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Erotika
Punite dalla madre · Cap. 4
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Capitolo 4 di 5 11 min di lettura

Luca è un porco e va punito

La situazione sfugge di mano quando scoprono le sue tendenze segrete, il ragazzo è in segreto un vero maiale e sfruttatore delle sue stesse parenti.

Giovanna Esse
1 anno fa · 506 letture · 0

Iniziavo finalmente a spiegarmi perché a casa mia da un po' di tempo stesse sparendo la mia biancheria intima. Le mie mutande, quelle che mettevo nella cesta della biancheria sporca, scomparivano senza un motivo apparente. Ne compravo di nuove ma anch'esse, poco prima del passaggio in lavatrice, diventavano introvabili. Quel giorno scoprii che anche mia sorella aveva il mio stesso problema, a lei addirittura erano sparite le mutande bianche che facevano parte del suo abito nuziale che prima di sposarsi aveva preparato nei minimi particolari. Quelle mutande erano importanti per lei, erano una specie di suo personalissimo portafortuna che indossava nelle giornate importanti. Un giorno però scomparvero anch'esse prima di essere lavate. Mentre teneva in mano delle sue altre mutande colorate di un delicato celeste a Rosa venne voglia di sapere che fine avesse fatto quel prezioso indumento intimo.

"Luca..." disse lei cercando di mantenere la calma. "... Hai preso tu le mutande del mio abito di nozze?"

Luca non disse nulla. Rosa prese quel silenzio come un implicito assenso.

"Ci tengo a quelle mutande." continuò Rosa tradendo un leggero nervosismo con la voce. "Dove sono? Cosa ne hai fatto?"

Mia sorella perse la pazienza di fronte a quel mutismo ostinato. Smontò finalmente dal collo di Luca liberandolo momentaneamente da quell'imbarazzante presa in cui era costretto ed anche lei si acquattò come avevo fatto io per guardarlo in modo torvo.

"Luca mi vuoi rispondere? LUCA!"

La risposta non la avrebbe ottennuta da lui ma dalla dottoressa Bovardi che teneva il telefono che Luca aveva lasciato incautamente all'interno del suo trolley. Non era lo smartphone che gli vedevo usare ogni giorno, era un suo secondo dispositivo di cui ignoravo l'esistenza. Io e Rosa ci scambiammo sguardi increduli domandandoci cosa potesse mai nascondere Luca per giustificare il possesso di un secondo telefono. Io e lei sentimmo di colpo salire la curiosità, la preoccupazione e molto altro ancora. Ormai era rimasto solo il pin di quel cellulare a proteggere i suoi segreti.

"Se non vuoi confessare tu lo farà il tuo telefono Luca." disse Rosa sempre più nervosa. "Il pin! Diccelo!"

Lui tenne lo sguardo basso e balbettò parole confuse sul rispetto della sua privacy ma Rosa ribatté immediatamente.

"Non vedo perché devo rispettare la tua privacy dato che tu non hai rispettato la mia. Ed inoltre..." aggiunse poi mia sorella alzandosi per Andare alle spalle di lui. " ...ti sei comportato da stronzo con me per cui penso di avere il diritto di comportarmi allo stesso modo."

Vidi Rosa avvicinarsi al baule di nostra madre per cercare uno strumento. capii subito cosa volesse fare. Cercai di farla desistere ma lei fu irremovibile.

"Mi dispiace Anna ma sai bene quanto sia importante il mio abito di nozze per me, mutande comprese. E lo sa anche lui ma nonostante ciò se ne è comunque fregato. Se non scioglie la lingua da solo allora lo aiuto io."

Rosa scelse d'impugnare una vecchia bacchetta che in famiglia usavamo per far crescere in altezza le piante di pomodoro, composta da un legno flessuoso e resistente ma anche fastidiosamente ruvido. L'ho sperimentata sulla mia pelle da giovane e non fu una bella esperienza, Ricordo che a mia madre bastavano due o tre colpi di quella bacchetta per mandarmi in fiamme la cute. Rosa doveva essere piuttosto arrabbiata per aver scelto uno strumento capace di percuotere la carne in modo non proprio leggero.

