G- Mi spiace amore, sono tornata a casa mia, non mi sentivo tanto bene, ho preso un taxi. Ci sentiamo domattina, buona notte. I dubbi di tradimento furono spazzati via da un’eccitante opportunità, unica nel suo genere, di rivestire un ruolo serbato per una sera intera, covato ed alimentato inconsciamente dalle parole di un dominatore con la passione per la fotografia. Non importava null’altro, il voler emulare quella donna mi portò a prendere quel gesto come una scelta obbligata, in tutta la sua assurdità.
E così mi travestii. Anche se è solo un modo di dire. Sì, perché in quei frangenti ciò che volevo era proprio accentuare quell’artifizio, quel dettaglio estetico sul mio corpo dall’estremo sapore di fetish e sottomissione. Così decisi di spogliarmi del tutto, lasciandomi solo il perizoma nero addosso, che mi lasciava un tenue filo ti tessuto attraversare i glutei. Aggiunsi a quell’outfit soltanto un paio di scarpe con tacchi a spillo neri, preso dall’armadietto, e infine quel collare, vero protagonista del mio nuovo ruolo. Nello specchiarmi mentre mi cambiavo, osservavo la mia trasformazione e mi eccitavo ancor di più. Toccandomi e massaggiandomi i seni, adesso liberi e scoperti, li guardavo fiera perché, così esposti, desideravo di stupire ancor di più e far colpo sul mio dominatore, che li aveva già idolatrati per tutta la sera alla festa. Volevo assicurarmi che così conciata, non avesse più alcun briciolo di controllo.Uscii dal bagno e, dopo aver attraversato con i nuovi tacchi il lungo corridoio, tornai nella stanza del porno e mi mostrai a lui:G- Eccomi. Sei il mio padrone. Stanotte ho scelto così.Rimase a guardarmi. Questa volta il suo sguardo mutò del tutto, mostrando già con gli occhi quel che sarebbe successo:S- Ho scommesso su di te. Sapevo di avere una risposta gratificante. Sei la persona perfetta per la mia sottomissione. Inginocchiati.Dopo che quest’uomo, di cui non ho mai saputo il nome, mi intimò quella richiesta come fosse un ordine, capii di aver raggiunto il punto di non ritorno. Andò a prendere dagli altri vasi gli altri oggetti. In particolare recuperò un laccio guinzaglio, da attaccare al mio collare, un paio di corde, un enorme vibratore, e un ball-gag.S- Abbaia, ulula, miagola, emetti ogni tipo di gemito e ti sculaccerò, ti sputerò, ti insulterò.Mi afferrò dai fianchi mentre con l’altra mano reggeva l’estremità del guinzaglio, portandomi a flettere la schiena e accovacciandomi, a pecora. Fu solo allora che potetti percepire le sue mani sul mio corpo, per la prima volta. Mani ruvide, dure, enormi, possenti. Mi sentii in un attimo tirare il perizoma verso dietro, in un gesto volto all’unico obiettivo di strapparmeli di dosso. Fu un successo. Era così forte che bastò un gesto fulmineo a rendere quel filo di tessuto inutilizzabile. Mi provocò una smorfia a metà strada tra il dolore di un gesto dirompente sul mio inguine, e un gemito per il suo primo atto di dominazione su di me. Ero completamente bagnata.Cominciò a sculacciarmi, la punizione per aver fatto quel verso. Le mie natiche si infiammarono, a furia di quell’esercizio di percussione dato dalla sua mano di quercia.Si soffermò d’improvviso, avvisandomi:
S- Adesso ti infilo questo in bocca – riferito a ball gag – e rispondimi “si, padrone”.
G- Si, padrone.
