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Sul traghetto. Parte II
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Racconto9 min di lettura

Sul traghetto. Parte II

Virginia sfida un ragazzo spagnolo a poker per aiutare un suo studente, Vince la prima partita. Dovrebbe ritirarsi contenta ma quando lo spagnolo rilancia la posta in gioco non riesce a rifiutare. In caso di sconfitta dovrebbe pagare con il corpo.

Lucifer
17 ore fa · 62 letture · 1

“Dammi la rivincita! Se vinci restituirò gli altri centocinquanta euro”

La proposta è allettante. Se la fortuna fosse di nuova dalla sua, risolverebbe ogni cosa. Sarebbe come se nulla fosse successo. Inoltre, Virginia deve ammetterlo: il gioco d’azzardo regala qualche emozione, si è dimenticata che può creare assuefazione, Vincere contro quel ragazzo dall’espressione strafottente è solo la ciliegina sulla torta. Prima di rispondere alla proposta, la donna  torna a guardarsi intorno. Carlo evita del tutto il suo sguardo, è rosso in viso e si tormenta i riccioli: possibile abbia una cotta per la sua vecchia prof.? Non è il momento per domandarselo.

“Accetto. Se perdo farò sesso con te”

“No -replica inaspettatamente Abes, ostenta un ghigno beffardo-, prima in palio c’erano cinquanta euro. Ora ce ne sono centocinquanta. Se perdi dovrai far sesso con me, con lui e con lui”.

Indica Eduardo e un altro ragazzo che sembra uscito da un riformatorio; quest’ultimo indossa una canotta manco fosse agosto, ha il braccio ricoperto da un unico esteso tatuaggio, ha il cranio rasato ma porta due lunghi baffi corvino. Virginia si morde il labbro: più alta è la posta in gioco, più alta è l’adrenalina. Dal momento che Eduardo è ora implicato nella faccenda, Anna si propone come mazziere. La bionda vuole farsi perdonare, se non si fosse allontanata dalla sala per una sveltina in bagno avrebbe forse potuto evitare che la prof. venisse irretita

Ad ogni modo, Anna non perde tempo: mischia e distribuisce le carte. Questa volta Virginia ottiene un tre di cuori e un asso di cuori. A questo giro Abes non provoca, è teso. Virginia se ne rallegra, è probabilmente segno che non ha già punti in mano. Anna scopre le prime tre carte a terra: jack di cuori, nove di fiori e cinque di cuori. Nessun punto ma tre quarti di colore, non resta che sperare che nelle prossime due carte ci sia almeno una carta di cuori. Virginia vede, anche Abes vede. Lentamente il mazziere gira la quarta carta: un nove di quadri. Virginia chiude gli occhi: sta per essere sbattuta da tre diciannovenni? Viene girata la quinta e ultima carta. Esulta! Non riesce a trattenersi. L’ultima carta è un quattro di cuori.  La prof. gira le sue carte senza aspettare il permesso del mazziere. Abes non si scompone. Aveva già previsto la sua sconfitta? No. Abes mostra le sue carte: nove di picche e jack di fiori. Ha un full. Full batte colore.

Lo spagnolo si sfila dal suo posto compiaciuto. Batte il cinque ai suoi due compari. Infine, si rivolge alla prof. castana: “ti aspettiamo per riscuotere la scommessa nel bagno dei maschi” dice seccamente. Così i tre ragazzi si avviano.

“Professoressa, non vorrà mica prenderli sul serio” chiede un po’ confusa Anna.

“Perché no? Non ti preoccupare, quegli sbruffoni sono fatti come scimmie. Non gli si rizzerà nemmeno”

Ancora una volta la mente di Virginia è invasa dai ricordi. Anche con il suo ex avevano una volta fatto sesso in un sesso pubblico. Durante una lezione universitaria erano sgattaiolati in bagno. Solo che il cazzo di lui si era afflosciato dopo cinque minuti. Virginia era rimasta bagnata e insoddisfatta.

I tre spagnoli si fanno trovare già con i pantaloni abbassati. Dopo l’ingresso della donna, Eduardo corre a chiudere a chiave la porta del bagno. Stranamente non c’è cattivo odore. Virginia scorge dei profumatori per ambienti, inspirando riconosce l’aroma di vaniglia. In fondo alla stanza, dalle pareti azzurre, c’è una fila di pisciatoi; davanti a tre porte rosse si trova un largo specchio e un lavandino.

“Avete messo i preservativi, bambini?”

