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Erotika
Sottomessa da uno sconosciuto · Cap. 1
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Capitolo 1 di 2 11 min di lettura

Una festa quasi noiosa

Da una seratina poco interessante nascerà un avventura a tratti preoccupante...

sesso italiano
2 anni fa · 937 letture · 0

G- Abiti da queste parti quindi? 

S- Ho un appartamento in affitto qui al piano di sotto – Ecco perché il vicinato non si stava lamentando. 

E seguitò con alcuni dettagli, ringraziandomi per aver deciso di usare un tessuto così elasticizzato in modo da potergli permettere di notare qualsiasi cosa. La conversazione procedeva in questo verso, e poco alla volta questo tipo cercava di portarmi sempre più alla lontana dagli altri, isolandoci dal resto.Non avevo forti dubbi sui suoi intenti, ma mi stupiva l’attenzione maniacale che nutriva nei miei confronti. Aveva insinuato il fatto che io e il mio “ragazzo” non eravamo molto affiatati, che conducevo una vita sessuale instabile, la mia curiosità per il bizzarro e l’insolito. Evidentemente lui voleva certificare le sue impressioni avute nei miei confronti. D’altro canto, anche io mi stavo rivelando curiosa di capire che idea si era fatto finora su di me. Tant’è che quelle allusioni fino a quel momento non mi stavano irritando, anzi mi avvicinavano a lui perché ci aveva preso in pieno. 

In quel periodo più che mai mi stavo sentendo aperta a nuove esperienze, cercando di distogliermi di dosso concetti che non facevano parte di me. In quel momento ammetto di essere stata brilla per l’alcol, ma percepivo con lucidità quella sensazione di disinibizione perché gli argomenti espliciti sul mio corpo stavano continuando, ma io avevo piacere che tutto ciò avvenisse ancora. 

Era un tipo molto sveglio, lo ammetto. Perché dalle risposte che gli davo sulla mia momentanea vita sessuale aveva estratto idee sulle mie fantasie, che non si discostavano quasi mai dalla verità. La più emblematica fu proprio quella sullo sperma, che lui colse come mio estremo feticcio. Ciò gli permise di ingigantire l’atmosfera di una certa “tensione”, perché aveva capito su cosa poteva lavorare, anche se avevo capito anche io senza più dubbi, di lui, che aveva intenzione di scoparmi. 

S- Sapevi che lo sperma funge da antidepressivo?  L’effetto che tu hai quando lo bevi, è dovuto ai suoi ormoni… – e continuando – …Il tuo ragazzo dovrebbe dartene il più possibile, per il tuo bene e per il tuo piacere. – Spesso preferivo non controbattere per cercare di non sbilanciarmi, soprattutto su questo argomento. Ma la cosa non aveva più importanza, gli argomenti erano lanciati e se io non mi stavo allontanando da lui, dopo tutto ciò, era chiaro che lui aveva ormai tutta la mia attenzione. Mi convincevo che in fondo lui non avesse più bisogno di una mia risposta. 

Ad un certo punto ricevette una chiamata dal cellulare. Ricordo che prima di allontanarsi aveva verificato chi fosse sul suo display, permettendomi anche solo per una frazione di secondo di notare l’immagine impressavi. 

S- Arrivo subito. Non fuggire via…. 

Per i minuti a seguire quella chiamata, non avevo poi intenzione di dileguarmi. Ormai Anastasia e Luca erano anni luce lontani da me, ci trovavamo in una panchina in penombra su questo giardinetto, ed io mi stavo sentendo più che mai a mio agio. Ma a dirla tutta, ci fu una cosa che mi tolse ogni dubbio, sul voler restare ancora un po’ in sua compagnia, ed era quell’immagine del suo display. Ritraeva probabilmente il volto della persona che l’aveva contattato, ovvero una donna in primo piano. In quell’attimo ho potuto notare però soltanto il colore dei suoi capelli lunghi, rossi, raccolti a coda di cavallo, e il suo collo ben in vista, essendo la foto scattata frontalmente. Sembrava indossasse abbastanza chiaramente una sorta di collare speciale, di quelli che vengono utilizzati tipicamente nei giochi BDSM, di pelle nera con un anello centrale vistoso nella parte frontale. Cosa poteva significare forse non era poi così importante, ma posso confermare con assoluta certezza che fu quel dettaglio a lasciarmi piantata a quella panchina, ad aspettarlo. 

Dopo circa 5 minuti ritornò, e sembrava ancora più arrapato di quanto non fosse stato prima. Ricominciò a parlarmi fissandomi la scollatura, con l’intento di voler parlare ancora di sesso e approfondire i miei feticci: 

S- Vorrei fotografarti ancora, sai? 

G- Ah si? E la tua ragazza è d’accordo? 

S- Non ho ragazza. 

G- Allora chi era la fanciulla con il collare BDSM con cui hai parlato? 

S- Una mia carissima amica aveva bisogno di una cosa – mi disse sorridendo – …curiosona. 

Il suo sguardo divenne inevitabilmente molesto. Mi sentivo totalmente spogliata e palpata con i suoi soli occhi, e mentre avveniva tutto ciò io restavo ferma a fissarlo. 

S- Stai notando l’effetto che stai facendo su di me? – e mentre mi pronunciava queste parole, sempre con sguardo da porco fece un gesto che di solito fanno degli uomini quando sono molto eccitati ma non sono osservati da nessuno, ovvero aprire le gambe e infilarsi una mano nei pantaloni, per provare ad aggiustarsi il loro pene ingrossatosi e sistemarlo in modo più comodo. Tutto ciò, avvenuto davanti ai miei occhi, mi permise di capire che lui era evidentemente infoiato per me, ed era anche alquanto dotato. Io rimasi invece immobile a fissarlo senza muovere ciglio. 

Cominciò allora a parlarmi di porno, senza alcun preavviso: 

S- Scommetto che tu ti sfondi di porno vero? Saresti una perfetta pornostar… 

Mi parlava di posizioni, di categorie estreme. E io restavo sempre in silenzio a fissarlo. I suoi discorsi cominciavano a prendere pieghe sempre più spinte e il suo intento era ormai portare alla deriva gli argomenti della conversazione, per non conceder loro né tregua né fine, alimentando la percezione nell’aria che l’unica via di fuga e attenuazione di quei concetti fosse una fugace e bestiale scopata. Io però nel frattempo ero sempre intenta a scoprire di più su quel dettaglio della foto sul display: 

G- Ma cosa te ne fai delle foto con il mio corpo? 

S- Non sono un professionista del settore della fotografia, ma mi piace molto fare dei collage con tutto ciò che mi piace, e che mi eccita. Non so se mi segui con il discorso. Li ho con me nel mio appartamento e quando ho voglia di masturbarmi ricorro a questi collage. 

G- Lo fai anche con la tua amica? 

S- Sì lei è d’accordo. Anche se di solito facciamo altri tipi di pratiche… Ti ha mai detto nessuno che hai dei polsi bellissimi? – Fu una domanda bizzarra, lasciata cadere nei miei timpani, che non lasciava alcun dubbio sui suoi intenti. Nonostante ciò, lasciai che la mia estrema curiosità mi trascinasse nel buio di quell’incerta situazione, pilotata da un individuo di cui non sapevo ancora il nome: 

G- Posso vedere questi tuoi collage? 

S- Certo. – e si alzò – Seguimi. 

Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: gis_sasha

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