Cantami o Diva…
Calma, calma, che cazzo fai?! Non diamo toni troppo epici a questa merda.
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Come ogni grande supereroe che si rispetti, anche per i nostri cominceremo con la storia delle loro origini. La prima è quasi un crudele scherzo del destino, la seconda invece è disarmante nella sua pochezza.
Torniamo nel lontano 1975. Wooosh.
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I bambini giocavano felici a palla nel cortile del condominio maledetto, beati e ignari del destino infausto che attendeva ogni suo abitante.
“Tira, tira!”
“Dai Agata, corri, non abbiamo fatto nemmeno un punto!”
“Ci sono, ci sono, passa!”
L’idillio continuava già da qualche ora, gli schiamazzi non si erano affievoliti nemmeno un po’ da quando avevano cominciato a giocare, ma ormai si avvicinava la sera e per i cuccioli d’uomo era quasi ora di tornare nelle rispettive case a mangiare. D’un tratto da una finestra:
“Scemin’, Scemin’! E’ pronta la cena! Sali a mangiare!”
Simone alzò lo sguardo bovino verso la madre, affacciata al balcone.
“Sì” rispose mite il ragazzo. Era una delle poche parole che uscivano dalla sua bocca.
“Ciao, ci vediamo domani!” lo salutarono i compagni.
Quando tutti furono rientrati a casa la madre di Agata cominciò a borbottare tra sé:
“Ma è mai possibile che quella donna debba urlare “Scemino” davanti a tutti? Già quel bambino è poco sveglio, sembra che lo faccia apposta”
“Simone ha detto che è un diminutivo, ma lei lo pronuncia un po’ male. Non gli dà davvero dello scemo, mamma” disse Agata.
“Lo so tesoro, eppure anche voi ridete quando lo chiama così. A volte basta che una cosa sembri qualcos’altro per diventarla agli occhi di tutti.”
Per dirla tutta, il piccolo Simone era proprio tardo e il nomignolo che la madre pareva dargli non aumentava la sua buona fama fra i compagni, un po’ come Romolo Augustolo per intenderci, cosicché, alla fine, rimanendo quasi completamente isolato, con una madre ignorante e un fratello alcolizzato, il suo ritardo aveva finito per aggravarsi e il dannato soprannome gli era rimasto appiccicato. Sia ben chiaro, non è che i paesani fossero così stronzi da infierire ulteriormente e usarlo davanti a lui, però, quando si parlava di lui, si usava generalmente il soprannome d’infanzia.
Ed ecco che il nostro primo eroe prende forma.
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Ma che bella premessa!
Non è tutto però, i protagonisti in fondo sono due.
Facciamo un saltino in avanti, nel fatidico anno 2000. Che anno per diventare gli eroi del disagio, ragazzi.
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Era una notte buia, ma non tempestosa. La quiete regnava sovrana e tutti dormivano placidi.
All’improvviso, nel silenzio, un rombo e poi un altro e poi un altro ancora. Dopo qualche minuto una tapparella che si alzava furiosamente, una luce al primo piano e un grido:
“Si può sapere che cosa fai?! Hey! Mi senti?! Sei pazzo?!” si sbracciava Agata dal primo piano verso l’auto che sgasava a manetta sul retro del condominio.
Dopo un po’ parve che il guidatore si riavesse. Scese dall’auto, barcollando e incespicando nell’erba incolta. Si fermò sotto il balcone e guardò con occhi lucidi la signora.
“Ma ti sembra questa l’ora di fare tutto questo casino?! Smettila di sgasare!”
L’uomo fece ciondolare la testa, poi alzò la bottiglia di vino a mezz’aria e fece scivolare lo sguardo, velato dalla sbronza, dalla bottiglia alla signora con un sorriso ebete. Poi, come se stesse dimostrando la cosa più ovvia del mondo, disse:
“Eh… D’altronde…” disse, facendo dondolare la bottiglia di fianco alla faccia. Poi, senza più degnare la signora di uno sguardo, caracollò pietosamente verso l’entrata dell’edificio.
Agata rimase basita per due minuti buoni, prima di rientrare in casa mandandolo al diavolo.
Un episodio all’apparenza banale, ma che decretò la nascita di una nuova stella del disadattamento sociale: nientepopodimeno che il fratello maggiore di Simone, Francesco, che da quel giorno tutti avrebbero chiamato “D’altronde”.
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Dunque, si può immaginare come crescere a pane, ignoranza e alcolismo non abbia giovato alla salute mentale dei nostri protagonisti (nonché a quella dei loro vicini), ma il contesto disagiante non si è ancora esaurito.
Intorno al 2012, altro anno degno di nota e sommamente grottesco nella storia dell’umanità, l’anziana madre dei due ragazzoni si spense, probabilmente lieta di liberarsi finalmente dei figli troppo cresciuti.
Caos! Panico! Cos’è la spesa?! Cos’è un fornello?!
Per fortuna esiste la pizza d’asporto, altrimenti sarebbero probabilmente morti d’inedia. Ma ciancio alle bande! Dopo alcuni mesi passati a mangiare pizza e cagare sassi, le vicine, mosse a pietà, cominciarono a condividere con loro la verdura in eccesso del loro orto e lentamente la peristalsi tornò a regime. Ricordiamoci questo dettaglio.
L’intestino tuttavia non fu l’unica cosa a venire ben stimolata. Si dà il caso, che essendo la madre dipartita, Francesco avesse deciso di darsi alla vita mondana e, oltre a tornare traso quasi ogni sera e farsi ritirare la patente un numero imprecisato di volte, cominciò a portare a casa, con una certa regolarità, signorine dai non illibati costumi.
Una delle fatidiche sere, come d’abitudine, tornò a casa e già si intuiva il principio di una sbronza, che pareva non dare però fastidio alle due ragazze che scesero dall’auto. Erano, queste, due donne molto diverse: una alta, mora e pesantemente truccata con un denso mascara e un rossetto fucsia, sulla quarantina, con tratti marcatamente meridionali; l’altra bionda, longilinea e molto giovane, probabilmente sui ventidue/ventitré anni, che pareva di origini slave. Non che a Francesco importasse un cavolo di come fossero fatte o da dove venissero, lui voleva solo farsi una scopata (ed era un miracolo che ci riuscisse sbronzo com’era). Comunque, alcol a parte, portarsi delle generiche donne a casa aveva quantomeno giovato alla cura della sua persona. Non andava più in giro infatti, come un povero senzatetto unticcio, ma udite udite, aveva fatto la scoperta più straordinaria del mondo: l’acqua corrente. Quindi, dopo aver superato il periodo di depressione post morte della santa madre, da qualche anno si era tirato approssimativamente insieme e pareva persino un essere umano. Piccolo, brutto e cattivo, ma almeno umano.
Mentre dunque l’umano apriva la porta di casa sua e lasciava entrare le due donnine mezze nude, suo fratello Simone si palesava in corridoio. Le donne gli sorrisero con sguardo ammiccante.
“Non avevo capito che sarebbe stata una cosa tra fratelli France'”
Simone sgranò gli occhi confuso.
“Nah, lui non c’entra” rispose secco Francesco. “Se ne starà per i fatti suoi”
Detto questo, chiuse maldestramente la porta e accompagnò le signore in camera sua, senza troppe cerimonie. Qui le fece accomodare sul letto, ondeggiando.
Vedendolo barcollante e indeciso sul da farsi, la donna più esperta decise di prendere il controllo della situazione. Lo prese per il colletto della camicia e lo fece sedere su una sedia.
