- Dick? Dick? – è la voce di Marco, dal giardino. Cercava il suo cane.
Si sente perduta. Il cane, per fortuna, è troppo infoiato a scoparla a tutta velocità... praticamente il grosso coso le vibrava dentro e, la bestia, non bada ad altro.
Vede illuminarsi il suo cellulare sul tavolo... “che altro mi deve mai accadere? Maledizione!” pensa Carmela, bloccata e impotente.
Si sente un’imbranata; si merita tutto il danno e la vergogna che la colpiranno, certamente, di li a poco.
Nuda, sotto un cane, senza aver preso nessuna precauzione, in balia del bestione che la carica e le pompa dentro il suo enorme manico, impazzito dal piacere e senza possibilità di controllo. E, intanto, il padrone del cane, che lo cerca appena fuori casa sua... infine: i suoi familiari, che possono rientrare da un momento all’altro. Una rovina!
Non prova neppure più piacere, si sente solo aggredita, sballottata e bloccata da quella furia, che, incurante dei suoi problemi, affanna e spinge forte nell’utero.
Deve divincolarsi, deve almeno tentare di mettersi qualcosa addosso: almeno provarci, a salvare la faccia, cazzo!
Ma che succede, ancora?
Non riesce assolutamente a muoversi; ora che si concentra sul suo stato, si accorge di essere totalmente bloccata sotto la bestia: sono legati insieme, all’altezza del bacino.
Quando si è lasciata fottere, la sua vagina ha resistito alla dilatazione. Ora, le pareti dell’utero si sono adattate al membro animalesco, ma non può sgattaiolarne fuori. Ricorda allora che il cazzo adesso è bloccato dentro di lei. Non si stacca: è impossibile!
Chissà quando potrà tirarlo fuori; adesso non c’è niente da fare, la grossa palla animalesca si è gonfiata dentro di lei e per farlo uscire dovrebbe praticamente “partorirlo”. Chissà con quali, devastanti, conseguenze.
Il cane scivola di lato? Lei scivola con lui.
La bestia cerca di venir fuori? La tira indietro con sé sul pavimento... in questo momento la sua fica è simile alla bocca di un pesce, tenuta saldamente da un amo fatto di carne.
Per fortuna non sente più Marco, di fuori, che incalza ma è, subissata dalla vergogna e dall’impotenza. Comincia a piangere in quella mortificante posizione.
Intanto il cane, del tutto estraneo alle sue preoccupazioni, comincia a sborrare, emettendo il suo seme liquido e abbondante. Si sente gonfiare la pancia, per quanto sperma sta prendendo, perché, purtroppo, il liquido non può fuoriuscire, a causa del tappo di carne che il cane ha introdotto nel suo corpo.
Carmela non può fare altro che abbattersi sui gomiti doloranti e aspettare, sommersa dall’umiliazione.
Fuori, adesso, c’è un silenzio che non promette niente di buono!
Spera solo che nessuna traccia grossolana porti subito Marco a bussare alla sua porta.
***
Il cane e la femmina d’uomo sono incastrati in mezzo alla stanza e l’animale, sempre più a disagio, fa di tutto per staccarsi, ora che ha goduto fino all’ultima goccia.
Tira, si sposta, scarta, procurando a Carmela sensazioni e dolori, al limite della sopportazione.
Si sente spaccare la figa, ma niente: il pene non esce e lei ha troppa paura di tirare forte, anzi, lo tiene avvinto a sé per una zampa, tirandoselo dentro.
E’ terrorizzata, teme di fare ancora più danni, magari rompendosi a sangue. Ci mancherebbe solo questo: una fuga imbarazzante al pronto soccorso.
Guarda l’orologio alla parete... i minuti passano e lei se ne sta li, sporca, ferita, graffiata e col viso rigato da lacrime secche.
Passano quasi dieci minuti poi, con un “plop” che ha del miracoloso, il cazzo svicola fuori, accompagnato da una lava di sperma liquido, quasi come orina.
Nonostante perda dalla vagina, Carmela balza in piedi, nel tentativo di salvare il salvabile.
