“Stai fermo qui!”
Tornò poi dalla ragazza più giovane e cominciò a spogliarla con sguardo complice; Francesco se la ritrovò davanti quasi nuda, mancavano solo le mutande. La quarantenne si mise dietro di lei e le prese in mano le tette, facendole ballonzolare davanti allo sguardo ammaliato di Francesco, che intanto si era slacciato la cintura. La bionda mise le mani su quelle della mora e cominciò a massaggiarsi il seno, mentre l’altra le pizzicava i capezzoli. Francesco si infilò una mano nei jeans slavati.
La bionda cominciò a gemere. Era tutta scena ovviamente, non gliene fregava un benemerito cazzo di quel vecchio di merda, ma i soldi sono soldi. Fece scivolare le mani sull’addome e infilò i pollici negli slip di pizzo rosa. Lentamente si abbassò le mutandine, portandole a metà coscia e mostrando la fichetta umida. La mora nel frattempo si era messa a succhiarle un capezzolo avidamente. La ragazza cominciò a toccarsi lentamente, allargando le gambe per dare più spettacolo. Francesco a questo punto si era tirato giù le braghe e le mutande insieme e si stava segando affannosamente, mentre ammirava la scena davanti a lui. Anche le mani della mora erano scese sulla figa della ragazza ora e le stavano accarezzando il clitoride e le labbra con intensità sempre crescente. I gemiti della bionda adesso erano reali; si stava strusciando avidamente sulle mani della mora, che intanto aveva cominciato a pomparle tre dita nella figa e se la stava ingordamente limonando. Dopo poco, la ragazza venne tra le mani della mora, urlando e si accasciò infine sul letto con le gambe spalancate per mostrare il bel risultato a Francesco che ancora si stava masturbando furiosamente.
***
Una volta che i suoni vengono raccolti ed indirizzati dal padiglione al canale uditivo, le frequenze del suono vengono intensificate e riversate sulla membrana timpanica, introducendo i suoni all’orecchio medio. Il martello, l’incudine e la staffa, gli straordinari e più minuti ossicini del corpo, si occupano di transitare le nostre amiche vibrazioni dall’orecchio medio all’orecchio interno. Qui i cambiamenti nella pressione dei suoni vengono tradotti in segnali neurali, grazie ad un complicato sistema di muscoli, canali e organi altamente specializzati, che trasmettono i segnali al nervo acustico, che porta infine le nostre informazioni direttamente al tronco encefalico, il quale dispiega i suoi neuroni in base alle frequenze ricevute e permette al nostro cervello di elaborare, riconoscere e organizzare logicamente i suoni.
Ma perché vi sto dicendo tutto questo?
Per nessun motivo, mi volevo semplicemente divertire a ribadire, in modo molto complicato, che il cervello di Simone non era la pistola più veloce del West; infatti il nostro co-eroe non aveva colto subito la sottile, ma non troppo, atmosfera da pornazzo di serie Z, quindi aveva dovuto attendere la, leeenta, elaborazione neurale dei primi gemiti per comprendere la situazione. Una volta tradotti in pensiero coerente tutti i dati, lo shock prese il sopravvento. La bocca era spalancata e gli occhi stralunati. Scandalizzato Simone, prese di colpo le chiavi di casa, uscì in tutta fretta e scese le scale di corsa, sconvolto, con la stessa espressione scandalizzata.
Sulle scale incrociò la vicina, che stava rientrando dall’università.
“Simone, tutto bene?” chiese lei un po’ preoccupata.
Lui annuì, fece sì con la bocca, ma non uscì nessun suono e continuò per le scale sconvolto.
Non fu più visto…fino all’ora di cena.
***
Ignaro del subbuglio interiore del fratello, Francesco se la stava invece bellamente spassando. Una volta venuta, la ragazza bionda era rimasta sul letto a farsi ammirare, mentre l’altra si era alzata, sinuosa, si era accucciata davanti a Francesco e aveva cominciato a spompinarlo con decisione. Francesco, che si era segato fino a quel momento, era molto vicino all’orgasmo e a vedere la mora, inginocchiata davanti a lui, con il seno prosperoso che gli ballonzolava davanti ad ogni affondo della gola e le mani di lei che si accarezzavano il corpo, i capezzoli, la figa, che risalivano sulle sue gambe e gli picchiettavano le palle, venne, grugnendo e ansimando, con la testa reclinata indietro sullo schienale sgangherato.
L’idea era quella di riprendersi, alzarsi e scoparsi anche la ragazza sul letto, che nel frattempo, aveva dato spettacolo toccandosi e osservando il pompino con occhi velati di piacere. Ma non si può avere la puttana piena e la testa ubriaca, quindi ovviamente il buon proposito rimase solo questo, un proposito, mentre il sonno prendeva inesorabilmente Francesco e lasciava il suo portafogli alla mercé delle donne, che gli spillarono tutto quello che aveva (non molto più di quanto dovesse loro comunque) e se ne andarono soddisfatte di non aver dovuto faticare troppo.
E così Francesco fu lasciato lì per diverse ore, sulla sedia, a russare, col cazzo ciondoloni in mezzo alle gambe e la bava che gli colava da un lato della bocca.
Quando si svegliò erano circa le 7:00. Si asciugò la saliva frastornato e con un bel mal di testa da sbornia, si guardò intorno disorientato, cercando di ricordare cosa fosse successo. Ah sì, le prostitute, il pompino e…e…e cosa?
“Devo essermi addormentato nel bel mezzo di tutto, che razza di idiota…” pensò con stizza.
Si alzò in piedi, si tirò su i pantaloni e andò in cucina a cercare una birra e Simone.
“Dove cazzo è finito adesso quel deficiente? Boh va beh, tornerà.”
Prese la birra, accese DMAX e cominciò a guardare annoiato l’undicesima stagione de “La febbre dell’oro”, fino a quando non sentì l’uscio di casa aprirsi timido e suo fratello comparire in salotto con l’aria confortata dalla familiare azzurra luce della tv.
“Ma dove cazzo eri?! Potevi lasciarmi un biglietto!”
“Scusa, avevo dimenticato di fare una cosa…” disse Simone con voce flebile.
“Va beh, mangiamo qualcosa vah.”
***
La ragazza aveva appena portato fuori la spazzatura e stava tornando in casa dal cortile dietro del condominio, quando vide le due prostitute parlare di Francesco e ridere contando i soldi. Rimase nascosta ai loro occhi finché non si furono allontanate lungo la via.
“Grandioso…” pensò rassegnata, camminando verso il portone d’ingresso. “Non mi bastava avere la prostituta gerontofila di fianco a casa, adesso posso pure ammirare il fenomeno dal punto di vista del vecchio che si scopa le prostitute giovani. E tutto sopra la mia testa! Che culo! Ma sì, perché farsi mancare qualcosa? Stai zitta, ringrazia il dio del trash anche oggi e torna a casa.”
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: Doriella12
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.
Altri racconti di sesso italiano
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.