“Toccami”, inutile continuare a fingere sia tutto un gioco. Ci siamo spinti troppo oltre oramai.
Si siede fra le mie gambe. Sono tesa. Impaziente. Non c’è bisogno che gli dica dove voglio essere toccata. Né tantomeno come. Mi appoggia i polpastrelli sul ventre piatto. Li sento scivolare giù verso il monte di Venere. Pelle d’oca al loro passaggio. L’impazienza mi rende sempre più bagnata. Oscenamente porca.
Entrambi gli indici corrono lungo i contorni delle grandi labbra. Serro i pugni. Mi appoggia il palmo della mano sulla figa a coprirla tutta. Il polpastrello del medio corre lungo i contorni dell’entrata. Divarico le gambe per dargli modo di scivolare dentro. Continua a massaggiarmi con movimenti circolari ma non entra. Lo sento risalire a sfiorare il clitoride. Inarco la schiena e affondo la nuca nel cuscino. Il suo tocco è leggero. Mi manda in estasi. Ruvide dita impregnate di umori. Sento chiaramente l’odore del mio desiderio. Fisso il soffitto e cerco di deglutire. Finalmente entra. Lento e inesorabile si fa strada dentro di me. Non so quale dito sia. Non importa. E’ grosso e sgraziato. Si inarca dentro di me. E’ bollente. Svuoto i polmoni in un soffio prolungato. Non ricordo l’ultima volta che sono stata così bagnata. E’ incredibile quanto sia forte il bisogno di venire. Lo sento agitarsi dentro. Audace.
Allungo un piedino alla ricerca del suo cazzo. Lo trovo in un attimo. E’ di marmo. Scolpito nella dura roccia. Lo accarezzo con la pianta del piede. Lo scappello. Mi riempie la testa di osceni pensieri. Vorrei mi inondasse i piedini di calda sborra filante. Sentirla colare tra le dita e sporcarmi le caviglie. Faccio scorrere l’alluce lungo tutta la lunghezza dell’asta. Lo sento ansimare. Gli piace. Il suo dito si fa più insistente. Si insinua più in profondità. Fino alla nocca.“Voglio succhiarlo”Lo sfila e me lo porge chinandosi su di me. Lo prendo in bocca. E’ impregnato dei miei umori. Sa di me. Sa di sesso. Sa di piacere carnale. Lo succhio avidamente. Mi ricorda il sapore di Francesca, la prima figa che leccai. Eravamo curiose ma inesperte. Col tempo imparai come dare piacere a un’altra donna con la lingua. Non è facile come possa sembrare. Ricordo il dolce piacere che mi regalò con le dita quella notte d’estate. I corpi avvinghiati come a scoparci l’anima. Le smorfie che faceva quando raggiungeva l’orgasmo.Roberto mi sta fissando. Rapito dai movimenti della mia lingua sul suo dito. Mi sento audace. Maiala. Troia.“Ora voglio succhiare il tuo cazzo”, sono fuori controllo.Mi alzo e lo faccio stendere. Ancora una volta il suo corpo muscoloso mi sorprende. Il cazzo che svetta fiero tra le gambe. Sembra incredulo. Incapace di muoversi.
Mi inginocchio ai suoi piedi e mi piego su di lui. Bocca spalancata. Gli ingoio la cappella. E’ salato. Tanto duro da non riuscire a piegarlo. Lo spingo più a fondo. Lo sento premere contro il palato. Dio quanto mi era mancata questa sensazione. Non riuscirò mai a prenderlo tutto. Non sono a metà e già lo sento riempirmi la bocca. Tendermi la mascella all’inverosimile. Sa di uomo. L’odore è forte. Mi punge il naso. Mi annebbia la vista. Mi stacco per guardarlo meglio. L’oggetto dei miei desideri. E’ gonfio. Ampie vene ne segnano i contorni. I coglioni si sono fatti duri e compatti ora. Lo afferro con entrambe le mani. Prendo a masturbarlo piano, piano. Le mie piccole dita sembrano scomparire di fronte a tanta pienezza. Faccio scorrere la lingua sulla cappella. Ha un sussulto. La rinfilo tutta in bocca. Le mani si muovono frenetiche a stimolare ogni centimetro di pelle a disposizione. La bocca piena di lui. Rivoli di saliva gli bagnano l’asta andando a depositarsi sul cuscinetto di peli alla base. Vorrei poterlo succhiare per ore. Vorrei riuscire a prenderlo tutto. Sentirlo il gola. Farlo esplodere.
Mi stacco lentamente. E’ lucido della mia saliva. Sembra duro da far male. Mi metto cavalcioni su di lui. Accenna una timida protesta.“Sara…io…non…”“Zitto”Non rovinare tutto proprio adesso. Ho bisogno di sentirlo dentro. Voglio sentirmi piena, usata. Soddisfatta.Lo afferro e lo dirigo verso l’entrata della mia fica. E’ impaziente. La cappella che preme sul mio buco è grossa e scivolosa. Nonostante siamo entrambi ben lubrificati farà fatica ad entrare. Lo so. Me lo spingo dentro ugualmente. Mi apre le carni con prepotenza. Dio che bello. E’ come se mi stessi infilando un palo d’acciaio. Così duro che è la mia fica a doversi modellare su di lui. Deformandosi per accoglierlo tutto. Scendo piano, piano facendone scomparire un centimetro alla volta. Una gioia selvaggia si impadronisce del mio corpo. E’ un tripudio di sensazioni dimenticate da tempo. L’estasi dei sensi. Lo sento affondare dentro il mio corpo. Me lo sento nello stomaco. Abbasso lo sguardo e vedo la sua cappella tendermi la pelle della pancia. E’ dentro di me. Tutto. Finalmente.