Si riveste alla meglio e, preso il cellulare, si precipita fuori di casa, controllando che nessuno la possa vedere, il cane la segue, felice di tornare all’aria aperta. Si chiude la porta alle spalle ma sta attenta a prendere le chiavi, ci mancherebbe solo questo. Non può permettere a nessuno di entrare: il suo soggiorno è un campo di battaglia.
Il cane scodinzola felice e corre a fare pipì, marcando i soliti lampioncini.
Carmela controlla il cellulare: l’ultima chiamata è proprio di Marco. La donna escogita un piano e spera che non abbia lacune troppo evidenti. Chiama:
- Marco? Ma dove stai?
- Scusami, forse stavi riposando? Sto cercando Dick... è scappato!
- Ma no, poverino, torna indietro che sta qui... l’avevate lasciato fuori, povero cucciolone. – dice con voce falsamente allegra. Come se niente fosse.
Pochi attimi dopo, passa il cane a Marco, al cancello, cercando di evitare spiegazioni.
- Caspita – dice il giovane – hai l’aria distrutta... mi spiace... come mai non lo hai lasciato fuori? -
- Mi sentivo sola... – risponde lei, e se ne torna verso casa, avendo cura di chiudersi il cancello alle spalle, insieme a tutta quella giornata che vorrebbe cancellare dalla sua esistenza.
Si infila subito le mutande per assorbire gli ultimi piccoli fiotti che ancora sgorgano dalle grandi labbra e poi, sforzandosi di non pensare, inizia a pulire meticolosamente dappertutto, cercando di eliminare ogni traccia.
Quando, spossata e distrutta, finalmente si buttò sotto la doccia, sente entrare i suoi con le buste della spesa.
***
Epilogo
“Questa, cara Giovanna, è la strana storia che ho vissuto in un momento della vita che non saprei definire.
Dieci anni fa capitò qualcosa; una molla scattò in me, forse, e in pochi mesi, ho dato fondo a tutta la parte trasgressiva che si nasconde in me, chissà?
All’epoca fui fortunata e me la cavai bene.
Uscii da quel pomeriggio di follia, con qualche graffio e qualche sguardo perplesso da parte di chi mi conosceva bene.
Ringraziavo il cielo che tutto fosse finito alla meglio, per fortuna.
Nelle settimane successive cercai la distrazione, la pace e, non ti nascondo, che ho girato varie chiese, lontano dal mio paese, per trovare il coraggio di confessarmi. Non lo feci ma, alla fine, fu meglio così.
Perché, amica mia, devi sapere qualcosa, ancora, che non posso omettere da questo resoconto. Alla fine di agosto di quel terribile anno, capitò una cosa singolare.
Un venerdì, mio marito partì per il nord, per partecipare ad una fiera e portò i ragazzi con sé... sarebbero tornati solamente il lunedì.
Avrei potuto rilassarmi da sola, in pace, dopo gli impegni estivi...
Il sabato mattina, sapendo che mi svegliavo sempre presto, Marco bussò alla mia porta con gli occhi da “tenerone” e con in mano una busta di croccantini:
- Ecco, scusa... – disse – veramente Isa e io, saremmo stati invitati... un amico ha la barca a vela, sarebbe solo per due giorni. Tu... ehm, potresti...? –
- Tenervi Dick? – ci pensai su, mi sembrava uno strano segno del destino ma non seppi dire di no – Certo, perché no? Lascialo pure, sono da sola... mi fa compagnia!
- Sono contento, grazie! – disse Marco raggiante – So che sarà in buone mani... e poi: Dick è letteralmente innamorato di te!
- Tu dici? – risposi con un sorrisetto enigmatico, mentre un attacco di perfidia mi attraversava tutta la schiena.
Così passai il week end con il mio grosso “amante” nero ma questa volta non ero impreparata: ne godetti a lungo e senza remore.
“Se devo proprio andare all’inferno, voglio che almeno ne sia valsa la pena!” pensai in quei giorni!
Con affetto, Carmela.”
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Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]
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