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Erotika
Incestuosamente troia · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 14 min di lettura

Finalmente soddisfatta

I giochetti, i tentativi di resistere, capitolano tutti davanti al desiderio di una profonda, appagante chiavata.

sesso italiano
2 anni fa · 824 letture · 2

Devo essere astuta, dosare l’aggressività. Non sono ancora sicura quale sia il mio vero obbiettivo. Un fugace sguardo alla sua erezione? Arrivare a toccarlo con una scusa? Vorrei mi prendesse qui e ora. Sentirmi schiacciata dal suo peso. Violata nell’intimo. 

“Hai mai tradito la tua ex?”, gli chiedo sistemandomi a gambe incrociate di fronte a lui.“Ehy che razza di domanda è?”“Bhè se dovessi chiederti cose che sveleresti a chiunque che gioco sarebbe?”, cerco di incrociare il suo sguardo ma i suoi occhi rifuggono il contatto.“Sì, è capitato. Poi me ne sono subito pentito”“Che pezzo di merda. E chi era?”“Non vale! Ho già risposto alla domanda. Tocca a me”“Ok, ok. Verità”“Mmmm…vediamo. Colore preferito?”, alzo gli occhi al cielo.“Che domanda noiosa. Arancione. Obbligo o verità?”“Verità”“Con chi l’hai tradita?”“Jessica, la barista del caffè all’angolo”“La tettona?! E bravo il fratellino!”, l’avrò vista un paio di volte. Una rossa tutto pepe sempre vestita smaliziata. Che puttana. Farsela con un ragazzo fidanzato. Mi torna in mente l’immagine del mio ex che si sbatte Tiziana. Uomini.“Ma smettila! Tocca a me. Obbligo o verità?”“Verità. E fa che non sia un’altra domanda da sfigato”, gli faccio una linguaccia per prenderlo in giro.“D’accordo. Ti sei mai… masturbata?”, l’imbarazzo gli accende le guance di un rosso intenso.Finalmente ha colto lo spirito del gioco.“Certo. La leggenda che le ragazze non si tocchino è sfatata da un po’, matusa. Abbiamo anche noi certe…necessità”, mi sfugge una risatina nervosa. La tensione mi attanaglia la mente.“Obbligo o verità?”“Verità”“Ooook…dando per scontato che te lo meni con frequenza regolare…”, lo vedo distogliere lo sguardo in un moto d’imbarazzo. Ha l’espressione di un bambino colto con le mani nella marmellata. “Che genere di porno preferisci?”“Ma dai, sono questioni private!”, mi limito a fissarlo senza aggiungere altro. “Va bene, va bene. La solita roba, sai. Rapporti a tre. Amatoriali. Niente di troppo scabroso”, sì certo.“Interessante. Comunque obbligo”, è tempo di provare a spingere sull’acceleratore. Spero non si tiri indietro proprio ora. Sono così vicina. Chissà se ce l’ha ancora duro. Scommetto di sì.“Alzati e twerka per trenta secondi”, lo dice di getto, come se fossero ore che aspettava di farlo.“Vuoi guardarmi il culo praticamente”, gli sorrido smaliziata.“Ma va, cerco solo di metterti in imbarazzo! Non è lo scopo del gioco?”, non mi faccio pregare.Mi alzo ai piedi del letto, attenta che possa avere la miglior visuale possibile del mio culo. E’ incredibile che lo stia facendo davvero. Piego il busto a quarantacinque gradi, mani appoggiate alle ginocchia, culo all’infuori. Sono sempre stata fiera del mio sedere. Tonificato da anni di danza moderna si presenta piccolo ma invitante, perfettamente tondeggiante. Le mutandine ne lasciano scoperti i contorni delle natiche. Twerko.

Mi fissa con uno sguardo a metà tra l’impaurito e l’ammirato. Ipnotizzato dal dondolio delle mie chiappe. Non riesco a trattenere una risata. Lo vedo strizzarsi fugacemente il cazzo da sopra i pantaloncini convinto che non me sia accorta. Fatica a contenere l’erezione. Dio che voglia. Vorrei allungarmi e toccarglielo. Mi trattengo a stento. Troppo diretta.

Fosse per lui andrei avanti per tutto il pomeriggio imbambolato com’è. Mi riposiziono sul letto.“Obbligo o verità?”, mi risistemo le mutandine sul culo, erano leggermente scivolate verso il centro.“…Obbligo”, eccellente.Una marea di idee mi invade la mente. Leccami. Toccami. Scopami. Inculami. E’ la mia occasione. Decido di andarci piano, salvando solo marginalmente le apparenze.“Togliti i pantaloncini”, porto le mani a coprire la bocca, imbarazzata come una ragazzina. Lo vedo sgranare gli occhi. Dio fa che accetti.“No dai, non posso. Questo no”“Eddai, che vuoi che sia! Sono la tua sorellastra!”“N-no…è che…non porto…le mutande”Sono scossa da un brivido di pura libidine. Lo sapevo, ma averne la conferma diretta mi ha comunque presa alla sprovvista. Voglio vederlo.“Ah…”, scoppio a ridere per mascherare il nervosismo “Va bè, non mi dirai che ti vergogni di me?” Dio come sono troia.“Certo che mi vergogno! E’ normale. Dai, chiedimi qualsiasi altra cosa”“Eh no! Le regole sono chiare! Direi che abbiamo una vincitrice!”, mi congratulo platealmente con una folla invisibile. “Avevo accennato alla punizione per chi avesse perso? Una settimana di pulizie domestiche. Congratulazioni Roby”“Col cazzo!”, ride anche lui. Lo sguardo basso come un cane bastonato.“E allora…via i pantaloni! Su, su. Poche storie”“Santa Madonna che palle che sei”, si alza dal letto e si volta. Lo sta facendo davvero. Il cuore prende a martellarmi nel petto. Le mani strette a pugno per costringermi a rimanere ferma. Posso vedere la sua schiena villosa irrigidirsi fugacemente. Ha un corpo veramente maschio. Forte. Si sfila i pantaloni tenendo le gambe ben serrate. Ora posso vedergli il culo. Di un bianco candido rispetto al corpo abbronzato. Sembra scolpito nel marmo. Le chiappe sono due fasci di muscoli tesi allo spasmo. Una leggera peluria gli colora il solco delle natiche. Ha le gambe così serrate che non riesco a vedergli i coglioni. Si volta lentamente. Non sbatto nemmeno le palpebre per non perdere neanche un secondo di quello spettacolo. E’ sempre stato così sexy? Possibile che non mi sia mai accorta del suo animalesco sex appeal? E’ rivolto verso di me. Entrambe le mani a coprire l’inguine. E’ grosso. Fatica a coprirlo. Da sotto le dita fanno capolino due grosse palle gonfie come bocce. Una leggera peluria nera ne disegna i contorni. Mi passo velocemente la lingua sulle labbra per inumidirle. Ho la gola secca. Mi sento audace.“Via le mani! Non vale se rimani coperto!”La scena sembra svolgersi al rallentatore. Ha gli occhi chiusi ed il corpo teso come se aspettasse una frustata da un momento all’altro. Scosta le mani lasciandole inermi lungo i fianchi. Lo vedo finalmente.

