitavano sul collo e sul petto di Nicòle.

‐ Tesoro – le disse – adesso puoi guardare e toccare … tutto. Non ti devi più trattenere. E’ da tanto che lo desideravo, piccola mia. – Si scostò una ciocca con le dita della mano – Finalmente … ‐

Allora Nicòle con un gesto liberatorio le aprì tutti i bottoni e lasciò che la sua veste scorresse dal suo corpo verso il pavimento, lasciandola, finalmente nuda, nell’opulenza delle sue morbide forme: si mostrava tutta davanti ai suoi occhi vogliosi.

La ragazza cominciò a godere già con gli occhi. La possedette con lo sguardo, come un bambino che, finalmente, diventa padrone del giocattolo che desidera da tempo.

Ora, libera, Nicòle cominciò ad accarezzare la donna, scrutandone prima i seni, poi la pancia ed i fianchi.

Flora indossava ancora le mutandine bianche.

Curiose di provare, le dita di Nicòle frugarono sotto l’elastico, voleva provare fin dove si poteva spingere in quella nuova frontiera della sensualità; con le dita cercò l’orlo e iniziò a sfilare l'intimo di Flora.

La donna si abbandonò a quel piacere ... così la giovane, seguendo il suo corpo con le dita, ebbe l’occasione di esplorare tutta la sua carne, fino ai piedi, nudi e caldi, che tante volte aveva desiderato baciare.

Ora, la grande dama, era tutta nuda e tutta sua: che piacere inatteso!

La donna matura godeva della passione che lei metteva nello scoprirla.

Come un dono d’amore Nicòle si offrì:

‐ Prendimi anche tu, Flora, scoprimi, guardami e tocca tutto ciò che desideri di me, il mio corpo ti appartiene. ‐

Lei fu bravissima: le sue mani le sfilavano i vestiti scorrendo sulla sua pelle giovanile e facendola vibrare, languidamente le tolse le calze strappate, facendole scorrere, all’infinito, sulle lunghe gambe da gazzella. Poi toccò alla maglietta: anche sfilarle quella, fu un atto delizioso, lento, eccitante.

Le dita leggere sfioravano i piccoli seni, che reagivano, autonomamente, ad ogni sua singola carezza. Con fare materno sistemò la biancheria su di un cuscino.

In poco tempo, anche la ragazza venne completamente spogliata.

Per Nicòle, starle di fronte, era come volare: vedere il corpo di lei, tanto desiderato, la faceva sentire sospesa in uno stato conturbante, mai provato prima.

Essere del tutto nude, fece si che esse si fondessero in un abbraccio totale, dove ogni centimetro di pelle veniva a contatto, combaciando.

Distese sul letto, le mani di Flora, immediatamente seguite dalle sue labbra, iniziarono quel viaggio passionale che mai più si sarebbe cancellato dai ricordi di Nicòle.

Le sue mani addosso, erano come scintille di lava incandescente.

Scivolavano sulla pelle e, appena dopo le dita, arrivavano le labbra che, umide di fiato e di saliva, sembravano fumare come lava ardente che lasciava, su quel corpo acerbo, sensazioni mai provate.

Quella scia umida, che evaporava per la febbre dell’amore, le procurava brividi eccitanti e incontrollabili.

Nicòle era come in trance.

Viveva tutto questo, come se si trovasse in un’altra dimensione. Le sensazioni indescrivibili erano intense, violente, eppure ovattate: come se la sua mente le vivesse sotto l’effetto della più inebriante delle droghe.

Finalmente dopo il lungo peregrinare le dita della donna raggiunsero la piccola farfalla che, come fosse appena sorta dal bozzolo, se ne stava immobile e contrita, in attesa che la natura le insegnasse a schiudersi al piacere.

Ciò che sembrava l’apice insostenibile della goduria, si rivelò solo l’inizio del sentiero proibito, durante quell’accoppiamento innaturale.

La mano di Flora si dedicò al gioiellino della giovane Nicòle: la carezzava, la confortava, … l’avvisava di tenersi forte, perché l’affondo stava per giungere.

Infatti, pochi momenti dopo, la bocca carnosa discese implacabile, affamata di quel fiore.

La ghermì, violentandone le ali piene di rugiada, spaccandola fino al vertice con la lingua possente e dura.

La bocca premeva.

La lingua penetrava inarrestabile: come quella di un vampiro assetato di miele.

Flora penetrò nel sacello bagnato e, al tempo stesso, infuocato dalla passione.

Un suono osceno si sprigionava da quella scena erotica.

La dolcezza aveva lasciato il posto all’ingordigia.

Un fulmine elettrico, squarciante, luminoso, partì dal ventre di Nicòle e percorrendo ogni suo muscolo più recondito, le raggiunse il cervello, facendola sobbalzare per l’emozione.

Un piacere mai provato, sconosciuto perfino nelle notti solitarie in cui si martoriava il sesso

Flora le stette addosso con la stessa forza di un maschio che vuol possedere la preda conquistata. Pur senza deflorarla, la fece sua ripetutamente, forse in maniera ancora più veemente, marchiandola per sempre col suo peso e con le lettere infuocate del suo desiderio incontenibile.

Gli orgasmi di Nicòle, iniziarono pochi minuti dopo quelle ondate di carne che si squassavano sulla sua riva, con la forza di una burrasca.

Non fu possibile contarli, così come poi non sarebbe stato possibile contare i giorni di amore e di piacere che avrebbero vissuto in seguito. Tutte quelle ore passate insieme, le avrebbero trasformate in amanti indivisibili.

Quando Nicòle cercò di ricambiare dirigendo la bocca verso i luoghi segreti della donna, Flora non le permise di raggiungerli.

La ragazza si dovette accontentare di poggiarle la guancia sul ventre, cercando di aspirare, vicinissima all’intimità della donna, tutto l’odore che sprigionava.

Poi le accarezzò la mano e, delicatamente, le permise di avventurarsi dentro di lei.

Nicòle cominciò a scavare e a rovistare, come fosse la padrona.

Dopo poco, anche Flora esplose, senza più controllo.

Appena Nicòle capì che la sua istitutrice stava raggiungendo l’acme, cercò, con l’altra mano, la sua natura e si associò a lei nel novello piacere che, liquido e sonoro, la fece sciogliere … come se svenisse in un lago peccaminoso. Godere insieme fu inconcepibile ... iniziandole subito a una comunione che mai più si sarebbe potuta sciogliere.

Per la giovane Nicolè, questa fu la prima, vera esperienza sessuale, e fu tutta al femminile.

Essa andava oltre il semplice sesso … sfociava nell’emozione: un'emozione che mai, nella sua vita, sarebbe stata eguagliata.

Per quanto piacere avrebbe mai assaporato, nessuna successiva relazione avrebbe retto il paragone con quella prima, indelebile, avventura.

Quel paio d’ore intense e travolgenti restarono impresse nei suoi ricordi ad un livello di estasi ineguagliabile.

Spossata, si accucciò sotto il corpo della sua Fata, dopo il sesso sfrenato, adesso, cercava l’amore incondizionato.

E si addormentò.

Prima di andare avanti…

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Giovanna Esse

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