Sotto il getto d'acqua, l'ultimo velo di alcol è svanito definitivamente, lasciandomi addosso una lucidità spietata. Ho appoggiato la fronte contro le piastrelle umide del box doccia e ho chiuso gli occhi. L'immagine di Anita, seduta in cucina ad aspettarmi con le sue occhiaie e la sua vulnerabilità, mi ha colpito lo stomaco come una coltellata. Cosa cazzo avevo fatto? Avevo tradito l'unica persona che amavo davvero, la ragazza che stavo cercando di salvare, per un quarto d'ora di sfogo fisico sul sedile di una macchina.
Ho stretto i denti e ho tirato un pugno contro le piastrelle. Le nocche hanno pulsato di dolore, ma me lo meritavo. Giada era stata una stronza, una calcolatrice spietata. Aveva visto la mia disperazione, aveva individuato la crepa nella mia relazione e ci si era infilata dentro con una precisione chirurgica. Mi aveva manipolato facendo leva sulla mia stanchezza. Ma non potevo nascondermi dietro questa scusa. La verità era che io le avevo aperto la porta. Io avevo abbassato la zip dei pantaloni. La colpa, quella vera, cruda e irreparable, era solo mia. E me la sarei portata nella tomba.
Ho chiuso l'acqua, mi sono asciugato alla cieca e ho infilato un paio di boxer puliti.
Quando sono entrato in camera, la luce era spenta. Anita era già sotto le coperte, girata su un fianco, di spalle. Mi sono infilato nel letto, sentendo il contrasto tra il freddo che avevo addosso e il calore del suo corpo. Non ci ho pensato due volte: ho allungato un braccio, l'ho afferrata per i fianchi e l'ho tirata contro di me. L'ho fatta voltare. Le ho preso il viso tra le mani, sentendo la morbidezza delle sue guance, e l'ho baciata. È stato un bacio disperato, profondo, carico di tutte le scuse che non avrei mai potuto dirle ad alta voce. L'ho stretta a me così forte da farle quasi male.
Anita ha risposto al bacio per un momento, poi ha messo le mani sul mio petto e mi ha spinto via dolcemente, girando la testa con un piccolo sbuffo divertito. «Se pensi di farti perdonare la bugia di stasera con una sveltina alle quattro del mattino, caschi malissimo», ha mormorato, con la voce impastata di sonno e una punta di vecchia, amata ironia. «Sono in coma, Stefano. Non ce la posso fare.»
«Peccato...», ho sussurrato, stringendola un po' di più. «È scientificamente provato che il sesso notturno ottimizza le prestazioni. È come per i server: alle quattro di notte il sistema si riavvia e gira tutto molto più veloce.»
Anita ha tenuto gli occhi chiusi, ma un sorriso le ha piegato l'angolo della bocca. «I miei server sono in manutenzione straordinaria e i tuoi funzionano sempre male. Adesso stai zitto, abbracciami e dormi... idiota.»
«Solo questo? Va bene, dai.» Lei ha fatto un piccolo sospiro, si è accomodata contro il mio petto e, dopo pochi minuti, il suo respiro si è fatto pesante e regolare. Dopo poco sono crollato anch'io.
Mi ha svegliato il rumore della macchinetta del caffè. Ho aperto gli occhi, strizzandoli per la luce del sole che filtrava dalle tapparelle. La metà del letto di Anita era vuota. Ho sentito il rumore dell'acqua scorrere nel lavandino, poi quello di una scopa che passava sul pavimento. Stava sistemando il caos che avevo lasciato io nei giorni scorsi.
Mi stavo stiracchiando, pronto ad alzarmi, quando ho sentito un rumore diverso. Un tintinnio metallico.
I passi di Anita si sono avvicinati rapidi al letto. Quando ho alzato la testa, me la sono trovata davanti. Aveva il viso pallido, gli occhi spalancati in un misto di terrore e rabbia pura. Ha alzato la mano e mi ha tirato qualcosa sul petto con violenza.
«E queste?!», ha urlato, con la voce rotta.
Ho guardato giù. Sulle coperte c'era il mazzo di chiavi nuove che avevo lasciato sul tavolo. Cazzo.
«Anita, aspetta...», ho provato a dire.
«Aspetta un cazzo!», è esplosa, facendo un passo indietro come se le facessi schifo. Le tremavano le mani. «Allora, prima mi urli addosso, poi mi dici una bugia. Vai a ballare da solo al Nice. Torni alle quattro del mattino che puzzi di alcol e del profumo di un'altra. E adesso, mentre sistemo il tavolo, trovo un mazzo di chiavi nuove? Di che cazzo sono queste chiavi, Stefano? Hai un'altra? Dimmi la verità!»
