Vai al contenuto
Erotika
Punite dalla madre · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 5 14 min di lettura

Malizia di una madre perversa

La vecchia donna, malata di sadismo, continua a perseguitare le figlie anche dopo la sua morte. Un incredibile testamento per farle continuare a soffrire.

Giovanna Esse
1 anno fa · 570 letture · 1

La mia mano intanto scorreva sulla pelle di Rosa. Iniziavo ad accarezzarle entrambi i glutei. Non glielo dissi ma pensavo che avesse una pelle incredibilmente liscia per una donna della sua età. Aveva poca cellulite e poche smagliature, le sue natiche erano ancora piuttosto rotonde e ben modellate, pensai che avrebbero potuto ancora fare la gioia di tanti uomini. Tenni quel complimento per me perchè mi sembrava qualcosa di fuori luogo da dire lì per li. A poco a poco mi accorsi che Il suo sedere era piacevole da toccare E lo stavo accarezzando con preoccupante voluttà. Ci mancavano solo le carezze lesbo con mia sorella in questa disturbante storia familiare!

Le sue chiappe erano facili da coccolare con la mano, sarebbero state altrettanto semplici da colpire con un frustino?

Era arrivato il momento di impugnare per la prima volta uno dei terribili strumenti collettivi che mia madre aveva usato tante volte su di me. Mi guardai bene anche soltanto dal pensare di utilizzare il tremendo scudiscio Calabro che intravedevo al fondo del baule. Dopo una breve esitazione scelsi un frustino, Ce n'era uno con la punta arrotondata che pareva piu morbido ed innocuo. Aveva tra l'altro un'abbondante impugnatura che era praticamente un invito ad essere raccolto.

Rosa si fidò di me. Rimase appoggiata al balcone senza neppure voltarsi e controllare quale strumento avessi scelto per iniziare la sua punizione corporale. Non sussultò neppure quando mi avvicinai iniziando a far scorrere il cuoio del frustino sul suo culo e quando con un dito iniziai ad abbassare l'orlo delle sue mutande rimase immobile come una statua. Quando la sua biancheria è intima color celeste e l'hard è scesa finendo attorno alle sue caviglie era arrivato il momento di sferrare un primo colpo. Fu in quel momento che mi scappò una frase.

"Mi dispiace tanto Rosa. davvero"

"Fai pure. Non preoccuparti." Rispose lei con tono impassibile. Penso stesse cercando di estraniarsi.

Li ho chiusi gli occhi e feci scendere il primo colpo.

CIAFF

Sentii mia sorella gemere. Pensai di aver colpito delicatamente eppure le feci male. Lei mi ripeteva di non preoccuparmi e di continuare intanto però quel primo colpo aveva già lasciato il primo segno sulle sue larghe natiche ed io sentivo già un bruciante senso di colpa crescere dentro di me. Avrei voluto già smettere ma non potevo. La posta in gioco era troppo alta. Dovevo continuare.

Feci scendere altri colpi mentre i miei occhi iniziavano ad essere lucidi.

CIAFF CIAFF CIAFF

È una sensazione tremenda essere costretti a fare cose che non sia la volontà di compiere. Poco importava che mia sorella sembrava incassare bene quei colpi, che cercasse di trattenere i gemiti per impressionarmi il meno possibile e che mi esortasse a continuare. pensionati che erano sempre più rosse ed io ero convinta che soffrisse parecchio nonostante stesse cercando di mascherare il dolore. Io, se possibile, stavo soffrendo ancora di più di lei. Era disgustoso impugnare quel frustino, era come se i perversi giocattoli di mia madre mi facessero male anche quando ad impugnarli ero io. Continuavo a far scendere nuovi colpi che impattavano sul didietro di mia sorella mentre ormai avevo le guance rigate di lacrime. Non mi dava troppo sollievo avere ormai capito come avrei dovuto colpire e come impattare su entrambe le natiche.