Un enorme cilindro di rosea carne pulsante. E’ lo stesso della foto. Solo leggermente meno duro. La consistenza a metà tra il duro ed il barzotto lo fa assomigliare ad una grande banana venosa. E’ leggermente arcuato, come avesse una sorta di gobba. Chissà che sapore ha. Schiudo leggermente le labbra quasi senza accorgermene. La cappella è gonfia e leggermente più chiara. Coperta per metà da una pelle grinzosa. Sarà largo come il palmo della mia mano e lungo il doppio. Sento i capezzoli strofinare contro il tessuto e scaldarmi il petto. Devo dire qualcosa, ma non riesco a distogliere lo sguardo. E’ incredibile quanto sia bello. Chissà se sarei in grado di ingoiarlo tutto? “O-ok. Bene. Bravo. A-andiamo avanti”, provo a ricompormi ma mi ritrovo a seguirlo con lo sguardo mentre si risiede sul letto. Come fa a sedersi con una cosa del genere fra le gambe? Non rischia di schiacciarsi i coglioni ogni volta? “Ce l’hai duro?”, la domanda mi sfugge di bocca senza accorgermene. Fatico a seguire il flusso dei miei pensieri.“…Un po’… scusa”, non riesce ad alzare lo sguardo su di me. E’ tremendamente imbarazzato. Ne percepisco il disagio.“F-figurati. E’…così…per me?”“…bhè…sì, ecco. Sì”Lo eccito. Ne posso sentire il calore. Un rivolo di umori mi scivola fuori dalla figa oscenamente gonfia andando ad inumidire le mutandine. Il silenzio ora è assordante. Fortunatamente decide lui di romperlo.”Obbligo o verità?”, lo dice con un filo di voce.“…obbligo”, che sto facendo?“Fammi vedere le tette”, alza la testa ed i nostri sguardi si incrociano per un istante. E’ teso quasi quanto me.“Ok”, agisco meccanicamente. Mi sfilo il top da sopra la testa liberando la mia terza abbondante. Un brivido di freddo mi scuote il corpo. Mi sta fissando il seno. I suoi occhi rimbalzano da un capezzolo all’altro come stesse seguendo una partita di ping pong. Me li sento addosso.“Sono grandi”, non rispondo. Sento il corpo fremere d’impazienza. “Sono belle.”“G-grazie. …Obbligo o verità?”, nessuno dei due è più interessato al gioco, ma sembriamo voler continuare per salvare le apparenze. Finché è solo un gioco può essere tutto risolto con una risata. Sembra meno importante di quello che è.“Obbligo”, si schiarisce la voce e mi guarda negli occhi. Mi sta sfidando a fare un passo in più? Vuole vedere fino a che punto sono disposta a spingermi?“Toccami le tette”, il mio tono è sorprendentemente autoritario. Sicuro di sé.Non fa storie. Docile come un cagnolino. Allunga le mani e mi afferra le tette. Ha le dita fredde. Sento il corpo fremere come scosso da un terremoto. Comincia a massaggiarle con i palmi, soppesandone le dimensioni. Mi mordo un labbro per evitare di gemere. Mi pizzica i capezzoli costringendomi a sospirare. Ha il cazzo duro. Lo vedo fare capolino dalle sue gambe incrociate. Fieramente teso verso l’alto, quasi a volersi protendere verso di me. Vorrei me lo mettesse fra le tette. Sentirlo duro e prepotente mentre le usa per il suo piacere. Le vorrei impregnate del suo odore. Ridotte ad un oggetto in balia delle sue voglie.Si stacca piano, piano. Le mani tornano a coprire l’erezione. Abbiamo entrambi il fiatone.“Obbligo o verità?”, vuole continuare. Insaziabile.“Obbligo”“Togli le mutandine”Non c’è bisogno di parlare. Il silenzio ora è denso. Testimone delle nostre voglie.Mi metto in ginocchio sulle coperte e sfilo le mutandine. Un rivolo di umori si allunga fra la stoffa e le grandi labbra. Sono oscena.Mi stendo di schiena appoggiando la testa al cuscino. Piego e allargo le gambe rivelandogli il mio frutto proibito. Gonfio d’umori. Bollente.

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