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SOFIA E SUO FIGLIO
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Racconto9 min di lettura

SOFIA E SUO FIGLIO

sofia conosce l'incesto

MANDREKINO
4 mesi fa · 3.6k letture · 0

 La crisi di Marco fu annunciata da un ringhio profondo, da uno spasmo dei suoi muscoli addominali. La afferrò per i fianchi con forza quasi brutale e la inchiodò al divano, spingendo fino all'ultimo millimetro mentre un getto caldo e violento la riempiva, inondandola della sua essenza. Quel calore interno fu la goccia che fece traboccare il vaso per Sofia. Un orgasmo catastrofico la spezzò, un'esplosione silenziosa che le fece contorcere la schiena e le strappò un singhiozzo strozzato dalla gola, mentre le contrazioni interne succhiavano avidamente ogni ultima stilla da suo figlio.

 Per un eterno istante, rimasero così, uniti, ansimanti, il sudore che li univa più della colla. Poi Marco si abbassò su di lei, il peso del suo corpo un fardello delizioso, e seppellì il viso nel suo collo. Il silenzio che calò era assordante, rotto solo dal battito impazzito dei loro cuori.

 Il silenzio non durò che pochi secondi. Il respiro affannoso di Marco contro il suo collo si trasformò in un morso leggero, poi in una serie di baci voraci che risalirono lungo la sua mascella. Il suo sesso, ancora semi-rigido e intriso dei loro fluidi mescolati, pulsava dentro di lei. Sofia sentì un nuovo fremito di desidero, più osceno del primo perché ora consapevole. Senza estrarre completamente, Marco iniziò a muoversi di nuovo, con movimenti lenti, profondi, quasi di assestamento. "Non è finita," sussurrò contro la sua bocca, la voce carica di una rinnovata avidità. "Neanche per sogno."

 Con un movimento fluido, si ritirò da lei. La perdita improvvisa fece gemere Sofia di frustrazione. Marco la guardò dall'alto in basso, i suoi occhi neri che divoravano il suo corpo sdraiato e offerto, il ventre ancora tremante per l'orgasmo. "Alzati," ordinò, la sua voce un comando basso che Sofia obbedì senza pensare, le gambe malferme.

 La fece girare e la spinse delicatamente ma con fermezza a inginocchiarsi sul tappeto spesso davanti al divano. Lei capì immediatamente. Un brivido di eccitazione così intenso da essere quasi doloroso la percorse. Guardò oltre la spalla e vide Marco stare in piedi dietro di lei, il suo sesso ora di nuovo completamente eretto e maestoso, lucido per l'umidità.

 "Adesso," disse lui, passandole una mano tra i capelli e afferrandoli non con violenza, ma con una possessività che la fece tremare. "Fammi vedere come lo vuoi."

 Sofia non aveva bisogno di altre esortazioni. Si girò completamente, le ginocchia che affondavano nella morbida lana del tappeto. Davanti a lei, a livello dei suoi occhi, c'era la prova vivente della loro trasgressione. L'odore muschiato e salato era inebriante. Con una devozione che la stupì, allungò la lingua e diede una lunga, lenta leccata dalla base fino alla punta sensibile. Marco sussultò, un gemito roco gli sfuggì.

 Incoraggiata, Sofia aprì le labbra e lo accolse in bocca. La sensazione era travolgente: il calore, la consistenza dura ma vellutata, il sapore salato e unico di lui che invadeva i suoi sensi. Usò la lingua per massaggiare la parte inferiore del glande, mentre le sue mani si stringevano attorno alla base e alle sue palle pesanti. Sentiva le sue cosce tese tremare vicino al suo viso. Iniziò a muovere la testa avanti e indietro, lentamente all'inizio, prendendo sempre più a fondo ogni volta. Le sue guance si incavavano, i suoi occhi si chiudevano in un'estasi concentrata. Il suono umido e ritmato riempiva la stanza, più esplicito di qualsiasi parola.

 "Così... proprio così," ringhiò Marco, le sue dita che si intrecciarono più strettamente nei suoi capelli, guidandone il ritmo senza però forzarlo. "La bocca di mia madre... Dio, è perfetta."

 Quelle parole proibite fecero impennare l'eccitazione di Sofia. Prese a succhiare con più forza, più velocità, permettendo alla punta di sfiorare il fondo della sua gola, soffocando leggermente ogni volta in un modo che sapeva lo faceva impazzire. Sentiva il suo sesso pulsare tra le sue labbra, sentiva i muscoli delle sue cosce contrarsi. Stava per venire. Lo sentiva.

 Ma Marco la fermò, tirandole indietro la testa con un gesto brusco. Un filo di saliva lucido le univa ancora alle sue labbra. "No," ansimò. "Non qui. Voglio tornare dentro di te."

 La sollevò da terra come se pesasse nulla e la gettò a pancia in giù sul divano. La sua schiena si inarcò sotto il suo peso quando lui le si inginocchiò dietro. Una mano le aprì le natiche, l'altra guidò la sua erezione bagnata di saliva lungo il solco umido tra le sue cosce, prima di posizionarsi con precisione all'ingresso ancora dilatato e grondante.

 Questa volta non ci fu esitazione. Una spinta potente la riempì fino all'utero da dietro. Sofia urlò nel cuscino, le dita che affondavano nella pelle del divano. La posizione era ancora più profonda, più invasiva. Marco le afferrò i fianchi con una presa da fabbro e iniziò a pompare dentro di lei con una furia animalesca. Ogni colpo risuonava con uno schiaffo umido della sua pelle contro la sua. Il divano cigolava sotto il loro peso combinato.

 "Sì... prendilo tutto... prendi tuo figlio," gemeva lui tra un respiro affannoso e l'altro, piegandosi su di lei per morderle la spalla.

 Sofia era ridotta a un essere fatto solo di sensazioni: il dolore-delizia della sua penetrazione profonda, il calore del suo corpo che la copriva, le sue parole oscene che accendevano il suo cervello. Un secondo orgasmo, più brutale del primo, la colpì come un treno in corsa, facendole contorcere la schiena e gridare a squarciagola in un pianto di puro abbandono sensuale.

 Marco perse il controllo poco dopo. Con un ultimo ringhio soffocato, si spinse fino in fondo e scoppiò dentro di lei per la seconda volta, i suoi fluidi caldi che si mescolavano ai suoi in un cocktail proibito mentre il suo corpo era scosso da spasmi violenti.

 Crollò su di lei, completamente esausto, il respiro un rantolo caldo sul suo collo. Sofia giaceva sotto di lui, stremata, inondata, posseduta in ogni modo immaginabile. La tensione erotica non si era placata; sembrava invece essersi insediata nell'aria stessa, promettendo che questo era solo l'inizio.

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