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Erotika
Memorie dal convento: Ofelia · Cap. 5
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Capitolo 5 di 5 11 min di lettura

Amore e dolore

Nulla ferma l'atto sacrificale della piccola Ofelia che trasporterà nella sofferenza anche l'ingenuo marito cornuto.

Giovanna Esse
2 anni fa · 362 letture · 0

Adesso tutto combaciava. Certo, a Gino Ofelia piaceva già da prima, ma aveva vent’anni di meno! Eppure era lei la ragazza in chat, Ragazza Manga, perfino il cosiddetto pancione, cui lei aveva fatto cenno(era al quasi al quinto mese) era reale… e quanto l’aveva stuzzicato quest’ulteriore, sottile, prostrazione della ragazza. Adesso il sogno segreto di Gino, quello che aveva coltivato per una vita, nella fantasia, diventava realtà. L’uomo, dopotutto un tipo abbastanza tradizionalista, era certo che mai avrebbe potuto coronare quel suo desiderio di dominio totale; per lui era pura fantasia, senza speranza. Certo, qualcosa aveva provato, aveva giocato, anche con l’ex-moglie, ma erano solo palliativi, anche un po’ teatrali, rappresentazioni “sceniche”, e basta!

Il brivido caldo che gli attraversava la schiena e gli faceva rizzare i peli sulla nuca, poteva provenire solo da quella specifica donna: una donna che “sentiva” davvero tutto il bisogno di essere domata e dominata; fatta sua come una schiava, senza speranza e senza pudore.

«Va bene, voltatì!» ordinò. «Gira lentamente su te stessa...» Ofelia eseguì senza batter ciglio. L’eccitazione su Gino prese il sopravvento sull’umanità e sul rispetto delle regole... anzi, pensare che quella puttana che si esibiva, pur arrossendo, era la moglie del suo migliore amico, lo rendeva più “feroce”. Sapere che Mimmo “sapeva” che sua moglie, poco più che una ragazza, e incinta per giunta, si esibiva davanti a lui come una troia, in una camera d’albergo, gli procurava ulteriore goduria.

Il piccolo Mister Hyde che si nasconde nella sessualità più segreta di ognuno di noi, prese il sopravvento. Gino, in realtà, non possedeva solo Ofelia ma pure il suo stesso marito. Lui, anche se lontano, sapeva e soffriva le pene dell’inferno... era semplicemente meraviglioso!

«Continua a girare su te stessa, non fermarti, ma stavolta tirati su la gonna. Piano, fallo piano!» la sua voce si faceva sempre più roca, dura e decisa. Gino allungò il braccio e accese l’abat-jour del comodino; la manovrò, fino ad ottenere un fascio di luce diretto proprio sulla carne nuda di Ofelia, che spiccava tra i bianchi virginali della gonna e delle calzette.

Anche Ofelia pensava a Mimmo, adesso che la gonna era salita su, al punto di scoprire la sua natura e il suo sedere, davanti a Gino che, in fondo, era un estraneo. Sì... Ofelia era completamente nuda, sotto, e totalmente depilata, così l’aveva voluta Predator, questo aveva ordinato e questo aveva ottenuto! E Mimmo!? Mimmo aveva letto tutto... capito tutto, aveva carpito tutti i segreti più perversi della mente di sua moglie. E, stupefacente a dirsi, aveva capito due cose orribili: che lei, almeno ogni tanto, aveva bisogno di “perdersi” in piaceri inconfessabili e che lui, nonostante fosse il migliore dei mariti, non avrebbe mai potuto farle provare certe emozioni.

Ecco perché aveva lasciato che il loro strano destino si compisse... Mimmo stava giocando il tutto per tutto, povero Angelo. Aveva capito che quel desiderio avrebbe agito come un tarlo, nella mente di sua moglie, consumandola, rovinandola e, probabilmente, distruggendo il loro matrimonio, seppure felice.

Lo specchio, dall’altra parte della stanza, le restituiva un’immagine cruda, dolorosa che la turbava: nella penombra, Gino, seduto sul letto, che osservava l’unica scena illuminata con violenza. Mentre lei girava su se stessa, quasi in punta di piedi, come una bambola di ceramica, si esponeva al maschio, prima la vulva poi, lentamente, si arrivava a vedere le due chiappe, chiare e sode. Una sola lacrima uscì dai suoi occhi sbalorditi ma si asciugò presto... le sue guance ribollivano, un po’ per la vergogna, un po’ perchè, guardando Gino, si accorse che era “pronto”... in lui, l’amico di famiglia, era del tutto sopito, adesso, nei suoi occhi bramosi c’era solo la voglia di usare la sua vittima nel “peggiore” dei modi: Predator, era pronto a colpire!

