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Erotika
Sul fiume ESTATE
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Racconto16 min di lettura

Sul fiume ESTATE

Racconto di fantasia ispirato a un luogo reale e a un incontro che probabilmente non avverrà mai.

Alex Marcomanno
2 mesi fa · 484 letture · 1

Potrebbe, perché giustamente il mio membro non sembra curarsi dell’apparentemente insormontabile abisso linguisitico o delle probabilità scandalosamente basse e procede in una serie di esercitazioni che fanno pensare ai missili della Corea del Nord. Prego che la nera non se ne accorga. Di fatto, dopo qualche minuto guardo verso di lei, più per sincerarmi che non mi stia vedendo con l’alzabandiera.
“Cazzo!”.
Si è girata a pancia in su. I seni sono nudi, esposti. E lei pare addormentata, o comunque incurante dello spettacolo che offre. Mi soffermo a osservare quei due piacevolissimi promontori. Non sono giganteschi, ma neppure microscopici.
Insomma, sono dei seni che offrono una sana dose di svago. E continuare a guardarli mi sta facendo sembrare un fottuto pervertito. Mi impongo di smetterla. Torno a sdraiarmi. Il sole mi avvolge. Lentamente, arriva una breve sonnolenza.
Passano minuti, forse più di dieci, forse venti. Forse due. E poi mi giro. E nel girarmi, guardo.
È ancora lì, ma per un istante, brevissimo, stava guardando verso di me. Merda! Mi avrà notato? Non sembra, eppure…
Si è rimessa a pancia in giù. Fine dello spettacolo? No: non si é rimessa la parte superiore del costume, quindi non prevede di andarsene, per ora.
Mi chiedo se abbia con sé della crema solare. Certo, é nera, quindi più resistente al sole, ma questo sole picchia e anche tanto. Non è come in Africa, dove il sole picchia sì ma in modo meno secco e soprattutto non hai l’afa. Noto che ha con sé uno zainetto ma non sembra avere la crema. Di contro si é portata da bere.
Forse l’offerta di un po’ di crema solare sarebbe un gesto gradito. Eppure, ho come l’impressione di disturbarla. Non sono più l’impertinente ventenne che ero e ho capito che ad alcuni dà fastidio essere oggetto di generosità, quand’anche disinteressata, e specialmente in frangenti come questo.
È anche vero, che se non chiedo non lo saprò. Mi alzo.
-Est-ce-que vous avez besoin de la créme?-, chiedo ricorrendo alla forma più cortese che riesco a rievocare dai ricordi delle medie. “Maledetta professoressa di francese, razza di arpia femminista! È colpa tua se non posso corteggiarla!”, penso. A dover essere onesto, forse, la colpa è anche mia e della mia disattenzione cronica...
La donna alza lo sguardo. Gli occhiali le si abbassano, mostrando due occhi grandi ed espressivi. Color nocciola.
Merda, mi sta guardando.
Mi chiede qualcosa. Una frase che probabilmente è sulla crema. Non so come diavolo rispondere: non ho questa competenza. Le allungo il tubetto. Lei lo prende con le dita che terminano con unghie sobrie e senza troppe bizzarrie. Lo studia poi annuisce.
-Merci.-, dice. Io annuisco. Come cazzo si diceva “Prego”? Sto seriamente pensando di mollare il colpo: che senso ha insistere a cercare di far conversazione se per mettere in piedi una frase devo farmi venire un’emicrania e per decifrare quel che dice mi serve un fottuto traduttore?!
-C’est un plasir…-, riesco a proferire. Merda, forse qualche ripasso di francese mi aiuterebbe a far girare la ruota nel verso giusto, o meglio, mi avrebbe aiutato.
Lei intanto ha preso la crema e mi ingiunge una frase tipo “Tournez toi, s’il vous plais…”, girarmi. Ovvio. Non vuole che le veda le tette. Io annuisco. Mi giro. La sento alzarsi. Sento che schiaccia il tubetto della crema e immagino che comincerà a spalmarsela addosso. La sola immagine mi provoca una nuova ridda di eccitazione.
Se la spalmerà sulle cosce, sul seno, sul ventre e… Improvvisamente fui folgorato da un’idea illuminante!
La schiena! Ma lì non ci arriverà bene! Almeno, non da sola! Sorrido tra me. “Coraggio, come si diceva schiena in francese…?!”, penso mentre la sento canticchiare qualcosa tra sé e sé.
Dor! Dos?! Dors?! Dio, perché non me lo ricordo?!?!
-Est-ce-que vous avez bisoin d’aide avec le dorse?-, mi esce infine. Silenzio. Gelo. Merda. Me la sono bruciata.