Mi abbandono di peso su di lui. Gustandomi il contatto del mio ventre col suo. Non riesco a trattenere i gemiti ora. Perché dovrei? Quanto ho atteso questo momento! Sembra passata un’eternità dall’ultima volta.
Prendo ad oscillare il bacino. Lo sento muoversi con me. Riempirmi tutta. Le sue mani mi stringono i seni. Mi pizzicano i capezzoli. Faccio scendere una mano ad accarezzare il clitoride. Gonfio epicentro del piacere. Lo cavalco come fosse un toro scatenato. Avanti e indietro. Tutto ben piantato dentro. Lo sento strusciare lungo le pareti interne ad ogni movimento. Il silenzio è rotto solo dal mio lascivo ansimare. Le dita corrono veloci sul clitoride. Lo accarezzano seguendo il ritmo del bacino. Sento l’orgasmo crescermi nel ventre in un gorgoglio di umori. Promette tempesta. Liberazione.Vengo in un’esplosione di mille fuochi d’artificio. Luci bianche mi scoppiano negli occhi. La schiena inarcata dal piacere. La bocca aperta in un urlo muto. Continuo a muovermi avanti e indietro. Sembra riempirmi di lussuria. Ho i muscoli tesi, le mani piantate ora sul suo petto. Gli occhi serrati. Mio Dio. Non finisce più. Mi tremano le gambe ma continuo imperterrita. Avida. E’ un inno alla vita. L’essenza dell’esistere. Il giubilio.
Mi accascio sfinita sul suo petto tentando di riprendere fiato. Non ricordavo fosse così intenso. Sento i peli del suo torace solleticarmi il naso. Il suo cazzo pulsante ancora tutto dentro di me. Mi accarezza i capelli con dolcezza. Il respiro torna normale. Leggero. La tempesta abbandona il mio corpo. Mi sento più lucida ora. Consapevole della situazione. Roberto si muove delicatamente. Si alza sollevandomi con un solo braccio. Non lo sfila mai. Mi appoggia di schiena sul materasso e si posiziona sopra di me. Mi afferra le caviglie e spalanca le gambe. Sono oscenamente aperta a lui. Lo sfila delicatamente per poi affondare di nuovo. Brividi lungo tutto lo stomaco. E’ come un treno in partenza. Si muove piano e inesorabile per poi acquistare velocità poco alla volta. Ogni affondo è come un’onda calda che si infrange sulla mia fica. La sento calda, grondante. Ancora piena di sordida voglia.
Ora il ritmo è animalesco. Tremendi affondi mi scuotono come in balia di un uragano. Il letto cigola la sua indignazione in maniera furente. Mi sta scopando con una foga disumana. Non fossi così bagnata mi aprirebbe a metà. E’ sudato, bestiale. Ha uno sguardo concentrato, quasi assente. I minuti passano inesorabili. Ha una resistenza incredibile. Lo sento farsi strada dentro di me in maniera sempre più prepotente. Riuscirò mai a provare le stesse sensazioni con uomini meno dotati? Mi starà aprendo in maniera irreparabile? Plasmata alle dimensioni del suo uccello e del suo soltanto. Non mi interessa. Che faccia di me la sua personale troia. Voglio solo perdermi nel piacere e non ritrovarmi mai più.
Non smettere. Continua. Ancora. Così. Dio. Il secondo orgasmo della giornata mi investe con furore improvviso. Sto urlando. La voce spezzata dai suoi affondi. Sono arpionata alle coperte. Il corpo in preda a spasmi totalmente involontari. Ho gli occhi pieni di lacrime. Il piacere è così forte che non so come gestirlo. Mi spaventa. E’ travolgente. Mi sento sbavare. Il rumore del suo cazzo che continua ad affondare nelle mie carni è l’unica cosa che mi tiene ancorata alla realtà. Lo sento uscire da me. Apro gli occhi. E’ bellissimo. Mi sborra addosso in un grugnito soffocato. Enormi getti di densa sborra si infrangono un po’ dappertutto. Mi sporcano la pancia, le tette, i fianchi. Uno dei più temerari arriva a sfregiarmi la guancia sinistra. E’ uno spettacolo pirotecnico degno di un mago. L’odore è fortissimo. Solido. Si impadronisce della scena.
Si accascia al mio fianco in uno sbuffo. Il petto completamente sudato. I capelli appiccicati alla fronte. E’ scosso tanto quanto me. Sento un vuoto nello stomaco. La sua assenza è come se avesse lasciato una voragine incolmabile. Prendo la sua sborra fra le dita. Ne testo la consistenza. La faccio colare sul mio corpo. Porto le dita alla bocca. E’ amara. Si incolla alla lingua. La succhio via dai polpastrelli con avidità. La amo.
Mi accorgo solo marginalmente che si è alzato dal letto. Lascia la stanza. Lo sento avviare la doccia. Non voglio lavarmi. Voglio rimanere sporca del suo seme. Ricoperta del suo piacere. Mi sento scivolare nell’oblio. Mi addormento con un sorriso in bocca abbandonando la coscienza a Morfeo. Soddisfatta. Finalmente.
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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.
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