Beh, non è mica andata male. Certo, non ha nessuno, e si é accorta che ce l’ho duro, ma non riesco a leggere i suoi pensieri. Magari un mio ulteriore approccio potrebbe non piacerle.
Fa un caldo immane. Mi avvicino all’acqua. Entro. Freddo. Boia. Le terminazioni nervose urlano. Il mio pene tiene coraggiosamente botta contro il freddo dell’acqua. L’erezione non stenta a calare. Pondero l’idea di una sega. In fondo sono relativamente lontano e c’é una nicchia che può fare da poltrona…
Mi allontanai appena dalla zona.
Forse dovrei solo andare lì e segarmi fino a venire. O magari dovrei uscire dall’acqua, tornare dalla nera e metterglielo davanti nudo e crudo. O forse… Forse dovrei solo approcciarmici per gradi.
In fin dei conti però, sono già stato fortunato. Vale la pena rischiare di forzare la buona sorte?
Anche sì, in effetti. Come diceva quel saggio, ogni lasciata è persa.
Vero. E questa lasciata lo sarà indubbiamente.
Certo, potrei anche fregarmene e andare a propormi. Educatamente. Al meglio delle mie possibilità.
Mi alzo dopo un buon cinque, dieci minuti in ammollo misto a uscita e rientro. Non sentivo più freddo, e il corpo si era abituato. Uscire mi da un senso di refrigerio non indifferente.
Sto meglio. E noto subito che l’asciugamano della nera è vuoto. Mi guardo attorno. Dov’é?
Un pensiero mi funesta la mente. Mi getto verso il mio posto. Cos’ho di valore con me?
Nulla, solo il cellulare. Non porto il borsello quando vado là: non c'é niente da acquistare.
Ma è anche possibile che sia proprio quello ad essere sparito. Arrivo al posto. Mi chino introducendo la mano nello zaino.
Ecco l’Iphone. La mente si placa dal suo turbamento… ma la nera dove…?
Improvvisamente una mano mi si appoggia sulla coscia, ghermendo il mio sesso. Sento il suo odore quasi prima della voce. E il suo seno nudo mi sfiora la schiena...
L’erezione ritorna, due volte più turgida e tosta.
-Ne t’inquiète pas, je ne suis pas un voleur, je n’ai rien pris… dans ton sac, du moins.-, fa la voce della pantera.
-Comme tu t’appelle?-, chiedo.
-Pas important. Je veux ta bite. Mais pas de prenome. Je ne te connais pas, demain je vais partir.-, dice lei, categorica.
Chiaro. Una scopata anonima. Libera da legami. Mi rialzo. Lei mi abbassa il costume. Il membro svetta per volontà propria.
La vedo che si morde il labbro. Niente più occhiali da sole. E gli occhi sono fuoco puro.
-Bien dûr….-, dice mentre me lo prende in mano. Si china. Niente baci. Lo accoglie nella sua bocca. È uno strazio meraviglioso, rischio di venire. Lei si toglie, mi fa respirare, poi riprende. Lo affonda fino alla gola.
-Merde… tu…-, inizio io. Lei sorride. Si alza. Si toglie il sotto del costume, mostrando una vulva stupenda, e un pube glabro.
-Touché moi chatte…-, sibila lei. Non ho bisogno di incoraggiamenti: le bacio i seni e una mia mano scende verso la figa nera. È aperta, e sta colando nettare. C’introduco un dito, piano. La sento gemere. La sto masturbando piano. Le rocce sotto di lei si bagnano dei suoi umori. E lei mi sega. Non resisterò a lungo e mi pare che lei lo capisca. Sta ansimando.
Mi spinge a terra, sul telo. S’inerpica su di me e bloccandomi a terra con le mani sul petto prende a cavalcarmi impalandosi a fondo. Detta sapientemente il ritmo.
Emette versi che sembrano animaleschi, pare una pantera intenta a divorare la preda e a me va bene. Sto facendo versi anche io. Le nostre bocche si trovano, si perdono, si ritrovano. Le stringo i seni. Sto per godere e lo so. Lo sente anche lei, la sua vulva mi stringe il cazzo come fosse una mano. Improvvisamente si alza su di me, sfilandosi e si tocca appena.
-Aaah!-, esclama con un ruggito di liberatorio godimento. M’inzuppa dei suoi succhi più intimi, battezza il mio sesso col suo piacere. Ha goduto come nessuna femmina che ho mai avuto è mai stata in grado di fare.
Si toglie e mi succhia, di nuovo. Le premo la testa sul membro, tirandole i capelli per dettare il ritmo, con cattiveria. Voglio sentirla implorare. Non lo fa.
Mi fissa con libidine e sfida. Mi schiaffa la figa rorirda in faccia cavalcandomi il capo. Lecco. Ha un sapore forte, ma buonissimo. Sento l’inizio dell’orgasmo che monta. Lei si toglie. Si tocca, da sola, di nuovo. Poi quando vengo le esplodo in bocca, e poi di nuovo sul viso. Emette un ennesimo ringhio di godimento mentre il mio seme la lorda, quasi fosse quello il banchetto che la pantera voleva. Nel post-orgasmo, tra le nebbie del pensiero, sommerso dalla quiete, appena riesco parlo.
-Le chaud, glaces…-, penso ripensando a quella frase che alla fine sintetizza l’estate.
-…Baiser avec un inconnu…-, fa lei come se fossimo in perfetta sintonia.
Sorrido, poi ridiamo, entrambi.
-C’est etas encroiable.-, dico riuscendo a ricordare più o meno come dire. Lei annuisce, concorde. Si protende e mi bacia. Il suo bacio sa di me. Sorridiamo. Poi lentamente, mi appisolo.
Quando mi sveglio, noto che ormai se n’é andata. Controllai l’ora. Le cinque e qualcosa.
Solo le pietre bagnate del suo piacere e il mio costume abbandonato poco in là mi danno modo di capire che non era stato un sogno.
Da allora, sono tornato alla bolla più volte, ma, come già sapevo, della pantera nera non ho più ritrovato traccia.
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