-Si vous voulez, s’il vous plais…-, fa lei invece. HA APPENA ACCETTATO!!!!
Prendo la crema quando me la porge. Le scivolo a fianco. Ha scansato i capelli dalla schiena, per evitare di incremare pure quelli. Merda, ha un corpo da urlo.
La schiena è bella dritta e le natiche, lo noto solo ora, sono un filo grosse, ma è giusto. Sono meno che parzialmente celate dal costume. Sento il cazzo dritto, e bagnato.
Mi verso la crema in mano, sfregandomi i palmi e poi, comincio.
Il primo tocco con la sua pelle è qualcosa di etereo, di estatico. Per un istante ho davvero paura di venire come un cazzo di adolescente alla prima esperienza. Respiro e mi muovo, piano. Dilemma: le spalmo semplicemente la crema, o….?
O la massaggio proprio? L’idea mi è balenata così, all’improvviso. Decido.
Prendo a fare ampi movimenti lungo le spalle. Non sono brutte: si vede che si allena. Stringo e rilascio i gruppi muscolari.
Mi aspetto subito un urlo e un ingiunzione a finirla, invece mi sento un verso di soddisfazione che mi fa capire che la pantera nera sta apprezzando.
Scendo lungo le scapole, massaggio e accarezzo. Le sfugge una “ouì…”, trasognato. Quel solo suono rischia di farmi venire.
Scendo ancora, sono appena sotto il seno. Improvvisamente mi accorgo che il mio sesso rischia di toccare il suo sedere, esteso come sono per andare a massaggiare e spalmare come devo.
Apro le mani usando i palmi per massaggiare la zona lombare. La nera emette un altro verso di soddisfazione.
Apre appena le gambe. Un centimetro. Quanto basta da farmi intravedere il costume tirato a corpire la vulva.
“L’ha fatto apposta? Vorrebbe che…?!”, mi chiedo. Non oso pensarci, ma…
Continuo a muovermi. Sono arrivato quasi in fondo. Mi schiarisco la voce.
-Tu veus, aussi… les jambes?-, chiedo. Lei emette appena un “oui”. Procedo. Prendo altra crema. Parto dalla coscia sinistra. E li accade. Un mio dito le sfiora la vulva. Per errore, per appena una frazione di secondo. Sopra il costume.
Lei emette un sibilo. Non lo interpretare, mi blocco. Ho cannato. Merda, stavolta sono fottuto per davvero.
Questa è da denuncia, sicuro. Lei improvvisamente emette una frase, stizzita.
La elaboro alla meglio. Tipo sei stanco? Già stanco? Da non credere: vuole che continui!
Le accarezzo la coscia. Sto spalmando la crema ma di fatto posso sentire il calore della sua pelle, l’odore della sua pelle, persino l’odore della sua vulva per certi versi. Merda…
Mi sta eccitando troppo. Dovrà farmi una sega se va avanti così, oppure finirò col incremarla con qualche altra cosa…
Passo all’altra gamba dopo aver finito la sinistra. Ha delle belle gambe. Muscolose ma senza esagerare.
Finisco. Lei annuisce appena. Mi alzo, piano. Improvvisamente muove il piede. Quasi casualmente, le dita del suo piede mi sfiorano il pene. Impossibile che non si sia accorta.
-Qui tu as ici?-, chiede con tono decisamente curioso.
-Rien, c’est… seulment…-, merda!!!! Due sono le possibilità. La prima è che mo’ si alza e mi denuncia. E la seconda…
La seconda è che le piace ciò che sente. Le dita mi sfiorano di nuovo, più a lungo.
-Seulment ta bite, c’est pas?-, il mio cosa? Il mio cazzo? È questo che intende?
-Je…-, inizio. Lei si alza. Di scatto. Mi fissa. Incurante del seno che espone. E del mio sguardo tutt’altro che indifferenta all’improvvisa esposizione di tale ben di dio.
-Tu as la bite dûr.-, dice. Indica appena il mio sesso inturgidito.
-C’est vrai. Tu… est tres belle…-, confermo io. Non mi scuso: non perché non voglia, ma so che non servirebbe. Ecco. Ci siamo. Queste sono le Colonne d’Ercole. Ora che le carte sono in tavola…
-Tu as quelque un, n’est pas?-, chiedo brutalmente. Impossibile che una così bella non sia sposata.
-Pas aujour’dui, pas ici.-, risponde lei. Il cuore mi rimbalza in bocca. Ma stai a vedere che…?
-Tu… je…-, cerco di non dire brutalmente la frase che vorrei ringhiarle in faccia perché non sarebbe assolutamente parte dell’amor cortese, per quanto possa essere adatta alla situazione. Forse dirle in faccia che voglio scoparla non è una buona idea… Anche se magari accetterebbe…
-Merci pour la creme.-, dice lei ridandomela. Si ridistende sul telo. A pancia in su.

Prima di andare avanti…

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