Lei si sdraia sul tappeto davanti a lui, che chiude gli occhi davanti alle sue cosce aperte. L’aspirante cornuto se ne sta lì in piedi, con il cervello che gli fa scintille come il mio all’idea di quello che sta per succedere. Michela dice: “Datevi almeno un bacio.”
Lei lo bacia piano e Michela si sposta vicino allo schiavo.
“Dai, tu e io, andiamo a farci belli. Devi essere sexy per quando tocca a te.”
Michela va verso l’armadio, tira fuori le sue autoreggenti a rete, un paio di mutande che avevo comprato io, ma erano troppo aperte e Michela me le ha pagate e se le è tenute. E lui la guarda come uno scemo. Si fa vestire, e le gambe depilate di questo cucciolo sono così rosa. Si fa truccare, ma è completamente congelato e nonostante il mio fard glitterato color pesca appare bianco. Vorrebbe incazzarsi, credo, ma il suo cazzo è scomparso, non ha più nemmeno le palle. Tremola come una bambolina.
Intanto il toro e sua moglie sono finiti sul letto, mentre le infila le dita nella fica già bagnata in mezzo a quel pelo nero, lei si contorce, con sospiri profondi, spingendo il bacino contro la mano di lui. Si alza, si piega sul bordo del letto. Il compagno in calze resta lì a guardare, paralizzato. È proprio con lo sguardo fisso negli occhi di lui che lei, guidandosi con la mano, si fa penetrare da dietro in un colpo solo dall’altro uomo.
Comincia a farsi fottere di brutto, cacciando dei gemiti acuti che riempiono la stanza. Si fa sbattere godendo come una pazza per ogni spinta. Quando lui le viene dentro e si stacca, lei sta lì a riprendere fiato sul letto, tutta rossa in faccia.
Si alza e va in bagno a lavarsi. Ne esce poco dopo già vestita di tutto punto, con la faccia distesa e tranquilla. Cammina dritta verso la porta senza degnare il cornuto di uno sguardo. Michela ha cacciato un barattolo di lubrificante dall’armadio, ma Nick dice che si deve riposare.
Allora facciamo merenda, è una scena surreale con quel tipo cornuto che adesso ha il grembiulino che abbiamo comprato io e la mia amica un giorno al sexy shop e la cuffietta in testa. Michela gli ha pure messo il rossetto e ci porta i biscottini Crisbie ripieni al limone e la tisana ai frutti rossi.
È passata una mezz’ora e mi sembra che Nick ce l’abbia di nuovo duro. Michela e la donna di questo depravato si scambiano un’occhiata e poi lo fissano.
Sta sciacquando le tazzine nel lavandino a spalle voltate, Michela passa il lubrificante al nostro toro e quello gli va dietro. La signora si sforza di trattenersi per non farsi sentire a ridere. Ma lui ha sentito la presenza di Nick. Si gira di scatto: l’enorme stazza di quell’altro gli copre la luce. Gli fa vedere il lubrificante, grugnisce come un porco:
“Andiamo, piccolino, lo so che muori dalla voglia. Dicono che ti piace fare la puttana e che hai un buchino stretto che aspetta solo me. Facciamoci questa festa.”
Lui fa un passo indietro:
“Ti hanno raccontato balle su di me. Non sono così frocio, era solo... un’idea malsana, ma adesso mi è passata.”
L’altro l’ha ripreso per un polso.
“Sono venuto da Varese io, e la tua signora vuole vedere lo spettacolo. Quindi ora tu mi dai il culo.”
Quello ci guarda tutte e tre:
“Dai, non fare così… tanto hai già scopato la mia compagna. Che te ne fai del culo mio? Tu non sei mica finocchio.”
Michela accorre: “Se non gli dai il culo, i cazzi per la tua compagna non li cerco più.”
Nick gli afferra il collo con forza, stampandogli le dita sulla pelle, vedo da qui i puntini rossi. Con una spinta secca lo sbatte a faccia in avanti contro il lavandino bianco. L’aspirante troia è rimasto lì, schiacciato. Dal mio angolo vedo la sua schiena curvarsi sotto il peso del mio acquisto. La voce nella mia testa dice che in realtà è colpa mia perché sono stata io che non ho voluto verificare preventivamente le specifiche del prodotto e non ho visionato le foto prima di comprare.
È così esile che gli si contano le costole una a una, sembrano i tasti di uno xilofono intenzionato a farsi suonare.
“Cameriera, se non mi svuoto le palle con te non me ne vado da qui.”
Quello lo fissa, poi fissa Michela:
“Va bene… fai quello che vuoi.”
Comunque non ci riesce a sverginargli il culo, non subito. Dopo un po’ ha perso la pazienza, spinge come un dannato e alla fine ce la fa. E quell’altro che lo prende urla e freme come una casalinga repressa. Gli si è perfino alzato. Si è addirittura strappato da dosso il grembiule da cameriera. Sta dicendo: “Finalmente, finalmente sono cornuto e sono puttana!”
Farebbe di tutto ora...
“Sono una puttana! Sono una puttana!” continua con quel ritornello, e la sua compagna dice: “Sei proprio una puttana sì. Maledetto il giorno che t’ho incontrato. Non potevo farmi una serata in discoteca? Invece sono venuta a pigliarmi a te, che non aspettavi altro che farti riempire il culo. E hai fatto diventare puttana pure a me!”
Secondo me il discorso è più complicato di così, c’è anche l’indole di ognuna, ma non posso rovinare il momento rifulgente di liquido seminale con le mie elucubrazioni, e allora dico: “Signora, non è una tragedia.”
Lei non mi sembra convinta, ma comunque adesso sta zitta. Michela tutta felice guarda la sua cameriera che le dice: “Padrona, adesso sono una troia aperta, vero?”
Michela dice: “Sìììì! Apertissima, una troia bravissima.”
Il toro lo spinge via: “Non la spreco nel tuo culo la mia sborra.”
La riversa per terra, Michela dice: “Su, cornuto, raccoglila, una cameriera lascia sempre tutto pulito.”
Forse non per sempre, ma per ora si è davvero trasformato in una zoccola col rossetto che lecca le piastrelle. Michela gli dice che non poteva farci niente, che quella furia era dentro di lui, prima o poi sarebbe uscita ed è meglio che sia successo qua con noi.
Quello sta ancora leccando il pavimento per lasciarlo pulito.
La sua compagna si è rimessa il cappotto, apre, esita un secondo e poi si gira verso di lui.
“Ho visto abbastanza, me ne posso andare?” chiede.
“Non ti preoccupare per me. A casa ci torno” le risponde.
Resta sulla soglia a girare distrattamente la maniglia, studiandolo con uno sguardo intenso, come se volesse stamparsi in testa la sua faccia, come se fosse l’ultima volta che lo vedrà. La sento tirare un profondo sospiro.
Lui si riveste e poi ci sorride e dice: “Finalmente ora sono troia, cornuto e libero. Libero! Libero!”
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