Loro erano Luigi e Vittorio, si avvicinarono ulteriormente per porgere la mano, ma Carla preferì stringere il pacco a lei più vicino apprezzandone la consistenza, io le tenni il gioco e feci altrettanto con il suo amico.
Dopo le presentazioni Carla riprese il pompino che aveva interrotto e aprendo per bene le chiappe invitò i nuovi amici a servirsi.
Luigi sfoderò il suo cazzo, mettendo in mostra un manganello lungo con un diametro notevole che sembrava vivere di vita propria per come vibrava, poggiò il suo glande tra le grandi labbra e iniziò a spingere lentamente, si fermò solo quando non fu completamente dentro e allora diede un ulteriore spinta facendo sbattere la punta del suo cazzo contro la cervice di Clara.
Luigi iniziò a sbattere il suo pene dentro la fica di mia moglie, spingendo con tanta forza da sollevarla da terra, ad ogni colpo quel gigante urtava la cervice, sembrava che volesse entrare nell’utero.
Carla era sconvolta da quell’uragano, non aveva più il controllo del suo corpo e gridava: “Cazzo Mario, mi sta spaccando.” Poi rivolgendosi a Luigi lo incitava a continuare: “Si, si, continua, non ti fermare, fammelo uscire dalla bocca.” un secondo orgasmo la travolse improvvisamente e lei iniziò a contrarsi con spasmi incontrollabili.
Passarono alcuni minuti prima che si riprendesse, quando si fu calmata Luigi riprese la sua opera di sfondamento e quando sentì la sborra salire, si sfilò da quella calda caverna e si scaricò nella bocca di Carla.
Io e Vittorio eravamo come incantati da quello spettacolo e quando finì, io mi impossessai del suo pene. Il suo cazzo non sfigurava vicino a quello del suo amico, quello che perdeva in grossezza lo guadagnava in lunghezza.
Quando lo avvicinai alle labbra, sentii il suo odore non era forte, anzi, era profumato, sapeva di pulito, questo mi eccitò maggiormente, così aprì la bocca e iniziai a pomparlo, cercavo di avvolgerlo con la lingua e lo ricoprivo di saliva per farlo scorrere più facilmente.
Vittorio gradiva il mio lavoro, poggiò una mano sulla mia testa e me la spinse con decisione fino a quando il suo serpente non entrò nella mia gola e le mie labbra non entrarono a contatto con il suo inguine, io riuscì a vincere i conati di vomito e continuai a pomparlo ingoiandolo sempre tutto fino alla radice.
Mentre mi facevo scopare in bocca da Vittorio, feci cenno al suo amico di incularmi, “Sicuro?” disse Luigi, “Non vorrei spaccarti” e io lo provocai ulteriormente: “Fallo se ci riesci.”
Quelle parole lo convinsero e, dopo avermi bagnato per bene con la sua saliva, iniziò la sua opera di demolizione, Luigi rimase a bocca aperta, appena poggiò il suo cazzo io spinsi con forza il mio culo verso di lui facendolo entrare tutto in un colpo.
“Che troia che sei, il tuo culo è più accogliente di una vagina.”
Nonostante fossi riuscito a prenderlo tutto facilmente, le dimensioni di quel pene massaggiavano tutte le pareti del mio intestino e premevano sulla mia prostata, il massaggio anale e il cazzo che mi scopava la gola mi fecero arrivare senza che io toccassi il mio membro.
Vedendomi arrivare Vittorio e Luigi aumentarono il ritmo e scaricarono dentro di me litri di sborra.
Quando fummo tutti sazi di sesso, ci recammo presso il loro mezzo, accesero le luci esterne e ci fecero accomodare su due poltroncine pieghevoli.
Mentre Luigi apriva un tavolino e tirava fuori altre due sedie Vittorio accese due fornelli da campo e mise a bollire l’acqua per la pasta e a scaldare del sugo di pomodori e basilico.