Ad un certo punto mia sorella si accorse che io iniziavo a singhiozzare E che per me usare quegli strumenti era troppo gravoso. Si sollevò dalla ringhiera su cui era appoggiata e si avvicinò a me stringendomi in un abbraccio.

"Devi essere forte Anna. So che è dura ma domani questo incubo sarà finito." disse lei col tono di voce più dolce che era capace di usare.

"Ti ho fatto dei segni tremendi sul culo. Ti ho fatto male Rosa, lo so che te ne ho fatto. Non negare solo per farmi stare meglio."

Lei non negò, non disse nulla.

Mi ci volle un'ora per riprendermi, quanto meno per ricompormi ed asciugarmi il viso dalle lacrime. Quando fui io ad appoggiarmi sulla ringhiera del balcone della casa della dottoressa Bovardi vidi mio figlio Luca. Non ero del rumore di farsi un giro per visitare Capo Rizzuto, tutto quello che stava facendo non l'ho fatto era tirare le calze ad un pallone contro ad un muro che delimitava la proprietà Della villetta calciava senza impegno, era visibilmente teso e preoccupato. vederlo visibilmente preoccupato faceva star male mal tempo stesso mi dava una nuova volontà di affrontare l'incubo che stavamo vivendo.

"Accarezzami dietro Rosa."

"Sei sicura di...?"

"Sì." le risposi subito io.

Rosa non perse tempo le sue mani iniziarono a lambire il mio sedere. Erano carezze molto diverse da quelle che mi aveva dato poco prima per consolarmi, Non so bene come spiegarlo. Posso solo dire che mi stava toccando come una sorella non avrebbe mai dovuto permettersi di fare. Ogni tanto con le dita arpionava l'orlo all'altezza dell'ano scoprendomelo in modo apparentemente casuale. Rosa era evidentemente capace di concentrarsi meglio di me. Giocava col mio sedere facendomi arrossire. Tremavo all'idea che Luca potesse vedermi in quella posizione facendo certe cose con mia sorella, avevo persino il terrore che da un momento all'altro la dottoressa Bovardi potesse entrare nella stanza e vederci esercitare facendo cose tanto imbarazzanti. Quei pensieri un po paranoici svanirono quando mia sorella d'improvviso arpionò con un dito l'orlo superiore delle mie mutande e me le tiro giù con un deciso strattone. Ricordo che mi fece sussultare. Ricordo anche che non mi voltai per controllare cosa stesse facendo perché volevo dimostrarle che anche io mi fidavo di lei. Non guardai alle mie spalle e non volli sapere quale maledetto strumento correttivo stesse raccogliendo dal baule di nostra madre.

Venni a sapere quale fosse l'oggetto da lei scelto solo nel momento in cui lo poggiò sulle mie terga nude provocandomi un brivido. Era calda la plastica del battipanni che aveva scelto ed io sapevo benissimo quanto potesse diventare rovente mano a mano che avrebbe battuto sul mio fondoschiena. Certi ricordi non si cancellano.

"Allora io comincio Anna." mi avvertii Rosa.

Io non dissi nulla, annuii solamente.

CIAFF

Il primo colpo non fece male. Non faceva mai male neppure quando ero ragazza ed iniziai a sapere cosa volesse dire subire quel tipo di percosse. il battipanni di mia madre provocava dolore a poco a poco. Colpo dopo colpo.

CIAFF CIAFF

Sembra una punizione leggera all'inizio, Infatti anche quella volta sentivo un pizzicore simile ad un formicolio. Quella dannata plastica illudeva promettendo di non lasciare segni ma era una bugia. il rossore si palesava sempre dopo, quando la cute elaborava l'impatto ed iniziava a bruciare rendendo i colpi successivi feroci e pesanti da sostenere. Quanto ho odiato quel battipanni! Quanto dolore mi ha provocato! Lo maledissi tanti anni fa come lo maledissi quel giorno.

