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Erotika
Scacco col cavallo · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 12 min di lettura

Scacco

L'incalzare degli eventi fanno di Erika e Adam i segugi del vecchio serial killer, riusciranno a spuntarla o rischieranno veramente troppo?

Giovanna Esse
1 anno fa · 372 letture · 0

Soli, vestiti alla meglio, Erika e Adam erano davanti alla villetta buia e silenziosa.

Tutto il quartiere residenziale dormiva; i due giovani si erano avvicinati a fari spenti. Ora sostavano di fronte cercando una soluzione al problema che, da soli, si erano procurati. Non avevano armi di sorta… e se le avessero avute forse sarebbe stato anche peggio, visto che non avevano alcuna autorizzazione a portarne. Infine, le congetture di Adam, che sembravano solide nel “giochetto” di indovinelli in cui si era esibito mezz’ora prima, adesso, di fronte alla vita reale non sembravano avere più la stessa concretezza.

Si guardarono negli occhi indecisi sul da farsi… Poi Adam fece segno a Erika, indicando qualcosa in alto. La bruma della notte londinese non riusciva a nascondere la notevole quantità di fumo chiaro che veniva fuori dal comignolo di Caan. Forse la ragazza, qualora esistesse davvero, era già morta… e comunque c’era troppo fumo per essere le 4 del mattino di un mese primaverile.

Adam fece segno a Erika di aspettare là poi raccolse dal cofano della macchina la chiave per svitare i bulloni delle ruote; era l’oggetto più pesante che avesse, di sicuro una difesa ridicola per stanare un probabile assassino scaltro e pervertito.

William Caan risalì lentamente dallo scantinato, senza accendere le luci.

Aveva bruciato tutto ciò che era appartenuto alla ragazza, compresi i nuovi capi di abbigliamento che le aveva comprato pochi giorni prima. Nel bruciare calze e lingerie aveva provato un po’ di rimorso: lei vestita da troia era molto provocante, gli sarebbe mancata.

Peccato… peggio per lei!

Qualcosa era andato storto… qualcuno aveva intuito qualcosa, chissà? Magari farle usare il computer non era stata una buona idea. Peggio per lei, avrebbero potuto stare insieme ancora a lungo. La ragazza gli piaceva e lui era anziano ormai.

I furbetti che volevano salvarla avevano firmato la sua condanna!

Sbirciò fuori. Era ancora buio, qualche isolato più in la gli sembrò di distinguere un’auto, ma non riusciva a ricordare se c’era già da prima; era troppo lontana per capirne il modello. Per il resto tutto taceva ma doveva fare in fretta.

Andò nel bagno del piano terra. Chiuse accuratamente la porta e solo dopo accese la luce.

La ragazza era dove l’aveva lasciata ma, sentendolo, spalancò gli occhi fissandolo con terrore. Decise di reciderle la giugulare, non voleva che soffrisse; d’altronde sapeva che il sangue e i liquidi organici erano le tracce più complicate da contenere in caso di perdite e schizzi incontrollabili.

Il sistema migliore era far scorrere il sangue e le probabili orine nell’acqua tiepida: persino con il Luminol non si ottenevano risposte sicure, riguardo ai residui di sangue.

Prese il vecchio rasoio di sicurezza, più affilato e maneggevole di un bisturi; lo avvicinò velocemente al volto della sua vittima. Lei provò a scartare con i piedi ma riuscì a muoversi solo di pochi millimetri, contrasse di poco anche le dita delle mani… ma senza risultati evidenti.

- Bene, - disse soddisfatto il vecchio professore – meglio così, non c’è bisogno di legarti… Fai pipì, su… falla adesso, stammi a sentire.

Era del tutto disinteressato alla sua esistenza, una cosa raccapricciante. Si abbassò verso il suo inguine, col rasoio tagliò l’ultimo indumento che la copriva, un paio di mutandine rosa a fiorellini bianchi. Avvicinandosi pensò che magari poteva cominciare dall’arteria femorale, visto che era più vicina allo scarico della vasca… però sarebbe vissuta più a lungo, mentre si dissanguava. Per interrompere l’afflusso di sangue al cervello più rapidamente era meglio cominciare dalla carotide.

Il vecchio aprì l’acqua e si mosse per portarsi alle spalle della sua vittima.

Dal rubinetto un piccolo fiotto senza forza scivolò sul bacino della poveretta e poi nulla più. L’acqua era mancata!

Smanettò inutilmente un po’ con i rubinetti, era molto contrariato: non ci voleva.

