Il mio corpo si muove da solo. Totalmente insensibile agli impulsi del cervello. Mi alzo ed esco. Non mi accorgo nemmeno di essere ai limiti del presentabile: il seno coperto solamente da uno striminzito top giallo che non nasconde la dura consistenza dei capezzoli e termina poco sopra l’ombelico e le sole mutandine di bianco cotone a celare la fighetta rasata e grondante d’umori. Sono vagamente consapevole di puzzare di sesso ed ormoni. E’ forse proprio quell’odore che mi offusca la mente. Rendendomi audace.
Attraverso in fretta il corridoio e busso alla sua porta.
“Roby?”
lo sento armeggiare in preda al panico. Se lo starà rimettendo nei pantaloni? Sicuramente avrà chiuso la pagina internet.
“U-un secondo!”
Altri rumori confusi. Il suono di qualcosa che casca per terra urtato nella fretta di nascondere le prove. Un’imprecazione soffocata.
“Dimmi!”
Spalanco la porta ed entro velocemente nella speranza di coglierlo ancora sul fatto. E’ seduto alla scrivania a torso nudo. Goccioline d’acqua gli costellano il petto villoso. Un paio di larghi pantaloncini da ginnastica gli nascondono il pube e le gambe fin sopra il ginocchio. Chissà se porta le mutande. Le avrà messe dopo la doccia? Mi avvicino a lui come in trance.
“Che fai?”, gli chiedo con voce incrinata dalla tensione.“Stavo studiando”, sì, certo.“Io mi annoio”, sono arrivata alla sedia. Gli appoggio una mano sulla spalla. Sento chiaramente il contorno dei muscoli sotto le dita. Quel contatto sembra ustionarmi i polpastrelli.Abbasso lo sguardo fra le sue gambe. E’ il contorno del cazzo quello che intravedo sotto il tessuto? C’è odore come di pipì. Immagino sia il suo. E’ forte. Maschio. Mi invade le narici. Mi fa girare la testa.
Mi siedo sulla sua gamba destra. Nel farlo allargo le gambe il più possibile senza dare nell’occhio così da far schiudere le grandi labbra intrise di umori in un tenero abbraccio. Mi appoggio sulla sua coscia con la fica spalancata. Il contatto è divino. Sento i suoi muscoli premere sulla pareti della mia vulva. Sono d’acciaio. La sensazione mi fa infiammare le guance. Spero non si accorga di quanto sono bagnata. O forse sì? Possibile che voglia davvero sentire il cazzo del mio fratellastro farsi strada dentro di me? Sedurlo con il mio corpo. Saperlo duro per me. Assaggiarne il sapore e testarne la consistenza. Sentirlo venire in una calda esplosione di piacere. Dio devo ricompormi.
Lo sento irrigidirsi sotto di me. Sposto leggermente il bacino all’indietro alla ricerca del tanto agognato contatto col suo cazzo. Ne voglio intuire la forma con le natiche. Sentirlo premere su di me. Si muove anche lui per evitare che me ne accorga. Lo so che ce l’ha duro. Bello gonfio sotto quei pantaloncini.
“Facciamo qualcosa insieme, dai!”, mi sento sempre più audace.“Ma cosa? Vuoi giocare alla play?”Raggiungo il mouse con una mano e lo porto verso la cartella “IO” sul desktop.“Cos’è questo? Un gioco?”Si alza di scatto in preda al panico. Lo sento afferrarmi con entrambe le mani sui fianchi e spostarmi di peso lontano dal computer. Nel farlo lo sento chiaramente: ce l’ha duro e l’ha appena involontariamente strusciato lungo la mia chiappa destra. E’ grosso, come in foto. Ne sono sicura. Le sue mani sui fianchi mi provocano un brivido. Pelle d’oca.
Si tiene a distanza come se il contatto con me lo spaventasse.
“Non è un gioco, è una ricerca per un esame. Ora se fossi così gentile da lasciarmi studiare…”
E’ visibilmente imbarazzato. Colto sul fatto. Lo vedo lanciare uno sguardo furtivo alle mie mutandine come se si fosse accorto solo ora delle mie forme in bella vista.
“Perché sei mezza nuda?!”, la voce rotta da quello che immagino sia un brivido.
“E’ caaaaaaldo! Sembra agosto. Ti metto in imbarazzo?”, gli lancio un sorriso smaliziato“Ma va. Però non mi pare…consono, ecco. Perché non leggi un po’? Poi prima di cena ci facciamo una partita a Tekken”“Non mi va di leggere. Voglio passare un po di tempo con te. Sei l’unico essere umano con il quale posso parlare faccia a faccia!”Sospira. “Eh va bene! Che vorresti fare?”La mente corre veloce. Vorrei rispondere “scopare” ma non posso essere così diretta. So che anche lui ha voglia, ma proprio non posso. Non lo voglio spaventare.“Obbligo o verità?”, gli faccio l’occhiolino. Perché cazzo gli ho fatto l’occhiolino?“Eh? Siamo tornati in quinta elementare e non me ne sono accorto?”“Eddaii, tanto non c’è un cazzo di meglio da fare. Così per ridere.”Mi butto sul suo letto ed atterro in un tripudio di boxer maleodoranti e vecchie riviste di motori.“Eeeeww, che schifo” “Sì, scusami, non aspettavo visite!”, mi strappa una risata.
Mi sento lasciva. Una gatta che fa le fusa. Mi sposto su un fianco per dargli modo di raccogliere la sua roba e buttarla per terra liberando finalmente il letto.“Insomma. Precedenza alle signore! Obbligo o verità?”, con una mano gli faccio cenno di sedersi accanto a me. Si mette a gambe incrociate e mi fissa imbarazzato. Le mani giunte appoggiate al pacco nel vano tentativo di nascondere la sua eccitazione. Ogni tanto lo vedo far cadere un’occhiata furtiva sul mio seno. Si è accorto dei miei capezzoli sotto il tessuto. Posso quasi sentire le rotelle del suo cervello prendere a girare furiosamente. Il cigolio dei suoi neuroni che si risvegliano. Immagino il ritmico pulsare del cazzo sotto i pantaloni. Lo voglio.
“Verità”
Game ON.
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: Bazinga89
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