Le luci esterne di quel tir erano incredibili, sembrava di essere in discoteca, Luigi salì in cabina, abbassò i finestrini, accese l’impianto stereo, mise un liscio e invitò Carla a ballare.
Dopo qualche minuto, Vittorio ci chiamò, gli spaghetti erano pronti e li divorammo con piacere, poi ci offrirono un caffè bollente e mentre ce lo gustavamo ci raccontarono dei loro viaggi.
Ci spiegarono che facevano molto spesso sosta in quell’area, perché era attrezzata con servizi igienici e docce molto puliti, per loro era molto importante viaggiare in sicurezza, per questo viaggiavano sempre in due e appena potevano si fermavano per rinfrescarsi.
Luigi disse ridendo: “Per fortuna che dopo la doccia abbiamo incontrato voi, altrimenti stasera avrei dovuto accontentarmi del cazzo di Vittorio.”
Vittorio, mostrando il suo cazzo nuovamente duro, disse: “Cosa hai da dire contro il mio amico? Mi sembra che il tuo culo abbia sempre gradito.”
Scoppiammo tutti a ridere, ma io, intuendo che presto la cosa sarebbe degenerata prolungando ulteriormente la nostra sosta, dissi: “No amici, noi vi lasciamo ai vostri giochi, dobbiamo riprendere il nostro viaggio, siamo attesi a Riace Marina e non possiamo tardare oltre.”
Li salutammo, demmo loro un nostro biglietto con l’indirizzo del nostro albergo e del nostro sito internet invitandoli a venirci a trovare perché li avremmo ospitati volentieri.
Riprendemmo il nostro viaggio fermandoci solo per fare rifornimento, in questo modo recuperammo il tempo perso e arrivammo quasi in orario.
Al nostro arrivo Antonio ci abbracciò e ci presentò sua moglie Sofia. Carla rivolgendosi a lui disse: “Così tu sei il famoso Antonio, le cui imprese hanno tanto colpito il mio Mario, se è tutto vero capisco come tu abbia potuto conquistare una bellezza come Sofia.”
In effetti Sofia era molto bella, bionda, alta quasi un metro e ottanta, un seno imponente con due capezzoli che sembravano voler bucare la sottile stoffa che li copriva e due gambe bellissime che sembravano non finire mai.
Sofia ci fece strada e mentre camminava sculettando, il suo abito aderente saliva esponendo i suoi glutei fantastici, lei con fare malizioso lo tirava giù per poi fare in modo che risalisse nuovamente, era uno spettacolo meraviglioso e io sbavai per tutto il vialetto che conduceva alla villa.
La birichina non indossava nulla sotto il vestito e tutto fu più evidente quando con mosse ben studiate fece cadere le chiavi di casa e si chinò per raccoglierle esibendo la sua fica completamente depilata e un ano che sembrava abituato a grossi calibri.
Per non creare equivoci mise le mani sulle natiche e roteò quella meraviglia, ci stava fornendo un assaggio di quello che ci avrebbe offerto durante la nostra vacanza.
Prima che Sofia si rialzasse Carla le infilò due dita nella vagina e trovandola già molto bagnata ne aggiunse altre due e mi disse: “Mario, lei è più procella di noi, la sua fica è un lago.”
Tolse la mano dalla passera di Sofia e me la porse per farmela leccare, il suo sapore mi inebriò e io non volli perdere l’occasione per assaggiare quelle delizie calabresi, infilai la mia mano in quella fica spalancata e fradicia, poi con i suoi umori lubrificai per bene l’ingresso posteriore e iniziai a infilarci le dita una per volta
Quella porcella in calore continuava a spingere fino a quando non accolse tutta sua mano nel suo culo, a quel punto intervenne Antonio: “Bene ragazzi, avete ricevuto il saluto di benvenuto, che ne dite se ci accomodiamo? Dopo che vi sarete rinfrescati e riposati un poco, mangeremo e dopo organizzeremo la vacanza.”
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