«Amore, fermati!» Mi sono messo a sedere di scatto, ignorando la testa che mi girava per i postumi, e ho afferrato le chiavi. «Guardami. Guardami in faccia.» Lei ha incrociato le braccia, respirando a scatti, con le lacrime che minacciavano di uscirle dagli occhi.
«Queste chiavi... le ho prese il giorno in cui abbiamo litigato in quel modo orrendo.»
«E a che servono?», ha sibilato lei, sulla difensiva.
«Tecnicamente servono ad aprire una porta, Anita. Anche se per un attimo ho pensato che volessi usarle come arma.»
«Ti sembra il momento di scherzare?»
«Sono per la porta di un bilocale con un balcone grande, a dieci minuti da qui. È più spazioso di questo buco.» Ho deglutito, sentendo un groppo in gola. «Martedì sera, prima di litigare, volevo fartele vedere. Avevo versato la caparra. Volevo chiederti di andarcene da qui, insieme. Volevo chiederti di convivere.»
L'aria nella stanza è sembrata congelarsi. Anita è rimasta immobile. Le sue braccia, incrociate sul petto come uno scudo, sono ricadute lentamente lungo i fianchi. Ha guardato le chiavi che tenevo in mano, poi ha guardato i miei occhi. La rabbia le si è sciolta sul viso, sostituita da uno stupore infantile, fragile.
«Tu... volevi chiedermi di venire a vivere con te?», ha sussurrato, e stavolta la voce le si è spezzata per l'emozione.
«Sì. Volevo portarti via da quel casino. Volevo darti un posto dove sentirti al sicuro. Ma poi sei esplosa, io sono esploso... e ho tenuto le chiavi in tasca.»
Una lacrima le è scivolata lungo la guancia. Anita ha fatto un passo verso il letto. Poi un altro. Si è seduta sul materasso e ha coperto il viso con le mani, iniziando a piangere silenziosamente. Non erano lacrime di rabbia, stavolta. Erano lacrime di liberazione, di un peso enorme che finalmente veniva messo a terra.
Mi sono spostato verso di lei e l'ho avvolta con le braccia. Lei non si è ritratta. Si è aggrappata alla mia maglietta, affondando il viso nel mio petto.
«Scusami», ha singhiozzato contro la mia spalla. «Scusami per martedì. Scusami per averti tenuto fuori... avevo così paura che i miei problemi ti avrebbero fatto scappare. Martina aveva ragione. Stavo per mandare tutto a puttane solo per non aprirmi con te.»
«Ehi, io non andrò da nessuna parte, tesoro. Sono qui.» Le ho accarezzato i capelli biondi, baciandole la tempia.
Lei ha sollevato la testa dal mio petto. Mi ha preso il viso tra le mani, stringendomi le guance con una forza inaspettata, e ha iniziato a baciarmi. Non era un bacio calcolato, non c'era malizia. Erano baci rapidi, disperati, umidi di lacrime. Cercava le mie labbra come se volesse assicurarsi che fossi reale, che non stessi scomparendo di nuovo.
Ho chiuso gli occhi e l'ho stretta a me, ma più lei mi stringeva, più il senso di colpa mi risaliva per la gola, acido e spietato. Sentire tutto quell'amore, ricevere in faccia la sua vulnerabilità e la sua fiducia ritrovata, mi faceva sentire l'uomo peggiore del mondo. Ero un truffatore che si godeva la refurtiva. La sua sincerità faceva sembrare il mio segreto ancora più sporco.
Eppure, mentre affondavo il viso nel suo collo e respiravo finalmente il suo profumo, ho capito che non glielo avrei mai confessato. Mi sarei tenuto quel peso, l'avrei trasformato nel mio castigo silenzioso. Perché, anche con tutti i suoi casini, le sue ombre e i mostri della sua famiglia, lei era l'unica persona al mondo in grado di darmi un senso. Il fantasma di Giada sarebbe sbiadito sui sedili della mia macchina, ma la realtà era lì, tra le mie braccia.
Ho stretto un po' di più il mazzo di chiavi che avevo ancora nella mano sinistra. Non importava quanto potesse essere difficile: non riuscivo a immaginare un solo giorno del mio futuro senza di lei.
FINE
Ti è piaciuto?
Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.
Altri racconti di Michael035
Ho amato l'ambientazione di periferia di questo racconto.