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SOFIA E SUO FIGLIO
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Racconto9 min di lettura

SOFIA E SUO FIGLIO

sofia conosce l'incesto

MANDREKINO
4 mesi fa · 3.6k letture · 0

 

SOFIA E SUO FIGLIO

 Il caldo di quella domenica pomeriggio di agosto era denso, immobile. L'aria condizionata della villetta a schiera non riusciva a vincere l'afa che filtrava dalle persiane semi-chiuse. In salotto, l'unico rumore era il ticchettio lento dell'orologio a muro e il fruscio delle pagine del libro che Sofia sfogliava senza realmente leggere. Indossava solo una canottiera di cotone sottile e un paio di shorts corti, la pelle lucida per un velo di sudore. Suo figlio, Marco, sedicenne, era steso sul divano opposto, lo sguardo fisso allo schermo del telefono, l'attenzione apparentemente assorbita dai social. Il silenzio tra loro era abituale, comodo, rotto solo da qualche commento sparso. Ma oggi quel silenzio sembrava diverso, carico di un'energia latente che Sofia percepiva come un formicolio sulla nuca. Forse era la solitudine dopo il divorzio, forse il caldo che annebbiava i confini, forse lo sguardo di Marco che, ogni tanto, si alzava dal telefono e le scorreva lungo le gambe prima di tornare rapidamente allo schermo. Uno sguardo che non era più quello di un bambino, ma di un uomo. Sofia chiuse il libro, il cuore che batteva un po' più forte nel petto. "Fa un caldo insopportabile," mormorò, più a se stessa che a lui, alzandosi per andare verso la cucina. Sentì il peso dello sguardo di Marco seguirla, come una carezza fisica sulla schiena scoperta.

 In cucina, appoggiata al lavello mentre beveva un sorso d'acqua direttamente dalla bottiglia, Sofia chiuse gli occhi. L'immagine dello sguardo di Marco le bruciava nella mente. Era sbagliato. Era tremendamente sbagliato. Eppure, un calore diverso da quello dell'afa cominciò a diffondersi nel suo basso ventre, un'umidità intima che non poteva ignorare. Tornando verso il salotto, notò che Marco si era seduto, il telefono ora spento accanto a lui. La guardava fissamente, con un'intensità che le tolse il fiato. "Mamma," disse, la sua voce più profonda del solito, roca. "Hai... hai qualcosa addosso." Indicò con un cenno del mento la sua spalla. Sofia si bloccò, poi portò una mano lì, sentendo il minuscolo filo di ragno, invisibile, che le si era attaccato. Mentre cercava di toglierlo, la canottiera si sollevò leggermente, mostrando un lembo di pelle piatta dello stomaco. Un brivido le corse lungo la schiena. "Grazie," sussurrò, la voce improvvisamente strozzata. Marco non distolse lo sguardo. L'aria tra loro sembrò cristallizzarsi, densa di tutto ciò che non veniva detto, di ogni confine che in quel momento tremava e minacciava di crollare

 Fu un movimento impercettibile, poi tutto accadde con la rapidità di un fulmine a ciel sereno. Marco si alzò. Non c'era più traccia dell'adolescente svogliato. I suoi passi furono decisi, misurati, mentre attraversava la distanza che li separava. Sofia rimase pietrificata, il respiro bloccato in gola, incapace di fuggire, incapace persino di distogliere lo sguardo dagli occhi scuri di suo figlio che ora bruciavano di una determinazione primitiva. Quando fu a un passo da lei, l'odore di lui – sudore giovane, dopobarba leggero – la investì, stordendola.

 La sua mano, grande e calda, si posò sulla sua nuda spalla, proprio dove poco prima c'era stato il filo di ragno. Il contatto fu una scossa elettrica. "Marco..." tentennò, una protesta debole che morì in un gemito quando la sua mano scivolò lungo il suo braccio, fino al fianco, per poi insinuarsi sotto il bordo della canottiera. La stoffa sottile fu sollevata senza cerimonie, rivelando il seno sinistro, già turgido e sensibile, il capezzolo duro e scuro contro la pelle pallida. Sofia emise un suono strozzato, tra lo shock e un piacere così intenso e proibito da farle girare la testa. Chinò lo sguardo e vide le dita di Marco, quelle stesse dita che aveva tenuto tra le sue quando era bambino, ora stringere e pizzicare con possessiva familiarità la sua carne.

 Poi la sua bocca fu sulla sua. Il bacio non fu tenero o esitante. Fu profondo, vorace, una rivendicazione. La lingua di Marco forzò le sue labbra aperte, esplorando, assaggiando. Il sapore di lui, familiare eppure totalmente nuovo, la travolse. Le sue mani erano ovunque: le afferrarono i fianchi attraverso il tessuto degli shorts, le palparono le natiche con forza, prima di infilarsi dentro l'elastico e spingerli giù, insieme alla biancheria intima. L'aria fresca sulla pelle umida e scoperta la fece trasalire.

 "Su," ordinò lui con voce roca, rompendo il bacio. La guidò, o meglio la spinse con dolce fermezza, verso il grande divano di pelle. Sofia cadde all'indietro sulla superficie fresca, nuda dalla vita in giù, la canottiera arrotolata sotto il seno. La vista di Marco che si liberava dei suoi pantaloncini fu surreale. Il suo corpo era quello di un uomo fatto, muscoloso, e il suo sesso, eretto e imponente, era la conferma definitiva, scandalosa, della loro nuova dinamica.

 Si inginocchiò tra le sue gambe, che Sofia aprì in un gesto di sottomissione istintiva. Il primo contatto della sua punta bollente contro il suo ingresso fradicio fu un lampo di puro fuoco. "Guarda," le intimò Marco, afferrandole i polsi e inchiodandole ai braccioli del divano sopra la sua testa. "Guarda mentre tuo figlio ti prende."

 E poi spinse. Un'unica, lunga, lacerante spinta che riempì Sofia completamente, strappandole un grido che era dolore, stupore e un'estasi corrotta fusi insieme. Era stretto, tanto stretto, e la sensazione di essere posseduta in quel modo, da lui, le fece esplodere la mente. Marco non le diede tregua. Iniziò a muoversi con un ritmo potente e regolare, ogni colpo un'affermazione, ogni ritirata una promessa di ritorno. Il suono dei loro corpi che si scontravano, umidi di sudore, si mescolava ai gemiti soffocati di Sofia e ai respiri rotti e gutturali di lui.

 Le sue mani libere le palparono i seni, le pizzicarono i capezzoli con una forza che confinava con la brutalità, ma ogni morso di dolore si trasformava in un'ondata di piacere ancora più profondo. Sofia si ritrovò ad alzare i fianchi per incontrarne le spinte, a stringerlo con le cosce, a urlare il suo nome in un crescendo di vergogna abbandonata. Il mondo si restrinse al punto in cui i loro corpi erano uniti, a quel calore frenetico che montava dentro di lei, un vortice che risucchiava ogni moralità, ogni remora.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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