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Tu non sei viva
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Racconto33 min di lettura

Tu non sei viva

Scrivo per puro piacere. Grazie a chi legge.

Agave Ionia
2 mesi fa · 564 letture · 2

“Non tornerà,” dice sottovoce.

Quando torna a premere il bacino contro il mio, spingendomi sul sedile, sento che la sua carne è ancora percorsa da brividi, ma non abbastanza. Sono gli effetti del veleno che gli dà quel druido, Benevento.

È lui, con quegli intrugli, che manda in crisi il nostro matrimonio. Lo fa diventare un morto: un senzatetto dopo una notte su una panchina ha più energia.

Le mie dita si stringono attorno a lui. La mia mano fa perno alla base per tenerlo fermo, mentre la mia bocca scende e sale, muovendosi lungo tutta la lunghezza. Accumulo la saliva sotto la lingua e la lascio cadere direttamente sulla sua pelle lucida. Lo fisso dal basso.

Sorride mentre affonda un dito sul mio labbro, lo passa sulla guancia e arriva vicino all’orecchio. Mi vedo nello specchietto retrovisore.

Il mio rossetto adesso è una macchia che si allunga oltre l’angolo destro delle labbra, fin sopra la guancia.

Il suo indice intercetta la sbavatura scura sul lato sinistro della mia bocca e trascina all’indietro anche quella, fino al lobo.

“Eccoti. Adesso sembri il Joker.”

La luce della luna mi fa risaltare il naso, i miei zigomi con questo nuovo trucco si sono sollevati ancora di più.

“Il Joker non è attraente.”

Non sposta gli occhi dalle mie palpebre dorate: “Di notte tutto può essere attraente. E poi non è che noi abbiamo proprio i gusti delle persone normali.”

Mantengo gli occhi nei suoi mentre la mia testa ricomincia a muoversi su e giù, gli sorrido e premo i denti direttamente sulla sua carne. Le mie spalle si raddrizzano. Con la punta dei polpastrelli raccolgo la saliva dai bordi della bocca e la spalmo su di lui, accelerando il ritmo con l’aiuto delle mani.

Siamo in silenzio da diversi minuti.

La sua lingua entra nella mia bocca. Lo trattengo per la nuca e dico:

“Non siamo stati felici alla fine? Penso che lo saremo per sempre.”

Mi toglie i capelli dalla faccia, sembra che mi stia guardando per la prima volta.

“Se nessuno è stato più felice di noi, e pensi che durerà per sempre… allora è la fine.”

***

Sì, ho finito di ricordare. Vedo mio marito che fa avanti e indietro nell’ingresso. Sento la voce di Asia che è appena arrivata:

“Sei qui? Dio sia lodato.”

Sto per rispondere, convinta che stia parlando con me. Invece i suoi occhi seguono il padre, che si siede di fronte a lei. Le passo accanto, nessuno alza la testa. Spesso non mi rispondono nemmeno quando parlo, quindi non dico nulla.

Vado in camera a cercare il libro. Alle sei devo andare dalla dottoressa Potenza e sono già le cinque. Se non lo trovo, scriverò i miei ricordi ora, ma non ce la farò in così poco tempo.

Metto le mani nel cassetto che è rimasto aperto e poi lo spingo per chiuderlo. Si blocca a metà corsa.

Mentre guardo il soffitto e le travi di legno, capisco. Il libro è lì, caduto dietro il cassetto.

Lo recupero e lo butto sul letto.

Ecco la mia vita: un ammasso di pagine ingiallite dentro una copertina viola rovinata.

Però… mi dispiace che Asia non mi abbia nemmeno salutato. E vabbè, forse il padre ha avuto un altro momento no, la capisco. Non possono sempre tutti pensare a me.

Guardo la stanza intorno a me. Ho lasciato che decidesse ogni dettaglio per evitargli lo stress di discutere.

E ripensando a ieri sera, in macchina, sento che forse tutto si può salvare con l’aiuto della dottoressa Potenza. Perché siamo stati bene, da una vita non lo facevamo così bene…

Purtroppo, quando siamo tornati a casa, ha ricominciato con le solite storie: a dire che ha brutti pensieri e che voleva prendere le medicine.

Ha mandato un messaggio a Benevento e poi è venuto a dirmi che voleva andare in quella clinica in campagna. Che lo psichiatra gli ha detto di farglielo sapere entro oggi, perché domani potrebbe accompagnarlo almeno per incontrare il responsabile.

Spero che quella psicologa mi dia un buon consiglio per impedirlo. Nel frattempo ieri sera ho pensato che poteva distrarci una crociera e ho subito iniziato a vedere quale, mostrandogli sul PC un itinerario.

I nostri figli non erano a casa. Marco mi ha chiamato dicendo che il nonno voleva che restassero a dormire da loro perché stavano guardando insieme un film su Iris.

Perciò ne ho parlato con mio figlio, che ama fare queste cose ed è organizzatissimo perché ha preso dal padre, e ho detto che dei dettagli avrebbe potuto occuparsi lui.