Virginia li provoca. Abes sembra infastidito. Prontamente risponde: “Io li ho finiti e a voi ragazzi ne è rimasto qualcuno?”. I complici scuotono la testa. Poi, Abes torna a rivolgersi alla donna; indica un preservativo usato ai piedi di un cassonetto colmo fino all’orlo e aggiunge: “se ci tieni possiamo usare quello e passarcelo sempre che lo lavi bene ogni volta”.

Virginia incassa il colpo. Si inginocchia e si para davanti ai tre peni. Toccherà a lei ridere quando ai ragazzi tornerà d’improvviso moscio e non potranno che incolpare la robaccia che hanno tracannato e fumato. Per ora però le tre erezioni sono lì che aspettano solo un paio di labbra umide. Il cazzo più lungo è di Eduardo e il più grosso appartiene decisamente al pelato tatuato che ha dalla sua anche sue grosse palle da tennis. Saggiamente Virginia, quindi, decide di prendere in mano e segare Eduardo e il pelato mentre fa sparire il cazzo di Abes dentro la bocca, Non fa un pompino dall’università, ne è ancora capace? Vortica la sua lingua intorno all’asta di carne. Forse troppo goffamente. D’altra parte, il pompino non è un’arte per tutti. Abes sbadiglia. Dopodiché, afferra la coda di capelli castani: la strattona un po’ spingendo la testa della prof. all’indietro solo per poi affondare con decisione il cazzo nella bocca della donna; lo spagnolo prende a scopare la bocca a ritmo sostenuto e con colpi violenti tant’è che Virginia dimentica di segare gli altri due. È tanto umiliante quanto eccitante: la prof. ridotta a un feticcio, la sua bocca è un qualsiasi orifizio. Quando Abes si stacca, dalle labbra di Virginia colano rivoli di saliva.

 Eduardo le appoggia la cappella sulla guancia. È il suo turno. Virginia riprende fiato. Quando è pronta, prende a leccare e a baciare l’asta bruna. Massaggia lo scontro con i polpastrelli. Da un lato ha paura e dall’altro non vede l’ora di prendere quel lungo pezzo di carne in bocca; chissà cosa si prova a farsi fottere la gola; potrebbe morire soffocata da un cazzo. Virginia sente le mutandine inumidirsi di umori. Eduardo però sembra voler lasciare alla donna l’iniziativa. Domani nessuno leggerà sui giornali: professoressa di fisica trovata esanime su un traghetto, è stata soffocata da una nerchia di almeno venticinque centimetri.

Ale, il ragazzo tamarro, la strappa con prepotenza dalle sue fantasie. Le picchia il volto con il cazzo. Ha un cazzo grosso, attraversato da parte a parte da vene bluastre. Fa bene ad andarne fiero. Se avesse un uccello così anche Virginia lo userebbe per malmenare le guance di una troia castana. Come ipnotizzata segue a bocca aperta i movimenti del grosso arnese di carne. Quando Ale le afferra la coda, una vampata di calore si espande dalla fica per tutto il corpo; la prof. è quasi obbligata a portarsi una mano dentro la gonna, cerca il suo sesso per calmarsi…Per estinguere quel desiderio sfrenato che aumenta persino i battiti del cuore. Tuttavia, qualsiasi soddisfazione le è negata dal momento che appena un secondo dopo è chiamata a lottare per una boccato d’aria: il suo viso è schiacciato contro il pube del ragazzo; folti peli neri le solleticano il naso. Ale concede alla donna una boccata d’ossigeno per poi tornare con foga a riempirne la bocca. “Su, tutto fino alle palle” ordina lui. Le sue parole sono ineluttabili. Ora, ogni volta che il cazzo le viene strappato dalla bocca Virginia tossisce e sbava. Si tiene alle gambe di Ale per non crollare o forse per pregare un altro po’ di quel piacevole supplizio.