In tanti anni in cui tutto andava liscio secondo i suoi piani, per la prima volta si trovò davanti a un vero problema. Lui si era convinto di averla sempre avuta vinta per la sua capacità di pensare e agire in maniera fulminea: nessuna premeditazione.

Il destino gli proponeva una “vittima” e lui, da predatore sempre vigile, scattava e coglieva l’occasione al volo; sicuramente aveva avuto una buona dose di fortuna ma, con gli anni, gli piaceva pensare più di essere un individuo eccezionale che un pezzo di merda baciato dalla sorte…

Che cosa era meglio fare? Quanto tempo aveva?

Era un contrattempo… o era una trappola? Doveva pensare, doveva decidere…

Si convinse che era un contrattempo, uno sventurato caso. Se trova un serial killer, la polizia non lo stana chiudendogli l’acqua. Era veramente una stronzata!

Uccidere la ragazza comunque?

Se poi l’acqua tardava a tornare? Il sangue avrebbe marchiato per sempre la vecchia porcellana e le tubature, rese porose dall’usura.

Magari le poteva mettere un sacchetto in testa e soffocarla… l’acqua restava il suo dilemma. In poco tempo il sangue si sarebbe coagulato per non scorrere più, veloce e vitale come quando il cuore ancora pompava.

Maledizione!

La ragazza, straziata dallo spavento, lo seguiva con lo sguardo, senza rendersi conto di cosa stesse capitando.

Si decise ad uscire, solo per un attimo… un controllo sommario, giusto per non restare col dubbio. Probabilmente una volta fuori, si sarebbe reso conto che, affisso ai pali dell’illuminazione, la Compagnia dell’Acqua avvertiva gli abitanti di una sospensione dell’erogazione per lavori; non spesso ma capitava.

Guardò la giovanetta, ancora non riusciva a muoversi. Secondo i suoi calcoli aveva ancora a disposizione una mezz’ora prima che lei riacquistasse la capacità di muoversi. Per precauzione doveva fare in fretta: corse fuori, senza accendere le luci.

Un fruscio inatteso attirò la sua attenzione. Erika era acquattata in macchina, guardinga e spaventata. Aveva pregato Adam di non fare l’eroe, non essendo riuscita a trattenerlo. Lui era fatto così: era un ragazzo generoso! Adam aveva raggiunto il giardino della villetta, cercando di fare del suo meglio per non dare nell’occhio. Si fece coraggio e scavalcò il cancelletto.

Nessuno. Dalla casa non si percepiva alcun segno di vita, tranne che per il comignolo che continuava ad emettere più fumo di quando ci si aspettasse a quell’ora. Ma quello non provava niente!

Girò lentamente intorno alla casa, stringendo la chiave e pregando di non doverla usare, in un modo o nell’altro.

Con la testa era entrato in quella “cosa” e adesso non si voleva fermare, anche correndo qualche rischio. Come tutti era stanco e arrabbiato di ascoltare le cronache di tante povere ragazze, spesso addirittura bambine che sparivano per mano di esseri lerci. Spesso dietro insospettabili borghesi si nascondevano dei veri e propri mostri ma purtroppo, anche se venivano scoperti, il danno era già fatto, le persone già morte e le loro famiglie completamente devastate.

Si guardò intorno cercando ispirazione… la sua intelligenza gli suggeriva di non essere avventato, entrare in quella casa non era da lui e, se qualcosa di drammatico stava accadendo, la sua intrusione poteva solo peggiorare le cose.

Qualcosa di strano attirò la sua attenzione.

Sul retro della casa quasi inciampò in un manicotto di tubo metallico, sicuramente doveva far parte dell’impianto idrico. Che ci faceva un tubo fuori dal terreno?

Aveva lavorato nell’edilizia: ritenne di trovarsi di fronte al tubo di carico, probabilmente per una perdita era stato aggiustato alla meglio, senza curarsi troppo dell’aspetto estetico.

“Tagliare i fili della luce, probabilmente, servirebbe a poco” pensò “è tutto buio… ma l’acqua?”

Come un segno del destino, in quel momento, dal tubo sortì il classico fruscio dell’acqua sotto pressione richiamata da un rubinetto appena aperto!

Qualcuno era lì dentro… era sveglio e aveva aperto l’acqua in quell’istante.

Compiendo uno di quei gesti incontrollati che solo la parapsicologia potrebbe tentare di spiegare, Adam alzò la chiave e colpì con tutta la forza.

Prima di andare avanti…

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