"Allora Luca..." tornò a chiedere Rosa a suo nipote iniziando a far pericolosamente scorrere il ruvido legno della bacchetta sui suoi rotondi glutei già infiammati. "Trovi il fiato di parlare da solo o te lo faccio trovare io? Dicci il pin del tuo secondo telefono."

Luca non obbedi chiudendosi ancora era uno stirato silenzio che comunque non dura molto a lungo.

TWAK

Il ruvido legno di quella maligna bacchetta piovve sul suo sedere con un rumore poco fragoroso ma con un impatto doloroso tanto che Luca scappò un lamento che pareva quasi il latrato di un cane. Subito dopo però tornò a tenere la bocca chiusa.

TWAK TWAK

Rosa infierì dando altri due colpi veloci e ritmici mentre guardava il culo arrossato di suo nipote con uno sguardo impassibile come se avesse smesso già da un po' i panni dell'amorevole zia che era sempre stata per diventare altro. Per alcuni istanti vidi i suoi movimenti ed il suo modo di fare sempre più simile quello di nostra madre, iniziò ad avere il tono malevolo che aveva lei quando ci coccolava in quel modo così brutale. Rimasi a bocca aperta osservandola.

"Perché mi guardi così?" mi chiese lei dopo essersi accorta di avere addosso il mio sguardo sconcertato. " Non lo vorrai mica difendere?"

"No però... Per un paio di mutande mi sembra una punizione eccessiva."

"Non è solo per quello. Ma non capisci che se sopporta il male che gli fa questa bacchetta di legno vuol dire che ha parecchie cose da nascondere?"

Io non sapevo che pensare e non sapevo a chi credere. Non volevo scegliere da che parte schierarmi. Non volevo scegliere tra mio figlio e mia sorella. Comunque sia quella fase di stallo scandita dai sordi colpi della canna di legno sbattuta a ripetizione sul sedere di Luca non durò a lungo. A Rosa bastarono altri tre colpi per obbligare suo nipote a rivelare i quattro numeri che componevano il pin del suo secondo telefono.

Penso che io e mia sorella Rosa saremmo potute essere preparate a scoprire una cronologia web piena di accessi a siti porno o una relazione segreta omosessuale con un'altro ragazzo. Non ci sarebbe stato nulla di terribile fosse stato così. La verità però era ben altra.

Luca vendeva online le nostre mutande usate ad una clientela di depravati e la cosa peggiore era che non si fosse fatto il minimo scrupolo di raccontare che quelle in vendita erano gli indumenti intimi di sua madre e di sua zia. Non aveva fatto i nostri nomi, per fortuna, ma scoprire il modo in cui appellava me e Rosa durante le varie compravendite era qualcosa che mi fece gelare il sangue. La dottoressa Bovardi ci lesse alcune chat intercorse tra Luca ed i suoi acquirenti in cui giustificava il prezzo alto di quegli imbarazzanti feticci col fatto che lui avesse "smutandato quella troia di sua madre per poter far avere loro il copriculo usato di una vacca cinquantenne".

Ascoltai impietrita il tono volgare di quelle chat con tutte quelle offese ripetute che Luca rivolgerà nei miei confronti e di quelli di mia sorella, Ribattezzata da lui come "zia baldracca". Chiedemmo di leggere coi nostri occhi il contenuto di quelle chat e la Bovardi ci lasciò quel telefono facendoci prendere visione dello schifoso business che lui aveva messo in piedi alle nostre spalle. Quando io e Rosa riconoscemmo dalle foto alcune delle nostre mutande e ne avemmo abbastanza di quelle disgustose conversazioni rivolgemmo di nuovo la nostra attenzione su mio figlio.

Luca meritava davvero una lezione, da quel momento in poi io e mia sorella ne eravamo fermamente convinte.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Giovanna Esse

Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]

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