Fine ???

Certo, caro lettore, adesso hai capito come finisce, ma...

Se ti piacciono le descrizioni mozzafiato; indagare le emozioni più violente dei protagonisti; conoscere le azioni più esecrande che si compiranno in quella camera d'albergo... allora continua a leggere, saprai cosa è capace di subire Ofelia, tra dolore e piacere, quanto è disposto a soffrire il suo giovane marito per vederla felice e assisterai allo sfogo terribile di Gino, esacerbato dalle voglie perverse e dalle sue frustrazioni.


"Sta castigando mia moglie..."

Gino, adesso, era davvero infoiato e la carne tenera della sua vittima appetitosa lo attraeva da impazzire. Voleva un immediato contatto fisico, con quella vulva delicata e gonfia; sentire tra le mani le due chiappe sode, esplorare i suoi anfratti misteriosi, nascosti tra le pieghe deliziose del suo corpo, reso leggermente sovrappeso dalla incipiente maternità. La pancia di Ofelia, infatti, era tesa e prorompeva, esposta fino all’ombelico: la gonna era arrivata su, la ragazza l’aveva sollevata lentamente. Ora si presentava nuda e attraente, in tutto il suo osceno candore.

Gino, prima di tutto, la volle assaggiare:

«Brava, ragazza, ora appoggiati con i gomiti al comò,» disse eccitato «stai attenta, fa in modo che la gonna non scenda, devo leccarti per sentire il tuo sapore intimo.» Ofelia trasalì, era eccitante sentirsi dare degli ordini con tanta confidenza; Gino la trattava già come fosse una cosa sua, e lei, come tanti anni prima, godeva follemente della sua incapacità a dire di no... E adesso era in una situazione ancora peggiore, avrebbe dovuto solo vergognarsi: il suo essere domata e imbelle, non era più giustificabile come un gioco giovanile. Lei era moglie, tra poco madre del figlio del suo amato Mimmo e, nonostante questo, puttaneggiava, peggio, si faceva tiranneggiare dal boss di suo marito. Decisamente una situazione mortificante; una di quelle scene descritte dalla più becera fantasia dei peggiori registi di filmetti pornografici. Essere così, tremendamente remissiva e completamente porca, le faceva fischiare le orecchie per la pressione, lo sentiva nelle tempie.

Obbedì senza fiatare. Cercò di bloccare il gonnellino, aiutandosi con l’elastico del reggipetto... Gino seguì l’operazione, senza fretta. Tanto il marito di quella donna era lontano, prono, come e peggio di lei. In realtà li teneva “sotto” entrambi in quei momenti passati con la donna...

«Fa uscire le tette dal di sopra della maglietta, devo vedere pure quelle!» Ofelia ebbe un attimo di indecisione, voleva capire bene gli ordini di Gino, per offrirgli l’emozione di essere una schiava perfetta.

L’abbigliamento che Gino aveva voluto era molto stretto e le sue zinne, con la gravidanza, erano diventate enormi. Arrancò con le dita, finché non riuscì a tirarle fuori, una dopo l’altra, dalla scollatura. Secondo lei non erano un gran bello spettacolo, costrette in tanto poco spazio, i due capezzoloni quasi si toccavano, e Ofelia si sentì un po’ strana ma non ebbe il coraggio di lamentarsi. Se avesse almeno potuto sbloccare il reggiseno... ma le serviva per tenere fede all’altro ordine del Padrone: bloccare la gonna, in alto.

Gino la seguiva con la luce della lampada, per non perdersi nessun particolare. Era vestito ancora, ma la sua verga teneva teso il pantalone classico. Ofelia si rivide, nello specchio lontano, e si trovò oscena, ai limiti del ridicolo. Meglio!

La sua infedeltà meritava tanta umiliazione; il fatto che suo marito sapesse perfettamente quanto porca e puttana fosse, era ancor più debilitante per la sua dignità, rispetto a un semplice, classico, tradimento tenuto segreto.

Ma a Gino quello spettacolo triviale e senza sentimenti piaceva. La guardava pieno di libidine: era talmente appetitosa che non sapeva come iniziare a godersela.

Ofelia era pronta da qualche minuto, lui s’inginocchiò dietro alle terga e iniziò ad annusarle le parti intime, di dietro e davanti. «Divarica le cosce» ordinò. Ofelia era calda e umidiccia, sia tra le natiche che sulle labbra della vulva. La pelle delicata era ancora leggermente irritata dalla depilazione totale; Ofelia l’aveva appena fatta, come le aveva ordinato Gino, in chat, pochi giorni prima.

Prima di andare avanti…

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