Mi infilò allora il vibratore nella passera, portando dopo i primi gesti lenti un ritmo forsennato e deciso, di penetrazione di quell’arnese dentro di me. Ebbi un primo orgasmo, ma non riuscii a trattenere ancora gli spasmi e i gemiti. Così mi tirò il collo dal suo guinzaglio, avvicinando forzatamente la mia faccia sotto la sua, in modo da facilitare la sua prossima mossa. Un primo getto di saliva mi piovve sul volto, ricco e liquido, colandomi su per il naso, le guance e le labbra. Lo osservavo dal basso con adorazione e devozione, mentre si preparava a sputarmi ancora, senza mai arrestare la masturbazione vaginale con il dildo.Mi sfilò il vibratore, grondante della mia eccitazione, e si sfilo dai boxer il suo cazzo. Per la prima volta riuscivo ad intravedere la sua eccitazione in maniera esplicita, ma non mi fu concesso contemplarla. Si posizionò dietro la mia pecora, iniziando una penetrazione martellante. In quegli attimi ho potuto constatare la sua vera carica erotica e perversa, dal momento in cui stava esercitando delle spinte rapide, ma intense, tali da far aumentare in modo spropositato la sua respirazione.Per minuti e minuti, tenuta al guinzaglio mentre mi lasciavo scopare da uno sconosciuto dominatore, con l’obiettivo di portarmi a gemere ancora, e ancora. Portandomi all’errore, così da punirmi.Inevitabilmente venni ancora, e stavolta i miei gemiti furono del tutto incontrollati. Lasciò il guinzaglio e afferrò con entrambe le mani i miei seni, spremendoli come agrumi e strizzando i miei capezzoli in modo estremo.S- Ora abbaia, cagna. – Intimando di pronunciare le parole di assecondamento nonostante il ball gag in bocca – Sei la mia troia miagolante. Sei una perfetta troia miagolante. Miagola.
E miagolai.Dopo un pò mi parlò ancora di sperma:S- Sei una gattina cha ha bisogno sia di proteine che di zuccheri, hai bisogno della mia pappa reale. Bevi un pò del mio sperma. – E così mi sfilò il suo cazzo da dietro, e passò a legarmi mani e piedi come un salame. E togliendomi il ball gag cominciò a scoparmi violentemente in bocca. Il suo cazzo era davvero enorme, e facevo fatica a trattenerlo in gola quando lui si soffermava. Ma non potevo obiettare, e trattenevo il respiro fin quando riuscivo.Dopo una ventina di minuti in questo stato cambiò strategia. Mi rinfilò il vibratore, questa volta nel mio ano, e con le sue mani ruvide cominciò a masturbarmi in ogni modo, facendomi godere nel giro di pochissimo tempo. Una frenesia tale da farmi godere in maniera insolita. Ma soprattutto un senso di sottomissione senza paletti, senza limiti, di nessun tipo.
S- Bevi la mia saliva, troia. – E mentre continuavo ad annuire – si, padrone -, intraprese una serie di sputi nella mia bocca, creando uno strato di saliva che cosparse l’intero viso.Poi mi rinfilò il suo cazzo in bocca scopandomi fin quando non arrivò il momento dell’orgasmo. Sì arrestò e, trascinandomi sul pavimento, mi portò alla finestra della sua stanza, schizzando una quantità abbondante di sperma sul suo vetro.S- Adesso lecca tutto, cagna. hai bisogno di nutrimento.Così tenendomi al guinzaglio mi costrinse a leccare tutto quanto lo sperma che colava dal vetro, obbligandomi a rimuovere ogni goccia schizzatavi sopra.
Dopo tutto ciò, quella sera, sentii uno stano stato misto di sollievo e depravazione al tempo stesso, avevo capito ancora una volta che alla perversione non c’è un limite, e che è un fattore soggettivo. La sottomissione ha diverse sfaccettature, oltre alla distinzione classica di sado-masochismo. Quello che sei, il ruolo che intraprendi, l’obiettivo che ti prefiggi di raggiungere, le proprie visioni su ciò che sono i propri limiti, condizionano a parità di livello l’esperienza della dominazione.Decisi di andar via subito dopo, per poi non rivederlo più e mantenere un anonimato considerevole. La festa era già finita da un pezzo e così ebbi modo di svignarmela in taxi senza che nessuno potesse sospettare nulla. L’indomani avrei ricontattato Luca per riprendere la nostra storia come se nulla fosse.
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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.
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