Vai al contenuto
Erotika
Punite dalla madre · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 5 13 min di lettura

Educate con la frusta

Delle confessioni che ci arrivano in redazione, questa di Sitter è tra le più dure. Le perversioni sadiche della madre sui giovani corpi non provocavano erotismo ma dolore e umiliazione.

Giovanna Esse
1 anno fa · 997 letture · 1

Questa storia è un gran casino. Ancora oggi mi turba pensare a cosa è successo in quel periodo. Sono passati alcuni anni e la mia psicanalista mi ha detto che mettere i traumi nero su bianco è un buon modo per aiutarmi a superarli. Spero abbia ragione.

Mi chiamo Anna e quello che sto per raccontare è la cronaca di ciò che ho tenuto nascosto in tutti questi anni. Non sono una scrittice. Spero che raccontare i fatti nel modo più fedele possibile mi aiuti a riportarli nel modo giusto. Penso sia meglio iniziare parlandovi di mia madre.

Mia madre si chiamava Agrippina ed ha sempre creduto nel valore della disciplina. La sua vita poggiava le basi su regole ferree che imponeva a me, mia sorella Rosa e mio padre. Tutti noi abbiamo vissuto in una famiglia di tipo matriarcale. Sono nata e cresciuta ad Agrizzano, un paesello di provincia dove gli uomini facevano la voce grossa in pubblico ma tra le quattro mura di casa a comandare era chi portava la gonna. A casa nostra comandava mia madre e se non ci comportavamo da persone rispettabili e credenti osservanti della fede cattolica erano guai. Lei aveva un occhio di severo riguardo in più su di me e su mia sorella. Oltre ad essere caste e pure dovevamo essere sempre vestite con abiti sobri approvati da lei, andare a messa ogni domenica e non pensare al sesso. Mai. Era dura rispettare il suo volere.

Mi ricordo di quando iniziò a proibirci di guardare la tv. Erano gli anni 80 e la tv commerciale iniziò a mostrare donne poco vestite dalle ampie ed abbondanti scollature. Fu da quel momento in poi che la tv venne usata solo per guardare il telegiornale. Mia madre pensava così di salvare me e mia sorella Rosa dalla vista di quel "disgustoso meretricio", parole sue. In compenso io e lei potevamo leggere libri ed ascoltare la musica e fu proprio per colpa delle canzonette d'amore di quegli anni che trasgredimmo le regole imposteci. Io e mia sorella volevamo guardare il festival di Sanremo per ascoltare finalmente i nostri beniamini avendo anche il lusso di vederli in televisione. La sera in cui la tv trasmetteva Sanremo mia madre sarebbe andata al rosario come faceva una volta a settimana. Io e mia sorella avremmo guardato Sanremo fino alle dieci e mezza e non oltre per non farci scoprire e poi saremmo andate a letto. Purtroppo mia madre tornò alle dieci e quando vide la tv accesa divenne una furia. Fu quella sera che aprì quel maledetto baule. Nel corso degli anni mia madre aveva segretamente raccolto e collezionato quelli che, a suo modo di vedere, erano dei validi strumenti correttivi e li aveva tenuti in quel baule. Spazzole di legno, cinghie di cuoio, battipanni e persino sferze per animali facevano da preoccupante corredo di quel baule degli orrori.

Quella sera io e Rosa ci eravamo prefissate di andare a letto alle dieci e mezza, nostra madre ci mandò a dormire all'una. E non dormimmo. Non potevamo avendo i sederi colorati di un viola urticante e vivido. Da quella sera nostra madre divenne ancora più severa. Iniziò a punirci per ogni sciocchezza. Io e mia sorella fummo costrette a conoscere a fondo il dolore che sapevano offrire tutte le sue spazzole ed i suoi frustini. Ho perso il conto delle sere in cui dopo mezzanotte mi buttavo sul letto col culo in fiamme e le lacrime che mi rigavano le guance.

A rendere la situazione peggiore fu che io e mia sorella iniziammo a notare alcune stranezze nel comportamento di nostra madre. Ci accorgemmo del fatto che lei sorridesse mentre ci puniva. Notammo entrambe che lei non solo provava piacere a punirci ma anche ad umiliarci. All'improvviso non ci volle punire più alla sera ma prima. A volte la cena era sul fuoco ma ad essere scaldati erano anche i nostri sederi nudi, esposti ed indifesi colpiti dalla sua mano che sapeva infierire con crudele sapienza e quando la cena era pronta arrivava il peggio. A volte infatti eravamo costrette a saltare la cena ed a fare le belle stauine con la faccia contro il muro, le mani sopra la testa ed i nostri sederi arrossati posti ai lati del televisore mentre lei e nostro padre mangiavano guardando il telegiornale come se nulla fosse.