Avrei tanto voluto gestire il dolore come aveva fatto mia sorella poc'anzi ma non ne fui capace. Dalla bocca mi uscirono gemiti incontrollati che non sapevo trattenere. Lei si impegnava a non infierire sempre negli stessi punti del mio fondoschiena ma evidentemente il mio sedere era già abbondantemente colorato di rosso da non poter evitare di farmi soffrire più del necessario. Intramezzò persino pause più lunghe tra un colpo e l'altro ma fu inutile. Solo quando non ebbe più il coraggio di sollevare in aria il battipanni mi disse che le dispiaceva avermi fatto così male.

Io e mia sorella rosa pensavamo che quel pomeriggio di umiliazione e sofferenza fosse terminato ma non fu proprio così. la dottoressa bovanardi entrò trovandoci mezze nude e con le mutande abbassate. Si era permessa di andare in farmacia per comprare una pomata lenitiva immaginando ne avessimo avuto bisogno alla fine di quella giornata. Poggio l'unguento sul comodino vicino al letto senza però trattenersi dal buttare l'occhio sui nostri glutei arrossati. Un sorriso compiaciuto le comparì sul volto. Fu la conferma che fosse una stronza e che si stesse divertendo ad ospitarci per vederci umiliare per colpa delle condizioni testamentarie imposte da nostra madre. Non le importava di aiutarci risolvere i nostri problemi voleva solo divertirsi ed avere un nuovo piccante aneddoto da raccontare alle amiche durante qualche aperitivo fregandosene del segreto professionale.

Quella pomata diede veramente refrigerio alle nostre natiche vistosamente ammaccate. Ne spalmammo parecchia, quasi metà barattolo. Il dolore fisico diminuiva ma le nostre preoccupazioni restavano sempre lì. Sia io che Rosa pensavamo a nostra madre che se avesse potuto vederci utilizzare i suoi orrendi strumenti di correzione si sarebbe messa sicuramente a ridere di gusto. Forse era davvero il suo sogno più segreto, o la sua perversione più profonda poter vedere un giorno ognuna di noi punire l'altra. Vederci poi punire Luca rappresentava sicuramente l'apoteosi delle sue fantasie più malate.

Luca... Il giorno seguente sarebbe toccato a lui subire ed essere punito per mano nostra. A me faceva rabbia pensare che lei lo abbia coinvolto per un capriccio accusandolo gratuitamente e scrivendo male di lui persino sul suo testamento.

Quella notte avevo bisogno di dormire. Presi alcune gocce di sonnifero, non so se Rosa fece altrettanto. Nonostante ciò non riuscii a prendere sonno.

La puzza di quella giornata di merda era troppo forte per sperare di riposare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Capitolo 3 senza votare

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Media 3,0 su 5 · 1 voti
Scritto da
Giovanna Esse

Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]

Altri racconti di Giovanna Esse

Commenti 2

Accedi per scrivere un commento…
    1. Giovanna Esse

      Grazie del commento, Purtroppo il racconto mi è stato inviato (come noto), posso solo dargli una sistema generale non riscriverlo.

Dello stesso autore

Tutti
Racconto Molto eccitante

Perché mi faccio fare da mio figlio

Oltre le righe e le regole della società. Non sta a me giudicare... ma solo informarvi dei fatti attraverso questa confidenza di una signora.

7 mesi fa 6 min 1 mi piace
Libro Molto eccitante 14 capitoli · in corso

I sogni inconfessabili di mamma T.

Una mamma calda e piena di desideri scopre che il suo ragazzo la desidera arrivando a masturbarsi pensando a lei, il rapporto ora è appeso a un filo tra amore filiale e desiderio carnale. Tutti i personaggi citati in questa relazione sono…

10 giorni fa 65 min 7 mi piace
Racconto Molto eccitante

Il culetto chiuso di mia zia

Questa confidenza, così spontanea ed eccitante mi ha colpita: vi ripropongo i sogni di Massimo diventati realtà... forse?

1 anno fa 9 min 9 mi piace
Indice dei capitoli
Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista