Il tubo cedette con stridore e uno zampillo alto tre metri irrorò immediatamente e con violenza tutto ciò che c’era intorno, compreso Adam che si ritrasse, ormai fradicio.
Non sapeva se avesse fermato un omicida o spaventato un vecchio che pisciava, sofferente di prostata… ma ormai l’aveva fatto e non era pentito.
Will era fuori, nel silenzio.
Il fruscio veniva dal retro. Pensò che, già che c’era, era meglio dare un’occhiata, ci voleva un minuto… Svoltato l’angolo capì che il rumore che sentiva era il classico suono provocato da un potente zampillo.
Fece mente locale.
Il tubo rattoppato qualche mese prima aveva ceduto; forse l’aveva urtato qualche animale.
Era quasi l’alba. Che fare?
Calcolò che ci voleva troppo per riparare il tubo, almeno mezz’ora, inoltre avrebbe dovuto accendere tutte le luci del giardino.
Meglio aspettare. Sarebbe rientrato in casa, soffocato la ragazza e atteso… se avesse avuto fortuna, con l’acqua tiepida si sarebbe dissanguata ugualmente, senza troppe difficoltà; dopotutto era questione di pochi minuti.
Però una cosa andava fatta! Lo zampillo era troppo violento per ignorarlo. Qualcuno, un vicino, un agente avrebbe potuto notarlo e cercare di entrare nella casa.
Adam era acquattato nel giardino, aveva trovato un riparo di fortuna e sperava nella sorte affinché non venisse notato. Se quell’uomo avesse acceso le luci, l’avrebbe visto di sicuro, con tutta una serie di conseguenze a cui non voleva proprio pensare.
Il vecchio si muoveva lentamente, con circospezione. Non accese le luci ma aveva qualcosa in mano, qualcosa di metallico che, a tratti, luccicava quando rifletteva la luce, seppur fioca, dei lampioni. Probabilmente era un torcia… ma, stranamente, l’uomo non l’accese.
Si guardò meglio intorno poi sembrò decidersi e si allontanò in modo guardingo dalla protezione dell’ombra della casa.
Adesso veniva verso Adam, più o meno nella zona del cancello d’ingresso. Il giovane non sapeva cosa fare. Lo aveva visto? Lui non avrebbe mai avuto il coraggio di agire contro il professore, non era il tipo… era terrorizzato dalle conseguenze.
A un paio di metri dal giovane, l’altro svoltò lentamente verso destra e si chinò, armeggiando con le mani tra l’erba bassa.
Per liberarsi posò sul selciato ciò che teneva in mano.
Adam trasalì: era un rasoio di sicurezza, un oggetto antiquato ma al tempo stesso raccapricciante.
Per il giovane la visione dell’oggetto anacronistico rappresentò la conferma certa delle sue arzigogolate congetture. La cosa non era più uno scherzo della sua fantasia: il sipario si apriva quasi certamente su una tragedia, una di quelle storie che compaiono al mattino sui giornali; il tranquillo e pacifico “signore della porta accanto” che nascondeva un mostro, un assassino insospettabile.
Adam scattò in avanti lasciando d’improvviso il suo nascondiglio, corse verso la casa a tutta velocità.
Il vecchio non se l’aspettava, pur stando sul chi vive, era convinto che nessuno lo stesse spiando; stava chiudendo l’acqua stringendo la chiave d’arresto vicino al contatore.
Si riprese immediatamente: per prima cosa raccolse il rasoio, poi si gettò all’inseguimento di quell’ombra che era comparsa nel suo giardino.
Le cose si mettevano male… ma, se quello era un “investigatore” solitario o semplicemente un balordo, avrebbe cercato di farlo fuori alla meglio. A risolvere i problemi ci avrebbe pensato dopo… adesso doveva fare di tutto per salvare il suo segreto!
L’altro fu scaltro, doveva avere avuto un’intuizione oppure vedendo il rasoio, aveva capito che non aveva altro in mano e, sviluppando un piccolo tonfo, chiuse la porta blindata.
“Maledizione!” una rabbia sorda e malevola invase William Caan: “idiota”, si disse, aveva lasciato le chiavi dentro la casa…
Adesso le cose si mettevano male. Oltre all’acqua che ancora zampillava, quasi sicuramente avrebbe dovuto rompere un vetro per rientrare. Troppo clamore, troppe contrarietà, ma poteva farcela. Per prima cosa si doveva sbarazzare di quello stronzo che gli stava ormai quasi di fronte, in mezzo al giardino.