Cerco qualcosa per cambiarmi. Ieri mi devo essere addormentata vestita perché ero già sistemata così stamattina.

La porta è di rovere massiccio, spessa come una bara, eppure la voce stridula di mio figlio Marco, che chiede aiuto, si sente lo stesso. Corro a vedere che succede.

Ma… adesso ci sono.

Io non devo andare da nessuna dottoressa.

Mentre me ne sto lì, immobile in mezzo al corridoio, con addosso un freddo che non capisco da dove viene, visto che è estate, vedo Massimo che abbraccia Asia. Le piazza il naso tra i capelli, tiene le labbra vicino al collo, sotto l’orecchio, e dice:

“È stata lei che ha voluto a tutti i costi uscire con me, lei che si è voluta sposare.”

Le mie dita sono ancora sulla maniglia. Ma non la sento.

Sento il pianto di Marco dal piano di sopra. Non serve che io salga, la voce nella mia testa sa già cosa c’è lì.

Dice:

“Tu non sei viva. Per questo Alessia non ti ha salutato oggi.”

Massimo sta parlando alla scala: “È stata lei che è voluta uscire ieri…”

Asia si scosta i capelli tenendoli fermi dietro la testa, come se così potesse vedere meglio la realtà:

“È stata lei anche a chiedere Marco di aiutarla a organizzare… Gesù Cristo, lei pensava a farti riposare.”

Nel collo di Massimo vedo il battito del suo cuore:

“Proprio quello! Non c’è mai stata una volta che ha deciso una cosa lei e l’ha fatta lei!”

Le labbra di mia figlia si aprono e si chiudono, alla fine ingoia aria e parla:

“Ma se fino adesso hai detto solo: è stata lei!”

Mio marito sta andando verso il bagno.

Asia, con gli occhi spenti, urla dietro di lui:

“È stata lei anche a morire!”

Salgo le scale. Marco sta facendo un numero, ma il cellulare gli cade dalle mani. Vorrei poterlo aiutare.

Vorrei vedere…

Sono lì, stesa per terra accanto al PC ancora aperto, nella camera dove di solito leggevo o dove mio marito lavorava. Ho un occhio aperto e uno chiuso.

La mia mano ha le dita ritorte, attaccate alla fronte, a pochi centimetri dal nostro bilanciere d’acciaio. A causa del peso all’estremità, è rotolato sul pavimento e si è fermato accanto alla mia testa.

Avevo messo lo smalto bordeaux.

Sotto c’è una macchia densa, lucida, e anche quella sembra smalto, asciugato ormai. I capelli ci si sono appiccicati sopra.

Vado a vedere cosa combina Massimo in bagno. Ha riempito il lavandino con tutte le pasticche di Benevento.

Gli dico:

“Guarda che per me è tutto a posto. Non ce l’ho con te, è colpa di quelle pillole. Lo so.”

Ma lo specchio non riflette la mia faccia, non mi vede e non mi sente.

Cerco i miei figli. Marco è ancora in ginocchio e si copre gli occhi con il polso. Deve aver fatto la telefonata.

Non so quanto tempo è passato, ma i vetri delle finestre sono investiti da lampi rossi e blu.

Scendo di sotto, il mio giardino è il caos. È venuta anche Alessia. Chissà chi l’ha chiamata. I miei suoceri corrono verso la porta di casa.

Mi siedo sulla panchina in giardino, tanto adesso nessuno ha tempo di pensare a me.

La mia morte è la più grande fregatura del mondo: sono tutti qui per il mio corpo, ma quello che ha da dire la mia anima nessuno lo sente.

A pensarci meglio, non è che sia tanto diverso anche in vita. I corpi interessano sempre di più.

Aspetterò di rivedere ancora una volta i miei figli, poi me ne andrò.

Eccoli. Marco è uscito per primo. Ci sono adulti che non conosco con lui. Asia sta scendendo adesso, mio suocero le dà il braccio. Non le vedo il viso, lo nasconde contro la spalla del nonno.

Marco dice:

“Nonno, che succede?”

Mio suocero ha ottant’anni. Fino a ieri se li portava benissimo. Adesso, di colpo, li dimostra tutti e anche venti di più.

“Succede che i vostri genitori adesso sono solo vostri per sempre.”

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Scritto da
Agave Ionia

Non cerco incontri e nemmeno sesso virtuale. Chi vuole scrivermi per parlare di scrittura è benvenuto. Per tutto il resto non ci sono. [email protected]

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Commenti 2

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  1. Complimenti per la storia, Agave! Mi ha inquietato per tutto il tempo della lettura, e la battuta finale del nonno mi ha colpito come un pugno. 💖 cuoricino aggiuntivo perchè quello qui sotto non basta. Ps: ad ogni storia cambi il dolce che la protagonista mangia? Nel racconto precedente mi sembra sgranocchiasse Togo.

    1. Agave Ionia

      Grazie per i cuoricini e per l'attenzione speciale che dedichi a ogni dettaglio... sei un lettore vero.

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