Dopo un interminabile minuto Abes le allunga un braccio e Virginia si rimette in piedi. Viene accompagnata a sedersi sul lavandino. Non ha il coraggio di guardare negli occhi il ragazzo che prima ha paragonato al suo ex. Anzitutto, al contrario dell’ex Abes ha le mani caldo. Inoltre, bacia meglio. È piacevole quel mulinare di lingue che si contorcono e si scambiano saliva. Virginia vuole tenere stretto a sé quel corpo caldo e sensuale. Abes inizia a frugare il corpo di lei con le mani calde curiose; la donna si sbottona la camicia per dargli in pasto i piccoli seni, inarca la schiena quando lui le strappa via gonna e mutandine in un colpo. Virginia è orma di ebbra di piacere e prossima al primo orgasmo nel momento in cui lui entra nel suo sesso: dapprima con le dita e poi con il pene. Geme la donna, geme e gode. Le narici di Virginia sono piene di lui nonostante l’azione ormai irrilevante dei profumatori, le narici di Abes sono piene di lei. Risuona nella stanza il rumore dato dall’incontro dei sessi. Sempre più incalzante, sempre più furioso. Geme la donna, geme e gode. Sul punto di venire Abes si prende in mano il membro e lo punta verso il seno di Virginia: lì si svuota.

Virginia ne vuole ancora, tende le braccia verso Eduardo non appena si avvicina. Ale non vuole però aspettare oltre, così tira una spallata al suo amico e ne prende il posto. Virginia si lascia guidare dal ragazzo pelato che ne ha afferrato il polso. Scende dal lavandino e si volta verso lo specchio. Ale vuole chiavarla in questo modo, guardarla negli occhi riflessi mentre la sfonda da dietro; la cosa non dispiace alla prof. che può ammirare con eccitazione lo sperma di Abes rilucere sul suo seno.

Ale domanda qualcosa in spagnolo che Virginia non capisce. Il pelato grugnisce ma poi misura l’ampiezza della propria mano sulla chiappa destra della donna. Virginia è interdetta e in trepidante attesa. Dopodiché, Ale molla uno schiaffo contro la chiappa pallida. Virginia sospira, lo spagnolo prende più coraggio: prende a sculacciarla; ad ogni sculacciata ne segue un’altra di intensità maggiore. Una lacrima scorre lungo il viso della prof. dolorante. Le bruciano le chiappe, immagina che abbiano preso il colore rosso porpora. Una volta soddisfatto dell’opera, Ale afferra il collo della prof. Non stringe tanto da farle male ma abbastanza da inondarle il cervello di adrenalina e paura. Virginia si augura che le lasci un livido, sarebbe imbarazzante affrontare così gli studenti.

Ale esclama qualcosa di cui questa volta Virginia coglie il significato. “Puta” la chiama. Lo specchio riflette due visi rosso pomodoro e madidi di sudore, le vene sul collo di lui e le vene sulla fronte di lei. Nel frattempo, il sesso di Virginia si apre alla pressione del grosso cazzo come nella pubblicità quel trancio di tonno spezzato da un grissino. Le mucose della fica restituiscono a Virginia sensazioni violenti e contrastanti: bruciore, piacere, fitte di dolore ed eccitazione. Alejandro torna a chiamarla puttana. La donna prova a mettere insieme due sillabe per pronunciare una parola ma la voce muore in gola. Del resto, non ha importanza. Raggiunge un orgasmo e poi un altro. I due si arrestano per un attimo allarmati da un tonfo fuori la porta. Virginia immagina che li stiano spiando dal buco della serratura. Magari da fuori la porta li sta spiando Carlo. Ad ogni modo, dopo la breve interruzione, i due riprendono a pieno regime. La stretta attorno al suo collo è diventata più forte, in certi momenti la vista si annebbia. Quando la pressione della mano viene a mancare è tutto finito. Impiega qualche secondo a realizzare quanto è successo. Guarda in basso: della sborra sta sgocciolando dalla fica, dalla sua fica.

“Are you ok?” chiede Eduardo mettendole una mano sulla spalla.

Virginia solleva la testa verso di lui. È stravolta: il trucco è sfatto, i capelli sono zuppi di sudore e il fiato è corto. Non che i tre ragazzi, Eduardo compreso, siano dei fiori di campo. Abes e Alejandro si sono rivestiti alla bell’e meglio. Eduardo rimane il solo a non essere ancora venuto. Virginia non ce la fa ad avere un rapporto completo, ciononostante vuole onorare la scommessa fino in fondo. Torna ad inginocchiarsi e prende per una seconda volta in una sera il cazzo del ragazzo in bocca. Lo spompina ma adesso sembra metterci una passione diversa. Di tanto in tanto allontana il cazzo da sé per prendere in bocca i testicoli del ragazzo e leccarli con gusto. Quando Eduardo viene Virginia ingoia il suo seme.

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Scritto da
Lucifer

Sir Lucifer è un alter-ego, una maschera che a volte mi va di indossare mentre altre volte no. Sir Lucifer è un master severo e uno scrittore curioso.

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