Caan strinse il rasoio con decisione: sapeva dove e come colpire. Fissava l’ombra del suo nemico, sbavando rabbia e sperando di poterlo sopraffare con la sua mole. Come una belva ferita il professore era pronto a colpire.
Ora però tutto era più chiaro per Erika, che guardava dall’auto. Prima, nel buio intorno alla casa, aveva potuto solo intuire cosa accadesse. Poi c’era stato il getto intenso e scrosciante dell’acqua; ombre che si muovevano veloci nel buio… concitazione. Era troppo per nascondersi, e di sicuro Adam poteva essere realmente in pericolo. Qualcosa non andava in quella casa maledetta e il suo ragazzo aveva ragione.
Era il momento di agire.
Per prima cosa mise in moto, fece avanzare l'auto in direzione del giardino in maniera da illuminare la scena, con i fari abbaglianti. Ora si vedeva perfettamente: Adam e il professore si fronteggiavano. Il vecchio aveva qualcosa in mano ed era piegato in avanti, evidentemente stava per scattare e aggredire il suo uomo.
- Nooo! – strillò Erika, terrorizzata e non trovò niente di meglio da fare che suonare il clacson all’impazzata per richiamare attenzione.
William Caan fu colpito dal raggio violento dei fari, quella luce intensa lo centrava come il dito di Dio. Si sentì scoperto, nudo. Ora, dopo tanti anni che se ne stava nascosto come un topo, come uno scarafaggio, tutti avrebbero potuto sapere chi veramente fosse!
Qualcuno dalla macchina iniziò a suonare il clacson; quel suono sgarbato e malefico gli feriva le orecchie… avrebbe voluto essere Superman in quel momento, avere dei superpoteri per zittire il rumore, per spegnere i riflettori che lo accusavano. Tremava impotente per la rabbia.
Vide in faccia il suo avversario. Era un giovane, era spaesato… sorpreso quanto lui. Non si rendeva ancora conto di chi fosse veramente William Caan, di quanto coraggio avesse, di cosa fosse pronto a fare… nonostante tutto ucciderlo adesso, per lui che era quasi onnipotente, sarebbe stata questione di un attimo! Il vecchio non sopportava di essere stato finalmente scoperto, comprendeva che non sarebbe più riuscito a ricucire tutte le falle! Non c’era più soluzione: tra poco tutti avrebbero saputo, tutti avrebbero blaterato, criticato, oltraggiato la sua mente superiore.
Will capì di non avere scampo, la belva non si sarebbe arresa, doveva giocare il tutto per tutto. Stavolta non poteva essere “stallo” ma solo Scacco Matto.
“Come finiva quella poesia idiota? Cosa diamine aveva scritto quella ragazza inutile e puttana? Avrebbe dovuto ucciderla molto tempo prima.
Seguendo il passo del Cavallo ci si avvicini in tempo di Luna
Scacco Matto… il Cavallo era sempre stato pericoloso e insidioso nel gioco degli Scacchi… era vero. Ci si avvicini in tempo di Luna? Proprio così!
Nell’alba livida, nel cielo plumbeo, attraverso la bruma del mattino ancora si riusciva a intravvedere la luminescenza della Luna quasi piena. Il professore alzò la testa per guardarla. Strinse forte il rasoio, la lama affilatissima balenò perfetta, riflettendo la luce dei fari.
Alzò la mano: Adam scartò all’indietro, preparandosi al peggio.
La mano del vecchio scattò veloce; la lama si poggiò come una piuma diabolica sul collo teso: il professore premette forte sul pomo d’Adamo, poi tirando di lato, lasciò che il rasoio affondasse nella pelle che cedette come burro. Il sangue iniziò a zampillare, perdendo di forza ad ogni battito del cuore; divenne debole all’improvviso e si accasciò sulle gambe… mentre perdeva conoscenza
Forse era libero… ?
La luce non lo offendeva più e il maledetto strombazzare del clacson era cessato. Il vecchio stramazzò al suolo, mentre il suo sangue nero irrorava il terreno.
Aveva scansato il giudizio degli uomini… forse adesso lo aspettava un giudice molto più severo.
Era l’alba.
Il silenzio spettrale venne rotto dal suono lacerante delle sirene che si avvicinavano alla casa.
Anche la ragazza nella vasca si riscosse dal suo torpore… e trovò la forza di ricominciare a sperare…
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