Io e Rosa avemmo la conferma che nostra madre coltivasse un suo lato sadico quando scoprimmo che teneva una specie di diario che custodiva gelosamente. Riuscimmo a scoprire dove lo nascondesse ed una sera, mentre lei era in chiesa a dire un rosario, leggemmo le pagine. Mia madre teneva il conto di ogni cinghiata ed ogni sculaccione che ci dava. Non solo. Teneva anche conto delle tecniche che sperimentava su di noi valutando quale fosse quella più efficace e, come se ciò non bastasse, aveva redatto una vera e propria classifica contenente gli strumenti migliori per colpire la mia carne e quella di mia sorella. Scoprimmo anche che alcune domeniche pomeriggio nostra madre si concedeva momenti di intimo piacere rileggendo le pagine di quel maledetto diario. Ancora oggi faccio fatica a togliermi dalla testa l'immagine di lei stravaccata sul letto matrimoniale che si eccitava sgrillettando il clitoride mentre rileggeva quegli appunti schifosi.

Nostra madre aveva una sola grande preoccupazione. Lei voleva a tutti i costi che io e Rosa arrivassimo illibate al giorno dei nostri rispettivi matrimoni e pertanto si procurò un particolare contraccettivo. Un giorno comprò da un pastore uno scudiscio calabro che divenne immediatamente il pezzo più pregiato della sua tremenda collezione di strumenti correttivi. Era un grosso e spesso cordone di cuoio nero pieno di bozzi nodosi e duri con una ampia impugnatura adatta per le grandi e virili mani dei contadini di Agrizzano che lo usavano per educare i cavalli più irrequieti. Nostra madre aveva deciso di usarlo per educare me e mia sorella.

"Se fate le zoccole dopo la passata di minchia c'è la passata di mamma vostra."

Era un frase che lei diceva spesso mostrandoci quel mostruoso attrezzo di cui faceva dondolare la massiccia corda davanti ai nostri occhi atterriti come fosse un orripilante deterrente sessuale. Per fortuna non gli dammo mai modo di usarlo. Periodicamente lei controllava a me e a Rosa sia l'imene che l'ano fino all'eta di ventidue anni trovandoci integre. Prima di quell'età il mio clitoride fu il mio unico partner sessuale. Poi finalmente conobbi Sergio, il mio attuale marito.

Il mio matrimonio rappresentò per me l'opportunità di sfuggire alle grinfie di mia madre ed anche per mia sorella fu lo stesso. Io e Rosa mantenemmo un rapporto freddo con lei negli anni ed alla sua morte non versammo una lacrima. Troppe ce ne aveva fatte passare per essere degna di essere compianta da noi.

Dopo la morte di mia madre ero sicura che quel passato di cui mi vergognavo non avrebbe avuto strascichi nè conseguenze. Persino il giorno della lettura del testamento da parte del notaio, la dott.ssa Silvia Bovardi, non ci furono sorprese. L'eredità di mia madre Agrippina venne spartita equamente tra i membri della mia famiglia ed io ero pronta a pensare a mio marito Sergio ed a mio figlio Luca. Pensavo di poter afferrare la serenità e godermela. Purtroppo però le cose andarono diversamente.

La dott.ssa Bovardi riconvocò a sorpresa me, mia sorella Rosa e mio figlio. Solo noi tre. Non volle rivelare troppi dettagli al telefono, si limitò solo a dire che c'era una parte del testamento di cui era meglio venissero a conoscenza solo i diretti interessati e che una volta nel suo studio avremmo capito il motivo di tanta riservatezza.

Non volevo segreti nel mio matrimonio eppure per la prima volta da quando conoscevo mio marito gli mentii su dove realmente sarei andata il giorno della convocazione. Mio figlio fece altrettanto. Era una situazione strana ed ero preoccupata anzi se devo essere sincera ero proprio spaventata.

La dottoressa Bovardi ci accolse nel suo studio e prima di iniziare a parlare guardò attentamente me, mio figlio e mia sorella come se volesse scegliere con attenzione le parole da usare. L'argomento sarebbe stato molto delicato, c'era troppa tensione nell'aria per credere il contrario.

"Grazie per essere venuti." esordì la dott.ssa Bovardi. "Sono certa che dopo la lettura di questa parte del testamento che vi riguarda apprezzerete la mia decisione di riferirla solo a voi e non al resto della vostra famiglia. Posso procedere?"

Acconsentimmo tutti e tre dopo esserci consultati rapidamente con gli occhi.

La dottoressa iniziò a leggere e noi sentimmo le ultime volontà di una folle. Mia madre aveva vincolato la suddivisione della sua eredità tra i famigliari ad una condizione ben precisa. Luca doveva essere punito per il suo comportamento riprovevole e a dargli la lezione che, secondo lei, si meritava saremmo dovute essere io e mia sorella Rosa. Dovevamo eseguire una vera e propria punizione corporale fino a che i glutei di lui non fossero diventati viola e (cito testualmente) "la sua anima di peccatore non fosse stata purgata". Mia madre nel testamento aggiunse anche che io e Rosa avremmo dovuto utilizzare gli strumenti contenuti nel vecchio baule e la cavallina dotata di cinghie di contenzione che lei teneva in soffitta. Inoltre scritta nero su bianco c'era la pretesa della presenza di un testimone che avrebbe dovuto certificare la buona esecuzione della punizione, per quel ruolo nostra madre aveva designato proprio la dottoressa Bovardi. Se non avessimo rispettato quella sua volontà tutti i suoi beni anzichè andare ai famigliari sarebbero diventati proprietà del suo comune di residenza.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista