Estate al mare

MANDREKINO
a day ago

AL MARE

 

 

Il sole picchiava già forte contro le persiane di plastica, filtrando a malapena e dipingendo strisce dorate sul pavimento piastrellato. L'aria condizionata ronzava, un suono costante che cercava di combattere il calore implacabile dell'estate. Ero sdraiato sul letto matrimoniale, il materasso troppo morbido per i miei gusti, ma in quel momento non ci facevo caso. Accanto a me, mia moglie, Irma, dormiva profondamente, un braccio gettato oltre la mia vita. Il suo respiro era lento e regolare. Dall'altro lato della stanza, nel lettino singolo aggiunto, giaceva Cosetta, la sua sorellina di dodici anni. Era venuta in vacanza con noi, un'aggiunta inaspettata ai nostri piani che aveva trasformato il nostro nido d'amore in una camera da letto condivisa. Le prime notti erano state un esercizio di pazienza. Irma e io aspettavamo che il respiro di Cosetta si facesse più profondo, che il suo corpo si rilassasse in un sonno senza sogni. Solo allora osavamo sfiorarci, i nostri movimenti lenti, quasi impercettibili, nel tentativo di non svegliarla. I nostri sussurri erano appena udibili, le risate strozzate, i gemiti soffocati. Era un gioco eccitante, questa clandestinità forzata, ma anche un po' frustrante. Poi, una notte, qualcosa cambiò. Stavamo scivolando l'uno nell'altra, i nostri corpi che si univano in un ritmo antico, quando un leggero scricchiolio provenne dal lettino di Cosetta. Mi irrigidii, ma Irma continuò a muoversi, i suoi occhi chiusi in un'estasi che non voleva abbandonare. Mi voltai leggermente, i miei occhi si abituarono al buio e riuscii a distinguerla. Era sdraiata di lato, il viso rivolto verso di noi, gli occhi aperti e lucidi. Una mano era infilata sotto la coperta, e i suoi movimenti erano inconfondibili. Un brivido freddo mi percorse la schiena, ma poi si trasformò in un calore inaspettato, una scossa elettrica. Ci stava spiando. E si toccava. La mattina seguente, Irma si alzò presto, come al solito. "Vado in spiaggia," sussurrò, lasciandomi un bacio leggero sulla fronte. "Non fare tardi, eh?" Il rumore della porta che si chiudeva fu il segnale. Ero solo con Cosetta. Lei dormiva ancora, o almeno così sembrava. Il lenzuolo si era arrotolato attorno al suo corpo, lasciando scoperta una spalla. Mi alzai piano, il mio cuore batteva un ritmo accelerato contro le costole. Mi avvicinai al suo letto, i miei passi attutiti dalla moquette. Il lenzuolo era un ostacolo sottile. Lo scostai delicatamente. Il suo corpicino acerbo era esposto alla luce fioca. Due piccole tettine, appena abbozzate, spuntavano dal suo petto. Il pube, un triangolino di pelle chiara, era spruzzato di qualche pelo biondo, sottile come la seta. Era una visione innocente, eppure in me si scatenò un desiderio proibito, un fuoco che bruciava. La sua pelle era liscia, intonsa, la promessa di una femminilità in erba. Il mio cazzo, già duro e pulsante, si fece avanti, spingendo contro il tessuto dei miei boxer. Lo liberai, la carne turgida che balzava fuori. Iniziai a segarmelo, lentamente all'inizio, poi con sempre maggiore foga. Il suono del mio respiro si fece più pesante, le mie dita scorrevano sulla pelle calda, la punta che si bagnava di pre-eiaculato. I miei occhi erano fissi su di lei, sul suo corpo addormentato, e l'immagine di lei che ci spiava la notte precedente si sovrapponeva a quella attuale, alimentando la mia eccitazione. In quel preciso istante, i suoi occhi si aprirono. Mi fissò. I suoi occhi erano grandi, verdi, e ora spalancati per lo stupore. La sua bocca si aprì leggermente, formando una piccola 'o'. Non c'era paura, solo una curiosità infantile, mista a un barlume di comprensione. Non dissi nulla. Ero troppo preso, troppo in preda al desiderio. Il mio cazzo era una roccia bollente. Mi avvicinai ancora di più, il mio corpo che tremava leggermente. Le appoggiai la punta sulle sue labbra socchiuse. Erano morbide, piccole, ancora con il sapore del sonno. La sua lingua, involontariamente, sfiorò la mia pelle. Un gemito rauco mi sfuggì. "Apri la bocca," dissi, la mia voce roca, quasi irriconoscibile. "Così." Le mostrai con un dito, indicando il movimento. Lei obbedì, le sue labbra si separarono di più. Spinsi delicatamente la punta del mio cazzo tra le sue labbra, la testa che sfrecciava contro le sue gengive, poi contro la lingua. "Succhiami," sussurrai, la mia voce un ordine dolce. "Piano." Lei iniziò, un movimento incerto all'inizio, poi un po' più deciso. La sua bocca era piccola, ma calda e umida. Sentivo la pressione delle sue labbra, la lingua che si muoveva timidamente. Il piacere era acuto, quasi doloroso. I miei occhi si chiusero per un momento, la testa che si gettava all'indietro. Non resistetti a lungo. Il mio corpo si scosse, un brivido mi attraversò da capo a piedi. Un gemito profondo mi sfuggì, e poi venni. La mia sborra calda e densa schizzò fuori, inondandole la bocca. Senti il sapore amaro, metallico, mescolarsi con la sua saliva. Lei tossì leggermente, ma non si ritrasse. La guardai, il mio respiro affannoso. Aveva la mia sborra che le colava dal mento, le labbra lucide. I suoi occhi mi fissavano ancora, un misto di shock e qualcosa d'altro, qualcosa di più profondo, che non riuscivo a decifrare. "Brava," dissi, la mia voce ancora roca. Leccai una goccia di sborra dal suo mento, il sapore salato sulla mia lingua. Poi, senza pensarci due volte, mi fiondai sulla sua fighetta. Il suo pube era così piccolo, quasi invisibile sotto i peli biondi. Le mie dita si aprirono, scostando le piccole labbra. Erano rosate, umide, e un profumo leggero, quasi inesistente, mi salì alle narici. Infilai la lingua, assaporando il gusto di quel piccolo fiore. Era dolce, delicato, un sapore che non avevo mai provato prima. Iniziai a succhiare, la mia lingua che si muoveva in cerchi, poi spingeva più a fondo, cercando il suo piccolo clitoride. Lei gemette, un suono acuto, quasi un pigolio. Il suo corpo si inarcò leggermente, le sue mani si aggrapparono alle lenzuola. Sentivo i suoi muscoli contrarsi sotto la mia lingua. Il suo respiro si fece affannoso, un ritmo che rispecchiava il mio. Continuai, spingendo la mia lingua sempre più in profondità, godendo del suo piccolo corpo che rispondeva al mio tocco. La sua fighetta si inumidì, le sue piccole labbra si gonfiarono sotto la mia bocca. Lentamente, risalii. Le mie labbra si staccarono dalla sua intimità, lasciando una scia umida. Risalii lungo il suo ventre, liscio e piatto, fino ai suoi seni. Erano piccoli, ma i capezzoli erano già duri, sporgenti. Li presi tra le mie labbra, succhiando delicatamente, mordicchiando la punta. Lei gemette di nuovo, un suono più forte questa volta, di puro piacere. Le sue dita si aggrapparono ai miei capelli. Continuai a risalire, la mia bocca che esplorava ogni centimetro della sua pelle, fino alla sua bocca. Le nostre labbra si incontrarono, e assaggiai la mia stessa sborra, mescolata con il suo sapore, un sapore che ora sapeva di lei. La mia lingua cercò la sua, e lei rispose, timidamente all'inizio, poi con più decisione. Era un bacio umido, profondo, che sapeva di scoperta e di proibito. Il mio cazzo, ancora semi-duro, si appoggiò al suo buco. Era piccolo, stretto, ma invitante. Spinsi leggermente. Sentii una resistenza, ma poi cedette. Entrai dentro di lei. Era stretta, incredibilmente stretta. Un gemito le sfuggì, un suono che era un misto di sorpresa e piacere. I suoi muscoli si contrassero attorno al mio cazzo, stringendolo in una morsa deliziosa. Iniziai a muovermi, lentamente all'inizio, poi con sempre maggiore forza. Lei gemeva ad ogni spinta, i suoi occhi chiusi, la testa che si gettava all'indietro. "Oh... sì... oh..." sussurrava, le sue parole quasi incomprensibili. Più la guardavo, più spingevo, più godeva. Il suo corpo si muoveva con il mio, un ritmo ancestrale che ci legava. Sentivo le sue piccole pareti che mi stringevano, il calore che mi avvolgeva. Il sudore le imperlava la fronte, i suoi capelli biondi si appiccicavano alla pelle. Il suo piccolo clitoride sfrecciava contro la base del mio cazzo ad ogni spinta, mandandole brividi lungo la schiena. I suoi gemiti si fecero più forti, più continui. "Vieni, Cosetta," sussurrai, la mia voce un ringhio. "Vieni per me." Lei si scosse, i suoi muscoli si contrassero violentemente. Un urlo le sfuggì, un suono puro, incontaminato. Poi si rilassò, il suo corpo che tremava leggermente. Era venuta. Sentii il mio stesso orgasmo avvicinarsi, una marea montante che mi travolgeva. Estrassi il mio cazzo dal suo piccolo buco, un suono umido e schioccante. La mia sborra calda e densa schizzò sul suo pancino piatto, spargendosi sulla pelle liscia. Era un quadro di purezza e depravazione, un contrasto che mi eccitava ancora di più. Mi sdraiai accanto a lei, il mio respiro affannoso, il mio corpo stanco ma appagato. Lei mi guardò, un sorriso leggero sulle labbra, i suoi occhi che brillavano di una nuova consapevolezza. La sera, l'aria condizionata era al massimo, ma la stanza sembrava ancora soffocante. Eravamo tutti e tre in camera. Irma, mia moglie, era in un umore particolarmente allegro. I suoi occhi brillavano, un lampo di malizia che non avevo mai visto prima. Cosetta, stranamente, non era affatto imbarazzata. Anzi, sembrava quasi divertita, un piccolo sorriso che le incorniciava le labbra ogni volta che mi guardava. Irma si avvicinò a me, mi prese la mano e la strinse. "Stasera non aspettiamo che Cosetta si addormenti," sussurrò, la sua voce bassa e sensuale. I miei occhi si spalancarono. "Che ne dici di coinvolgerla?" Il mio cuore perse un battito, poi riprese a martellare furiosamente. Guardai Cosetta. Lei ci stava fissando, i suoi occhi grandi e curiosi. Un leggero rossore le salì sulle guance, ma non distolse lo sguardo. Un sorriso le sfuggì. "Va bene," disse, la sua voce sorprendentemente ferma. Irma le sorrise, un sorriso che prometteva meraviglie. Si avvicinò a sua sorella, i suoi occhi che brillavano di desiderio. Si sedette sul letto accanto a lei, il suo corpo che sfiorava quello di Cosetta. "Allora, piccola," disse Irma, la sua voce un sussurro rauco. "Vuoi giocare con noi?" Cosetta annuì, i suoi occhi fissi su Irma. Irma si tolse la maglietta, rivelando i suoi seni pieni e turgidi. Erano grandi, con capezzoli chiari e duri. Cosetta la guardò, i suoi occhi che passavano dai seni di Irma ai suoi, piccoli e delicati. Irma le prese la mano e la guidò sul suo seno. "Tocca," sussurrò. Cosetta obbedì, le sue dita che sfioravano la pelle liscia e calda di Irma. Un brivido la scosse. Irma le sbottonò i pantaloncini, e poi le mutandine. La piccola fighetta di Cosetta era di nuovo esposta, rosata e umida. Irma si tolse anche i suoi pantaloncini e le mutandine. Le due donne erano ora nude, una di fronte all'altra. Le loro fighe si sfregavano, i peli scuri di Irma che si mescolavano con i peli biondi di Cosetta. Irma gemette, un suono profondo e appagato. "Oh, Cosetta," sussurrò. "Sei così dolce." Le loro bocche si incontrarono, un bacio profondo e umido. Le lingue si intrecciarono, assaporando l'una il sapore dell'altra. Irma scese con la bocca sul corpo di Cosetta, succhiandole i capezzoli, mordicchiando delicatamente. Cosetta si inarcò, gemendo di piacere. Irma scese ancora, la sua lingua che leccava il ventre piatto di Cosetta, poi si fermò sulla sua fighetta. Iniziò a succhiare, la sua lingua esperta che trovava il piccolo clitoride di Cosetta, stimolandolo con movimenti precisi. Cosetta urlò, un suono acuto di pura estasi. Le sue gambe si agitarono, i suoi muscoli si contrassero. Irma continuò a succhiare, le sue labbra che lavoravano il piccolo fiore di Cosetta. "Vieni, piccola," sussurrò Irma, la sua voce un ringhio. "Vieni per la tua sorellona." Cosetta si scosse, un brivido le percorse il corpo. Venne, un piccolo spasmo che la lasciò senza fiato. Irma si alzò, le sue labbra lucide. Mi guardò, i suoi occhi che brillavano di desiderio. "Ora tocca a te," disse. Mi spogliai in fretta, il mio cazzo già duro e pulsante. Mi avvicinai a loro, i miei occhi che passavano da Irma a Cosetta. Erano sdraiate l'una accanto all'altra, i loro corpi nudi e splendidi. "Vieni qui, amore," disse Irma, tirandomi a sé. Mi baciò, un bacio profondo che sapeva di figa. Poi mi spinse verso Cosetta. "Fai godere anche lei." Mi inginocchiai tra le loro gambe, il mio cazzo che pulsava. Iniziai con Irma, la sua figa bagnata e aperta. La mia lingua la esplorò, succhiando il suo clitoride, il suo sapore familiare che mi inebriava. Irma gemeva, i suoi fianchi che si alzavano per incontrare la mia bocca. Poi passai a Cosetta, la sua piccola figa ancora umida e sensibile. La mia lingua si mosse con delicatezza, succhiando il suo clitoride, facendola gemere di nuovo. Passavo da un buco all'altro, la mia lingua che esplorava le loro intimità, i miei occhi che si deliziavano della vista dei loro corpi nudi e intrecciati. I loro gemiti si mescolavano, creando una sinfonia di piacere. Poi, mi alzai. "Voglio sentirti dentro di me," disse Irma, la sua voce un sussurro affannoso. "E poi dentro di lei." Mi posizionai su Irma, il mio cazzo che spingeva contro la sua figa. Entrai, un gemito le sfuggì. Era stretta, calda, e mi avvolgeva completamente. Iniziai a muovermi, lentamente all'inizio, poi con sempre maggiore foga. Irma urlava, i suoi muscoli che si contraevano attorno a me. Sentivo il suo orgasmo avvicinarsi, una marea che la travolgeva. "Voglio che ci ingravidi entrambe," disse Irma, la sua voce un ringhio di desiderio. "Sborra dentro di noi." Le sue parole mi accesero ancora di più. Spinsi più forte, il mio cazzo che batteva contro il suo utero. Lei venne, un urlo profondo che le sfuggì. Estrassi il mio cazzo, un suono umido e schioccante. Era ancora duro e pulsante. Mi girai verso Cosetta, che mi guardava con occhi desiderosi. Mi posizionai su di lei, il mio cazzo che spingeva contro la sua piccola figa. Entrai. Era incredibilmente stretta, quasi dolorosa, ma il piacere era immenso. Lei gemette, un suono acuto e puro. Iniziai a muovermi, i miei fianchi che battevano contro i suoi. Lei urlava, i suoi piccoli muscoli che mi stringevano. Sentivo il mio orgasmo avvicinarsi, la pressione che si accumulava. I suoi gemiti si fecero più forti, più continui. "Sì," sussurrai, la mia voce roca. "Vieni per me, Cosetta." Lei si scosse, il suo corpo che tremava. Venne, un piccolo spasmo che la lasciò senza fiato. In quel momento, sentii la mia stessa sborra montare. Un gemito profondo mi sfuggì, e poi venni. La mia sborra calda e densa si riversò dentro di lei, riempiendola. Rimasi dentro di lei per un momento, il mio corpo che tremava, il mio respiro affannoso. Poi mi sdraiai accanto a loro, i nostri corpi intrecciati, il sudore che ci incollava. Irma mi baciò, un bacio profondo che sapeva di soddisfazione. Cosetta si strinse a me, la sua piccola mano che mi accarezzava il petto. L'aria condizionata ronzava, ma la stanza era piena di calore, un calore che non aveva nulla a che fare con il sole. Era il calore del desiderio, della passione, della famiglia.

Generi

Argomenti